Frugando in una borsa da professore che non uso più da qualche anno ho ritrovato qualche vecchia carta. Soprattutto, un numero abbondante di copie del primo numero di Tophet. Visioni dal fondo, foglio di umori e malumori, critica e poesia, eccetera che scrivevo insieme a gente che mi assomigliava fin troppo. E’ datato 19 agosto 2003. Nella presentazione scrivevo: “Voi che leggete e noi che scriviamo siamo dei privilegiati. Viviamo in un posto che ha qualcosa di straordinario. Viviamo in uno dei paesi ricchi , e tuttavia la nostra è una città povera. Non solo povera. E’ una città incolta, selvatica, anche piuttosto mafiosa. E’ una città del terzo mondo che tuttavia appartiene all’Occidente ricco e civile. Capite l’importanza della cosa. Noi siamo a terra. Noi siamo con le spalle a terra, gente. E quando si è stesi a terra si gode di una visione non comune. Puoi osservare il culo della gente, o guardare il cielo. Vedere il mondo dal di sotto, o contemplare ciò che è al di sopra di ogni miseria. Puoi essere al tempo stesso cinico e poetico.” (more…)
Come già fecero tanti prima di lui, e come tanti altri faranno dopo, nel 1674 S. van Doelvelt si mette in viaggio per terre sconosciute, alla ricerca di fama ed avventura. Dopo l’immancabile provvidenziale naufragio, approda in una delle terre del mondo d’Utopia: si tratta, questa volta, dell’isola di Ajao, ovvero la Repubblica dei Filosofi. L’abitano degli uomini saggi, adoratori della ragione e della Natura: e per giunta materialisti, atei e comunisti. Noi adoreremmo loro, se non fosse per una certa crudeltà verso i loro schiavi - i quali sono i vecchi abitanti dell’isola di Ajao, gente indolente e superstiziosa, che certo merita di essere schiacciata così come l’errore dev’essere distrutto dalla ragione.

“Quello che qui si presenta al lettore è un manoscritto che ricostruisce con dovizia di particolari, se non con imparzialità, il più grande scandalo della Napoli del primo Seicento, che coinvolge parte considerevole della buona società partenopea, fino ai più illustri rappresentanti della nobiltà: la scabrosa vicenda di Suor Giulia di Marco, del suo confessore Aniello Arciero e di Giuseppe de Vicarijs. È la storia di una santità spezzata che si converte in vergogna ed in condanna, degenera secondo il cliché boccaccesco degli amori illeciti e sfrenati di monache e preti o secondo quello, ben più inquietante, della perversione satanica, del morbo dell’eresia e del peccato che, sotto la guida di quello che il nostro manoscritto chiama infernale Saggittario, infetta la società reclamando l’azione purificatrice della Chiesa.





