minimo karma    retomar o pedaço que falta

Diario

Dopo non so quanti anni sono tornato in facoltà - la facoltà dove mi sono laureato, la facoltà dove ho fatto lezione, la facoltà che ho lasciato disgustato. Era deserta. Soltanto un uomo: uno che faceva il collaboratore, e che ora è diventato professore. Buon per lui. Non mi ha riconosciuto. Devo essere cambiato molto, in questi anni. O forse è cambiato lui.
San Nicola sembrava sul punto di dissolversi nella luce del pomeriggio, grazia di puro spirito. E c’era il mare, e c’erano i gabbiani. E c’era una mano da stringere.
Tutti questi anni non sono passati a vuoto, ho pensato.

Pubblicato il 28-07- 2007 9:10 am | Commenta questo post (0) |
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Diario

Spinoza, Opere, Meridiani (una Bibbia in più); L. Maragnani-I. Ailpitanyi, Le ragazze di Benin City, Melampo; Hikmet, Poesie d’amore, Mondadori (sì, è una cosa fondamentale - om om om.); L. Torbidoni-L. Zanin, Grafologia. Testo teorico-pratico, La Scuola; G. B. Annese, Morire di speranza. Ballate e liriche, Edizioni del Rosone; M. Lupo, La testimonianza del minore. Dall’ipotesi di abuso all’abuso di ipotesi, Edizioni del Rosone; Kakuzo Okakura, Lo zen e la cerimonia del tè, Feltrinelli; Slavoj Zizek, Il cuore perverso del cristianesimo, Meltemi; Antologia della poesia argentina contemporanea, Sentieri Meridiani (grazie a Michele), Giuseppe Berto, Il cielo è rosso, Longanesi (grazie a M.).

Pubblicato il 26-07- 2007 1:52 pm | Commenti (1) |
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Note di apprendistato, Buddhadhamma

“Durante una conferenza, - riferisce Victor Chan ne La saggezza del perdono - un osservatore californiano raccontò al Dalai Lama di un bambino morto a Dharamsala in seguito a un’aggressione da parte di un cane idrofobo. Tutti i presenti notarono il profondo dolore comparso sul volto di Sua Santità. Per Ekman fu una rivelazione: era certo che il Dalai Lama soffrisse per quella perdità come se si trattasse del suo stesso figlio. Ma fu anche sorpreso dal fatto che questa espressione di dolore fosse durata pochissimo. Dopo qualche secondo, ogni traccia di sofferenza era scomparsa” (La saggezza del perdono, in Dalai Lama, Il dono del Dharma, BUR, Milano 2007, pp. 30-31).
L’Ekman di cui parla Chan è Paul Ekman, il famoso studioso delle espressioni facciani umane, inventore del FACS (Facial Action Coding System), un sistema per la classificazione delle espressioni facciali. A detta di Chan, Ekman rimase colpito dalla vitalità dei muscoli facciali del Dalai Lama, poco consueta in una persona della sua età. Immagino che buona parte del suo uditorio durante quella conferenza sia rimasto invece sgradevolmente colpito dal cambiamento nella sua espressione: dal passaggio troppo rapido dal turbamento alla serenità. Un passaggio simile non è affatto inconsueto, in realtà. Basta osservare i personaggi televisivi. Il ritmo delle trasmissioni televisive è tale da imporre ai presentatori - non senza, immagino, qualche sofferenza interiore - di passare da una notizia di cronaca nera ad un servizio di gossip, adeguando rapidissimamente l’espressione del viso. Il presentatore televisivo passa dalla tristezza alla letizia nel giro di un minuto. Nel suo caso, si tratta di passare da una falsa tristezza ad una falsa letizia, e può essere che lo sforzo non sia considerevole - la sofferenza interiore di cui dicevo riguarda, credo e spero, il dover simulare emozioni in un contesto di falsità accettata, anzi esaltata, non il dover rapidamente passare da un’emozione all’altra. Ma il Dalai Lama non è un presentatore televisivo. E’ anche, in un certo modo, un personaggio televisivo, ma non c’è motivo di dubitare della sincerità delle sue emozioni. (more…)

Pubblicato il 21-07- 2007 6:46 pm | Commenti (16) |
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Tophet

E’ in uscita il secondo numero di Tophet. Visioni dal fondo, foglio libertario diretto dal sottoscritto. Lo trovate nelle edicole di Foggia al costo di cinquanta centesimi: in particolare all’edicola Montanari, in piazza Oberdan (di fronte alla Libreria Dante).

Pubblicato il 19-07- 2007 12:07 pm | Commenti (6) |
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Diario, Foto, Diario antitaliano, Tophet

Questa foto è un documento di qualche importanza: dimostra che non è affatto vero che a Foggia la gente va in giro sugli scooter senza casco.

Pubblicato il 9:53 am | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato

Эх, раз, еще раз,
еще много-много раз…
Эх, раз, еще раз,
еще много-много раз… (v. vysotskij)

Pubblicato il 18-07- 2007 6:01 pm | Commenta questo post (0) |
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Oware

Ce ne andremo, e il cielo sarà nero
ce ne andremo una notte di dicembre
e il cielo sarà nero ce ne andremo
attraversando il silenzio a piedi nudi
ce ne andremo correndo volando
respiro della terra ce ne andremo
deporremo le ali le ossa il sangue
il trono dell’io il conforto degli angeli
ce ne andremo nudi e senza nome
come siamo venuti ce ne andremo
senza nessun guadagno senza nessuna perdita
ce ne andremo e sarà la cosa più naturale
sarà acqua che scorre nel cielo nero
la terra che respira che respira
ce ne andremo dimentichi
delle infinite vie di Montilengo
ce ne andremo puri come le lumache della terra
prenderemo la strada ad est e ce ne andremo
mentre la buona gente sogna la felicità di domani
in braccio al dolore di ieri ce ne andremo
senza aver mai vissuto senza colpa
- questa faccenda più non ci riguarda, mi dirai
non ci ha mai riguardato, ti dirò -
ce ne andremo volando camminando
scivolando sciogliendoci nel cielo
nel cielo steso sopra Montilengo
nel cielo nero di dicembre ce ne andremo.

Pubblicato il 15-07- 2007 5:03 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Buddhadhamma

Da adolescente ero convinto che la verità si trovasse da qualche parte nel mondo: che si trattasse di viaggiare, più che di riflettere. Che vi fosse da qualche parte un luogo sacro, uno spazio sacro, un sacro recinto. Un posto dove riposare nella serena contemplazione della verità. Mi figuravo la vita come un viaggio iniziatico - e perciò disseminato di ostacoli e di prove - verso questo luogo sacro. Aspiravo ad essere un ha-Shatan che furiosamente gira il mondo in lungo e in largo, conoscitore di uomini e di cose, di illusioni e di certezze. Ancora adesso i viaggiatori suscitano in me un profondo rispetto, quando si tratta di viaggiatori autentici - quelli che sperimentano il mondo, non quelli che confondono la mappa con il territorio. Ma più di tutti ammiro quelli che azzardano il viaggio di dentro, i Satana inquieti che girano in lungo e in largo la propria mente, il proprio cuore, il proprio corpo, chiedendo conto ad ogni pensiero, ad ogni affezione, ad ogni cellula.
Il Buddha si trova nel boschetto di Jeta, quando lo raggiunge Rohitassa, uno spirito inquieto e viaggiatore non troppo diverso dal Satana del libro di Giobbe. “E’ possibile viaggiando raggiungere il confine del mondo, lì dove non vi sono né nascita né morte?”, gli chiede. “No”, risponde il Buddha. “Hai ragione”, dice Rohitassa, e gli racconta il suo travaglio di spirito volante che gira, gira alla ricerca dei confini del mondo ma nulla trova, nulla tocca, in cent’anni di viaggio nessun confine certo individua sotto il sole. A lui, il Buddha spiega che altro viaggio conviene fare. “In questo corpo, o amico, alto soltanto due braccia tese, dotato di conoscenza e mente, io affermo che c’è il mondo, l’origine del mondo, la cessazione del mondo e il sentiero che conduce alla cessazione del mondo” (Rohitassasutta, Anguttara Nikaya, 4.5.5., traduzione di Claudio Cicuzza).
Non si tratta di una affermazione di spiritualismo. Non è che il mondo si riduca a spirito, così che basti un po’ di introspezione per comprendere le leggi del mondo. E’ una affermazione di materialismo, piuttosto. Il nostro corpo è materia: atomi e vuoto, cellule e sinapsi, ossa e nervi, umori e scorie. E’ opaco, come opaco è il mondo fuori di noi. Siamo fatti della stessa materia della zolla, dello sterco, del fango. E della perla, dei fiori, delle stelle. La sofferenza che scopriamo nel nostro corpo è la stessa sofferenza di tutto ciò che esiste, è la sofferenza della materia che si contorce si espande si contrae si piega e muta senza fine. Eppure nel lasciar andare, nell’abbandonarsi alla materia, nell’abbracciare la sofferenza della materia c’è una gioia difficile e crudele: nel centro del corpo - in questo centro del centro del mondo, in questo estremo confine di tutto ciò che è - si apre una finestra sull’altro mondo, su un mondo in cui il sofferente contorcersi della materia è una danza leggera e divertita. Un mondo che è il nostro stesso mondo.

Pubblicato il 12-07- 2007 10:50 am | Commenti (6) |
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Un umile operaio nella vignetta del Signore

Pubblicato il 8:59 am | Commenti (2) |
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Un umile operaio nella vignetta del Signore

Le comunità protestanti, nate dalla riforma luterana del XVI secolo, non possono essere considerate, dalla dottrina cattolica, “chiese in senso proprio”, in quanto non contemplano il sacerdozio e non conservano più in modo sostanziale il sacramento dell’Eucarestia.

Repubblica

Pubblicato il 11-07- 2007 10:07 am | Commenti (5) |
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Note di apprendistato, Taccuino

A noi bambini, per ordine di apparizione prima io poi mia sorella, fu impartita una educazione che a me parve sempre adatta alla scarsezza di mezzi e di spazio: si parlava a bassa voce, si stava in tavola composti,cercando di non sporcare i pochi panni buoni. Ci si muoveva con disciplina nel piccolo alloggio. Ci fu meno attenzione per queste usanze nella casa nuova, ma a me restarono sempre nel cuore come segno di una misura mai più posseduta tra me e la porzione di mondo assegnatomi

Erri De Luca, Non ora, non qui (grazie a Ludò).

Pubblicato il 09-07- 2007 3:00 pm | Commenti (4) |
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Diario, Libri

Lin Yutang, L’isola inaspettata, Bompiani; Alda Merini, L’altra verità. Diario di una diversa; Th. Altizer, Il Vangelo dell’ateismo cristiano, Ubaldini; R. Guénon, Simboli della scienza sacra, Adelphi; Phra Dharmasinghapurajarn, The Law of Karma (grazie a Maurizio); Antonia Arcuri, Il Sé come una stagione, Coppola editore (grazie ad Antonia); Dalai Lama, Il dono del Dharma, BUR; Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini, Feltrinelli; Ferrante Pallavicino, Il Principe ermafrodito, Salerno editrice; Attar, La lingua degli uccelli, Mediterranee; Attar, La rosa e l’usignolo, Carocci; Ajahn Chah, Una pace incrollabile, Santacittarama; Raffaele Ventura, Grandi figure della cristianità (piacevolissima scoperta nella metro di Roma.)

Pubblicato il 12:23 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Taccuino

L’uomo è socialmente cattivo, un cattivo soggetto. E quando trova una tortora, qualcuno che parla troppo piano, qualcuno che piange, gli butta addosso le proprie colpe, e, così, nascono i pazzi.

Alda Merini, L’altra verità. Diario di una diversa, Bompiani, 2007 (prima ed. 1986), p. 123.

Pubblicato il 8:20 am | Commenti (1) |
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Segnalazioni

Vedo che qualcuno è arrivato a questo blog cercando in rete -> “vipassana fa male?“. Mi sento di rassicurarlo. Mercoledì scorso ho avuto il piacere e l’onore di meditare con i monaci del monastero Santacittarama. Raramente ho provato una pace simile.
La meditazione vipassana - che per chi non lo sapesse è una delle due forme della meditazione buddhista - è lo strumento più efficace per pacificare la mente e il corpo. Comincia nel più semplice dei modi: basta star seduti nella posizione più comoda e concentrarsi esclusivamente sul respiro - questo anche solo per cinque minuti, all’inizio (al Santacittarama si medita per quarantacinque minuti). Si può praticare questo esercizio, che si chiama anapanasati, per anni. E’ in sé completo e comporta tutti i benefici della vipassana. Chi voglia procedere oltre può seguire le chiarissime indicazioni nel Mahasatipatthanasuttanta, che è possibile leggere -> qui in traduzione inglese e ne La rivelazione del Buddha, vol. I (a cura di R. Gnoli, Meridiani Mondadori) in traduzione italiana (apprezzabile anche ->questa guida nel sito del monastero Santacittarama).

Pubblicato il 08-07- 2007 5:11 pm | Commenti (2) |
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Nonviolenze, Sinistra

Il mio minimo contributo a ->questa discussione.

Non sono sicuro di avere il diritto di dire la mia. “Per la Sinistra” è un progetto per coloro “che si definiscono di Sinistra”. Io non mi definisco quasi più di sinistra: e quando mi capita, lo faccio con qualche imbarazzo. Non userei comunque la maiuscola. Forse un buon punto d’inizio può essere la distinzione tra la Sinistra e la sinistra. La prima è, diciamo, quella dei partiti. La Sinistra che governa o aspira a governare questo paese. L’altra sinistra - quella con la minuscola - cos’è? Dov’é? Esiste? E’ esistita ed esiste, ma appunto come una cosa piccola, facile da trascurare e dimenticare. La Sinistra è cosa per professionisti. Così parla per bocca di Massimo D’Alema: “Io non conosco questa cosa, questa politica, che viene fatta dai cittadini e non dalla politica. La politica è un ramo specialistico delle professioni intellettuali” (citato in S. Rizzo - G. A. Stella, La Casta, Rizzoli, Milano 2007, p. 16). Naturalmente non è la posizione del solo D’Alema. E’ una posizione condivisa da tutta la classe politica italiana di Sinistra. E’ una posizione che mi piace definire “sacerdotale”, perché separa il comune cittadino dal politico allo stesso modo in cui la Chiesa cattolica distingue il semplice fedele dal sacerdote, che è l’esperto delle cose dello spirito.
A me la Sinistra non interessa. Quello che hanno fatto i partiti in Italia lo sappiamo fin troppo bene. Il libro di Rizzo e Stella, che ho citato poco fa, è un documento a tratti esasperante su ciò che è oggi in Italia la classe politica, senza che vi siano troppe differenze tra i comportamenti dei politici dell’uno e dell’altro schieramento. A me interessa quella “cosa”, quella politica che Massimo D’Alema non conosce. (more…)

Pubblicato il 8:37 am | Commenti (4) |
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