All’indomani della giornata della memoria, un’alunna di seconda scrive che “Hitler ha fatto bene a fare quello che ha fatto”. Questa mattina sono andato a scuola deciso a fargliela pagare. Mi sono portato dietro In Shchite-Stot di Chaim Nachman Bialik, deciso a leggerglielo tutto, dal primo all’ultimo verso. In yiddish. Ma lei non c’era, ieri è stato il suo compleanno ed oggi non le è riuscito di alzarsi in tempo per essere tra noi. La lettura è rimandata.
I luoghi che per eccellenza alimentano la stupidità sono le famiglie. Anche le scuole, certo; ma soprattutto le famiglie, le detestabili famiglie italiane, con il pater familias a capotavola e la moglie servetta e la televisione accesa sul cinque. Anche le chiese danno il loro contributo, in genere in modo sottile, anestetizzando lentamente, instillando giorno dopo giorno gocce di stupidità con gli assurdi rituali cattolici e la demenzialità della concezione d’un Dio che fa crepare un figlio per salvarne altri e tutto quanto il resto. In qualche caso, si toccano vere e proprie vette di stupidità. E’ quello che è successo a don Michele Chimenti, il pretastro di Poggiofranco che durante l’omelia ha ripreso, esaltandole, tutte le più becere tesi negazioniste, finendo con la richiesta di innalzare una statua a Mussolini.
Dev’essere bello poter parlare a molta gente, dire il bene e il male, guidare il gregge. Ma è anche bello scrivere versi.

Don Michele Chimenti dice messa.
Alla gente che cerca verità
vende merce avariata e truffaldina,
menzogna su menzogna su menzogna.

Non gli basta esibire la carogna
d’un Dio sconfitto con la testa china:
nega che ci sia stata la Shoà,
che tanta gente sia stata soppressa

nel modo più vigliacco, più perverso.
Parla intanto il suo boss d’un Dio d’amore.
La Chiesa, cazzo, ha mille, mille teste

e ognuna mente in un modo diverso.
Tacerà un giorno: e allora, con stupore,
saremo liberati dalla peste.