Pubblicato il 14-11- 2006 5:54 pm | |
minimo karma retomar o pedaço que falta
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Splendida…
Shamar
Comment by Shamar — 14-11- 2006 @ 6:40 pm
Pasta con la satira.
Comment by a — 14-11- 2006 @ 10:47 pm
…credo che in quinta darò un tema documentato sul valore della satira! Se hai documenti da consigliarmi, mi fai un gran favore…
Comment by Rosanna Rota — 15-11- 2006 @ 8:03 pm
Volevo segnalarti questa bella riflessione a riguardo proposta da una rivista cattolica.
http://www.korazym.org/news1.asp?Id=20037
Personalmente mi rivedo molto nelle posizioni espresse.
Tu cosa ne dici?
Comment by Shamar — 22-11- 2006 @ 1:48 pm
Io non mi ritrovo. La satira, quando è autentica, è un modo per mettere in difficoltà i poteri, e come tale è un esercizio di democrazia. Posso comprendere ed accettare il limite del buon gusto - il quale, però, è assolutamente soggettivo; non capisco e non accetto il limite del “sorriso”. Una satira che non faccia che sorridere è una satura inutile.
Comment by antonio vigilante — 22-11- 2006 @ 8:29 pm
Abbiamo già appurato che abbiamo visioni della satira differenti.
In quanto atto comunicativo di massa, io lo considero uno strumento di informazione, sebbene l’informazione che veicola appartenga a determinate categorie e i significanti che utilizza sottostiano a regole particolarissime.
Lo scopo della satira non consiste nel “mettere in difficoltà i poteri”, ma nel portare alla luce le contraddizioni.
Non è un esercizio di democrazia, ma uno strumento della verità che da essa può emergere.
Concordo pienamente che quando il “sorriso” è il suo unico effetto, non si può parlare di satira, ma di comicità.
Tuttavia la questione che poneva korazym è molto semplice: chi si occupa di comunicazione deve avere buon gusto.
Chi è oggetto di derisione, deve avere autoironia.
Su questo concordo.
Comment by Shamar — 24-11- 2006 @ 10:54 am
Portare alla luce le contraddizioni del potere è già un modo di mettere in difficoltà i poteri. Se faccio una vignetta sul papa che calza i mocassini rossi di Prada, noto implicitamente la contraddizione tra il lusso in cui vive e la povertà predicata dal Vangelo. Il mio scopo non è informare - la mia vignetta arriva dopo la notizia - ma far riflettere. In questo, una vignetta satirica non è diversa da un editoriale.
Concordo con il limite del buongusto - ma, ripeto, è soggettivo. Ma non ritengo che la satira della trattare con qualche riguardo chi ha potere. La satira dev’essere dura, impietosa, altrimenti fallisce il proprio scopo.
Comment by antonio vigilante — 24-11- 2006 @ 11:16 am
Portare alla luce le contraddizioni del potere è già un modo di mettere in difficoltà i poteri. Se faccio una vignetta sul papa che calza i mocassini rossi di Prada, noto implicitamente la contraddizione tra il lusso in cui vive e la povertà predicata dal Vangelo. Il mio scopo non è informare - la mia vignetta arriva dopo la notizia - ma far riflettere. In questo, una vignetta satirica non è diversa da un editoriale.
Concordo con il limite del buongusto - ma, ripeto, è soggettivo. Ma non ritengo che la satira della trattare con qualche riguardo chi ha potere. La satira dev’essere dura, impietosa, altrimenti fallisce il proprio scopo.
Comment by antonio vigilante — 24-11- 2006 @ 11:17 am
Portare alla luce le contraddizioni del potere è già un modo di mettere in difficoltà i poteri.
Sì ma il primo è lo scopo della satira, il secondo è un effetto.
Perseguire l’effetto non sempre comporta il raggiungimento dello scopo, non credi?
Comment by Shamar — 29-11- 2006 @ 11:25 am