Lo sentivi parlare, Stefano, e pensavi che questa città non è solo quel che sembra. Lo sentivi parlare col suo filo di voce, osservando le ombre, e ti dicevi che quell’uomo fragile non rappresentava solo sé stesso, che non parlava solo per sé stesso - che qualunque cosa dicesse, stava costruendo qualcosa per tutti. Qualcosa di non ben definito, forse. Qualcosa di fragile, quasi certamente. Ma qualcosa che era, per questa città di arroganti maneggioni, pioggia su campi arsi dalla sete. Basta forse poco, davvero poco, per sperare. Basta un uomo capace di parlare con un filo di voce mentre tutti urlano. Basta un intellettuale che fa la sua strada con umiltà e sacrificio mentre tutti sgomitano ed esigono poltrone.
Stefano Capone ->è morto questa notte, dopo aver festeggiato, ieri sera, i quarantotto anni. Gli devo la presentazione delle mie Quartine. E tante altre cose, che sarà il tempo a dirmi.