Da qualche tempo passo il pomeriggio a parlare con le signorine della Wind. Ormai mi sembra di conoscerle tutte: Alessia, Veronica, Giovanna, Anna, e così via. Qualcuna risponde tesa, stanca, ed io le dico “ollà Alessia, come va?”, qualche altra è allegra ed amichevole, ed allora posso mostrarmi stanco e seccato io - “Vero’, abbi pazienza, ma qua non se n’esce”. A volte risponde qualche maschio, e mi prende male, mi pare un intruso, uno elemento dissonante del mio idillio con le signorine della Wind. Poco male, comunque: so troppo bene che tra qualche minuto dovrò richiamare, e con ogni probabilità risponderà una Alessia o una Veronica.
Io e la Wind non siamo mai andati molto d’accordo. Mi collego ad internet usando un portatile, un cellulare e l’opzione Mega No Limits, che consente di collegarsi a internet con la modica spesa di venti euro mensili. I venti euro peggio spesi dopo quelli del condominio, ché la connessione Wind consisteva, quando andava bene, nell’aprire due o tre pagine, arrancando poi penosamente - “impossibile aprire la pagina”. Cosa che per mesi mi ha indotto a bestemmiare tutti i bodhisattva, con conseguenze facilmente immaginabili per il mio karma. Con ogni probabilità rinascerò centralinista o operatore della Wind. Da circa un mese nemmeno quelle due o tre pagine mi sono concesse. Zero, niente. Nemmeno la posta. Bestemmie raddoppiate, rischio concreto di rinascere come segretario della Lega Nord di Quinzano d’Oglio.
Questo pomeriggio mi sono messo lì determinato. La questione si deve risolvere una volta per tutte. Chiamo. Risponde una: non bado al nome, devo concentrarmi sul problema. Mi mette in attesa, tra un po’ parlerò con un tecnico, nel frattempo devo espiare un po’ di colpe pregresse ascoltando una musica insopportabile. Passano dieci minuti, una voce mi invita ad aspettare. Quindici minuti: clic. Niente, mi hanno chiuso la chiamata. Richiamo. Risponde una, non bado al nome, mi rimanda al tecnico, attesa, musica idiota, dieci, quindici minuti: clic. Avalokitesvara mio. Richiamo. Risponde uno questa volta, non bado al nome, mi rimanda al tecnico, attesa, musica idiota, dieci minuti: clic. Avalokitestramurt. Richiamo. Risponde un’ altra, mi dice di fare un altro numero. Emozione, qualcosa si muove, faccio un altro numero, risponde uno, mi chiede un po’ di dati e poi mi prega di attendere in linea, musichetta scema, dieci minuti, poi ricompare e mi dice che purtroppo non è possibile mettermi in collegamento con il tecnico. Posso provare più tardi, magari. Avalokitestramilamurt.
Maggio è per me mese di tagli netti, di amori finiti, di storie interrotte. E così finisce la mia relazione con la signora Wind e con le sue tante signorine. So che la signora sa essere seduttiva. Chi fosse tentato di cederle, sappia fin d’ora che è questo che lo attende: attese infinite, abbandoni, inganni, telefoni sbattuti. E senza quelle soddisfazioni intellettuali o carnali, anche solo fugaci, che normalmente ci inducono a tollerare queste cose.