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Minimo Karma continua qui.

Pubblicato il 19-08- 2012 1:07 am | Commenti (3) |
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Cristianesimo

A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. (Luca, 6, 29-31).

Non occorre essere cristiani e possedere quella cosa singolare che chiamano fede per riconoscere in questo passo evangelico una posizione etica di straordinaria altezza e purezza. Ma è una purezza che non è del tutto al di là di ogni possibilità di macchia; una altezza che può essere ridimensionata da interpretazioni volgari e di corto respiro.
Ragioniamo. La non resistenza al male è morale - profondamente morale - nel caso sia mossa da un intento pedagogico verso l’aggressore. Chi fa il male si aspetta che si reagisca con il male; se ciò non accade, può essere che rimanga confuso, e che da questa confusione venga fuori un uomo nuovo. E’ quello che succede a Jean Valjean, il protagonista dei Miserabili di Victor Hugo. Uscito di galera, viene ospitato benevolmente per la notte dal vescovo di una cittadina. Prima di andar via, al mattino, pensa bene di sottrargli due candelieri d’argento. I gendarmi fermano Valjean e lo riportano dal vescovo. Grande è il suo stupore quando il vescovo afferma che quei candelieri non sono stati rubati, ma sono un suo regalo al viandante. Stupore che porterà l’ex galeotto ad un profondo lavoro della coscienza, da cui verrà fuori un uomo nuovo, capace di spingersi fino al sacrificio per affermare i suoi ideali di onestà e bontà. (more…)

Pubblicato il 04-08- 2012 8:44 pm | Commenti (2) |
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Kulturmarket

Anche un intellettuale assolutamente pacifico come Roberto Assagioli (che passò un mese in galera per le sue idee pacifiste) riesce a scrivere (in un testo che risale al 1935):

Si pensi a un contadino del 1914, chiuso nella ristretta cerchia della sua monotona e torpida vita, quasi più vegetativa che umana, limitata alla soddisfazione di pochi istinti e interessi elementari, illuminata solo dal suo attaccamento per la famiglia. Si immagini questo contadino preso e travolto dal turbine della guerra, allenato alle varie attività militari, sbalzato su vari fronti a contatto con compagni e superiori, con nemici ed alleati, esposto a bombardamenti, nella dura vita di trincea, partecipe di vittorie, di sconfitte, obbligato alla disciplina e all’autodominio, malato o ferito, in contatto con mille aspetti della vita… Quale differenza! Quale intensificazione di esperienze e di vita, quale apertura mentale! (Lo sviluppo trans-personale, Astrolabio, Roma 1988, p. 169).

Pubblicato il 03-08- 2012 10:42 am | Commenti (2) |
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Segnalazioni

Nel sito della neonata Liri Press. Officina di controeditoria è possibile scaricare gratuitamente, in formato pdf ed epub, gli Elementi di un’esperienza religiosa di Aldo Capitini. Di prossima pubblicazione i Frammenti d’una filosofia dell’errore e del dolore, del male e della morte di Giuseppe Rensi.

Pubblicato il 02-08- 2012 5:29 pm | Commenta questo post (0) |
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Scuola

Se i paragrafi di questo libro avessero i titoli, questo dovrebbe intitolarsi «Il mistero di O.» La vita di tutti è inframmezzata di misteri: intendo quegli enigmi quotidiani nei quali di tanto in tanto ci imbattiamo - non propriamente aperture sull’assurdo o sull’incomprensibile, ma fatti che sfidano le nostre capacità di comprensione senza tuttavia toglierci la fiducia nella possibilità di venirne a capo. Qualcosa su cui esercitare a lungo la riflessione, come un rompicapo conservato nel fondo della tasca del giaccone.
Il mistero, dunque. Qualche anno dopo - due, forse tre - la fine della mia prima supplenza sono in giro con un’amica in una zona della città che non ho mai frequentato granché. È tardo pomeriggio, la zona è buia e quasi deserta. Sentirmi chiamare - «professore!» - e ritrovarmi addosso un ragazzino che mi abbraccia con una tenerezza indimenticabile è tutt’uno. Mi occorre qualche attimo per realizzare: si tratta di O. Mi è venuto incontro e mi sta abbracciando. Non ho il tempo di pormi il problema di come reagire. Un istante dopo un uomo gli lancia un’occhiata con la quale lo richiama all’ordine. O. torna al suo posto. Che è, vedo, quello di garzone di officina. Sta cercando di imparare a fare il meccanico, e quell’uomo è il suo padrone. Per il sottoproletariato meridionale non esiste il datore di lavoro, queste ipocrisie appartengono ad altre latitudini. C’è il padrone.
Il mistero: O. sfugge al padrone per un attimo e viene ad abbracciarmi. O. il duro, O. che per nulla al mondo avrebbe manifestato la minima attenzione, la minima considerazione, il minimo rispetto nei confronti di qualsiasi rappresentante dell’istituzione scolastica.
Cosa è accaduto, quel pomeriggio?
[Da La barchetta di Virginia, nuova edizione ampliata, in preparazione.]

Pubblicato il 09-05- 2012 9:50 pm | Commenti (21) |
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Note di apprendistato

Il mondo è il correlato dell’io. Esso esiste in quanto l’io lo costruisce - non nel vecchio senso idealistico, ma nel senso delle neuroscienze: l’oggetto percepito è una costruzione della mente, non esiste in sé. Ma vale anche il contrario: l’io esiste come soggetto che percepisce, come corpo-forma tra corpi e forme. Nel mondo dell’informe i bordi dell’io si fanno vaghi. Io e mondo sono due realtà illusorie che si sostengono a vicenda. La liberazione dall’illusione può dunque partire dall’io, o dal mondo. Ed è questa seconda via, la mia via. Distruggere il mondo, decostruire l’oggetto, percepire oltre il percepito, far vibrare in ogni cosa il suo oltre, insinuarsi nella rima rerum, nella spaccatura, nella ferita che segna tutte le cose in quanto illusorie, non cose. In questo senso basta osservare la punta di una foglia autunnale per raggiungere l’illuminazione - o la mascella di un cavallo, come dice Dogen.

Pubblicato il 08-02- 2012 4:45 pm | Commenti (3) |
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Cristianesimo, Chiesa

Dimostra la Tua potenza, o Dio. In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fa’ che i bastoni dell’aguzzino, i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati, così che la Tua pace vinca in questo nostro mondo.

Sono parole di papa Benedetto XVI durante la messa di Natale. Quando faccio notare agli amici cattolici che lo scandalo del male pone grandi problemi a chi cerca di pensare Dio, mi sento spesso rispondere che Dio consente il male per non interferire con il libero arbitrio. Ora, al di là del fatto che non tutto il male è riconducibile al libero arbitrio - la morte di un bambino non c’entra col libero arbitrio, ed è uno scandalo che nessun compimento potrà cancellare -, resta da chiedersi perché allora non si spiega chiaramente a chi è vittima del male che è inutile pregare, perché Dio nulla può fare contro i persecutori. Alcuni dei Salmi più belli sono la preghiera accorata di chi sta subendo ingiustizia; preghiera a Dio affinché intervenga e lo salvi dal male.
Così il Salmo 40 (14-16): (more…)

Pubblicato il 26-12- 2011 8:37 am | Commenti (1) |
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Cristianesimo

Circa dieci anni fa ero fidanzato con una ragazza che aveva una madre assolutamente convinta della mia natura diabolica: a suo dire la figlia, benché maggiorenne da un bel po’ di anni, non sarebbe tornata ad essere in grado di intendere e di volere se non si fosse liberata dal mio influsso malefico, dalla mia devastante presenza; ragion per cui le proibì di frequentarmi. Mi è tornata in mente, questa professoressa infelice e nevrotica, leggendo il testo di un intervento del cardinale Biffi ad un convegno su Solov’ev che risale al marzo del 2000. Il cardinale tratteggiava con piena condivisione il profilo dell’Anticristo fatto dal filosofo russo:

…sarà un “convinto spiritualista”, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo.

Ora, non so se posso definirmi spiritualista, certo non sono filantropo: ma scrivo libri sulla nonviolenza (sulla quale il cardinale non si mostra troppo informato), sono vegetariano da ventiquattro anni ed animalista determinato, anche se non troppo attivo. Insomma, se non sono proprio l’Anticristo, non si potrà negare che partecipo in qualche modo del demoniaco.
Se questo è il profilo dell’Anticristo, quello dell’anti-Anticristo, ossia del santo, si otterrà evidentemente rovesciandolo. Il santo autentico sarà cioè un tipo non troppo raffinato, fautore delle armi e degli eserciti, carnivoro convinto, alieno da certe aperture morali radical-chic. Mi viene in mente la figura di Padre Pio, questo frate rozzo ed ignorante, fascista e nemico del popolo, incarnazione perfetta di quanto di più retrivo c’è nella Chiesa cattolica.
L’infelice madre della mia infelice ex ragazza era, in effetti, una fervente devota di Padre Pio. Ricordo che per rassicurarla convinsi un amico teologo, una persona molto influente nella curia locale scomparsa qualche giorno fa, a donarle una copia con dedica di un suo libro su Padre Pio. Non servì a nulla. Del resto, Biffi ricorda che per Solov’ev l’Anticristo è un uomo del dialogo, “un eccellente ecumenista”. E quindi col mio maldestro tentativo non facevo che confermare la mia natura diabolica.

Pubblicato il 25-12- 2011 7:11 pm | Commenti (1) |
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Tophet

- Giuà, hai visto qua?
- No, ingegne’, che è?
- ‘Sta cazzo di classifica del Sole 24 Ore. Quest’anno dicono che siamo gli ultimi.
- Ingegne’, non vi pigliate veleno, so’ classifiche strane.
- Sì, ma qua facciamo la figura di merda nazionale. Che poi dico io: che vogliono? I palazzi si costruiscono o no?
- Tranquillo, ingegne’. I palazzi si costruiscono e gli amici sono condendi.
- E se gli amici sono condendi, come fanno a dire che siamo gli ultimi? La città cresce, si espande, si distende. Dove prima c’era la campagna ci sono i palazzi. Noi portiamo il progresso. E la gende è condenda.
- Certo, ingegne’. Questi fanno filosofia, non conoscono la raggione del mattone.
- Però qualcosa la dobbiamo fare, Giua’.
- Dite, ingegne’.
- Loro vogliono la filosofia? E noi gli diamo la filosofia.
- Cioè?
- Voglio fare qualcosa. Che poi se ci pensi, Giua’, ’sto fatto di far costruire gli amici è sacrosanto, ma l’hanno fatto tutti i sindaci prima di me: non è originale. Io voglio fare qualcosa di nuovo, che rimane nella storia.
- Che facciamo, ingegne’?
- Non so, ci dobbiamo penzare.
- Mi è venuta un’idea.
- Dimmi, Giuà.
- Facciamo come loro.
- Loro chi?
- Quelli che stanno in gima alla classifica.
- Smettiamo di costruire?
- No, ingegne’, non esageriamo. Qualcosa giusto per far vedere. (more…)

Pubblicato il 10-12- 2011 7:16 pm | Commenti (1) |
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Diario

Da quali oppressioni dovremmo liberarci?, chiedo agli studenti. Dicono: dai condizionamenti sociali, dalla paura di essere giudicati, dalla falsità, dalla routine, dalla paura di deludere, dal desiderio di essere come gli altri, dall’incertezza, dalla timidezza, dalla paura della morte. Una ragazza dice: dalle false guide spirituali.
Ed io, da quali oppressioni dovrei liberarmi?
A volte m’intristisce un’impressione. Non so se riuscirò a spiegarti: è come se avessi fatto in un momento della mia vita qualcosa di terribile - che so: avessi ucciso qualcuno - e poi avessi dimenticato, rimosso tutto, ma non fino al punto che non rimanga qualcosa al fondo, un’inquietudine sfuggente. Cerco di evocare i miei errori, il male che ho fatto alle persone, ma nulla mi pare così terribile da giustificare una tale sensazione. Dovrei andare ancora più a fondo, avverto: ma non vi riesco.
Questa notte ho sognato che ero al cospetto di un panorama straordinariamente bello. C’era un paesino, con una chiesa al centro ed un grande crocifisso, e tutt’intorno la campagna ed il cielo: ed i colori, i colori erano straordinariamente vivi e belli, belli da togliere il fiato. Ed io ho pensato che bisognava fare una fotografia, ma mi sono accorto che avevo smarrito la fotocamera; ho preso allora il cellulare, ma nel frattempo la bellezza s’è spenta, i colori sono diventati ordinari, ed anche il crocifisso è scomparso. Poi è arrivato un tale con un carro, una specie di Babbo Natale ma più rustico, con la barba sì ma senza il rosso della Coca-Cola, e mi ha detto di pescare il mio dono da una grande sacca, ed io ho pescato un piccolo teschio. No, ha detto lui, questo non è per te.
Da bambino a volte avevo l’impressione che le persone che mi circondavano fossero automi, esseri meccanici privi di anima, che recitavano alla perfezione la loro parte e celavano il loro segreto. Mi spaventavo a morte, in quei momenti, che per fortuna non duravano a lungo. Passeggiando per le strade piene di gente in questo dicembre così caldo ho la stessa impressione. E mi spavento a morte.

Pubblicato il 08-12- 2011 9:01 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato

Ieri sera ho ricordato Franco Marasca a Troia, a dieci anni dalla scomparsa ed in occasione della intitolazione a lui della nuova biblioteca comunale. Questo è il testo del mio intervento.

È quasi inevitabile, quando ricordiamo una persona che abbiamo amato, indulgere alla retorica - cercare belle parole, belle immagini che siano all’altezza dei sentimenti che proviamo. Ma non a tutti si addice la retorica. Vi sono persone che hanno vissuto limpidamente, con sobrietà, attenti all’essenza delle cose, nemici di ogni orpello. Chi parla di loro deve fare attenzione: ogni parola di troppo rischia di essere una offesa alla memoria. Ci sono persone di cui bisogna parlare con castità di linguaggio, misurando le parole – poiché la misura è stata la regola stessa della loro vita. Franco Marasca è stato tra queste. Proverò dunque a dire di lui senza retorica.
La mia frequentazione di Franco risale, credo, al ‘96. Ero allora un ventenne disoccupato, con in tasca la laurea e una gran confusione riguardo al modo di usarla. Mi venne in mente, tra le altre cose, che avrei potuto provare a fare il giornalista. Scriveva mi piaceva, e forse un po’ sapevo farlo. Presi così il telefono e chiamai la redazione del più grande giornale pugliese. Nella mia infinita ingenuità, credevo che bastasse chiedere. E invece no, non bastava chiedere. Almeno non nel caso di quel giornale. Ebbi la fortuna di non demordere, di perseverare nella mia ingenuità. E fu così che chiamai Franco Marasca. Conoscevo le Edizioni del Rosone per aver letto un libretto di Leonardo Scopece, Foggia, una città da amare, ed un libro di poesie di Emilia Berlantini (Azzurri spazi), una giovane poetessa scomparsa prematuramente. Di entrambi i libri avevo apprezzato l’eleganza grafica e la cura editoriale. Fino ad allora ignoravo, però, che le Edizioni del Rosone pubblicassero anche dei giornali. (more…)

Pubblicato il 14-11- 2011 8:56 am | Commenti (1) |
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Herdelezi

In quest’angolo secoli di storia
umana si raccolgono tremanti
la gloria antica le antiche babeli
la mano che disegna l’orizzonte
la parola che domina l’essente
l’animale divino onnipotente,
in quest’angolo, ecco, trema e piange
frammento di terrore abbandonato
occhi di donna nome di nessuno.

Occhi di madre nome di nessuno
- sono forse quelle ossa di mio figlio?
no, non è qui mio figlio, non è qui
ha un nome lui e un viso da baciare
e il sorriso negli occhi il suo sorriso
no, non è qui mio figlio, non è qui -
le si raccoglie in grembo l’universo
e singhiozza il suo male originario.

Nome di dio, tu, nome di nessuno
nome del mite che ricerca il vero
e muore sulla croce come un ladro
dei diecimila esseri il più fragile
madre che non sa più d’essere madre
portata dal dolore dove l’essere
non ha nomi né storie né ricordi.

Saperti è la mia fede, madre-dio
saperti accanto al corpo di tuo figlio
madonna tu della guerra mondiale
senza peccato e senza annunciazione
saperti senza nome e senza storia
carne che trema ebete in un angolo
è la mia fede senza sacramenti
senza salvezza senza paradisi.

Pubblicato il 04-11- 2011 10:34 am | Commenti (2) |
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Segnalazioni

E’ uscito oggi per i tipi delle Edizioni del Rosone, nella collana Pedagogie attive, diretta da me e da Alain Goussot, il volume Pedagogie della liberazione. Freire, Boal, Capitini, Dolci, che ho scritto a quattro mani con Paolo Vittoria, docente di filosofia dell’educazione all’Università di Rio de Janeiro. Di seguito la quarta di copertina.

«Questo libro di Paolo Vittoria e Antonio Vigilante mette l’accento sulla pedagogia sociale, dando risalto ad esperienze che hanno il potenziale di trasformare le vite delle persone e delle loro società. Ma ottiene qualche cosa in piu. Ci dà spunti per una pedagogia del Sud globale, mettendo a fuoco situazioni e proposte pedagogiche e politiche che emergono da due contesti diversi, ma che hanno a che fare con il mondo meridionale.»
(dalla presentazione di Peter Mayo)

Gli autori analizzano il pensiero e le prassi di due educatori brasiliani, Paulo Freire e Augusto Boal, e due educatori italiani, Aldo Capitini e Danilo Dolci. Al di là delle differenti condizioni storiche e geografiche emerge il progetto comune di una pedagogia della liberazione, vale a dire di una prassi educativa intesa come lotta contro le diverse forme di dominio, coscientizzazione dei poveri e degli oppressi, ricerca di una democrazia autentica oltre i meccanismi rappresentativi. Una pedagogia della liberazione che è anche una liberazione della pedagogia da quanto in essa vi è di violento, dalla tentazione ricorrente di farsi strumento della imposizione della visione del mondo delle classi dominanti.

Pubblicato il 20-10- 2011 8:13 pm | Commenta questo post (0) |
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Segnalazioni

Venerdì prossimo, 21 ottobre, parteciperò a Rimini al convegno su Educare alla non violenza, all’incontro e alla convivialità, con una relazione sulla maieutica reciproca di Danilo Dolci. Qui il programma dettagliato.

Pubblicato il 18-10- 2011 5:19 pm | Commenti (27) |
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Herdelezi

a Xhokonda

Lo vedresti passare liberante
banditore del mondo da venire
per le strade già stanche della sera
gridare e urlare e piangere e cantare
prendere a calci i muri ed i recinti
e fermarsi a giocare con i bimbi
l’amore nostro disertore e ladro
l’amore nostro che fende la terra
e semina la cenere ed i cocci
- se avesse gambe e voce e mani ed occhi.

E vedresti la gente uscir di casa
scendere in strada e cercarsi le facce
come quando succede un terremoto
e quindi darsi un cenno e incamminarsi
e correre feroce ed annusare
brandendo i segni della vita usata
senza temere il tragico o il ridicolo:
ed innocente, priva di peccato
uccidere, staziare, fare a pezzi
l’amore nostro disertore e ladro
- se avesse gambe e voce e mani ed occhi.

Pubblicato il 10:21 am | Commenti (1) |
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