Per tranquillizzare i suoi sonnacchiosi spettatori riguardo all’influenza de’ polli, il Tiggicinque manda un servizio che è un lunghissimo spot in favore di quel tale, come si chiama? sì, quell’Amadori lì. Il quale si porta a spasso il giornalista nella sua azienda, fa il buon padre di famiglia, controlla qua, strizza l’occhio là, spiega che i suoi polli li mangia lui per primo e poi, s’intende, li mangiano tutti i suoi dipendenti, e alla fine offre a quel tristo un’ala di pollo cucinata da lui in persona. Bene, bello, molto bello.
Ogni due mesi, ma anche forse ogni mese - diciamo quando non ci sono altre notizie - il Tiggicinque manda il solito servizio sull’alimentazione vegetariana, in cui l’esperto di turno (degno compare del giornalista da pollaio) spiega quanto segue: che l’alimentazione vegetariana è ormai di moda; che consiste nel non mangiare carne né pesce; che è pericolosa perché abbiamo bisogno di mangiare di tutto. Se ha un minimo di coscienza, l’esperto di turno precisa che ad essere pericolosa è un’alimentazione senza nemmeno latticini e uova - e quindi a rigore la pericolosità riguarda l’alimentazione vegana (cosa peraltro discutibilissima), non quella vegetariana; ma questi sono dettagli sui quali anche l’esperto coscienzioso sorvola volentieri.
Quello che né il giornalista da pollaio né l’esperto di turno diranno mai è che la carne fa male. Fa male in sé, fa male perché se ne mangia tanta, fa male perché è piena di antibiotici ed estrogeni. Fa male: fa venire il cancro, fa male al cuore, fa venire il seno alle bambine di tre anni, eccetera. Non lo diranno mai perché sono dei venduti. Perché il signor Amadori gli dà un sacco di soldi. Tanti soldi da riuscire a trasformare un servizio giornalistico in uno spot pubblicitario.