minimo karma    retomar o pedaço que falta

Diario, Libri

Ho recuperato un ricordo, questa mattina. Il mio vecchio preside che mi chiama per uno dei suoi predicozzi. Le mie chiacchierate con il vecchio preside erano rare, ma molto lunghe. Dice, ora, che devo stare attento, certo ognuno ha il diritto di leggere i libri che vuole e di pensare quello che gli pare, ma poi certi giudizi su di te pensano e ti condizionano per tutta la vita, ed anche se decidessi di lasciare la scuola sarei segnato. Dice che anche lui era così, tant’è vero che lo mandarono a fare il servizio militare a Pordenone e non gli fecero fare il corso da caporale eccetera. (Tutto questo bisogno di sicurezza. La fedina penale pulita, la buona condotta, la buona reputazione). Caporale è diventato dopo. A scuola.
Le mie pericolose letture di questo pericoloso giugno sono: Michel Foucault, Storia della sesssualità (Feltrinelli, 3 voll.), Corrado Alvaro, L’uomo è forte (Bompiani), Carl G. Jung, La libido, simboli e trasformazioni (Newton Compton), Enzo Bianchi, La differenza cristiana (Einaudi), Bruno Forte-Giulio Giorello, Dove fede e ragione si incontrano? (Paoline), Pulsatilla, La ballata delle prugne secche (Castelvecchi), Marco Rovelli, Lager italiani (Rizzoli).
Con Bianchi concordo quasi interamente (quasi), Forte e Giorello non hanno granché da dirsi, Alvaro scrive 1984 di Orwell con qualche anno di anticipo e con grande raffinatezza e profondità psicologica, Jung si trastulla con i suoi miti ed il suo sole fallico, Foucault è un grande, Marco Rovelli scrive un libro che in un altro paese susciterebbe una vera rivolta morale.
Ultimo arrivo: Michel Onfray, Teoria del corpo amoroso (Fazi). Noto le tre s del titolo di Foucault. Restano lì, francescanamente.

Pubblicato il 27-06- 2006 10:36 am | Commenti (3) |
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Note di apprendistato

Voi, grandi saggi, ditemi che cosa succede
Mostratemi che è accaduto di me
Mostratemi dove, come e quando
Perché simile cosa mi è toccata?

G.-A Bürger, cit. in Schopenhauer, Metafisica dell’Amore ed in Foucault, La volontà di sapere.

Pubblicato il 25-06- 2006 12:44 pm | Commenta questo post (0) |
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Cose così

Ho grande stima dei miei cinque lettori, che conosco uno per uno e so tutti attenti e più o meno politicamente impegnati: e tuttavia capita a volte anche ai più vigilanti di distrarsi e scivolare. Per questo mi permetto, su richiesta di Ludò, di ricordarvi di andare a votare, domani, perché questo referendum non necessita di quorum. Se poi riuscite anche a spiegare le ragioni del no a quelli - sono tanti, mortacci - che si eccitano per la riduzione del numero dei parlamentari, vi sono doppiamente grato.

Pubblicato il 24-06- 2006 6:16 pm | Commenti (5) |
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Note di apprendistato

Questa notte per le strade
tutte bianche dalla luna
passeranno tante fate.
Se ne accorgon solo i grilli
Cri, cri, cri, oh, oh bella
Sorellina addormentata.
Le fate non hanno violini
Suonano gigli e gelsomini.
Stelle tremate, bimbi sognate,
Cantan le fate…

Pubblicato il 23-06- 2006 9:59 am | Commenti (1) |
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Foto, Luoghi

Vieste

Vieste, il trabucco

Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Pubblicato il 22-06- 2006 7:01 pm | Commenti (1) |
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Tophet

Ah, no, non me lo chiedete: non sarò io a recensire La ballata delle prugne secche di Valeria, e ciò per una validissima ragione: il libro è dedicato (anche) a me. Non dirò, ergo, quanto mi piace la fenomenologia della mutanda, e della cellulite, e del culo. Ma non posso tacere la mia ammirazione per le pagine dedicate a Foggia. Le incornicerei, le fotocopierei e le distribuirei all’isola pedonale come volantino seu opuscolo, le attaccherei sul muro del Comune e della Provincia, la farei leggere ai bambini delle elementari, ne farei il manifesto d’un movimento d’opinione - naturalmente destinato all’insuccesso, per le ragioni spiegate nel manifesto stesso. E darei un bacio in fronte a Valeria.
Peccato che resti fuori del libro l’ultima coglionata nostra, la dimostrazione ennesima, ennesissima della nostra proctocefalicità - della nostra felicità proctocefalica, vorrei dire. Noialtri siamo sfigati secolari, ogni foggiano porta sulla pelle, visibili, i segni di secoli e secoli di calci in culo: ora il saccheggio, ora il terremoto, ora le bombe. Appena il tempo di rialzarti, che pum!, un altro calcio in culo. E’ per questo che il foggiano si è abituato a vivere costantemente curvo, a novanta gradi, mostrando il culo più della faccia. Ed a ringraziare chi lo prende a calci, ad ammirarlo, ad idolatrarlo.
Prendiamo le bombe. Gli angloamericani hanno fatto un macello (lo stratega, Harris, non a caso era detto “il macellaio”), piovevano bombe dal cielo che era una bellezza, le persone crepavano a migliaia, a migliaia. Una città che ha avuto migliaia di morti uccisi da bombe dovrebbe avere orrore per le bombe, e per ciò da cui cascano le bombe. Il popolo foggiano, invece, non soddisfatto di aver ottenuto una medaglia d’oro al valore militare (che valore militare c’è nel prendersi addosso le bombe?), ha pensato bene, nella testa del suo sindaco, di costruire addirittura il Monumento all’Aviere: un bel bombardiere, piazzato davanti alla nuova sede della Provincia. Ma guarda te che idee di cazzo vengono ai sindaci di sinistra. Io me lo vedo, ’sto coniglione, che s’alza la mattina e pensa di fare qualcosa, finalmente, di dare un segno tangibile alla città, qualcosa che ne interpreti l’anima e le aspirazioni, e che dopo aver fatto una chiacchierata col foggiano tipico al mercato del Rosati s’illumina tutto, e già vede la gloria foggiana concentrarsi ed esaltarsi nel mostro a riposo, nell’Ersatz pseudofallico. Che, sia detto per inciso, costerà quattrocentomila euro. Quattrocentomila.
Di buono c’è questo: il foggiano non medio, il foggiano non foggiano, che non sta a novanta gradi ed ha una faccia diversa dal culo - sembra incredibile, ma esiste anche un foggiano che non ha la faccia come il culo - potrà impiegare il tempo ad escogitare modi creativi per profanare il sacro bombardiere.

Foto ripresa da Bengodi Sity

Pubblicato il 21-06- 2006 8:49 am | Commenti (3) |
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Oware

E perché m’abbandoni donna tu?
antro di carne calda e desiderio
le tue mammelle perché m’abbandonano?
letto di febbre letto di delirio
le tue mani perché mi abbandonano?
ho misurato il mondo col tuo palmo
i tuoi occhi, perché mi abbandonano?

Perché mi abbandoni, sono uomo
e gli occhi non mi guardano
fiorisco come un fiore cattivo
un rovo che nessuna mano stringe
e gli occhi non mi guardano
sono un uomo sono un salariato
prendo la mia fatica e la mia paga
trafiggo la lucertola ed il sole
e gli occhi non mi guardano
ecco il figlio dell’uomo non ha un posto
dove posare il capo
antro di carne calda e desiderio
letto di febbre letto di delirio.

Pubblicato il 20-06- 2006 8:30 am | Commenti (2) |
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Note di apprendistato

Prega, dici: per modo di dire. Cos’è pregare? Dire delle parole interiori ad un Dio interiore? Ma le parole sono convenzioni. Anche la parola “Dio” è una convenzione. Alle parole corrispondono concetti, ma i concetti non sono le cose. Una rosa non è una rosa, con buona pace della Stein. Una rosa non è mai questa rosa. Una rosa è una rosa in astratto: il concetto di una rosa. E così io. Il Dio di cui parlano i libri non è mai il mio Dio. Chi può dire cos’è realmente preghiera? Guardare una lumaca che sta mangiando una pianta grassa, nel cortiletto di casa mia. Sentire tutta la fatica dell’esistenza, la dolorosa passività della pianta e la naturalissima crudeltà della lumaca - e avvertire il bisogno impellente, il desiderio bruciante di un mondo in cui la lumaca non mangi la pianta: non è preghiera?
E chi è ateo davvero? Dio non si può dire. Il Dio che è dentro di noi, e che è più grande di tutto ciò che è nel cosmo, è al di là del linguaggio. Chi parla di Dio lo ha già ucciso. Aderisce al concetto di Dio, non al suo essere. La comunità dei credenti non è che l’insieme delle persone che si sono accordate intorno ad un concetto. Io non posso fare parte di questa comunità, perché quel concetto è una cosa troppo misera rispetto a quello che sento. Perché rapportare quello che sento a quel concetto è un equivoco. Perché ogni concetto è una gabbia troppo stretta. Lo è per gli enti - una rosa non è una rosa -, come potrebbe non esserlo per l’Essere?
Io so solo che a volte il dolore delle cose si spezza, la linea orizzontale si interrompe, l’alto abbraccia il basso ed il basso abbraccia l’alto, la musica scende e sale le scale dell’universo, e le molecole le cellule gli atomi si trasformano in gioia. Questo so.

Pubblicato il 17-06- 2006 3:10 pm | Commenti (10) |
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Note di apprendistato

Parlava degli oggetti che si rompono, che non funzionano più, che diventano ingombranti ed inutili. E diceva che questo loro non funzionare più svela il mondo; svela, cioè, il fatto che viviamo in un mondo in cui nulla esiste per sé, tutto è utilizzabile, serve ad altro, trova in altro quella che lui chiamava “appagatività”. Nulla è più grande della punta di una foglia autunnale, diceva Chuang-tzu. Nulla, certamente, è meno utile. E nulla meglio di una foglia autunnale potrebbe aiutarci a tirare via tutta la vernice del mondo, a scivolare giù nel cuore delle cose.

Pubblicato il 3:01 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario

Se tenerezza cose nuove detta.

Pubblicato il 2:54 pm | Commenti (1) |
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Note di apprendistato

Pensare per esorcizzare se stessi. Quanto più odio il prossimo -propriamente, provo un disgusto che non riesco a convertire in compassione-, tanto più scrivo di nonviolenza.
*
“Quando passo giorni e giorni in mezzo a testi in cui si tratta unicamente di serenità, di contemplazione, di spoliazione, mi viene voglia d’uscire per la strada e spaccare il muso al primo che incontro.”
Cioran, Il Funesto Demiurgo.
*
“Sono ragazzi intelligenti, potranno fare molto”. Il colombo affonda il becco in una pozza d’acqua. Il cane si ferma. E’ testardo, non vuole attaraversare la strada. La padrona se ne lamenta ad alta voce. Trova solidarietà. Arriva l’autobus, e ne scende una ragazza bionda con un pantalone bianco, leggero. Si affretta come un automa.
E’ tutto terribilmente misterioso.
*
Prima o poi trovi la tua storia. Prima o poi incontri il tuo eroe personale, spezzi il tuo silenzio, gliene offri metà - e gli dici: “prendi, questo silenzio è carne della mia carne, questo silenzio viscoso e penetrante come resina è sangue del mio sangue”.
Il mio eroe è il figliuol prodigo. Ho bisogno della sua storia. Può essere che sia un eroe universale, e che la sua storia abbia un significato per tutti. Che sia anche una storia edificante. Così la narrano il Vangelo ed il Sutra del Loto.
Ma la raccontano dal punto di vista del padre. Non sanno che la gioia del ritorno e della riconciliazione.
A me interessa il racconto di Rilke nei Quaderni di Malte Laurids Brigge. La storia di colui che caparbiamente non voleva essere amato.
*
A volte faccio due passi per il centro. Al ritorno, penso a quanti balconi si affacciano sulle strade che ho attraversato. Centinaia. Penso a quanta gente vive in quelle case. Penso a quanti di loro vivono una vita d’inferno -per qualcuna delle tante cose che trasformano la nostra vita in un inferno. Penso a quanti di loro vorrebbero farla finita. O, che è forse una cosa più ragionevole, far finire gli altri, quelli che, lo sappiano o no, lo vogliano o no, trasformano la nostra vita in un inferno. Penso anche a quanti di loro hanno un’arma. E mi considero fortunato se mentre facevo i miei due passi kantiani per il centro nessuno mi ha sparato addosso.
*
Eppure scommetto che non riuscirei a trovare facilmente qualcuno disposto a farmi fuori.
*
Non mi va di Cristo il suo essere mezz’uomo. Se devo piegarmi a un Dio, voglio che sia totalmente altro dalla merda che siamo. Un albero o una pietra assoluta.
*
Io sono come uno di quei luoghi suggestivi, ma aspri, buoni per fare qualche giorno di vacanza quando ti va di sentirti un po’ alternativo, ma in cui non vorresti vivere davvero.
*
La tempesta che viene dal futuro, e si avvicina ai bambini tranquilli sulla spiaggia con i loro sassolini contati, mentre il cane ha già fiutato l’aria, e abbaia spaventato. Il puro, incontaminato dopo: che distrugge la memoria e l’appartenenza, la logica e l’ontologia, che uccide il linguaggio e lo sostituisce con un tenero balbettio -e non a caso s’è scelto un mezzo profeta che si chiama Tartaglia. Il dopo che non è, e per il quale non siamo. Il dopo, che porta l’allusione dove ci sono illusione e delusione. Il dopo che, visto dall’adesso, èun misero paradiso o inferno o terra pura. Il dopo che mi porta via i sassolini e la memoria stessa di me, così che io non possa nemmeno dire il mio nome.
Oggi ho in mente questa cosa strana.
*
Creazione, peccato, salvezza. Lavoro, compenso, riposo. Passato, presente, futuro.
Rovesciare tutto. Prima il non-ancora, e poi l’origine. Ordine non logico, ma escatologico. Tutto ciò che è stato non è mai stato. Dio non è mai esistito, l’uomo non è mai esistito. Non esiste la storia, non esistono le leggi della natura. Radici non nel passato ma nel futuro. Le tagliamo col nostro ostinato voler guardare dietro, col nostro tetro accertarci delle origini. E viviamo senza passione la nostra vita qualunque.
Guardare le cose partendo dall’incondizionato non-ancora. Ebbrezza. Esperienza di libertà. Follia che sana.
Ejeh asher ejeh, nella traduzione di Buber. Io sono colui che sarà.
*
C’era il manifesto funebre di Dino Frisullo. “E’ prematuramente scomparso a Perugia Dino Frisullo, pacifista”. Sotto una mano incerta ha aggiunto: “E-chi-se-ne-freca”.
Al diavolo, al diavolo tutti.
*
La rondine era ricoperta da tre pezzi di corteccia d’albero. Ho pensato a qualcosa d’antico, ma non posso dire d’aver capito. E quel volto, che pareva di cera, sul punto di sciogliersi: o sfigurato dall’acido. La natura si permette ordinariamente cose che noi uomini ci concediamo solo raramente. Diciamo così. Ma no, non posso dire d’aver capito.
Tu non puoi lasciarmi solo di fronte a queste cose. Lo sai che non sono forte, né intelligente.
Hai ragione tu, loro sono dappertutto e ci spiano (She set her white face to him, passive, like a helpless animal). Io non sono bravo a nascondermi (Her eyes gave him no sign of love or farewell or recognition).
Prima o poi mi prenderanno.

Pubblicato il 12-06- 2006 2:26 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario

Ieri sera guardavi il soffitto, steso sul letto, e pensavi al tempo. Sei anni, sei anni, sei anni che la conosci, pensavi, e sembra ieri, lei al primo banco, tu leggi Petrarca, e dici che è bello. Sei anni, ieri. Tra sei anni avrai quarant’anni. Sei anni, domani. Oggi. (more…)

Pubblicato il 10-06- 2006 8:26 pm | Commenta questo post (0) |
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Oware

Ossa del pomeriggio c’è la pioggia
mi alzo ed urlo cammino mi siedo
(ovunque sia ovunque io)
“sorride a canta adesso la mia vita
ora che non ci sei, piccola stella
crepa pure serena, tutto è bene”
sulle mie ossa scrive le parole
avverto l’incisione, opera il tempo
ed io non so la lingua, non capisco
le parole, non so leggere il tempo
non so leggere le ossa
ovunque sia ovunque io
e mi alzo e urlo io e prendo le mie ossa
e le porto all’ammasso al grande ossario
che il dio leggerà un giorno
chiudendo in un sospiro
i nostri pomeriggi le carezze
e le menzogne e i morsi sulla pelle
(ovunque sia ovunque io)
la stella che seguirono i padri
pulsa come un cuore come un cuore
pulsa e soffre come un cuore d’uomo
e precipita ed urla su nel cielo
mentre cade la pioggia intorno al pomeriggio
e la mia vita sorride e canta
rosa d’adesso rosa d’ogni tempo
ovunque sia ovunque io.

Pubblicato il 08-06- 2006 11:06 am | Commenti (1) |
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Diario, Segnalazioni

Un pamphlet bellissimo, provocante e dissacrante, quello di Vigilante, che mette a nudo, dal di dentro, le contraddizioni della scuola italiana, i suoi riti, il suo linguaggio.

Qui Teresa Maria Rauzino recensisce La barchetta di Virginia.

Pubblicato il 05-06- 2006 2:39 pm | Commenti (7) |
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