Prefazione

Se le mie visioni non sono gradevoli quanto quelle dei nostri begli spiriti, esse hanno almeno il vantaggio di non offendere né la religione, né la ragione. Cedo volentieri l’onore del materialismo e dell’eterodossia a chiunque voglia adornarsene.
Si dirà che le mie idee non sono nuove, ma a torto. Chi ha mai letto presso i moderni o presso gli antichi che noi serviamo da giocattolo agli Spiriti Elementari, come gli animali per noi! I Genii sono stati conosciuti in ogni tempo; ma si conosceva, prima di oggi, il loro modo di agire nei nostri confronti?
Se il mio sistema sembrasse straordinario, risponderò che i Demoni che ci tormentano, e che sono delle Potenze delle tenebre diffusi nell’aria, devono contribuire a rendere la Storia degli Zaziri almeno verosimile.
Io non pretendo che delle particelle d’aria o di fuoco possano pensare, perché non sono né un poeta né un filosofo moderno; ma dico che gli Spiriti uniti a degli elementi, come le nostre anime lo sono ai corpi, hanno la facoltà di comprendere e di sentire. Se m’inganno, almeno l’errore non sarà pericoloso.
Ho chiamato Zaziri, con un nome che viene dai cinesi, gli Spiriti Elementari, perché è oggi cosa elegante prendere a prestito dei termini eterocliti per farne dei titoli di opere.
Quest’opera, che mi è servita di ricreazione dopo la composizione di un libro serio, avrebbe potuto essere meglio elaborata; bisogna riconoscere che è suscettibile di miglioramenti: ma ho creduto doveroso occuparmi rapidamente di un opuscolo di questo genere.
Da certi tratti ci si potrà accorgere che non amo la ciarlataneria; quanti autori, a proposito deglgli Zaziri, avrebbero supposto un manoscritto trovato non si sa come e non si sa dove, e la cui traduzione sarebbe stata annunciata con enfasi!
Riderei di buon cuore, e ne avrei il diritto, se mi si criticasse seriosamente; ma non me lo aspetto. Non intravedo, tra i miei censori, che qualche preteso purista, che nel giro di venti o trenta righe proverà che lo stile non è abbastanza corretto, e che vi sono frasi che l’Accademia non avrebbe il coraggio di leggere. Ebbene! chiedo venia a Lorsignori, i nostro prosatori.
Io so che le opere d’oggi debbano sembrare alle nostre coquette; occorre del belletto, se si vuole che piacciano, ma credo ancora ai pregiudizi dei secoli andati; si credeva che la natura valesse più dell’arte.
Essendo null’altro che una specie di assaggio che indica al pubblico il pezzo che si va a presentare, ogni prefazione deve essere poco estesa; ecco dunque quanto basta per giudicare il resto. Gli italiani ed i tedeschi, questi autori di dediche e di prefazioni eterne, mi biasimerebbero certamente, ed io mi applaudirei per il loro biasimo.
Conosco abbastanza il mondo da indovinare a quali persone questo libro piacerà e quelli che lo percorreranno con una specie di piacere. Non c’è opera che non sia relativa, che non venga biasimata o lodata a seconda del modo in cui si è colpiti; e spesso, quando non si osano contraddire delle verità, ci si vendica scatenandosi contro lo stile oppure accusando di plagio l’autore che non piace. Così, chi ama gli spettacoli prende in odio chiunque attacchi i teatri; lo schiavo delle mode e della futilità dichiara indecente e cattiva qualunque critica che colpisca l’abbigliamento e la messa in piega: ma la Ragione, che scrive allo scopo di correggere le ridicolaggini, plaude alla satira dei cattivi buffoni, ed il vero filosofo non è toccato dai loro clamori.
Bisogna rispettare la religione, onorare i sovrani, tacere sui governi, evitare le personalità, e quindi prendersi beffa di tutto ciò che resta. Coloro che si riconoscono nelle descrizioni generali o nei ritratti, devono correggersi, e non lamentarsi come delle persone tanto malvagie da farne delle applicazioni odiose e contrarie allo spirito sociale. Se si temono le allusioni, non si dovrebbe andare né agli spettacoli né alle prediche; io trovo in Moliere e in Bourdalone tutti gli uomini d’oggi. Ogni raffigurazione dei costumi rappresenta necessariamente qualcuno, altrimenti non è naturale; ma i piccoli geni riferiscono a sé, o ai loro vicini, ciò che può riguardare indistintamente tutti i paesi. Il ritratto del vanesio non ha delle copie a Roma come a Madrid, a Vienna come a Parigi, a Londra come a Petersbourg? E non sarebbe ridicolo volerlo restringere a una sola persona o a un solo luogo? Felice l’uomo che, sempre equo, dimentica gusti e pregiudizi quando legge un’opera, e non giudica un libro che secondo la ragione! Ma io parlo del filosofo; e la maggior parte dei lettori non sono che spiriti falsi, ai quali bisognerebbe proibire la lettura, come si vieta il nutrimento ai malati. Mai si è letto quanto oggi, e mai si è letto con meno rettitudine e meno discernimento.

L’Empire des Zaziris sur les humains, ou la Zazirocrathie, Dsmgtlfpqxz, Pekin 1761.

2- Continua.