Tu operi una distinzione tra Dio e la compresenza, sostenendo che quest’ultima è il luogo di Dio, il quale però non si riduce ad essa. Dio è in origine, e dà la vita amando, in modo tale che ogni nostro atto d’amore non è che la ripetizione di questo atto originario; Dio fa nascere il mondo nell’amore. Se ho capito bene, la compresenza avrebbe allora nell’economia del pensiero capitiniano il compito di superare la distanza tra Creatore e mondo, quale si ritrova nella dottrina cattolica. Dio, che ha creato il mondo, torna a farsi vicino agli enti in ogni atto d’amore, che è ripetizione (evocazione?) del suo atto originario, un ritorno all’origine stessa dell’essere.
Quel che non trovo in Capitini - ma dovrei rileggere almeno gli Elementi e la Compresenza, perché può essere che, dopo anni di confronto interiore, le mie idee abbiano finito per stravolgere le sue - è questa presenza di un Dio-origine. Una presenza che pone qualche problema filosofico non trascurabile, che tu onestamente rilevi. Se l’origine dell’essere è amore, come si spiega il male? A me pare che la posizione di Capitini sia la seguente. Il mondo non nasce da Dio, non si origina né dal bene né dall’amore. Il mondo, l’essere, la vita - la natura-vitalità, per usare i termini di Capitini - non ha carattere etico, anzi rivela una certa propensione alla violenza: il pesce grande che mangia il piccolo. Il bene (Dio) non appartiene al mondo dell’essere, ma ad un mondo inaccessibile alla conoscenza oggettivante e verificabile solo attraverso la prassi. Il mondo della compresenza, appunto. La quale non è realtà che scaturisce dall’origine, quanto piuttosto anticipazione del compimento. Semplificando con un’immagine, vi sono due correnti: la prima, tempestosa e torbida, è quella dell’essere, che proviene dall’origine, la seconda è quella del bene, una luce tranquilla, diafana che viene dal futuro, dal compimento del tutto. Queste due correnti si incontrano nel momento in cui io, posto di fronte all’altro, gli dico tu. E’ in questo momento che, dice Capitini, /Dio nasce/. Ciò che ora nasce appartiene al futuro, evidentemente. Il Dio che nasce nel mio dire tu è il Dio futuro, il compimento del tutto in cui la violenza dell’essere sarà dissolta nella pace del tu-tutti.
Dio, insomma, non c’è. Ma nell’amore c’è la prefigurazione di un Dio che sarà, e che ora non è oggetto né di teorizzazioni né di fede, ma di prassi.
Nel mio libro su Capitini ho riservato una paginetta ai rapporti di Tartaglia. Se lo scrivessi ora, il nome di Tartaglia comparirebbe quasi in ogni pagina. Mi sono convinto, leggendo le Tesi per la fine del problema di Dio, che quella tra Tartaglia e Capitini non è stata solo una collaborazione pratica in vista dell’opposizione alla Chiesa cattolica, ma anche un rapporto di reciproca fecondazione intellettuale. Mi sembra che si debba interpretare la compresenza di Capitini alla luce delle affermazioni di Tartaglia su Dio che “finora non è mai stato”, e che Dio solo ora è possibile, assunto come “puro ‘dopo’” (ed. Adelphi, pp. 49 e 68). Quel che resta inspiegato in Tartaglia è il perché della sua convinzione che oggi sia possibile quello che non è mai stato: Dio. In Capitini quell’oggi si frantuma in milioni di atti d’amore, che da sempre accumulano pazientemente quelle piccole quantità di bene che un giorno modelleranno l’aspro profilo dell’essere.







dio è il tutto e l’umanità è il cancro che l’ucciderà
Comment by . — 31-01- 2005 @ 10:27 am
Tartaglia è quello che a suo tempo tradusse in italiano The Grammar of Assent di Newman con il titolo Filosofia della religione?
Se è lui puoi darmi qualche indicazione bibliografica? Grazie
Angelo
Comment by Angelo — 03-02- 2005 @ 4:47 pm
Sì, è lui. Di Tartaglia trovi presso Adelphi le Tesi per la fine del problema di Dio e gli Esercizi di verbo. Purtroppo il grosso della sua opera è inedito. Sempre presso Adelphi è stato ripubblicato L’uomo della novità di Giulio Cattaneo, che è un bel ritratto di Tartaglia, della sua città e del suo tempo.
Comment by antoniovigilante — 03-02- 2005 @ 7:37 pm
I have often wondered how it is that every man loves himself more than all the rest of men, but yet sets less value on his own opinion of himself than on the opinion of others by free online poker
Comment by online poker — 02-03- 2005 @ 12:37 pm
Philosophy, as we use the word, is a fight against the fascination which forms of expression exert upon us. by wsop
Comment by online poker — 12-03- 2005 @ 9:33 pm
The praise of ancient authors proceeds not from the reverence of the dead, but from the competition, and mutual envy of the living. by poker
Comment by online poker — 17-03- 2005 @ 11:59 pm
It is a great advantage for a system of philosophy to be substantially true. by electronic backgammon
Comment by backgammon — 04-04- 2005 @ 12:35 am
The condition of man…is a condition of war of everyone against everyone. by poker
Comment by poker — 17-04- 2005 @ 10:32 am