Sto leggendo Dies Irae di Giuseppe Genna. Bel libro, pare: ma questa non è una recensione.
Il libro parte dalla tragedia del piccolo Alfredino, che non poco ha influenzato la vita di chi, come me, si è trovato a nascere negli anni Settanta. A pagina 187 si arriva al 1989. Dell ‘89, che è l’anno in cui mi sono diplomato e quindi iscritto all’Università, ricordo i Fine Young Cannibals, la Lambada e Francesco Salvi. Non ricordo invece assolutamente i Milli Vanilli, di cui parla Genna. Ed allora mi documento: questo bel sito sugli anni Ottanta ne parla così:

Ma non é tutto oro ciò che luccica: nella primavera del 1990, si viene a sapere che i due nelle canzoni campioni delle hit in realtà avevano messo solo la faccia: la voce era in realtà di un trio di cantanti dietro le quinte, e i Milli muovevano solo la bocca. Lo scandalo che ne segue provoca un forte esaurimento nervoso per uno dei due componenti del duo, che di lì a poco preferirà il suicidio alla vergogna. Tristi storie, negli anni 80 della musica.

Giuseppe Genna invece scrive:

…i due finti travesta nelle loro canzoni ci mettono la faccia, la voce è in realtà di un trio di cantanti dietro le quinte, i Milli Vanilli muovono solo la bocca (la notizia diventerà pubblica di qui a qualche mese, lo scandalo che ne segue provoca un forte esaurimento nervoso a uno dei due componenti del duo, che di lì a poco preferirà il suicidio alla vergogna. Tristi storie fine Ottanta.

Dunque, i Milli Vanilli cantavano e vincevano i premi, ma in realtà non erano loro a cantare, ma altri. Giuseppe Genna parla dei Milli Vanilli, ma non è in realtà lui a parlare, ma uno che ne ha scritto in un sito Internet.
C’è dietro, naturalmente, un profondo messaggio sul senso del romanzo nell’era di Internet, o qualcosa del genere.

Sia chiaro che questo blog è chiuso, non c’è più, è kaputt, e che tutte le parole che leggete dopo l’annuncio della sua fine sono solo nella vostra testa, sono havelhavalim.