Ispirato dalla rigidità del controllo anti-spam del mio blog, che a volte cancella anche qualche commento che è tutt’altro che spam, inauguro la categoria Blog aperto di minimo karma con questo bel commento di Andrea al post precedente:

Dire che dio ama e che vuole essere amato è ancora una volta una proiezione. Come tale si spiega solo come rappresentazione interna di una relazione simbolica. Da questo punto di vista va bene che dio ami, odi, voglia essere odiato, ucciso, amato eccetera. Si tratta insomma di prendere atto del modo in cui io stesso, noi stessi facciamo vivere e recitare un dio che, esternamente (nel “reale”) non ha (avrebbe) bisogno di essere individuato e internamente ci abita fantasmaticamente.
In secondo luogo, dio in quanto amante ed amato, è visto e pensato come metafora (penso a Lakoff) del soggetto, della persona, dell’essere vivente. E’ la cognizione umana che distingue il flusso del percepito in oggetti. Dio è quindi una soggettificazione ed una oggettificazione di un ente, di un soggetto (così l’umano chiama ed individua se stesso), che appartiene ad un ordine meno complesso (essere vivente) di quello che va a descrivere (il tutto, il creatore). Il paradosso è evidente: può una cellula descrivere ciò che è il risultato di una emegergenza organizzazionale che la supera? Dal punto di vista percettivo, essendo a noi umani impedita una percezione completa dei fenomeni, dio rappresenta la ulteriorità che ci è impedita in virtù della nostra limitatezza percettiva e cognitiva. Non si può descrivere l’ulteriorità.
L’alterità allora si pone come surrogato della ulteriorità. Il dio fantasma fatto recitare dentro e all’esterno (come fantasma collettivo), salva dall’angoscia nei confronti dell’inaccessibile (l’ulteriore). Dio diventa Altro, fatto “emergere” per attivare tensioni interiori che ci smuovono nel teatrino della quotidianità, tensioni che altrimenti si disperderebbero nell’abisso dell’impercepito. Soltanto la negazione quotidiana (culturale) dell’abisso dell’impercepito e la solidificazione storica del fantasma di dio, ci distanziano da un sentimento di esclusione e di abbandono ontologici, insostenibili. Dio è la pazzia che – saggiamente - si è organizzata.