minimo karma    difettivi sillogismi

Note di apprendistato, Diario

Introspezione. Guardarsi dentro e trovare Dio - o lo spirito, o qualcosa di simile. Anche questo sguardo è un fatto culturale, il dentro è costruito, finto, messo in scena secondo i canoni; anche nella introspezione, momento della trasparenza a sé stessi, si è falsi, si sfugge a sé stessi, si mente a sé stessi (senza però che colui che mente, essendo tutt’uno con la menzogna, sia consapevole di mentire). Una autentica introspezione porta a contatto con un caos miserabile. Né Dio né spirito, ma un viaggio disperante al fondo dell’inferno.

Pubblicato il 03-07- 2009 6:21 am | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Nonviolenze

Massimo mi chiede delle similitudini tra Giuseppe Rensi ed Aldo Capitini.
Vediamo.
Tra i pensatori della prima metà del Novecento, Rensi è stato colui che a mio avviso meglio ha interpretato i segni dei tempi, lo Zeitgeist. Già nel ‘19, all’indomani della Grande Guerra, prendeva atto del profondo, irreversibile mutamento culturale, affermando nei Lineamenti di una filosofia scettica che l’universo si era risolto in un Pluriverso, in un caos di visioni del mondo, di ragioni contrastanti, in lotta tra loro. La guerra dimostrava, non astrattamente, ma col sangue, la fine della Ragione. Rensi ne derivò dapprima uno scetticismo che si compiaceva di demolire le certezze dominanti - che erano, in Italia, quelle del neo-idealismo e del crocianesimo -, quindi un pessimismo nichilistico (”Ciò che è razionale è irreale, ciò che è reale è irrazionale”) che ispira pagine che trovo tra le più belle della storia della filosofia italiana, come quelle dei Frammenti d’una filosofia dell’errore e del dolore, del male e della morte (di sfuggita: è davvero un peccato che Guanda non si decida a ripubblicare questo capolavoro). (more…)

Pubblicato il 01-07- 2009 9:36 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Diario, Amore

Ti amo, dice. E’ figlio, come tanti, della maledizione dell’educazione. Per anni gli hanno detto che non era come doveva essere; per anni si è sentito ogni giorno cattivo, sbagliato, colpevole; per anni ha cercato di mettere sé stesso nello stampo che gli veniva offerto, di assumere le espressioni del viso che gli venivano suggerite, di compiere gli atti necessari; per anni ha messo a tacere, represso, perseguitato sé stesso. Ora se ne sta lì con la sua preghiera. Perché il suo ti amo questo vuol dire: liberami, tu che mi sei ora accanto, liberami dalla maledizione dell’educazione, guardami bene, guardami ovunque, sopra e sotto, fuori e dentro, e dimmi che mi vuoi, guarda bene i miei fiori e le mie spine, toccami, accarezzami, graffiami, mordimi, assaggiami e dimmi che va bene, che si può fare, che è finita la maledizione, che posso uscire allo scoperto. Dimmi che posso uscire allo scoperto, ti prego. Dimmi che è finita. Dimmelo.
Dimmi che posso uscire allo scoperto.
Ti amo, dice. E prova ad uscire allo scoperto, ed ecco che le sue spine sembrano fiori, il dentro è bello come il fuori, la maledizione sembra finita. Il mondo si presenta finalmente amico. La guerra - la guerra di tutti contro di lui, e di lui contro sé stesso - è finita.
Ma il destino lo aspetta al varco. L’inciampo accade. Le spine tornano spine, il dentro si separa dal fuori, e torna a nascondersi, a soffrire lontano dagli sguardi. Ancora una volta si sente cattivo, sbagliato, colpevole. Ancora più colpevole, perché si accorge che in quella preghiera, in quel ti amo, c’era una ingiustizia radicale: perché lui, figlio dell’educazione, aveva forse la forza per uscire allo scoperto, per mettersi fiore e spine nelle mani di qualcuno, ma la forza per accogliere a sua volta, per dire di sì al dentro ed al fuori, per toccare accarezzare graffiare mordere guardare e dire sì, quella forza grande che sola dà il diritto di essere amati - quella forza non era con lui.

Pubblicato il 27-06- 2009 9:39 pm | Commenta questo post (0) |
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Alterius spectare laborem

Uno.
Due.
Tre.
Quattro.
Cinque.
Sei.
Sette.
Otto.
Nove.
Dieci.
Undici.
Dodici. (more…)

Pubblicato il 24-06- 2009 5:01 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato

“La gran fatica dell’esistenza non è forse insomma nient’altro che questo gran darsi da fare per restare ragionevoli venti, quarant’anni, o più, per non essere semplicemente, profondamente se stessi, cioè immondi, atroci, assurdi. L’incubo di dover sempre presentare come un piccolo ideale universale, un superuomo da mane a sera, il sottouomo zoppicante che ci hanno dato”.
Céline, Viaggio al termine della notte, trad E. Ferrero.
Ancora troppo ottimista, Louis-Ferdinand. Benché zoppicante, tocchi un sottouomo, solido nella sua atroce immondizia. E invece no: nemmeno il fondo sporco, nemmeno un pavimento lordo di sputi e merde di topo. Niente. Non un sottouomo che ci è stato dato, ma un caotico accadere. Mettere un ordine in questo caos, tentare di dar forma all’informe, aderire al nome, all’identità, al destino, presentarsi all’altro e dirsi, ecco la fatica. Stare nel recino del bene, quando dentro il caos si ribella, ti urta, ti sforma; addomesticare l’accadere che sei; farsi riconoscibili.
Essere stati educati è la maledizione.

Pubblicato il 22-06- 2009 9:57 am | Commenta questo post (0) |
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Chiesa, Kulturmarket

Sul numero di questo mese di A. Rivista Anarchica, Persio Tincani se la prende con padre Livio Fanzaga, il direttore di Radio Maria. Il quale non è riuscito a trattenersi dal commentare e interpretare a modo suo il terremoto in Abruzzo: “Il Signore ha voluto in questa settimana santa che in qualche modo anche loro partecipassero al mistero della sua passione”. Parole, ha commentato Tincani, che “trasudano cattiveria”, che esprimono allo stato puro quello spiacevole fenomeno storico, così profondamente legato alle religioni, che è il fanatismo. E che padre Livio sia un fanatico è ampiamente dimostrato dall’aggressività con cui liquida chiunque non la pensi come lui: che ora è fesso e cretino, ora indemoniato, ora - se è ateo - meritevole di essere sterminato. Verrebbe da dargli ragione; ma, ahimé, così Tincani conclude il suo articolo: “Fanzaga è un imbecille? Non lo so, forse sì, forse è addirittura probabile che lo sia. Ma liquidarlo così, sebbene questa scorciatoia sia molto allettante, non sarebbe una cosa saggia. Fanzaga e i suoi sodali, imbecilli o meno che siano, sono soprattutto persone che odiano il genere umano. Persone cattive che credono in un dio cattivo, e dalle quali è lecito aspettarsi di tutto” (1). (more…)

Pubblicato il 19-06- 2009 3:11 pm | Commenti (6) |
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Note di apprendistato, Diario

A un certo punto della sua vita scrisse un articolo intitolato “Una raggiunta felicità di esistere”. Credo che avesse sui trentasette anni, l’età che ho io ora. E potrei anch’io. Diceva, lui, di fonti e monti, di antiche rovine e nuove gentilezze. Direi, io: delle rondini che volano fin sotto il mio naso, della luna-pozzo-varco, del ritrarsi leggero delle cose al tramonto, dell’amare ed essere amato. L’ennui n’est plus mon amour. Ma non era felice quando lo incontrai. Non me ne meravigliai, s’intende: due o tre volte nella vita capita di incontrare una persona felice. Fragili o impettiti, si sta dietro le sbarre - di odio, di ambizione, di invidia, di tristezza, di angoscia. E: religione, politica, sapere. Io anche, così le sbarre si raddoppiamo, ma non fino al punto di sopprimere il sorriso, che viene come la pioggia sulla terra riarsa di agosto. La sua era la gabbia d’un vecchio cieco, e coincideva col confine - ampio, angusto - del suo io di intellettuale fin troppo riverito, che misura ogni giorno la sua fama, la sua influenza, quel che resterà ai posteri. Aspirava non alla lapide, ma all’enciclopedia. E da questa aspirazione veniva un fuoco che non t’aspettavi, in un uomo della sua età; un fuoco che lo bruciava, lo devastava, lo abbatteva.
L’ennui n’est plus. Ma covo anch’io un fuoco che mi brucerà.

Pubblicato il 13-06- 2009 5:44 pm | Commenta questo post (0) |
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Nonviolenze

Nel numero di maggio di Azione Nonviolenta c’è un mio articolo dal titolo Tra fede ed ateismo, la libera ricerca religiosa. Si tratta di un estratto di una mia relazione su Compresenza e vacuità. Una lettura buddhista di Capitini, presentata a Perugia ad un convegno su Capitini, e che sarà pubblicata integralmente negli Atti. E’ possibile leggerlo qui.

Pubblicato il 12-06- 2009 7:36 am | Commenti (1) |
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Diario antitaliano

Ambasciata del Giappone
Roma

Roma, 7 maggio 2009

Egregio Direttore,
ci riferiamo all’articolo apparso sul Vostro giornale il 30 aprile a p. 16, intitolato “Lambertow premiato dai giapponesi”. Nel medesimo si legge “Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi”. (more…)

Pubblicato il 14-05- 2009 7:34 am | Commenti (1) |
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Diario

Ci sono i ragnetti rossi sul balcone. Li osservo, mi sembrano belli. Vanno e vengono, operosi. Ho bisogno di capire se danneggiano le piante - nel qual caso mi troverei di fronte al dilemma se ucciderli per salvare le piante, o lasciar fare alla natura, qualunque cosa sia. Vedo in rete. E in rete è pieno di gente che chiede soccorso contro i ragnetti rossi, e non per salvaguardare le piante. Scopro che per molti sono una preoccupazione pressante. Qualcosa di cui bisogna liberarsi costi quel che costi. Ed ecco i rimedi: borotalco, acqua saponata, alcool, acqua e aceto… Eppure quegli esserini, oltre che praticamente invisibili, sono assolutamente innocui per l’uomo. Ma non basta: esistono senza autorizazione. Si prendono uno spazio che non è stato concesso. Non sono stati previsti da alcun piano. E come tali vanno eliminati.
Una manciata di secoli di religione e filosofia non ci ha vaccinati contro questa miseria.

Pubblicato il 13-05- 2009 6:52 pm | Commenti (1) |
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Diario antitaliano

Siamo entrati nella fase due. Quella dei superpoteri, del dominio medianico, oltre che mediatico, del potere occultistico oltre che occulto. Nulla ormai sfugge alla comprensione, alla conoscenza, al controllo di Berlu$coni. Mi sembra che l’elemento determinante di questa trasfigurazione sia la morte di don Baget-Bozzo. Il quale, da vivo, si limitava a consigliare; da morto, conferisce onniscienza. Ne abbiamo una prima prova dalla dichiarazione di Berlu$coni sui migranti sui barconi. “Di gente che ha diritto d’asilo non ce ne è nessuno”, ha sentenziato. Non c’è bisogno di commissioni, né di altre lungaggini burocratiche.
Lui sa. Gliel’ha rivelato in sogno don Baget-Bozzo.

Pubblicato il 6:50 pm | Commenti (1) |
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Note di apprendistato

Trent’anni, va bene: ma trentasette portano
i segni di un fiore ormai sciupato:
sono tutto canuto, mia Santippe,
già avanza l’età dell’inutile saggezza.
Eppure m’incantano i suoni delle feste.
Dentro la cenere covo un fuoco mai spento.
O Muse, che reggete i miei fili:
volge alla fine la follia di vivere.

Filodemo di Gàdara (trad. di Renato Minore).

Pubblicato il 09-05- 2009 8:35 pm | Commenti (1) |
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Note di apprendistato

Mangiare, bere conta. Il vigore del corpo, non avere male, non sentirsi deboli. E poi il riconoscimento. Gli animali pensano alla riproduzione, si tengono in vita per perpetuare la specie, la loro stessa vita conta meno del suo fine. L’uomo - l’uomo attuale, che forse è diverso da quello di un tempo - esiste invece per rappresentare sé stesso, ed ottenere dagli altri il riconoscimento di questa sua impresa. Appena raggiunta l’età in cui si sa dire sì o no, indossa freneticamente una maschera dopo l’altra, studiando con cura assoluta quella più efficace, quella che lo porterà in modo più sicuro al riconoscimento. E vengono fuori i teneri e le tenere, i cinici, i rassicuranti, gli idealisti, i tenebrosi: tutti guardandosi costantemente allo specchio, misurando le reazioni, perfezionando costantemente la parte.
Felicità è mangiare, bere ed essere riconosciuti. Il potere ed il denaro contano solo come strumenti per il riconoscimento. Prendete la persona più felice e sicura di sé del mondo, e toglietele il riconoscimento. Fate in modo che per un mese tutte parlino male di lei, facciano mostra di disprezzarla. La troverete | | depressa, sull’orlo del suicidio. Con gli anni, quando il corpo s’infiacchisce e la bellezza viene svilita dal tempo, strumenti del riconoscimento diventano più ancora il denaro, i possessi, i titoli. Seduto nella sua poltrona, il sessantenne traccia mentalmente la mappa delle sue case, delle sue terre, dei suoi conti in banca; o: delle sue pubblicazioni. Ciò gli dà sicurezza e confidenza, anche se l’inquietudine della morte lo insidia. (Lucrezio: denique avarities et honorum caeca cupido, quae miseros homines cogunt transcendere fines, etc.)
Poi accade l’alba. Una mattina, in una stazione di montagna. L’aria è tersa, il silenzio assoluto. C’è quel che c’è, e ci sei tu. Non hai fame né sete né bisogno di riconoscimento. L’alba è, la natura è, la stazione è, il castello di fronte alla stazione è. E tu sei.
L’alba cede al giorno, ma: e lo stupore alla stupidità. Il dies si fa deus, dio della pancia, e della gola, e dello specchio.

Pubblicato il 27-04- 2009 11:07 am | Commenti (2) |
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Taccuino, Nonviolenze

Rifiuto del mondo, gnosticismo, altro: nazismo, marxismo. Ideologie dell’uccidere (vedi Voegelin). E la nonviolenza?

Pubblicato il 25-04- 2009 3:44 pm | Commenta questo post (0) |
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Scuola

Intervenendo ad un meeting di insegnanti di religione cattolica, il ministro Gelmini ha affermato non solo la pari dignità dell’insegnamento della religione cattolica, ma anche la sua superiorità. “L’ora di religione ha una valenza educativa maggiore di altre discipline”, ha detto. Questa frase si può interpretare - credo legittimamente - come espressione di fondamentalismo religioso, propria di chi pensa la formazione come un itinerarium mentis in Deum, o qualcosa del genere. Ma forse il ministro non intendeva dire questo. Forse voleva dire che, mentre nelle altre ore si fa prevalentemente istruzione, durante l’ora di religione si fa educazione. Nelle altre ore si parla di storia, di letteratura, di filosofia; nell’ora di religione si parla apertamente di valori, di scelte, di bene e di male, di progetti di vita. In favore di questa interpretazione c’è il fatto che, nel corso dello stesso intervento, lo stesso ministro ha rimarcato il suo tentativo “di restituire alla scuola il suo ruolo educativo”. Ma anche questa interpretazione è tutt’altro che rassicurante.
La scorsa settimana ho seguito l’intervento di Michele Corsi (che è preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Macerata) ad un convegno su Aldo Moro. Tra le altre cose, Corsi ha deplorato il fatto che i docenti, diventando sempre più professionisti della formazione culturale, perdano di vista le competenze educative. Alla fine del convegno ho fatto un intervento, osservando che il problema non è tanto che i docenti facciano istruzione più che educazione, ma che non sappiano più educare istruendo. Istruire vuol dire anche educare - se illustrando un sonetto di Petrarca sono in grado di far brillare il valore della bellezza, se approfondendo il sistema di Spinoza so far emergere il valore della verità che mosse quell’uomo straordinario, se raccontando le fasi di una rivoluzione so far cogliere il valore della giustizia che spinge all’azione, io non sto facendo solo istruzione: sto educando. Se non ho equivocato le sue parole, Corsi ha risposto che educazione ed istruzione sono due cose diverse, appartengono a campi semantici differenti. Una cosa difficilmente contestabile. Con il mio intervento, non volevo evidentemente dire che educazione ed istruzione sono la stessa cosa (se così fosse, i genitori dovrebbero anche essere docenti), ma che a scuola non si può educare se non attraverso l’istruzione. La ragione della crisi della scuola non è nel fatto che i docenti rinunciano ad educare, ma piuttosto nel fatto che non sono più in grado di trasmettere i valori culturali. Crisi che è parte più generale della crisi della cultura in un’epoca in cui l’arte, la letteratura, la musica diventano merce. In un tale contesto, pretendere di educare senza istruzione vuol dire fare del moralismo spicciolo, gettare addosso agli studenti miseri luoghi comuni su quello che si dovrebbe essere, proporsi e imporsi come improbabili modelli, percorrere la via breve della rettorica piuttosto che quella lunga e difficile della persuasione.
Temo che sia questa la via del ministro Gelmini.

* Ora su Fuoriregistro.

Pubblicato il 12:19 pm | Commenti (1) |
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