Intervistato dall’ Espresso, Amos Oz assicura che non esiste l’amore universale: l’amore è un sentimento intimo, che si estende al massimo a una ventina di persone. E sia. Aggiunge che l’amore può diventare distruttivo, degenerare nel fanatismo che vuol cambiare l’altro. Vero, senz’altro. Ma poi conclude: oggi non c’è uno scontro tra civiltà, ma uno scontro tra fanatici e non fanatici. “Se qualcuno ama il mondo arabo così tanto da volerlo cambiare con la forza, con le bombe, forse è amore, ma non è utile. Ecco perchè non vedo differenza tra la jihad e la crociata. Anche le crociate erano dettate dall’amore”. E qui qualcosa non torna. Non solo la differenza netta tra i fanatici e i non-fanatici, loro e noi. Ho sempre pensato che vi sia una sorta di fanatismo dell’antifanatismo, quell’atteggiamento di chi condanna risolutamente - fanaticamente - qualunque posizione che risulti anche solo leggermente sbilanciata da un lato o dall’altro. Il problema è che la conclusione non si accorda con la premessa. Se l’amore è un sentimento intimo, se l’amore universale non c’è, se posso amare al massimo venti persone, come è concepibile qualcosa come l’amore fanatico per il mondo arabo? Come può il fanatismo - figlio dell’amore - diventare una forza storica, se l’amore è condannato a essere un sentimento intimo (”…l’amore è un sentimento intimo, mentre la guerra è un fenomeno della storia”)?







A me sembra che esista una certa omogeneità tra l’amore universale, per un popolo, e l’amore “intimo”, per una persona.
Mi pare che gli aspetti in comune si possano ricondurre a quello che per me è l’atto d’amore originario:osservare.Chi ama osserva in modo intensissimo e spassionato:che sia un innamorato, un popolo, un’epoca storica, un’opera d’arte.E attraverso l’osservazione, comprende.Per questo secondo me amore e fanatismo sono in rapporto di reciproca esclusione.Dall’ amore nasce la comprensione, la tolleranza nel senso più positivo del termine, la possibilità della compresenza e della reciprocità.Dal fanatismo, la volontà di dominio e la tirannia.
Credo che sia piuttosto paradossale che si possa amare in modo fanatico.Dove sta, altrimenti, il confine tra la passione e il fanatismo?
Comment by ludò — 12-03- 2005 @ 2:47 pm
Sono d’accordo con quello che scrivi sul “fanatismo dell’antifanatismo”.Ti ricordi, ci fu un periodo in cui nella cultura e nel linguaggio dei berluscones impazzava l’uso dell’aggettivo “fazioso”.Un uso subdolo del termine, in realtà:come è proprio di quel linguaggio.
Fazioso era chiunque esprimesse una convinzione solida, una preferenza chiara, una scelta sufficientemente determinata e consapevole e che, come scrivi, si sbilanciava minimamente da una parte o dall’altra.Non fazioso era invece colui che non esprimeva idee,
colui per cui tutto è uguale a tutto :e, nei toni smorzati di un ipocrita perbenismo politico, il fatto più grave veniva sottratto alla gravità di qualunque giudizio morale, di qualunque severa condanna, perché se no si era faziosi e fanatici.Con questa subdola apparenza di tolleranza, con cui il “non fazioso” riverisce con ridicoli spagnolismi l’avversario politico o stringe la mano al mafioso, siamo stati abituati alla paura di formulare scelte politiche e giudizi morali.
E’ un linguaggio paradossale e povero, quello della nuova politica. All’epoca in cui tutti si davano
del fazioso a vicenda, un’altra espressione andava di moda, che mi faceva salire la pressione a duecento: “invito ad abbassare i toni della polemica”.Così, il politically correct imponeva che si trattassero con la stessa disinvolta noncuranza le leggi su come tagliare i prati nelle aiuole, e quelle gravissime di riforma costituzionale.
Ed era esilarante sentire Teodoro Bontempo,( detto “er pecora”), e Ignazio La Russa che, rivestiti del look rassicurante della nuova destra, rivolgevano ovunque accorati inviti ad “abbassare i toni della polemica”.
Comment by ludò — 12-03- 2005 @ 3:36 pm
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Comment by online poker — 18-03- 2005 @ 12:31 am
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Comment by poker — 17-04- 2005 @ 11:08 am