minimo karma    retomar o pedaço que falta

Diario

Ho preso l’abitudine di stringere, accarezzare la mia tazza di tè come si stringe, si accarezza un viso di donna. E di bere il tè come si beve, dalla bocca di una donna, la gioia di vivere. Tutto è nelle piccole cose: tutto è non distrarsi con i valori, i progetti, il domani.
Solo gli uomini liberi sono graditi gli uni agli altri, dice Spinoza.

Pubblicato il 30-11- 2005 9:42 am | Commenti (2) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Cucina

Gran cosa il risotto con il coriandolo ed il curry. Se invece vi venisse voglia di provare come viene l’orzo con piselli e curcuma, lasciate stare: la mia pattumiera ha apprezzato molto, io un po’ meno. (Anche se piselli e curcuma è un abbinamento da ritentare.)

Pubblicato il 22-11- 2005 6:08 pm | Commenti (2) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Segnalazioni

Nel sito di Muntu è possibile scaricare il secondo percorso, su Freud.

Pubblicato il 17-11- 2005 5:19 pm | Commenta questo post (0) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Diario

William Morris, Notizie da nessun luogo, Garzanti; Samuel Butler, Erewhon, Adelphi; Pirsig, Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, Adelphi; H. G. Frankfurt, Stronzate. Un saggio filosofico, Rizzoli; H. P. Lovercraft, Le montagne della follia, Newton Compton; E. Zolla, La filosofia perenne, Mondadori; E. Berti, Le vie della ragione, Il Mulino; Francis Fukuyama, Esportare la democrazia, Lindau; Ghesce Ciampa Ghiatso, Un oceano di amore, Je Tzong Khapa; H. E. Richter, Convivere con l’ansia, Bompiani; Locke, Saggio sull’intelletto umano, Bompiani.

Pubblicato il 3:36 pm | Commenta questo post (0) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Un umile operaio nella vignetta del Signore

L'Operaio!

Pubblicato il 16-11- 2005 10:51 pm | Commenta questo post (0) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Note di apprendistato

Il primo ricordo che trovo non è né bello né brutto. Sono all’asilo, non so dire chi mi è accanto, mi sento un po’ spaesato, ma la maestra ci insegna a fare il rumore della pioggia tamburellando le dita sul banco, e questo è divertente. Mi vedo poi in ospedale. C’è un bar, riconosco distintamente il pavimento di marmo, e da qualche parte in alto c’è uno Zorro di plastica pieno di caramelle. Dico a mia nonna che lo voglio. Mia nonna me lo compra. Ancora in ospedale. Sono a letto, credo che il letto si trovi a sinistra nella stanza, mi pare che accanto ci sia una specie di paravento più che una parete vera e propria. Provo delle sensazioni difficili da spiegare. E’ come se tutto quello che sono fosse concentrato nelle mani, anzi nel pugno sinistro. Mia nonna grida, chiama i medici. Buio. Mi risveglio a scuola. La prima elementare. Ho cominciato a frequentare le lezioni con molto ritardo e non ho mai recuperato, soprattutto dal punto di vista relazionale. Mi vedo all’ultimo banco. Un banco centrale. Non ricordo chi mi è accanto. La maestra mi piace, è molto dolce, ma non mi sento a casa. Ho bisogno di fare la pipì, dovrei alzare la mano e chiedere di andare in bagno, ma così attirerei su di me l’attenzione di tutti, e poi mi vergogno di dire davanti alle bambine che ho bisogno di fare la pipì, ed allora non dico niente. Me la faccio addosso. Ancora scuola. Viene mia madre, per non so quale motivo. Devo alzarmi. Lo faccio goffamente, batto la testa contro la finestra. Mi fa male, ma soprattutto mi vergogno come un cane.
Di notte mi sequestrano, mi portano in una grotta e mi cuciono gli occhi. Oppure accade che tutta la città è sconvolta dall’arrivo di un mostro terribile, che arriva nel mio vicolo, cerca proprio me, allunga il braccio verso di me. O: sono un soldato crociato sul suo cavallo; il nemico è più forte di me: mi colpisce, la sua lancia attraversa il mio corpo, io avverto distintamente il dolore, mi sveglio cercando di gridare, ma non riesco.
A scuola. La maestra dolce è andata via. A Bologna, pare. Ma ora è tornata, è tornata per salutarci ed abbracciarci un’ultima volta. Sono geloso di lei, penso che lei voglia più bene a me che agli altri, mi aspetto che venga da me e mi abbracci forte e mi dica che mi vuole bene, ma lei mi tratta come gli altri e poi va via. Io resto confuso. Soffro molto.
E’ poco, troppo poco.

Pubblicato il 15-11- 2005 11:37 pm | Commenti (1) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Diario

Istoria di Suor Giulia di Marco. L’eresia della carità carnale nella Napoli del Seicento.
Completato, occorre appena qualche ritocco. Manoscritto anonimo del Seicento con mia introduzione e note. Uscirà se e quando il direttore della Biblioteca Provinciale di Foggia ne autorizzerà la pubblicazione.
Sacro e massacro.
Saggio sui rapporti tra umanesimo e massacro. Consistenza attuale: ventisette cartelle, per lo più di appunti disordinati. Completarlo richiederebbe uno sforzo di riflessione, di documentazione e di volontà di cui al momento non sono capace. (Raccogliere gli articoli sull’assedio di Falluja.)
I fiori di altri mondi. Antologia dell’utopia, dell’ucronia, dei viaggi fantastici e dei mondi possibili.
Consistenza attuale: sei cartelle. Buone prospettive di completarlo in tempi non troppo lunghi.
Il cielo in terra. La filosofia vivente di Gandhi.
Consistenza attuale: frontespizio ed esergo. Articolo mentalmente il capitolo sull’educazione. Titolo idiota, ma non ne trovo uno migliore.
Icaria.
Saggio su Etienne Cabet per la rivista Ellin Selae. Consistenza attuale: una pagina bianca con la scritta Icaria. Scrivo mentalmente l’inizio: la storia della rivoluzione guidata da Icare, quindi descrizione di Icaria, quindi presentazione di Cabet. Dovrei tradurre le pagine di Fichte su Cabet, o cercare la traduzione italiana in Biblioteca.

Pubblicato il 13-11- 2005 8:00 pm | Commenta questo post (0) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Scuola

(more…)

Pubblicato il 12:09 pm | Commenta questo post (0) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Note di apprendistato

Ti sei imbattuto molto volte nell’affermazione che tutto è irreale, vano; che il mondo è sogno o teatro; che la vita ha la concretezza di un fantasma e la serietà di un gioco. Ogni volta sei rimasto colpito da queste affermazioni, ed ogni volta hai superato il leggero smarrimento tastando la solidità delle cose. Vorrei provare a mostrarti la cosa da un punto di vista né poetico né religioso (poiché so che la poesia e la religione ti suggestionano, ma non ti convincono).
Il punto dal quale bisogna partire è questa affermazione: tutto ciò che è, è composto di parti. E’ una affermazione difficilmente contestabile. Soprattutto, è una affermazione che appartiene alla scienza, non alla fede. E’ la scienza a mostrarci che tanto gli organismi viventi quanto i corpi inanimati sono scomponibili. Quella che un tempo era intuizione dei filosofi, oggi è verità scientifica. Sappiamo che un corpo vivente è fatto di organi; sappiamo che gli organi sono fatti di cellule; sappiamo che le cellule sono fatte di molecole; sappiamo che le molecole sono fatte di atomi; sappiamo che gli stessi atomi sono divisibili. Tutto ciò che è, è quindi scomponibile. Ciò che vedi, può essere altro da ciò che vedi. Tu stesso sei scomponibile nei tuoi organi, nelle tue cellule, nei tuoi atomi. Scomporti nelle tue parti è quello che il Buddha ti invita a fare nel Mahasatipatthanasuttanta. E’ come se prendessi un sacco pieno di granaglie e, rovesciatone il contenuto, analizzassi e distinguessi il riso, il farro, il grano, dice. Così tu stesso, dentro l’involucro della pelle, sei fatto di tante cose: “In questo corpo ci sono capelli, unghie, denti, pelle, carne, nervi, ossa, midollo, reni, cuore, fegato, diaframma, milza, polmoni, mesenterio, intestino, stomaco, feci, bile, flemma, pus, sangue, sudore, grasso, lacrime, sebo, saliva, muco, liquido sinoviale, urina” (Mahasatipatthanasuttanta, 5, in La rivelazione del Buddha, vol. I, Milano 2001, p. 341). L’idea di compiere un esercizio simile ti ripugna. Tu, come tutti, ami poco guardarti dentro, in senso prettamente fisico; considerare le tue frattaglie. In un certo senso, noi non siamo corpo, nella nostra quotidianità. Intrecciamo il sentire corporeo, l’immagine corporea ed il simbolismo corporeo in modo immateriale, costruendo la persona che siamo. Raramente cogliamo l’opacità del corpo.
Io ti invito ad andare oltre. Non solo ad afferrare un coltello ed a farti mentalmente a pezzi, ma a far tuo uno sguardo assoluto ed a guardarti nei tuoi elementi costitutivi più infimi. L’esperienza è ancora più disperante, anche se meno disgustosa. Non ti troverai più di fronte le tue frattaglie, i polmoni ed il pus, i globi oculari e le feci, certo. Ma questa frattaglie sanguinolente erano ancora, in qualche modo, te. Ora scoprirai, invece, che di te non resta più nulla.
Siedi dunque in posizione di meditazione: incrocia le gambe come meglio ti riesce. Chiudi gli occhi e respira lentamente. Ricorda le parole del Buddha. Sezionati, scomponiti. E va’ oltre. Esplodi nei tuoi atomi e quindi sciogliti nell’ambiente. In realtà nulla è esploso: tu sei sempre stato quello. Sei sempre stato nulla. I tuoi atomi si confondono con gli atomi del pavimento su cui siedi e dell’aria che respiri. Tu non esisti. Ora vedi bene cos’è la morte. Seduto nella tua stanza, tu sei morto. Se ti piace chiamare Dio quella massa indistinta di atomi che vedi, puoi dire che sei tornato a Dio; se preferisci chiamarla Nulla, puoi dire che hai toccato il Nulla. Non è importante, questo.
Ma tu hai paura. Hai paura di morire, o forse di impazzire. Sapere che non sei se non uno dei livelli di organizzazione del reale, in nessun modo ultimo o decisivo; sapere che la morte c’è sempre, e che in realtà sei già morto; sapere che la persona che sei ha meno consistenza di una maschera di teatro: tutto ciò è inaccettabile. Una simile consapevolezza, dici, è contro natura. Ogni organismo cerca di perpetuare se stesso, di sostenersi, di aggrapparsi alla vita, mentre ciò di cui io parlo è un darsi spontaneamente alla morte, dici. E’ vero. E’ anche vero che ogni essere cerca disperatamente la sua morte, e soffre perché non trova che morti provvisorie, inappaganti, non risolutive. Ogni essere cerca di tornare là da dove viene, di risalire la corrente, di deporre il peso dell’illusione. Nessun essere si sviluppa verso forme di vita più complesse, osservava Freud, se non è costretto da necessità esterne. La semplicità dell’ ameba è più vicina al vero della complessa organizzazione umana.
Nella tua stanza, deciso a darti la morte, puoi percorrere a ritroso il cammino dell’evoluzione, assumere le molteplici e sempre più elementari forme di vita, fino a diventare un’ameba ed un protozoo. Quel che segue è il mondo del senza forma e del senza morte.

Pubblicato il 11-11- 2005 12:29 pm | Commenti (2) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Cose così

Fineco

A quanto pare questi di Fineco mi conoscono bene. Per pudore, immagino, hanno taciuto però la ragione principale: perché non mi piace dare i miei soldi a chi commercia in armamenti.

Pubblicato il 10-11- 2005 4:10 pm | Commenti (1) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Ballate ed altri versi

Ho sognato un collegio del “Roncalli”*.
C’erano grida come di mercato,
qualche collega s’era addormentato
qualche altro sgranocchiava dei taralli.

Ho sognato, e mi sono spaventato.
Alcuni, giuro, come dei cavalli
furiosi minacciavano sfracelli
davanti all’uditorio sconcertato.

Ma la buriana presto s’è placata,
anzi s’è volta in festa e in carnevale.
Come se fosse un gioco da bambino

su due piedi (grandioso!) s’è approvata
in massa la proposta progettuale.
Tra un taralluccio e un bicchierin di vino.

* Il mio liceo.

Pubblicato il 08-11- 2005 10:02 pm | Commenta questo post (0) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Un umile operaio nella vignetta del Signore

Sua Santità!

Il look di Papa Ratzinger
Spuntano le scarpe Prada

Pubblicato il 05-11- 2005 3:53 pm | Commenti (1) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Ballate ed altri versi

Cristo s’imbatte in una nigeriana
dalle parti di via della stazione.
Vorrebbe combinare qualche cosa,
ma occorre tatto, perché lui è un signore.

Le si avvicina e le parla d’amore.
Lei non comprende. “Sarà una puttana”,
pensa lui, e le offre del denaro.
Lei lo rifiuta con indignazione.

Cristo, fuori di sé, la prende a botte:
“Non trovo nulla in te, donna da niente.
Non vendi nulla, femmina impossibile.”

Dalle stelle precipita la notte.
Dorme da un pezzo già la brava gente.
Da qualche parte singhiozza una vergine.

Pubblicato il 01-11- 2005 3:46 pm | Commenti (1) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita
Foto

Juden Raus

Foggia, chiesa di S. Francesco Saverio (detta “delle colonne”).

Pubblicato il 3:45 pm | Commenti (1) |
Proponi su OkNotizie Posta su Segnalo Segnala su Technorati Segnala su Wikio Segnala su Del.icio.us Segnala su Digg Segnala su Technotizie Segnala su Faiinformazione Segnala su Diggita

(c) 2003-2009 antonio vigilante
Blog ospitato da Blogsome
Se trovi chiuso, non disperare: prima o poi riapre.

Creative Commons License
Questo blog è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons