Un tempo questa era terra di schiavi.
Ogni domenica il prete annunciava
la liberazione, ma nei campi non c’erano
che braccia, braccia senza speranza
che crepavano prima dei trent’anni
dopo molto lavoro e qualche gioia
di uomo minimo, che beve vino guasto
gettato sulla paglia accanto all’asino.
Poi vennero gli anarchici e parlarono
a quelle braccia: “Tu sei un uomo”, dissero.
E le braccia lottarono, la storia
si mise in moto un poco, una breve stagione
di libertà di passione di gioia.
Presto arrivarono i fascisti
e ricondussero l’uomo alle sue braccia
mentre il prete tirava un sospiro di sollievo
e continuava a predicare la sua liberazione
l’inutile promessa del Dio in croce.
Un giro della ruota, ed il fascismo
si fa parvenza di democrazia
il prete va al potere, la sua liberazione
è adesso offerta concreta di beni,
la Seicento, il pan carrè, il frigorifero
bevete più latte bevete più latte
braccianti di Capitanata siate uomini
bevete più latte il latte fa bene
a tutte le età. Ed il bracciante
beve il latte e va in città
diventa uomo o qualcosa del genere
acquista il frigorifero per bere
il latte anche dopo giorni e giorni
si chiama lunga conservazione
ed è una gran cosa, roba che un tempo
nemmeno si sognavano.
Mi chiederai che ne è della terra
se adesso è diventata terra d’uomini.
Non è questo il destino della terra
di Capitanata: altre braccia senz’anima
sono giunte da lontano, non bevono latte
ma vino guasto gettati sulla paglia
in qualche casolare abbandonato
quando giunge il momento della gioia.
Nessuno ha voglia di dire “Tu sei un uomo”
sono frasi romantiche, si sa
parole d’altri tempi, e poi gli anarchici
sono impegnati nei centri sociali
ad annunciare la liberazione.