Chi volesse, dopo la tragedia immane provocata dallo tsunami, chiamare in causa Dio, si troverebbe a fronteggiare una schiera compatta di teologi, non proprio sorridenti, ma con il volto disteso di chi una soluzione l’ha trovata. Dov’era, dov’è Dio? chiederete voi. Dio, vi spiegheranno loro, è lì, sommerso dallo tsunami. Non annegato, s’intende; ma sommerso, sommerso sì.
La trovata è collaudata. S’è chiesto dov’era Dio ad Auschwitz. Perché, è chiaro, se a milioni crepano, innocenti, le cose son due: o Dio vorrebbe aiutarli, ma non può, oppure potrebbe aiutarli, ma non vuole. Tertium non datur (l’ipotesi che Dio non aiuti perché le invocazioni provengono da fedi non autentiche - richieste indirizzate, insomma, a un falso Dio - non mi risulta che sia mai stata presa in considerazione, e questo è confortante). Ed allora si è detto che Dio era lì, proprio ad Auschwitz, a soffrire con hi soffriva. E che non poteva aiutare, perché era, perché è debole. E’ un Dio sfinito dall’opera della creazione, un Cristo crocifisso.
Questa soluzione è meno avventurosa di quel che sembra. Direi, anzi, che mette a nudo mirabilmente l’essenza stessa del cristianesimo. La quale consiste nel considerare che l’uomo sia il centro dell’universo, e che tutto, Dio compreso, sia a lui finalizzato. La divinizzazione dell’uomo, l’inversione del rapporto tra Dio e uomo, è l’essenza del cristianesimo. Detto altrimenti: la morte di Dio, l’ateismo è l’assenza del cristianesimo.
Dall’origine, l’uomo è in lotta con Dio. La Croce rappresenta la fine di questa lotta- Dio è morto come Dio, e rinasce come Dio-Uomo, Dio al servizio dell’Uomo. Muore Dio, nasce l’Individuo, il Soggetto.
Delle due soluzioni possibili, allora (un Dio terribilmente trascendente ed un Dio debole), la seconda è la sola che consenta ancora di pensare l’Uomo. La prima, invece, metterebbe in crisi il Soggetto - al quale toccherebbe di sentirsi paragonare, come Giobbe, al Leviatano e al Behemot, povere terribili bestie del creato, e tuttavia più rilevanti dell’uomo; e di scoprirsi non Soggetto, ma essere, cosa tra gli esseri e le cose, cui nulla risponde e nessuno deve render conto.
Il sentiero dell’uomo essere e cosa tra le cose, sovrastato da un Dio terribile, è ancora inesplorato. Può essere che sia il sentiero di domani.