Intervistato dall’ Espresso, Amos Oz assicura che non esiste l’amore universale: l’amore è un sentimento intimo, che si estende al massimo a una ventina di persone. E sia. Aggiunge che l’amore può diventare distruttivo, degenerare nel fanatismo che vuol cambiare l’altro. Vero, senz’altro. Ma poi conclude: oggi non c’è uno scontro tra civiltà, ma uno scontro tra fanatici e non fanatici. “Se qualcuno ama il mondo arabo così tanto da volerlo cambiare con la forza, con le bombe, forse è amore, ma non è utile. Ecco perchè non vedo differenza tra la jihad e la crociata. Anche le crociate erano dettate dall’amore”. E qui qualcosa non torna. Non solo la differenza netta tra i fanatici e i non-fanatici, loro e noi. Ho sempre pensato che vi sia una sorta di fanatismo dell’antifanatismo, quell’atteggiamento di chi condanna risolutamente - fanaticamente - qualunque posizione che risulti anche solo leggermente sbilanciata da un lato o dall’altro. Il problema è che la conclusione non si accorda con la premessa. Se l’amore è un sentimento intimo, se l’amore universale non c’è, se posso amare al massimo venti persone, come è concepibile qualcosa come l’amore fanatico per il mondo arabo? Come può il fanatismo - figlio dell’amore - diventare una forza storica, se l’amore è condannato a essere un sentimento intimo (”…l’amore è un sentimento intimo, mentre la guerra è un fenomeno della storia”)?