FrineNel suo curioso Elogio del seno femminile (1873) Mercier de Compiègne riporta il caso di Frine , la bellissima ateniese che ottenne l’assoluzione mostrando alla giuria il seno. E’, con ogni evidenza, un caso di psicagogia, in cui però il dominio è raggiunto non attraverso la parola, ma con la bellezza. Il rapido rovesciamento delle sorti del processo per opera di una seduzione irresistibile fa pensare al finale del Profumo di Suskind, all’assoluzione, anzi al trionfo di Grenouille grazie all’efficacia ipnotica del suo profumo. Prima di parlare di trionfo della bellezza, però, è bene ricordare che Gronouille finisce dilaniato in virtù del suo stesso profumo: e chiedersi se la bella Frine sia stata realmente assolta.

…Quella di cui voglio parlare fu accusata d’empietà dagli Ateniesi, e tradotta davanti all’Areopago, per subire la pena capitale che il suo crimine meritava. I giudici, impassibili come la legge, ammiravano impassibili la grazia più attraente, la toilette più voluttuosamente raffinata, due occhi che avevano fatto cadere ai piedi della ninfa i personaggi più distinti: filosofi, saggi e capi della Repubblica. L’uditorio era numeroso. La pietà ed una tenera simpatia si dipinsero su tutti i volti, ma nulla poteva sottrarre la cortigiana al supplizio: la deposizione di numerosi testimoni non lasciava speranze, il crimine era accertato, gemendo sottovoce i giudici si accingevano a pronunciare la temibile sentenza; l’avvocato dell’accusata aveva impiegato tutte le risorse dell’arte oratoria, ma la sua eloquenza era stata inutile. Di colpo un’idea improvvisa ed ardita, prodotta dalla disperazione, gli passò per la testa, e gli fornì un modo per vincere la sua causa. Scoprì bruscamente il seno della sua bella cliente, e questo spettacolo inatteso produsse in tutta l’assemblea una specie di delirio; sembrò di vedere Venere stessa, che sotto spoglie mortali aveva lasciato Cipro e Amatonte per ricevere l’omaggio dei Greci e chiedere la grazia per l’accusata. La gravità dei giudici lasciò il posto al fascino vincente della meraviglia, del piacere e dell’ammirazione. La bocca non trovava l’espressione per rendere il sentimento, ma il silenzio e l’avidità degli sguardi, un grido generale di simpatia e di compassione - tutto completò il trionfo di Frine. Era supplicante, piangente, curva sotto il peso dell’accusa: ma compare un seno, ed ecco che torna la speranza, lei comanda da padrona, sottomette chiunque posi gli occhi su di lei: “E bene, aggiunge il suo difensore, approfittando del successo del suo stratagemma - se lei è colpevole, chi di voi, Ateniesi, oserà condannare a morte ciò che la natura ha fatto di pià bello? Osate guardare colei di cui volete versare il sangue, e se ci riuscite, dimenticate di essere uomini.” Così disse, e l’Aeropago, dimenticando il suo carattere augusto, riacquistò unanimemente il senso di umanità. Frine fu dichiarata innocente e portata in trionfo.
Questo modo di giustificare non è stato abolito, dice al riguardo il galante Saint-Evremont; ci sono molte belle donne, colpevoli quando non le si vede, che diventano innocenti appena le si vede. Spesso, anche, i giudici puniscono le donne per un certo crimine che vorrebbero aver commesso con loro…

Claude-François-Xavier Mercier de Compiègne, Eloge du sein des femmes, A. Barraud, Paris 1873 (cap. VII, De l’éloquence des tétons), pp. 107-109.

L’immagine è un particolare di Frine davanti all’Aeropago, di Milo Manara.