minimo karma    retomar o pedaço que falta

Tophet

Il 31 marzo 1995 Foggia ha ucciso Franco Marcone, direttore dell’Ufficio del Registro. Gli amici di Bengodi lo ricordano con uno speciale, scaricabile ->qui.

Pubblicato il 30-03- 2007 4:18 pm | Commenta questo post (0) |
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Mercanzia

Sabato alle diciotto nella sala della Biblioteca comunale di Manfredonia (Palazzo Celestini) c’è alta probabilità che presenti il libro di Rensi ->La religione. Spirito religioso, misticismo e ateismo (Sentieri Meridiani), curato da me. Se siete nei paraggi e non avete nulla di meglio da fare (come vi auguro), accorrete. (Intanto domattina vado a fare la figura dello ->stronzo all’ ->I.T.C Giannone di Foggia.)

Pubblicato il 29-03- 2007 3:46 pm | Commenti (4) |
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Diario

Densamente spopolata è la felicità (CSI).

Pubblicato il 28-03- 2007 7:06 am | Commenta questo post (0) |
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Oware

La casa di campagna abbandonata
affossata nel grano di febbraio
ha stanze vuote che ospitano il vento
e la cicoria, e la lumaca, e il cardo.

Persa nel grande deserto del mondo
con castità di pietra testimonia
la gioia di restare nudi esposti
alla vita che accade ai giorni al tempo.

La casa di campagna abbandonata
ferita nella terra di febbraio
non ha consolazioni non un tetto
che offra riparo dall’odio di dio.

Pubblicato il 24-03- 2007 5:20 pm | Commenti (4) |
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Diario

(Welcome to where time stands still, no one leaves and no one will.)

Pubblicato il 23-03- 2007 1:35 am | Commenti (5) |
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Oware

Stringe il pugno trattiene l’urgenza
la strada marmo nero non è vulva
accarezza il pianeta con i suoi passi
di capraio muto che piscia e si masturba
e lancia pietre al sole che tramonta.

Trattiene l’urgenza stringe il pugno
la notte fredda si stende su lui nudo
e si muove la notte e ansima e gioisce
trattiene e soccorre il serpente spirante
al centro della terra seppellito
sotto i nomi degli esseri e le cose.

Trattiene, stringe, non parla
con la notte disdegna la strada
passa leggero come una carezza
depone le sue ossa e la sua pelle
capraio serpente cielo assente
dove il mondo si snuda senzanome.

Riposa nell’origine scomposto
il suo nome sventrato suoni sillabe
silenzio e rantolo il suo corpo sciolto
atomi vuoto fuga arrampicata
la corda s’è spezzata l’arco pure
le fondamenta fragili del mondo
rose dai topi rose dal silenzio.

Pubblicato il 22-03- 2007 10:25 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario

Stravaccato sul divano, a tradimento stamane m’ha preso la radio con la sua roba sanremese. Stremato da quattro ore di lezione, non ho opposto resistenza. Cantava il vincitore. Simone Cristicchi: che era quello che cantava “vorrei sembrare Biagio Antonacci”, credo. Chi sia Biagio Antonacci lo ignoro.
Per farla breve, la canzone m’è sembrata niente male. Inaspettatamente. Bel testo, senza troppe sbavature.
Poco fa cercando in rete il testo de Il volo di Volodja di Vladimir Visotskij ho trovato il testo di ->questa canzone, che mi sembra bellino: soprattutto mi sembra buon segno che uno che canta cose simili vinca il festival di Sanremo.

Pubblicato il 4:15 pm | Commenti (9) |
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Diario

A proposito di ospiti non graditi.

Pubblicato il 19-03- 2007 3:15 am | Commenti (7) |
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Note di apprendistato

Ha ragione la bambina ebefrebica: devo fare attenzione agli altri, potrebbero essere come me.

Pubblicato il 18-03- 2007 5:42 pm | Commenta questo post (0) |
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Api

Pubblicato il 15-03- 2007 7:17 pm | Commenti (2) |
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Diario

Dieci anni fa amavo una ragazza con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Di lei mi sono rimaste due cose: un piccolo orsacchiotto di peluche, che tengo su uno scaffale della libreria a far la guardia al Trattato dei tre impostori, e una camicia di felpa a quadri. Oggi indosso la camicia di felpa a quadri. Questa mattina in terza ho spiegato il mutamento sociale. Poniamo che la storia dell’umanità equivalga ad una giornata. Soltanto alle 23.56 compare l’agricoltura, le cosiddette civiltà si sviluppano un minuto dopo ed il mondo moderno accade alle 23.58. Dalle 23.58 in poi, dico, tutto cambia vertiginosamente. Oggi un computer diventa obsoleto dopo due anni; un abito, spesso, dopo un solo anno. Un tempo non era così. Io, ad esempio, che appartengo ad un’altra epoca - di cui i libri di storia non parlano, evidentemente per pudore - ho questa camicia di felpa da dieci anni. Sorpresa, raccapriccio, smarrimento. Mi sento come chi è stato sorpreso con le dita nel naso. “Che schifo”, dice Topolina. Vabbe’, in questi dieci anni l’ho lavata, preciso.
Credo che dovrò comprare qualche camicia nuova. O aspettare che un’altra ragazza dai capelli biondi e gli occhi azzurri me ne regali una.

Pubblicato il 6:08 pm | Commenti (7) |
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Note di apprendistato, Anarchismo

Quando un benefattore dell’umanità avrà seviziato, fatto a pezzi e sciolto nell’acido l’ultima poetessa sospirosa e l’ultimo concorso di poesia sarà finito con la fucilazione sul posto di tutti i partecipanti, si potrà tornare a parlare di poesia. Nel frattempo, il terrorismo poetico è anticipazione, nella prassi, di ciò che la poesia restituisce alla parola: la libertà dalla rettorica, la liberazione dalla prevedibilità sociale, il caos benefico dal quale non nasce niente di utile, la sospensione e la sorpresa, il cozzo interruttivo del rimando che fa crollare il mondo come rete di significati, l’autorità sbeffeggiata, il buon senso venduto al mercato un tanto al chilo, il papa-Joker, la pisciata felice sui sacri feticci. E dunque, compagni: (more…)

Pubblicato il 14-03- 2007 8:42 pm | Commenti (2) |
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Note di apprendistato, Anarchismo

L’operaio di oggi ha orrore della violenza. Benché grandemente fottuto, lui e i suoi figli, violato nella sua dignità di uomo e di lavoratore, derubato di diritti che furono conquistati con il sangue (il più delle volte degli operai), ha orrore della violenza. E’ stato educato alle manifestazioni nonviolente; gli hanno insegnato che questa è democrazia, questa è civiltà. La televisione gli ha mostrato la differenza tra il sangue finto ed il sangue vero. E’ sangue finto il sangue dello straniero che crepa all’ora di pranzo, immolato alla democrazia. E’ sangue vero quello del carabiniere italiano che muore a Nassirya. E’ sangue finto - buono per farci una fiction strappalacrime tra qualche anno - quello del bracciante clandestino ridotto in schiavitù. E’ sangue vero quello del poliziotto ucciso dagli ultras. E’ sangue finto - come un inchiostro “simpatico” che scrive cose che nessuno leggerà mai - quello degli uomini e delle donne che muoiono sul lavoro. E’ sangue vero, verissimo, sangue che indigna, che mobilita, che grida vendetta, il sangue del consulente del potere.
E allora niente terrorismo. Nessuno creda che una pistola puntata alla tempia del potere possa svolgere, benché poco elegante, una sua funzione positiva, possa ostacolare quella chiusura della élite in se stessa, quel miserabile avvitamento del potere che fa di ciò che fu il popolo un gregge sgradito di questuanti, al quale lanciare qualche boccone d’avanzo - provvedendo, se troppo rumoreggia, alle bastonate. (more…)

Pubblicato il 13-03- 2007 9:17 am | Commenti (3) |
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Note di apprendistato

Il popolo di Pasolini è (ancora) spanto:

…il popolo, spanto
in borghi, in rioni… (Il canto popolare)

…Assente
è da qui il popolo: il cui brusio tace
in queste tele, in queste sale, quanto
fuori esplode felice per le placide

strade festive, in un comune canto
ch’empie rioni e cieli, borghi e valli,
lungo l’Italia, fino all’Alpi, spanto

per declivi falciati e gialli
frumenti… (Picasso).

Questo spargimento di popolo doveva essere un inconveniente non da poco: una presenza sul territorio tanto festiva (il popolo spanto è un popolo che canta) quanto eversiva. Occorreva un rimedio più efficace della parrocchia, col suo assembramento effimero. Occorreva qualcosa che aggrumasse, coagulasse, concentrasse in piccoli innocui focolari domestici quel gioioso e colpevole diffondersi nel mondo. Provvidenziale giunse la televisione. Il resto del lavoro è stato fatto dalle discoteche.
Il poeta oggi dirà il pio ammirevole raccoglimento del popolo davanti al televisore - o lo strazio delle stragi del sabato sera.

Pubblicato il 12-03- 2007 9:03 pm | Commenti (1) |
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Diario, Libri

Yourcenar, L’opera al nero; Saramago, Le intermittenze della morte; Augias-Pesce, Inchiesta su Gesù (non volevo leggerlo, ma il Vaticano ha fatto tanto baccano che ho dovuto dargli uno sguardo); Pamuk, Istambul; Baczko, L’utopia; Cabet, Viaggio in Icaria (l’edizione Guida del ‘73, che traduce solo il primo dei due mattoni di Cabet); Testa, La pubblicità; Hakim Bey, TAZ (la Shake si è decisa a ristampare questo testo chiave del cyberpunk; non, ahimé, a modificare la nota biografica, nella quale Hakim Bey è definito maestro di sufi - che è come dire prete di cattolico.)

Pubblicato il 09-03- 2007 3:45 pm | Commenti (7) |
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