Se tu non mi soccorri
non basterà aver attraversato la dogana
con le mie mani piene del tuo sangue
segnando goccia dopo goccia
il cammino di quelli che verranno

e nemmeno ci sembrerà gran cosa
aver parlato la lingua dei serpenti
imbrattando d’anima la merda dei burroni
e di piscio ogni assurdo specchio di cielo

e sarà nulla, vedi, la ferita lunga
che hai aperto nel pavimento di marmo
della casa dei tristi, rovinando
nel fondo il loro mondo di ricordi
e vecchie dignità passate d’uso
legate al cavo della televisione

e nessuno ricorderà più le cose terribili
che abbiamo fatto quella sera d’aprile
quando il mistero del mondo ci si palesò
in una piccola chiocciola spaurita
e noi la mangiammo guscio e tutto, un po’ per uno

se tu non mi soccorri, ora che il mondo
mi guarda in faccia e mi dice buongiorno
ed ha forme consuete e prevedibili
i suoi colori legittimi i suoi nomi propri
il suo vortice di cose sensate

se tu ora non mi soccorri, puttana
dandomi ancora un po’ del tuo dolore
sarà stato nulla, tutto meno di nulla.