Avanti no, avanti non si torna.
minimo karma retomar o pedaço que falta
Antonietta Ursitti recensisce Rima Rerum.
A sancire la felicissima ascesa di questo blog, m’è giunta oggi ‘n’email di una certa società, che mi ha proposto di inserire dei link, piuttosto ben pagati, alla fine di alcuni miei post. Allettato dalla cosa, ché sono in bolletta assai, ho chiesto di che genere di link si tratta. M’ha illuminato, la risposta: si tratterebbe di dieci link a siti per l’allungamento del dandolino, del fuscelletto, del batacchionzolo, insomma dello sventrapapere. Che dite, accetto?
7 ottobre. Durante una puntata di Porta a Porta Rosy Bindi critica il premier. Che tenta di zittirla con un: Ravviso che lei è sempre più bella che intelligente.
12 ottobre. Stati Uniti, Colombus Day. Alcuni italiani contestano il ministro Ignazio La Russa. Il quale attacca uno di loro: Sei un pedofilo, mi ricordo cosa facevi alle bambine. E ride, e istiga la gente intorno contro il contestatore, ripetendo come un ossesso: sei un pedofilo, sei un pedofilo.
15 ottobre. Sugli schermi di Canale 5 compare il giudice Mesiano, colpevole di aver condannato Berlusconi ad un risarcimento multi-milionario. La televisione del premier lo mostra nella sua quotidianità, il giornalista prezzolato cerca di metterlo in ridicolo davanti a milioni di telespettatori, evidenziando le sue presunte stranezze.
27 ottobre. Capodichino. Il ministro Claudio Scajola è in visita ad una fabbrica. Un operaio lo contesta. Il ministro risponde: È come se io dicessi che tutti i lavoratori sono stronzi come lei, però non lo dico.
Può essere che mi sbagli, ma ho l’impressione che in questo mese appena passato la già traballante democrazia italiana abbia subito un altro colpo; che si sia fatto un passo ulteriore verso qualcosa di diverso. Oggi in Italia chi critica il potere o fa qualcosa che al potere non piace può subire la gogna mediatica, l’istigazione al linciaggio, l’insulto pubblico o privato. Tra agosto e settembre abbiamo assistito alle dimissioni di un direttore di giornale che aveva criticato il premier, diffamato da un altro direttore di giornale al soldo del premier. A metà settembre lo stesso giornale tenta di intimidire il presidente della Camera, anch’egli critico nei confronti del premier, accenando a “faccende a luci rosse”. Non mi sembra che vi siano molti esempi di cose simili in altre democrazie.
Non basta, certo, a dire che siamo in un regime. E’ un errore lamentare ad ogni pie’ sospinto la fine della democrazia: se si grida sempre al lupo, quando il lupo arriva davvero non ci crede nessuno. In un paese non democratico chi critica pubblicamente il potere, come lo studente iraniano Mahmoud Vahidnia, riceve risposte garbate, ma il giorno dopo scompare dalla circolazione. Non siamo a questo punto. Ma l’insulto ed il linciaggio stanno al gradino immediatamente precedente nella scala che scende verso l’autoritarismo. Ed è un scala che stiamo scendendo di corsa.
La realtà della vita quotidiana
Ieri sera mi sono addormentato sul divano. Ho dormito per un’oretta buona. Poi mi sono alzato, ho attraversato il piccolo corridoio e sono andato in camera da letto. Lì è avvenuto quello che chiamo il caricamento del programma. Prima di entrare in camera da letto ero solo un essere vivente. In camera da letto sono diventato Antonio Vigilante. Ed in una frazione di secondo sono tornato infelice. Mi sono ricordato, per la precisione, di quelle ragioni di infelicità che fanno tutt’uno, per me, con il dire io. Ciò mi fa pensare a quella pagina bellissima di Berger e Lukmann, in cui parlano dello “stupore di non riconoscere la propria faccia nello specchio del bagno” dopo un sogno inquietante; stupore, terrore che viene esorcizzato grazie ai riti mattutini, “in modo che la realtà della vita quotidiana sia instaurata, anche solo in maniera incerta, al momento in cui esce di casa”*. Io non ho paura, al risveglio. Sono felice. Ma dura meno di un secondo. Non c’è bisogno dei rituali mattutini, il mio-me mi casca addosso con la violenza di un camion. Dovrei imparare, nel corso della giornata, a riportarmi a quel mezzo secondo dopo il risveglio, a deporre il mio-me - a gettarmi giù dal camion.
* P. L. Berger-Th. Luckmann, La realtà come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna 1969, pp. 205-6.
E’ uscito il mio ultimo libro: Il Dio di Gandhi. Religione, etica e politica (Levante, Bari, pp. 292, euro 20). Chi fosse interessato può richiederlo in qualsiasi libreria o ordinarlo dal sito della casa editrice (la scheda del libro sarà presente tra qualche giorno). Di seguito la prima pagina della conclusione.
Beijing, piazza Tiananmen, 5 giugno 1989. Un ragazzo di cui mai si conoscerà il nome si piazza davanti ad una fila di carri armati. I carri si spostano e lui si sposta con loro. I carri si fermano, e il giovane sale su uno di essi e parla con i soldati. La foto che lo ritrae diventa una icona della speranza, ed il ragazzo anonimo nel 1989 viene inserito dalla rivista Time nella lista delle persone che più hanno influenzato il XX secolo.
16 marzo 2003, Rafah, striscia di Gaza. Rachel Corrie è americana, ha meno di venticinque anni. Fa parte dell’International Solidarity Movement. Crede nella nonviolenza. Il 16 marzo i bulldozer israeliani stanno demolendo case palestinesi nella striscia di Gaza. Rachel Corrie decide di difendere la casa di un suo amico, un medico palestinese. Ostacola l’avanzata di un bulldozer. Pensa che il bulldozer si fermerà. Pensa che a guidarlo è un uomo, e che un uomo non può non fermarsi davanti ad un altro essere umano inerme. Probabilmente ha in mente la foto del giovane cinese, e questo le infonde fiducia. Ma le cose non vanno come previsto. Il bulldozer non si ferma. Rachel Corrie viene schiacciata. Secondo alcuni testimoni, il bulldozer le è passato sopra una seconda volta facendo marcia indietro.
Anche nel caso di Rachel Corrie abbiamo testimonianze fotografiche. Dopo il fatto, fecero il giro del mondo, e sembravano contrastare in modo inequivocabile la versione dell’esercito israeliano. Oggi è difficile trovarle. Rachel Corrie non è finita in nessun elenco di persone influenti.
Tutta la vita di Gandhi è stata un insieme di esperimenti con la verità: non a caso Storia dei miei esperimenti con la verità è il titolo della sua autobiografia. Nonostante la fine tragica, l’esperimento gandhiano sembra riuscito. Un uomo inerme ha ottenuto la libertà per il suo popolo senza ricorrere alla violenza. Le cose probabilmente non sono andate proprio così, ma è indubbia l’efficacia storica e politica dell’azione di Gandhi. Anche l’esperimento del giovane anonimo di piazza Tiananmen sembra essere riuscito, pur se solo per il tempo necessario a scattare qualche fotografia. L’esperimento di Rachel Corrie è fallito tragicamente.
Che diremo, oggi, della forza della verità? Possiamo crederci? Possiamo ancora credere che la verità è più forte dell’errore, che il bene è destinato a vincere sul male, che la violenza può, anzi deve necessariamente essere vinta dalla nonviolenza?
La figura di Paulo Freire è stata, negli ultimi decenni, progressivamente marginalizzata nel dibattito pedagogico, fino ad essere consegnata alla storia dell’educazione come generoso esperimento di educazione popolare – una cosa ammirevole, ma che appartiene al passato. Se ci si interroga sulle ragioni di questa che appare come una vera rimozione, ci si trova di fronte ad una evidenza: le società capitalistiche avanzate non possono ammettere che in esse vi siano ancora forme di oppressione. Esse promettono benessere, felicità, libertà e liberazione, si presentano come l’attuazione senza residui del progresso sociale oltre che economico, annunciano l’avvento dell’epoca in cui è possibile a tutti essere pienamente sé stessi, strappati via i vecchi condizionamenti e superati gli antichi limiti. Questa colossale menzogna è possibile grazie all’opera dei mass media ed alla loro azione di rimozione, che riporta dietro la scena tutto ciò che è sporco, povero, infelice. I marginali intoppi saranno affrontati dagli specialisti al servizio del benessere comune, i quali si guarderanno bene dal ricondurre il disturbo del singolo ad una qualsiasi realtà di oppressione sociale, come anche dal richiamarlo ad avviare da sé il cambiamento necessario. (more…)
Bossi ha dichiarato che Tremonti lo protegge lui. L’avvocato Ghedini si è affrettato a precisare che Berlusconi è solo l’utilizzatore finale.
Ipazia parla di Rima Rerum. Ed è bello, nel tempo che piega scarta irride, scoprirti ascoltato, compreso - detto.
Sono passato, poco fa, davanti al basso in cui nacque Michele Angiolillo, nella strada che oggi è intitolata a lui. Una lapide ricorda: “il 5 giugno 1871 in questa casa nacque Michele Angiolillo, giustiziere di Canovas del Castillo, onde s’ebbe la sua immortalità nello spirito. Fieri della sua gesta gli anarchici concittadini mandano ai posteri con fierezza e gloria l’eroe dell’umanità. 9 agosto 1897. Nel 49° anniversario del martirio”.
Giustiziere. Immortalità. Eroe dell’umanità.
E’ un miracolo che, in tempi di lotta globale al terrorismo, quella lapide sia ancora lì. O forse è solo un segno ulteriore della nostra distrazione.
Pensavo, passando, a cosa vuol dire oggi essere anarchici. Un tempo era chiaro: c’è lo Stato, lo Stato è in mano ai borghesi, lo Stato fa le leggi dei borghesi e le fa eseguire, lo Stato riempie le prigioni di povera gente, lo Stato uccide, truffa, inganna, mente. Poi è arrivato Berlusconi. Uno che è contro lo Stato perché lo Stato fa pagare le tasse. Uno che rappresenta un ceto imprenditoriale la cui arroganza ormai invade il campo del grottesco, per il quale la libertà è quella cosa che si compra con i soldi, ed ogni iniziativa che tocchi i soldi è un attentato alla libertà. Vedi nascere un Movimento Libertario il cui motto è “la proprietà è un diritto naturale, le tasse sono un furto”, per il quale “è necessario che le vecchie istituzioni pubbliche lascino il posto ad ordinamenti legali scelti dalla gente entro un mercato competitivo”. Vedi il welfare, l’ultima legittimazione dello Stato, attaccato e ridotto sempre più, la scuola sottratta progressivamente allo Stato e subordinata alle necessità delle aziende o a quelle ideologiche della Chiesa, la magistratura vilipesa. E non riesci a rallegrarti di tutto ciò.
Che vuol dire, allora, essere anarchici oggi? Difendere il welfare, la scuola, la magistratura? Candidarsi alle primarie con il democristiano Franceschini, perché bisogna fare qualcosa per combattere Berlusconi? Farsi una canna? Coltivare cannabis? Leggere e magari tradurre Kropotkin? Frequentare luoghi esclusivi? Mangiare biologico ed equosolidale? Sognare la decrescita? Scaricarsi vecchi film di Robert Bresson, o meglio vederli al cinema d’essai sotto casa?
Quanto conta, ancora, la Selbstdarstellung?
Non ho voglia di rispondere. Ci sono domande che devono fermentare.
L’affare del vaccino contro l’influenza H1N1 ingrassa le case farmaceutiche. La Novartis incassa tra i quattrocento e i settecento milioni di euro in un solo quadrimestre, mentre la Glaxo ha già guadagnato tre miliardi e mezzo di euro. Ma i paesi poveri, che non possono permettersi queste spese, e in cui l’influenza rischia di mietere più vittime, restano tagliati fuori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha cercato di persuadere le case farmaceutiche a fornire vaccini anche ai paesi poveri. “Noi non siamo un ente di beneficenza”, ha risposto Daniel vasella, Chief Executive Officer della Novartis, inserito nel 2004 dal Time tra i cento uomini più influenti del mondo.
“In due modi si può essere ladri: prendendo a chi ha più bisogno di noi, e non dando a chi ha più bisogno di noi”, scriveva Danilo Dolci (Fare presto (e bene) perché si muore, De Silva, Torino 1954, pp. 9-10).
Hann fatt n’at ‘e un, dice mio padre.
Ci penso un secondo, poi rispondo: L’hann accis?
Sì, vintiduje anne, risponde.
Hanno ammazzato un altro. Uno di ventidue anni. L’hanno fatto.
Roba da Mille e una notte, assicurano. Il teatro La Fenice blindato, fuori: e dentro l’emiro di un paese arabo, e la prediletta tra le sue mogli, e trecento invitati sceltissimi, tra i quali non potevano mancare il nostro presidente del Consiglio e la rappresentante degli industriali. Spettacoli, ballerini, cibo, lusso sfrenato. Si è festeggiato, ieri sera, il rigassificatore di Porto Levante, creato anche con i soldi dell’emirato del Qatar. Berlusconi ha detto: “Mettere insieme le fonti di energia con la testimonianza della storia e dell’arte, unire il Qatar con l’Italia, è un matrimonio che può dare un risultato straordinario. Cominciamo con questo fidanzamento e andiamo avanti verso una collaborazione sempre più ampia”. Poi ha parlato del suo carisma e di quanto è adorato da quelli che lavorano con lui.
Ieri, mentre a Venezia si preparava la grande serata di gala alla Fenice, a Napoli in un basso del rione Sanità hanno trovato il corpo senza vita di un bimbo di sei anni. Sua madre è in fin di vita. Si scaldavano con un braciere da quando l’Enel ha tagliato loro la corrente perché non hanno pagato la bolletta. Vittime del monossido di carbonio. Vittime della povertà.
L’articolo 3 della nostra Costituzione dice che siamo tutti uguali davanti alla legge, e che è compito della Stato “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Tagliare la corrente non è però, a quanto pare, un atto anticostituzionale. Se gliel’avessero tolta per ragioni razziali o religiosi, oggi i giornali parlerebbero di grave discriminazione. Gleil’hanno tagliata invece perché sono poveri: ed in Italia la discriminazione contro i poveri è non solo tollerata, ma apertamente incoraggiata e favorita da politici, imprenditori, pubblicitari e giornalisti.
Com’io fui lasso de le cose humane
e curvo d’ogni pena me ne gìa
vidi colei che tene l’alma mia
e dona speme a nostre vite vane.
Eran ne’ lumi suo’ dolcezze strane
e mirra, e ‘ncenso empivano la via:
oh, quanto lievemente ella venia,
menando seco creature lontane.
E mi dicea: Ti rimembra che ‘l sole
sempre dà luce a’ figli della terra,
e chi è più umìle di più se n’avvede;
alzati, dunque, e segui questa fede.
Allotta i lumi mie’ mi fenno guerra
e più non seppi l’altre sue parole.
Nell’Italia regressiva, sclerocardica, tetramente autoritaria e al tempo stesso grottescamente libertina di questi anni la violenza contro i bambini non fa notizia. Non, almeno, la violenza di chi dovrebbe educare. Essa è benefica, in fondo, anche quando si esagera. A Mestre un maestro ha scaraventato un alunno di nove anni contro un armadio. Gli ha gonfiato la faccia, gli ha rotto gli occhiali. I giornali nazionali non ne parlano, ne danno notizia solo quelli locali. Il maestro resta al suo posto, nessuno lo sospende, come è accaduto invece a Franco Coppoli, colpevole di aver tolto il crocifisso dal muro. Il ministro Gelmini, che pochi giorni fa ha annunciato che le scuole che non hanno risposto all’invito ad osservare un minuto di silenzio in onore dei soldati italiani morti in Afghanistan (non comprendendo, evidentemente, che nell’Italia di oggi un invito equivale ad un ordine) saranno sanzionate, non ha avuto nulla da dire su questo caso. Altri invece parlano. E dicono cose terribilmente inquietanti. Alcuni docenti italiani discutono della vicenda nel loro gruppo di discussione (it.istruzione.scuola). Ecco le loro parole: (more…)
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