Disgraziato Catullo smetti, smettila
di folleggiare: lascia, lascia andare.
Erano giorni lieti, dolci, candidi
quando seguivi lei dove voleva,
lei amata da te quant’altra mai
da nessuno - e mille, mille giochi
d’amore lei voleva, tu volevi.
Erano giorni lieti, dolci, candidi.
Lei adesso non vuole: tu nemmeno
devi volere. Lascia, lascia andare
disgraziato: allontana la miseria
renditi forte e puro ed ostinato.
Stammi bene, ragazza. Ora Catullo
più non ti cerca, più non ti desidera:
ma senza desiderio soffrirai,
scellerata. Che vita ti rimane?
Chi avrai accanto? A chi sembrerai bella?
A chi dirai “ti amo” e “sono tua”?
Chi bacerai? A chi morderai il labbro?
Tu resisti, Catullo. Non piegarti.
(8 agosto 1996-1 dicembre 2005)







Che bellezza…
A me piace moltissimo anche “Ille mi par esse deo videtur…”.
Ma che fine ha fatto il verso “et quod vides perisse, perditum ducas”?
Comment by Shamar — 20-09- 2006 @ 9:05 pm
Ehm… scusa.
Forse l’hai tradotto “lascia, lascia andare”…
Scusa, non avevo colto.
Mi è sempre piaciuto l’accostamento fra morte, la perdita e la follia, oltre alla musicalità fra “perisse perditum”.
Comment by Shamar — 20-09- 2006 @ 9:09 pm