جز نـقـش تو در نـظر نیامد ما را
جز کوی تو رهـگذر نیامد ما را
خواب ارچه خوش آمد همه را در عهدت
حـقا کـه بـه چشم در نیامد ما را
L’unica cosa che vedo è il tuo sguardo
e nulla seguo, se non la tua luce.
Trova ogni cosa nel sonno la pace,
quel sonno che è volato dai miei occhi.
Hafiz, Quartine (Rubayat), I. Trad. mia (tenendo presenta questa traduzione inglese).







Bravissimo,aziz, beato te.Io sono ancora all’alfabeto.Ma perché non la metti anche nel nostro taccuino?
Comment by ludò — 29-08- 2006 @ 4:41 pm
Fatto. Ma non credere, عزيز, mi sono aiutato con la traduzione inglese ed il dizionario. بوسه
Comment by antonio vigilante — 29-08- 2006 @ 5:00 pm
Studi arabo?
Sono versi bellissimi…
Comment by Uyulala — 29-08- 2006 @ 7:25 pm
E’ persiano. Io e Ludò lo stiamo studiando qui.
Comment by antonio vigilante — 29-08- 2006 @ 8:52 pm
ciao, sto cercando una poesia che ho letto tanti anni fa in una raccolta (”poesie turche e persiane”), libro che purtroppo ho smarrito ed introvabile. si trattava di un poeta del medioevo, non so se rumi o hafiz, o attar, non ricordo.
inizia più o meno in questo modo:
“questa notte sappi che io ti ho sognato” e parlava, appunto, di un sogno.
puoi aiutarmi a trovarla?
grazie
simona vellani
Comment by simona — 12-09- 2006 @ 1:58 pm
Ludò, vediamo cosa si può fare?
Comment by antonio vigilante — 12-09- 2006 @ 3:27 pm
Questa?
KHUSHHAL KHAN
Il sogno
Se vuoi crederlo, sappi, t’ho sognata
e nel sogno pareva
che ci amassimo ancora.
Spartivamo i segreti
le risa e le parole
come fossero nostri.
Ed in mano pareva ch’io tenessi un libro aperto
E vi fossero scritte
Le canzoni dell’amore.
Nella tua mano era invece un’azzurra
Luce di vino accesa.
Eravamo, pareva, in un giardino,
ora assorti, ora vaghi
dei preziosi sentieri
ma lieti sempre e in cerca
l’un dell’altro a tentoni.
Eri tu che porgevi
Alle labbra la coppa.
Eri tu che baciavi ed io, pareva,
io ne chiedevo ancora.
E v’era un suono per noi
Come di corde lontane, una fresca melodia
Fatta di tutte le note,
le flebili e le canore,
che sia dato percepire.
Tu m’amavi ed io vedevo
Che cosa fosse essere felici;
e la pena pareva
un miracolo altrui
che per saperlo bisogna
guardare dietro le spalle.
Finché un fulmine venne, ed era l’alba:
l’alba bianca e spietata
che mi trascina nel giorno,
nel giorno ove non sei.
Pure non sono solo
In questo giorno mutilato:
dal pensiero di te non mi separo,
non mi strappa nessuno.
E poi non sono solo,
perché nel mondo molto s’ama
sia pure nei sogni
e questa disperazione
che ci spinge e ci muove
ci sa davvero un gran da fare
instancabile e vano.
Comment by ludò — 12-09- 2006 @ 6:54 pm
Dimenticavo:l’ho trovata qui:
http://forum.karpos.org/index.php?showtopic=242
Non so se è la poesia che cercavi, ma segnalo il link, perché ve ne sono di bellissime.
Comment by ludò — 12-09- 2006 @ 7:01 pm
E questo è il libro, no?
Poesia d’amore turca e persiana – Edipem - 1973
Comment by ludò — 12-09- 2006 @ 9:36 pm
è questa! sono commossa, grazie. ho scritto un racconto che parte proprio dal ricordo di questa poesia e la mia intenzione era di riportarla integralmente all’inizio. grazie infinite.
Comment by simona — 02-10- 2007 @ 1:31 pm