Pensare per esorcizzare se stessi. Quanto più odio il prossimo -propriamente, provo un disgusto che non riesco a convertire in compassione-, tanto più scrivo di nonviolenza.
*
“Quando passo giorni e giorni in mezzo a testi in cui si tratta unicamente di serenità, di contemplazione, di spoliazione, mi viene voglia d’uscire per la strada e spaccare il muso al primo che incontro.”
Cioran, Il Funesto Demiurgo.
*
“Sono ragazzi intelligenti, potranno fare molto”. Il colombo affonda il becco in una pozza d’acqua. Il cane si ferma. E’ testardo, non vuole attaraversare la strada. La padrona se ne lamenta ad alta voce. Trova solidarietà. Arriva l’autobus, e ne scende una ragazza bionda con un pantalone bianco, leggero. Si affretta come un automa.
E’ tutto terribilmente misterioso.
*
Prima o poi trovi la tua storia. Prima o poi incontri il tuo eroe personale, spezzi il tuo silenzio, gliene offri metà - e gli dici: “prendi, questo silenzio è carne della mia carne, questo silenzio viscoso e penetrante come resina è sangue del mio sangue”.
Il mio eroe è il figliuol prodigo. Ho bisogno della sua storia. Può essere che sia un eroe universale, e che la sua storia abbia un significato per tutti. Che sia anche una storia edificante. Così la narrano il Vangelo ed il Sutra del Loto.
Ma la raccontano dal punto di vista del padre. Non sanno che la gioia del ritorno e della riconciliazione.
A me interessa il racconto di Rilke nei Quaderni di Malte Laurids Brigge. La storia di colui che caparbiamente non voleva essere amato.
*
A volte faccio due passi per il centro. Al ritorno, penso a quanti balconi si affacciano sulle strade che ho attraversato. Centinaia. Penso a quanta gente vive in quelle case. Penso a quanti di loro vivono una vita d’inferno -per qualcuna delle tante cose che trasformano la nostra vita in un inferno. Penso a quanti di loro vorrebbero farla finita. O, che è forse una cosa più ragionevole, far finire gli altri, quelli che, lo sappiano o no, lo vogliano o no, trasformano la nostra vita in un inferno. Penso anche a quanti di loro hanno un’arma. E mi considero fortunato se mentre facevo i miei due passi kantiani per il centro nessuno mi ha sparato addosso.
*
Eppure scommetto che non riuscirei a trovare facilmente qualcuno disposto a farmi fuori.
*
Non mi va di Cristo il suo essere mezz’uomo. Se devo piegarmi a un Dio, voglio che sia totalmente altro dalla merda che siamo. Un albero o una pietra assoluta.
*
Io sono come uno di quei luoghi suggestivi, ma aspri, buoni per fare qualche giorno di vacanza quando ti va di sentirti un po’ alternativo, ma in cui non vorresti vivere davvero.
*
La tempesta che viene dal futuro, e si avvicina ai bambini tranquilli sulla spiaggia con i loro sassolini contati, mentre il cane ha già fiutato l’aria, e abbaia spaventato. Il puro, incontaminato dopo: che distrugge la memoria e l’appartenenza, la logica e l’ontologia, che uccide il linguaggio e lo sostituisce con un tenero balbettio -e non a caso s’è scelto un mezzo profeta che si chiama Tartaglia. Il dopo che non è, e per il quale non siamo. Il dopo, che porta l’allusione dove ci sono illusione e delusione. Il dopo che, visto dall’adesso, èun misero paradiso o inferno o terra pura. Il dopo che mi porta via i sassolini e la memoria stessa di me, così che io non possa nemmeno dire il mio nome.
Oggi ho in mente questa cosa strana.
*
Creazione, peccato, salvezza. Lavoro, compenso, riposo. Passato, presente, futuro.
Rovesciare tutto. Prima il non-ancora, e poi l’origine. Ordine non logico, ma escatologico. Tutto ciò che è stato non è mai stato. Dio non è mai esistito, l’uomo non è mai esistito. Non esiste la storia, non esistono le leggi della natura. Radici non nel passato ma nel futuro. Le tagliamo col nostro ostinato voler guardare dietro, col nostro tetro accertarci delle origini. E viviamo senza passione la nostra vita qualunque.
Guardare le cose partendo dall’incondizionato non-ancora. Ebbrezza. Esperienza di libertà. Follia che sana.
Ejeh asher ejeh, nella traduzione di Buber. Io sono colui che sarà.
*
C’era il manifesto funebre di Dino Frisullo. “E’ prematuramente scomparso a Perugia Dino Frisullo, pacifista”. Sotto una mano incerta ha aggiunto: “E-chi-se-ne-freca”.
Al diavolo, al diavolo tutti.
*
La rondine era ricoperta da tre pezzi di corteccia d’albero. Ho pensato a qualcosa d’antico, ma non posso dire d’aver capito. E quel volto, che pareva di cera, sul punto di sciogliersi: o sfigurato dall’acido. La natura si permette ordinariamente cose che noi uomini ci concediamo solo raramente. Diciamo così. Ma no, non posso dire d’aver capito.
Tu non puoi lasciarmi solo di fronte a queste cose. Lo sai che non sono forte, né intelligente.
Hai ragione tu, loro sono dappertutto e ci spiano (She set her white face to him, passive, like a helpless animal). Io non sono bravo a nascondermi (Her eyes gave him no sign of love or farewell or recognition).
Prima o poi mi prenderanno.