“…la legge non punisce la donna che, non volendo un marito ma desiderando esser madre, si fa mettere incinta da qualcuno che poi lascia fuori dalla sua vita. Perche’ questo comportamento dovrebbe essere impedito per legge solo quando avviene usando tecniche artificiali?”, scriveva sul Sole-24 Ore del 18 gennaio scorso Evandro Agazzi (articolo riproposto oggi dal foglio telematico La domenica della nonviolenza, supplemento a La nonviolenza è in cammino).
La risposta mi sembra piuttosto semplice. Il fatto che una donna si faccia “mettere incinta”, per usare l’espressione del filosofo, da un terzo, è un comportamento che appartiene alla vita della coppia, e che la comunità non può né sanzionare né approvare. Nel caso della fecondazione eterologa, non c’è solo il coinvolgimento di un terzo che poi la coppia, sempre per usare l’espressione del filosofo, “lascia fuori dalla sua vita”: c’è anche il coinvolgimento di un quarto, che è lo scienziato, il tecnico. Ora, con il quarto si esce, mi sembra, dal privato per entrare nel pubblico. Permettendo per legge ad un quarto, che è pubblico, di aiutare la madre a “farsi mettere incinta”, si approva esplicitamente quella pratica.
Io sono libero, se voglio, di prendere un coltellaccio e tagliarmi un braccio: perché mi va. Immaginiamo che io vada in ospedale ed esigere che un chirurgo mi tagli un braccio. In questo caso avremmo una persona adulta che decide di usare la tecnica per realizzare un’aspirazione personale. E’ indubbio, però, che io dovrei dimostrare che ho un diritto a farmi tagliare un braccio, ad usare la risorsa comune della scienza e della tecnica per questo fine. Mi si potrebbe obiettare che in questo modo divento invalido, e quindi non posso contribuire al bene pubblico attraverso il lavoro: e quindi non ho alcun diritto a farmi tagliare un braccio.
Nel caso della fecondazione assistita, ovviamente, si tratta di tutt’altro. Non di togliersi qualcosa, ma al contrario di mettere al mondo una vita. Poiché però si tratta di impiegare una risorsa pubblica, bisogna comunque, mi sembra, giustificare questo impiego in base ad un diritto condiviso. Si può esigere che si curi la propria carie in base al diritto condiviso alla salute, o abortire in base al diritto (non del tutto convidiso) alla libera scelta. Per quanto riguarda la fecondazione eterologa, credo che bisognerebbe dimostrare che esiste realmente un “diritto alla procreazione”. Per quale via, non saprei dire.







però l’argomento del “non posso pretendere che il medico mi aiuti a tagliarmi il braccio” si può usare contro l’eutanasia
Comment by aske — 08-06- 2005 @ 1:48 pm
Sì. E infatti nel caso dell’eutanasia bisogna dimostrare che esiste un diritto a scegliere di non vivere più. Dimostrazione che mi sembra tutt’altro che impossibile.
Comment by antonio vigilante — 08-06- 2005 @ 2:03 pm
bisognerebbe dimostrare che esiste un diritto alla procreazione?
il diritto esiste, altrimenti non saremmo dotati di apparati in grado di riprodurre.
Non vedo dove sia lo scandalo a desiderare un figlio ad ogni costo quando c’è chi dei figli non sa che farsene e li getta nell’immondizia o li tiene nel congelatore.
Si è proprio capovolto il mondo,ora l’amore è l’anormalità, l’odio è la normalità.
Comment by floriana — 08-06- 2005 @ 2:49 pm
Con lo stesso argomento qualcuno potrebbe rivendicare un diritto allo stupro: se siamo dotati di quell’apparato lì, non avremo il diritto di usarlo quando e come ci pare? L’esistenza di apparati in grado di riprodurre, poi, può essere difficilmente chiamata in causa nel caso specifico, poiché qui si tratta di apparati che non sono in grado di riprodurre.
Nessuno ha parlato di scandalo. Si discute pacatamente: sei tu che in modo assolutamente inopportuno stai cercando la polemica.
In questa faccenda del referendum è difficile dire dove sta l’amore e dove l’odio, chi è per la vita e chi no. I sostenitori del Sì affermano di essere per la vita (”Non uccidere la cicogna”, dice un manifesto dei DS che ho visto in giro), ma al tempo stesso temono che la sconfitta possa riaprire la discussione sull’aborto: “Non uccidere la cicogna” non potrebbe essere uno slogan (idiota come ogni slogan) contro l’aborto.?
Comment by antonio vigilante — 08-06- 2005 @ 3:02 pm
Mi viene difficile capire come si possa paragonare l’atto della procreazione tra due persone che si amano (che poi riescano a procreare o no non fa differenza) con l’atto dello stupro.
Mi dispiace di non aver virgolettato la parola “scandalo”, una dimostrazione del fatto che la cattiva comunicazione rende male i concetti.
Lo stesso slogan “Non uccidere la cicogna” può essere, e io direi che è, un difetto di comunicazione. Come si possa confondere il caso dell’aborto con il caso della fecondazione assistita quando si parla di casi differenti (una donna vuole abortire ed una coppia vuole un bambino - ma difficilmente capiterà che una donna fecondata in modo assistito possa poi abortire senza gravi cause) e quindi trovare una contraddizione mi riesce ancora più difficile da capire.
Comment by floriana — 08-06- 2005 @ 3:13 pm
p.s.l’accenno alla mia presunta ricerca della polemica lo trovo assolutamente fuori luogo.
mi sembra di aver discusso in termini molto tranquilli.
Comment by floriana — 08-06- 2005 @ 3:16 pm
Nemmeno io, a dire il vero, riesco a capire come si possa ridurre la procreazione alla presenza di un apparato riproduttivo; e ad ogni modo, se questa è la tua logica, il paragone tra procreazione e stupro non è affatto azzardato. Se avessi parlato da subito di un diritto di “due persone che si amano”, non avrei fatto quel paragone.
Tutti gli slogan sono cattiva comunicazione. Nessuno ha messo in dubbio che aborto e fecondazione assistita siano cose diverse. E’ indubbio, però, che l’aborto possa essere considerato da chi ragiona con gli slogan un “no alla vita”; così come oggi, sempre chi ragiona con gli slogan, rivolge agli oppositori del referendum l’accusa di dire “no alla vita” . Insomma: chi oggi dice (o crede di dire) sì alla vita, le dice no perché sostiene l’aborto (e infatti teme che con il fallimento del referendum si possa ridiscutere l’aborto). Questa è la contraddizione.
Non so quali siano i tuoi termini tranquilli. A me sembra che parlare di scandalo, dire che si è capovolto il mondo, accusare di odio chi non ha il tuo stesso pensiero non sia proprio il modo migliore di entrare in una discussione.
Comment by antonio vigilante — 08-06- 2005 @ 4:17 pm
Accusare di odio chi non ha il mio stesso pensiero? Non ci siamo affatto.
Io accuso d’odio chi ammazza i figli e li mette nel congelatore, o chi li getta nei cassonetti.
Non certo chi ha un pensiero diverso dal mio.
L’atto d’amore che non si riesce a considerare “normale” è l’atto mediante il quale i genitori desiderano con tutto il loro cuore di poter avere un figlio. Io sono la prima a sostenere l’adozione ma di sicuro non metto in dubbio che la maternità intesa come portare a termine una gravidanza non ha nulla di minimamente paragonabile alla firma di carte e scartoffie varie. E sono la prima a rispettare che chi sente di voler vivere quella particolare condizione ne abbia tutto il diritto e che il figlio che nascerà abbia tutto il diritto a sentirsi accettato come frutto di un amore forse ancora più grande dell’amore di una coppia che facilmente concepisce un figlio proprio.
Io ho un pensiero, ma lascio che gli altri abbiano come me la possibilità di scegliere: la libertà devono averla, poi scegliere per l’adozione o meno è un affare assolutamente privato nel quale i meriti delle confessioni religiose, i credi politici, i credi di qualsiasi tipo non devono rientrare.
Io voterò sì perché credo che si abbia il diritto di scegliere, sia di scegliere l’adozione eventualmente sia di scegliere la fecondazione eterologa, e non sarò certo io a dover prendere questa decisione per ciascuna delle coppie che saranno realmente e concretamente coinvolte nell’applicazione di questa legge o di quella modificata.
Non si tratta di dire sì o no alla vita, si tratta di dire sì ad una vita voluta,rispettata, preziosa. E sia nel caso dell’aborto che nel caso della fecondazione eterologa non si contravviene a questo principio.
Comment by floriana — 08-06- 2005 @ 6:13 pm
Hai parlato di odio per riferirti a chi getta i figli nell’immondizia, certo; ma hai aggiunto che “ora l’odio è la normalità”, sostenendo in buona sostanza che chi è contrario alla fecondazione eterologa approva l’atto di chi getta i figli nell’immondizia.
Quanto al resto, ti rimando alle argomentazioni nei commenti al post Inghippo.
Comment by antonio vigilante — 08-06- 2005 @ 7:27 pm
dunque se la fecondazione eterologa viene fatta in un centro privato senza uso di risorse pubbliche, il problema smette evidentemente di sussistere.
mi pare antieconomico sostenere che il motivo della proibizione dell’eterolga risieda nel problema se usare risorse pubbliche per un’aspirazione personale (un’argomentazione certo raffinata ma un filino astratta e carente), dato che qui si tratta di fare un figlio, non di farsi pagare dal comune le vacanze alle baleari. mi pare più semplice, più economico, sostenere che il motivo della proibizione sta nell’evidenza etica dell’immoralità dell’adulterio, qui trasposto in un percorso tecnico pur condiviso nella coppia. Se l’adulterio non fosse inteso in sé come male (o peccato) e quindi non “facesse problema”, il problema non sussisterebbe nemmeno, poiché a nessuno verrebbe in mente, non essendo tematizzato in sé come “evento”. Ora, il tradimento potrà anche essere (dipende dai casi…) una cosa brutta. Tuttavia il fatto che non sia proibito né illegale testimonia una saggezza della legislazione laica, che sa quanto inefficace e contro producente sia l’interdetto nel sacro nelle faccende di comportamento (e sessuali, guarda caso…).
My opinion, of course
Comment by b.georg — 09-06- 2005 @ 9:48 am
Quando parlo di “risorsa pubblica” non mi riferisco ai soldi, ma alla scienza ed alla tecnica. Chiunque si sottoponga ad un intervento medico impiega una risorsa pubblica, sia che lo faccia in una struttura pubblica (quindi con soldi pubblici) che in una privata. Ci sono casi in cui è riconosciuto il diritto al singolo di accedere alla risorsa pubblica della scienza e della tecnica con soldi pubblici: ad esempio, per operare un’appendicite. In altri casi, si riconosce il diritto ad accedere alla risorsa pubblica della scienza e della tecnica ma si nega il diritto a farlo con soldi pubblici. E’ il caso di un intervento per un piercing. Nemmeno in questo caso, l’operazione è una faccenda privata tra il committente ed il tecnico: se si dimostrasse che i piercing sono pericolosi, si comincerebbe a discutere di vietarli.
Non so quanto c’entri qui l’immoralità dell’adulterio. Come argomento avanzato dai cattolici, mi sembrerebbe piuttosto imperfetto. Sarò blasfemo, ma penso anch’io che la nascita di Cristo sia stata in fondo un caso di fecondazione eterologa: e se non c’è stato adulterio in quel caso - un adulterio divino, ma pur sempre un adulterio - non c’è adulterio nemmeno nel caso della donna che si sottopone a fecondazione artificiale. La Chiesa, peraltro, è molto concreta nel valutare queste faccende. Non c’è matrimonio se non c’è penetrazione. Ugualmente, è da credere che non vi sia adulterio senza atto sessuale.
Io penso che invece i nostri ragionamenti (o almeno i miei) su questo problema siano influenzati da qualcosa di più arcaico dell’avversione verso l’adulterio: il tabù dell’incesto. Perché con la fecondazione eterologa è possibile, in teoria, che io, che oggi ho donato il seme, tra vent’anni abbia un rapporto sessuale con mia figlia. O che mio figlio sposi mia figlia. La teoria può diventare pratica con la diffusione delle tecniche di fecondazione eterologa; e nessuno può dire oggi quale sarà questa diffusione.
Aggiungerei il disgusto per la mercificazione del seme maschile. Dirai che ognuno è libero, se gli pare, di fare cose disgustose e di vendere il proprio corpo. Eppure è vietato vendere il proprio rene, e ciò non solo perché è un atto auto-lesionistico (si può vivere bene anche con un solo rene), ma perché è un atto che comporta una degradazione morale che riteniamo inaccettabile.
Anche questa, naturalmente, è solo la mia opinione.
Comment by antonio vigilante — 09-06- 2005 @ 10:41 am
perdonami l’ovvia risposta, antonio: se mio papà avesse fecondato una donna all’insaputa mia e di mia mamma e la bambina che ne è nata oggi avesse la mia età e giacesse nel mio letto, io potrei benissimo non saperlo. Il caso è improbabile, ma non più di quello che tu presenti (la prospettiva che si ricorra all’eterologa in massa onestamente mi pare un po’ comica, e comunque basterebbe una norma che dica: si fa solo se non si possono avere i figli in altro modo).
Il fatto che tu possa rispondere: si ma qui noi lo permettiamo per legge, non scalfisce il ragionamento: anche ciò che mio papà ha fatto è permesso dalla legge (in entrambi i casi, prima della legge 40, era “far west”, cioè non normato dallo stato). Non dubito che si possano trovare anche altri cavilli, ma insomma…
Il disgusto per la mercificazione è di nuovo un non argomento. A parte che si tratta di una morale privata che non dovrebbe farsi legge, a parte che il “fine” qui pare giustificare il mezzo, e a parte che nemmeno la prostituzione è reato (per fortuna, aggiungo)
ciao e scusa l’insistenza, ma il no al quarto quesito, non avendo motivazioni “forti” come gli altri tre (ameno per chi ci crede…) a me pare davvero il più strano. È proprio stupore il mio, non altro. Anch’io suppongo ci sia qualcosa di ancestrale - e non intendo “naturale”! - anche se, non provandolo personalmente, non afferro cosa sia.
Comment by b.georg — 09-06- 2005 @ 12:08 pm
Hai ragione; ma c’è qualche differenza. La madre di quella ragazza può chiedere l’accertamento di paternità; oppure, sapendo che è figlia di tuo padre, può avvertirla, una volta che abbia saputo del vostro rapporto. Si sa, insomma, chi è il padre, o è possibile accertarlo. Cosa che invece nel caso della fecondazione eterologa sarebbe esclusa per legge.
Il comportamento di chi ha dei figli al di fuori del matrimonio non è permesso dalla legge. L’articolo 143 del Codice Civile afferma che dal matrimonio deriva l’obbligo della fedeltà, oltre che dell’assistenza morale e materiale. La procreazione al di fuori del matrimonio, comunque la si giudichi dal punto di vista morale, è una violazione dell’obbligo di fedeltà.
La distinzione tra morale privata e morale pubblica è, a mio modesto parere, contestabile. Alla sua base ha una distinzione netta tra individuo e società, che mi sembra articifiosa, perché le nostre scelte individuali hanno sempre una risonanza sulla vita altrui. E’ questa separazione che ha fatto sì che la violenza, considerata grave nelle relazioni interpersonali, venisse accettata e spesso esaltata nella forma della guerra. Io ritengo invece che il “non uccidere” debba ritenersi valido tanto per gli individui quanto per le collettività; ritengo che non possano esistere una morale per l’invididuo a casa sua, una per l’individuo in pubblico, una per le collettività. Credo anche, però, che si debba esser chiari su cosa è “morale”. Purtroppo, la nostra tradizione cattolica ci porta a fare attenzione esclusivamente ai fatti sessuali: e sembra quasi che io voglia dire, dopo aver dato così abbondanti prove di moralismo, che devono essere considerati immorali anche certi comportamenti sessuali privatissimi (come avviene da qualche parte negli Stati Uniti). Tutt’altro, invece. Io credo che la stragrande maggiornanza dei nostri comportamenti sessuali non abbiano assolutamente nulla a che fare con la morale. Penso che siano immorali, invece, lo spreco di acqua, il consumo eccessivo di elettricità, certi modi di alimentarsi: tutti comportamenti che avvengono tra le mura domestiche, ma hanno conseguenze negative sulla vita di tutti.
Per quanto riguarda nello specifico il corpo, ricordo che l’articolo 5 del Codice Civile afferma: “Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume”. In altri termini: non posso danneggiare il mio stesso corpo (ed in questo il mio esempio dell’uomo che si taglia un braccio si rivela impreciso), e non ho il diritto di farne alcun uso che possa essere contrario alla legge all’ordine pubblico o al “buon costume”. E’ chiaro che non esiste un diritto a fare ciò che si vuole del proprio corpo, dei propri organi o del proprio seme, perché questo diritto può avere conseguenze negative sulla vita di tutti - o su ciò che, in modo infelice (e che si presta ad involuzioni moralistiche) si chiama “ordine pubblico” o “buon costume”.
Comment by antonio vigilante — 09-06- 2005 @ 1:57 pm
con beneficio di inventario, perché sto opinando su questioni (la giurisprudenza) in cui non sono ferratissimo, provo a rispondere:
- l’obbligo di notorietà del donatore è previsto in alcune legislazioni (anche se un po’ assurdamente secondo me). si tratta quindi ancora, imo, di un aspetto accessorio che non intacca la liceità della pratica. Se il punto è il timore di incesto, basta dire: lo fa solo chi non può avere figli e il donatore dev’essere noto. Pealtro a me paiono preoccupazioni un po’ eccessive, anche considerato che siamo 7 miliardi… Resta il fatto che non riguardano il punto in sé.
- la fedeltà è considerata imo norma dal codice nel senso che la moglie può usare quell’articolo per richiedere il divorzio, non nel senso che lo stato possa intervenire e punire il “trasgressore” (infatti non siamo nel penale). Dato che nel nostro caso non c’è alcuna fedeltà che venga violata (altrimenti si darebbe adulterio, e tu stesso hai ben sostenuto sopra che non v’è), l’eccezione cade.
- il discorso che fai su morale privata e pubblica ha senz’altro un suo fondamento. tuttavia esso risiede secondo me sul principio, sintetizzo: sei libero se la tua libertà non compromette quella altrui o peggio ne compromette la salute, la vita ecc, dato che tu sei legato agli altri costitutivamente (ma è più prudente tradurre tale legame in norme negative che positive, il che dà l’illusione dell’individualismo). Se tale compromissione della libertà altrui non avviene (e a mio parere non avviene più qui che altrove, come ho detto sopra riferendomi a figli avuti fuori dal matrimonio), quella sovrapposizione di morale pubblica e privata rischia di sottintendere invece lo stato etico.
- “una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume”: non mi pare che nessuna di queste tre fattispecie qui sia presente (il che è ben dimostrato dal fatto che la legge lo permette, del resto)
Comment by b.georg — 09-06- 2005 @ 5:11 pm
- Non so in quali stati sia prevista la notorietà del donatore: è una cosa che mi risulta nuova. Alle condizioni che indichi, non avrei alcuna difficoltà a ritenere lecita ed opportuna la pratica della fecondazione eterologa.
- E’ indubbio che l’infedeltà non sia un reato; rappresenta comunque una violazione del patto matrimoniale, che nel caso di divorzio, come dici anche tu, ha il suo peso. Questo vuol dire che quel comportamento viene in qualche modo sanzionato, e quindi nulla affatto “permesso dalla legge”. Io ragionavo intorno alle cause di questo obbligo di fedeltà, ed azzardavo l’ipotesi che non nasca solo da una concezione morale della famiglia, ma anche dalla necessità di controllare socialmente la genitorialità, riducendo quindi il rischio di incesto. La fedeltà, quindi, sarebbe solo la superficie; al fondo ci sarebbe il tabù universale dell’incesto. Se quella è la motivazione profonda, il fatto che gli sviluppi della tecnica consentano di giungere a procreare fuori dalla coppia senza essere infedeli non cambia la sostanza delle cose. Ma questo ragionamento è un po’ laborioso.
- Chi può dire che l’atto di donare il seme non compromette la qualità della vita di tutti? Siamo sicuri di poter cogliere fino in fondo le conseguenze di un’innovazione del genere? Quanto costa lo sperma di un donatore svedese? Chi può permetterselo? Il fatto che alcune coppie possano, disponendo di denaro, selezionare eugeneticamente un figlio alto e biondo, non è un rischio per tutti?
- Quell’ “altrimenti contrari alla legge” è un riferimento piuttosto ampio, con il quale ci si riserva il diritto di far entrare la legge anche nel campo della disposizione del proprio corpo. A questa norma potrebbe sensatamente legarsi una legge che vietasse la donazione del proprio seme. Ma anche io mi inoltro in un campo che non mi appartiene. Vorrei sentire cosa ne pensa Ludò.
Comment by antonio vigilante — 09-06- 2005 @ 5:56 pm
in effetti non saprei dire se al fondo della fedeltà non vi sia l’incesto. a naso mi pare più economico supporre che vi sia il desiderio di possesso (o la paura della perdita) ma mi sa che sto facendo dello psicologismo spicciolo.
.
sul rischio eugenetico: non so, non mi pare legato all’eterologa. Nessuno ricorre a un seme esterno se ha il proprio che funziona. Anche se non escludo che ciò possa accadere in futuro (in tal caso, è tutto da verificare che quello svedese sarebbe il preferito. Io punto su quello americano nero…
Secondo gli astensionisti il rischio eugenetico è presente piuttosto nell’analisi preimpianto. In questo caso, riconosco che la questione dell’eliminazione degli embrioni potenzialmente malati non si risolve da sé (occorre andare alla questione centrale, ossia se embrioni e nati abbiano diritti identici), e pur riconoscendo che il tema è spinosissimo, parlare di eugenetica mi pare eccessivo. Non si tratta di selezionare caratteristiche nel senso edonistico e razzistico del termine, ma di evitare malattie che si considerano insopportabili (ovviamente, siamo noi che le consideriamo tali senza consultare il portatore e per questo non curiamo ma sopprimiamo il potenziale umano: che questo sia accettabile va discusso come ho detto assieme al tema dei diritti rispettivi tra nati e nascituri - come si sa però questa possibilità è già permessa al di fuori della legge 40, da cui la critica di incongruenza)
Comment by b.georg — 10-06- 2005 @ 12:46 pm
Carissimo, la norma che hai citato ha posto e continua a porre gravi problemi di compatibilità costituzionale. Il problema giuridico in generale è descrivibile come problema di conflitti tra interessi contrapposti, e consiste o nella ricerca di uno strumento giuridico in grado di comporre quel conflitto o, se questo non è possibile, nel decidere se l’aspirazione di un soggetto ad un bene della vita o ad un determinato vantaggio debba essere considerata prioritaria o soccombente rispetto all’aspirazione di un altro soggetto, o della collettività, ad un altro bene, uguale o diverso.Come sai dobbiamo al pensieri illuministico liberale la rivendicazione di un nucleo di diritti inviolabili della persona:e l’affermazione che, per la dignità dell’essere umano, questi non potessero essere violati nemmeno per realizzare un interesse superiore, privato o pubblico che fosse.I regimi totalitari moderni negarono questo principio, e teorizzarono il potere della legge di penetrare anche nella sfera più personale dell’uomo, se utile al bene pubblico:Quello che non immagini è che l’art 5 cc è generalmente presentato come uno dei principali residui della legislazione fascista nel nostro ordinamento civilistico, ed ha posto gravi problemi di compatibilità costituzionale.Antò, lo sai che volevano dirti con quel divieto?Che tu non potevi tagliarti un braccio perché dovevi andare a combattere per la cara Patria, e per l’Onore del popolo italiano, e dovevi preservare la tua salute, ma mica, come dici tu, perchè sei un essere umano ed hai una tua dignità da conservare:no, Antonio :perché dovevi contribuire ad assicurare allo stato una stirpe prolifica, un esercito forte,ricchezza economica.Noi oggi stiamo male quando sentiamo che nelle aziende promuovono la cura della salute dei dipendenti e, addirittura, gli mettono il comico aziendale, con il motivo che devono stare bene perché così la produzione aumenta, e pensiamo che questo calpesta la loro dignità.; immagina poi di fronte all’art. 5.Il nostro ordinamento, oggi, ha accolto i principi illuministici, ma li ha reinterpretati non in chiave individualistica, bensì solidaristica.: si parla di un nuovo umanesimo giuridico, che restituisce all’uomo una inviolabilità che coincide con la sua dignità e col riconoscimento del suo valore individuale;un umanesimo che mette al centro dei propri valori anche la libertà personale, ma che cerca, oltre questo, anche di promuovere il bene sociale la solidarietà tra gli individui creando strumenti appositi, quasi tutti derivanti del principio di solidarietà:qui troverai soddisfazione alla tua sensibilità al bene collettivo, senza incorrere in alcun rischio; è qui che devi cercare.In sintesi:il bene collettivo può essere oggi perseguito solo limitando alcuni particolari diritti, mentre altri sono considerati intangibili.Mai sarebbe possibile realizzare un bene anche immenso, attraverso per esempio il costringimento fisico.Se sapessimo che, costringendo fisicamente una persona a fare fisicamente qualcosa contro la sua volontà,salviamo un bene grandissimo, non comunque non potremmo farlo.Noi possiamo vietarle o imporle di agire, e, se non lo fa, possiamo persino prevedere la pena della detenzione, ma non possiamo costringerla fisicamente:per questo per me non possiamo costringere una donna ad impiantarsi un embrione contro la sua volontà, crescerlo in grembo e partorirlo.Per es. tieni presente che per la legge vigente, il consenso agli atti di disposizione del proprio corpo è, per questo stesso motivo,sempre revocabile:non perché ho detto si, poi me lo fanno fare contro la mia volontà, con la forza.
Quanto alla donazione del seme:se sarà vietata la fecondazione eterologa, verosimilmente verrà in questione l’art. 5, come giustamente dici.(anche se non perché”diminuisca la qualità della vita di tutti:devi sempre individuare un diritto determinato di qualcuno che viene violato , per poter vietare l’azione che lo viola:se no sarebbe vietato praticamente tutto.Pima devi individuare precisamente il diritto leso -un diritto positivo, che sta scritto nei codici- poi devi dimostrare la causalità tra l’azione e il danno, poi, se vuoi vietare l’azione, devi vedere quale tipo di diritto andresti a limitare,perché non sempre puoi, come abbiamo detto).A mio avviso, se verrà in questione l’art. 5, si porranno i soliti problemi che pone sempre questa norma, oggi.Anche se i divieti che da essa discendono, attualmente, sono veramente pochissimi rispetto a quello che potresti pensare leggendola, ed il suo significato è stato praticamente capovolto.
Infatti l’art 5 è stato reinterpretato alla luce della costituzione:nessuno ti impedirà mai di fare un piercing, perché subito la giurisprudenza dice che c’è la libertà della persona, che si esprime anche nel manifestare la propria identità attraverso mutamenti anche fisici del corpo:e siccome la costituzione è norma gerarchicamente sovraordinata rispetto all’art. 5, prevale sempre in caso di conflitto: e non solo una persona può fare il piercing o il tatuaggio senza doversi umiliare a chiedere il permesso alla collettività, la quale non vanta più sul tuo corpo nessun diritto, ma può, ed è quel che più conta, cambiare sesso,(la legge sul transessualismo è collegata proprio all’art 5 cc!!vedi i poteri dell’interpretazione: altro che divieto di disporre del corpo.), perché è nella libertà della persona sviluppare la propria identità secondo la propria natura:e la collettività non ti verrà mai a dire che non puoi farlo, perché con questo puoi “diminuire la qualità della vita di tutti”:eppure vedi bene che forse puoi, perché sai i disagi familiari,sociali, l’infinità di problemi giuridici che questo può comportare.Ma non possiamo, solo per questo, impedire a quell’essere umano di disporre del proprio corpo come ritiene più giusto per sé, e non per noi:dal tatuaggio, al cambiamento del sesso.).Allora, giuridicamente, come puoi ottenere quello che tu dici, realizzare le istanze a cui sei sensibile?Devi guardare nell’ambito dei rapporti economici.(ad es, il concetto di funzione sociale della proprietà).Quando tu parli dell’uso improprio di risorse pubbliche, come l’acqua, fai un ragionamento che infatti è giuridico, ed io mi auguro che quello che dici possa trovare una realizzazione attraverso la legge, ed è tecnicamente possibile che questo accada. Quando parli di “far entrare la legge anche nel campo della disposizione del proprio corpo”, o del diritto di sacrificare il bene di uno, per il bene maggiore di un altro, parli di una cosa il cui pericolo, il cui spirito, e la cui incostituzionalità spero ti appaiano ormai evidenti.
Comment by Ludò — 11-06- 2005 @ 4:08 pm
La legge 91/99 vieta il commercio di organi e tessuti. Non solo: vieta l’esportazione di organi e tessuti verso paesi in cui se ne faccia commercio. Anche questa legge si lega all’articolo 5 del Codice Civile, poiché pone dei limiti alla disposizione del proprio corpo. Non mi sembra però che abbia nulla di fascista. Impedisce al poveraccio di vendersi un rene per fare un po’ di soldi. Dal vietare la vendita di tessuti al vietare la vendita di liquido seminale il passo è breve.
Per quanto riguarda il problema di costringere una donna a impiantarsi un embrione contro la propria volontà, mi sembra che porterebbe a vietare sempre la fecondazione assistita. Non si può costringere una donna a impiantarsi gli embrioni, ma non si può nemmeno permettere ad una coppia di chiedere a dei tecnici di creare una vita umana e dire poi “no, scusate, ci siamo sbagliati, fatene quello che vi pare”. Se non è possibile costringere ad essere responsabili, dev’essere possibile però impedire a chiunque di giocare con la vita.
Comment by antonio vigilante — 12-06- 2005 @ 5:05 pm
“Dal vietare la vendita di tessuti al vietare la vendita di liquido seminale il passo è breve.”.
Dal vietare la vendita del liquido seminale al vietare la donazione del liquido seminale il passo è grande.(Infatti quella stessa legge che vieta la vendita del rene, ne permette la donazione).
“Per quanto riguarda il problema di costringere una donna a impiantarsi un embrione contro la propria volontà, mi sembra che porterebbe a vietare sempre la fecondazione assistita.”
Mi trovi perfettamente d’accordo.Io troverei molto più coerente la posizione di chi vietasse in toto la fecondazione assistita, che non quella di chi la permetta a queste condizioni.Ma allora se ti chiedono se vuoi abrogare questa legge, devi rispondere si, non no.
Inutile ripeterti, che io se avessi problemi vorrei fare la fecondazione assistita, ma non vorrei giocare con la vita, e che questo è solo un tuo, opinabilissimo giudizio.
Comment by Ludò — 12-06- 2005 @ 5:22 pm
Il fatto che una donna si faccia “mettere incinta”, per usare l’espressione del filosofo, da un terzo, è un comportamento che appartiene alla vita della coppia, e che la comunità non può né sanzionare né approvare. Nel caso della fecondazione eterologa, non c’è solo il coinvolgimento di un terzo che poi la coppia, sempre per usare l’espressione del filosofo, “lascia fuori dalla sua vita”: c’è anche il coinvolgimento di un quarto, che è lo scienziato, il tecnico. Ora, con il quarto si esce, mi sembra, dal privato per entrare nel pubblico.
Caro Antonio,
dico subito che questo argomento mi lascia molto perplessa, per un motivo molto semplice:
non è vero che storicamente e antropologicamente la procreazione naturale sia sempre stata un fatto privato degli individui e delle coppie, mentre quella artificiale (o medicalmente assistita) ha introdotto un elemento di novità che consiste nel l’impatto sociale, che prima non esisteva.
In tutte le culture del pianeta, da sempre i gruppi hanno fatto di tutto per allungare le mani sul controllo sociale della procreazione naturale. In qualche caso anche in modo molto crudi, come la segregazione fisica delle donne, i matrimoni combinati, le pene severissime riservate agli adulteri, o gli infanticidi selettivi.
Essere arrivati alla conclusione acquisita che le scelte riproduttive siano un fatto personale è stata una grande conquista, spuntata col sangue, contro quella visione arcaica che sosteneva invece che dovessero essere poste al vaglio dell’intera comunità.
A questo punto, però, gli oppositori della PMA dovrebbero spiegare per quale motivo le scelte riproduttive, una volta conquistate nell’ambito dei diritti individuali, dovrebbero tornare ad essere distinte, ed essere considerate personali o no, solo ed esclusivamente in base alla fortuna che ci si è trovati.
Io vedo un dato di fatto molto semplice:
- quando ho voluto riprodurmi io, che ho avuto la fortuna di essere sana e fertile, nessuno è venuto a impicciarsi delle mie scelte, nessuno mi ha chiesto perché volevo farlo, nessuno ha cercato di scoraggiarmi dicendo che ero egoista, e nessuno ha storto il naso chiedenodmi “ma perché non adotti?…”
- invece, se vuole farlo una donna assolutamente identica a me, se non per la sfiga di essersi trovata le tube chiuse o il marito oligospermico senza esserseli certamente cercati, allora tutti si sentono in diritto di impicciarsi sul perché lo fa, perché ci tiene così tanto, sul perché non ha pensato ad adottare, su quali argomenti porta a suo sostegno… e di fatto pretendono da lei (anzi, più propriamente, dalla coppia) che si sbracci a dimostrare di non essere egoista e di avere ragioni sufficienti per farlo.
Perché questi due pesi e due misure?
Insomma, l’essere più o meno fortunati obbliga ad avere codici morali diversi?
Non mi convince proprio.
saluti
Lisa
Comment by paniscus — 19-06- 2005 @ 3:18 pm
“Alle condizioni che indichi, non avrei alcuna difficoltà a ritenere lecita ed opportuna la pratica della fecondazione eterologa.” Questa frase, in risposta a b.georg, vuol dire che ho preso atto che le mie argomentazioni contro la fecondazione eterologa erano deboli. L’argomento specifico forse si potrebbe ancora difendere, ma non ho alcuna voglia di falo, essendomi persuaso che non ci sono obiezioni meno che cavillose contro la fecondazione eterologa. Restano le mie perplessità sulle altre questioni sollevate dai referendum. Naturalmente, anche su quelle è possibile che cambi idea.
Non sapevo che Paniscus fosse il tuo blog. Mi congratulo.
Comment by antonio vigilante — 19-06- 2005 @ 4:25 pm
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