minimo karma    retomar o pedaço que falta

Testi

Sto cercando documenti sull’eccidio di San Giovanni Rotondo del 14 ottobre del 1920 e sulle responsabilità di Padre Pio, di cui vorrei parlare nel prossimo numero di Tophet. Ho trovato fino ad ora (non che abbia cercato molto) un vecchio articolo dell’Avanti!, che a dire il vero non riesce granché a convincere del coinvolgimento del frate e delle sue responsabilità nell’eccidio. Lo copio qui, comunque, perché parla di un fatto che è sconosciuto ai più, e che può essere un buon punto di partenza per ripensare radicalmente la figura del santo da pizzeria.

Un oscuro episodio nella vita del frate di Pietrelcina
Nel massacro di S. G. Rotondo Padre Pio fu con gli arditi neri
Il 14 ottobre del 1920, durante il biennio rosso, undici lavoratori caddero vittime della reazione seguita alla vittoria socialista nelle elezioni amministrative del piccolo comune del Gargano.

“San Giovanni Rotondo, paesello del forte e dimenticato Gargano è noto in Italia per i voluti miracoli di Padre pio, miracoli che hanno formato la fortuna di parecchi speculatori”.
Le parole che abbiamo riferito non sono state scritte in questi giorni dai corrispondenti scesi a S. Giovanni Rotondo a descrivere la mesta e solitaria Pasqua del padre di Pietrelcina, estromesso, per intervento del Vaticano, dalle funzioni della Settimana Santa, dopo che la sua attività di mistico taumaturgo ha suscitato sospetti e diffidenze persino nelle gerarchie ecclesiastiche. Queste parole sono l’inizio di una corrispondenza apparsa sull’Avanti! quarantuno anni fa, esattamente il 20 ottobre 1920, per un’occasione che non ha nulla a che vedere con le inchieste di oggi sugli episodi di fanatismo religioso e sulle losche speculazioni che superstizione e ingenuità hanno alimentato. (more…)

Pubblicato il 27-08- 2007 10:05 am | Commenti (1) |
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Foto, Luoghi

Foligno, Piazza della Repubblica. (Io amo la mia PowerShot A60).

Pubblicato il 22-08- 2007 9:57 pm | Commenti (1) |
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Foto

Foto di Ludò.

Pubblicato il 10:00 am | Commenta questo post (0) |
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Segnalazioni

L’immancabile -> sito di Tophet. Lasciate un commento, o voi ch’entrate.

Pubblicato il 21-08- 2007 8:10 am | Commenta questo post (0) |
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Segnalazioni, Amore

All’inizio c’è l’innamoramento, e questo è spontaneo. Ma dopo, se deve diventare amore, deve diventare un lavoro. Deve diventare la decisione di riscegliere tutti i giorni proprio quella persona lì; deve diventare la fatica di far tacere tutte le lamentele piccine, che altrimenti diventano enormi, gonfie, pesanti, e alla fine soverchiano il bene che si era intravisto, e le “catene di fiori” diventano catene e basta.
Amare è un lavoro come l’agricoltura.
O come dare il bianco alle pareti.

Ma guarda te se mi tocca citare una suora.

Pubblicato il 8:05 am | Commenti (6) |
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Diario, Luoghi

Bacco felice: Se capitate a Foligno, non potete fare a meno di fare una visita a -> questa osteria in via Garibaldi, se non altro per la straripante simpatia dell’oste. L’ho visto, dopo aver fatto l’elogio dei suoi pomodori, rimproverare una spaurita ragazza piemontese perché non aveva mangiato tutta la sua cicoria. Cicoria che poi s’è mangiato lui. La cucina è ottima, per quel poco che può giudicare un vegetariano. Il vino servito pessimo: ma immagino che sia il vino che viene servito a chi come me ha la faccia da astemio. (In definitiva un astemio vegetariano non ha molto da fare in un’osteria, lo ammetto).

Foligno: Sarebbe graziosa, questa città - piazza della Repubblica, con il Duomo di San Feliciano, è molto bella - se si trovasse un po’ di gente in giro. Dopo le nove di sera è assolutamente deserta. Verso le dieci ho chiesto ad un barista di indicarmi una pizzeria in zona. “Non so se sono aperte a quest’ora”, mi ha detto. Credevo che volesse dire che era presto. Voleva dire invece che era tardi. Per un meridionale, è una sorta di choc. Per nostalgia del mio sud mi sono rifugiato nella pizzeria “La Lampara”, dove servono pizza accompagnata dal meglio della musica neomelodica napoletana (e la cosa più singolare è che non sono nemmeno napoletani).

Gubbio: Arrivato a Piazza Grande hai voglia di sederti a terra e dire “di qui non mi muovo più”. E invece vale la pena alzarsi, oltrepassare Porta Romana e prendere la funivia per Sant’Ubaldo. Questa basilica - che è la meta della tradizionale corsa dei ceri - non ha nulla dei fasti delle altre chiese umbre, ma vi si respira un’aria semplice, buona. Molto bella è la madonna venerata da Sant’Ubaldo.

Isola maggiore: Quest’isola è un piccolo gioiello. Ha selve e sentieri irti sui quali si arrampicò Francesco, rifugiandosi in un eremo che è ancora visitabile, ma salendo si ingentilisce con distese di ulivi e i resti di un vecchio mulino. In cima ha un cimitero ed una chiesetta del trecento nella quale, se credessi, mi piacerebbe pregare.

Porta Sole: Da qui, diceva Dante, “Perugia sente freddo e caldo” (Paradiso, XI, 46). Altri tempi, ahimé. Oggi a Porta Sole Perugia sente puzza di piscio.

Pozzi: Quello etrusco di Perugia è una vecchia conoscenza. Ogni volta che vi capito non manco mai di fare una visita al pozzo etrusco ed una, ristoratrice, alla vicina pizzeria “La Botte”. Quello di San Patrizio ad Orvieto mi ha inquietato non poco, con i suoi sessantadue metri di scale sotterranee. Sempre ad Orvieto è possibile visitare gli ipogei. Buona parte della città, ho appreso, è edificata su grotte e stanze sotterrenee, alcune delle quali risalenti agli etruschi. Vi sono anche alcuni pozzi profondissimi, creati dagli etruschi. Pozzi rettangolari, piccoli, appena sufficienti per permettere il lavoro dell’operaio che li ha costruiti. V’è un problema relativo a questi pozzi, ha spiegato la guida. Ad una certa profondità la polvere, l’anidride carbonica e la mancanza di ossigeno rendono impossibile il lavoro. Come ha fatto l’operaio che li ha costruiti? Un turista, presumibilmente veneto (marito della donna presumibilmente veneta di cui parlo alla voce Turisti) ha avanzato una ipotesi geniale. “Li scavavano da sotto”, da detto.

Spello: Se non siete troppo storditi dalla bellezza degli affreschi del Pinturicchio nella cappella Baglioni in Santa Maria Maggiore (”Appare la bellezza, mai assillante né oziosa” -CSI), scendete per via Cavour fino alla chiesa di Sant’Andrea. Se siete fortunati, vi imbattete in un anziano frate francescano, che vi illustrerà - parlando un po’ velocemente, ma con affetto - gli affreschi di Tommaso Corbo e Dono Doni. Non contento, fra’ Paolo (così si chiama) vi introdurrà in certe sue stanze segrete, dove vi mostrerà con grande orgoglio (il quale è cosa peccaminosa, ma grati sorvoliamo) i suoi lavori: rappresentazioni allegoriche disegnate su compensato e colorate con polvere di fiori, che il buon frate presenta da vent’anni a questa parte durante la tradizionale infiorata di Spello. Se avrete la pazienza di seguirlo fino all’ultima stanza, ammirerete i suoi lavori migliori: alcune sculture in ferro, fatte con materiali riciclati. In una ci sono alcune schegge di una bomba della seconda guerra mondiale, una vanga in miniatura ed altro materiale che indica le sofferenze umane. In alto c’è un arco metallico che, colpito con un martelletto, dà un suono gradevole. L’opera rappresenta la sofferenza umana redenta e conciliata nell’armonia divina.

Turisti: Una donna, presumibilmente veneta, davanti al Duomo di Orvieto, ha detto al marito: “Bellina questa chiesa, quasi quasi vediamo come è dentro”. Ad Assisi una famiglia intera, presumibilmente meridionale, ha preso d’assalto uno dei leoni della facciata di Santa Chiara. Uno dopo l’altro, i figli si sono fatti fotografare a cavalcioni del leone. Quindi, senza nemmeno degnare di uno sguardo la chiesa, se ne sono andati. A Spoleto i turisti hanno fotografato con il flash, assolutamente indisturbati, gli affreschi di Filippo Lippi. Ad Assisi un turista distratto e annoiato ha bombardato con i flash la tomba di San Francesco - luogo che emoziona anche chi, come me, è non credente.

Pubblicato il 20-08- 2007 4:38 pm | Commenti (4) |
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Diario

Per una decina di giorni sarò in giro per l’Umbria, nota regione anarchica e anticlericale. Non conto di aggiornare il blog, né di rispondere ai commenti, né di leggere le email. Prendersi una vacanza da Antonio Vigilante è cosa salutare. Vorrei poterlo fare anch’io, a volte.
Shanti.

Pubblicato il 09-08- 2007 10:26 am | Commenti (2) |
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Note di apprendistato, Mores

Uccidere persone è come schiacciare una formica: tu uccidi uno e poi dici ‘Bene, adesso andiamo a mangiare una pizza’.

Steven Green, soldato americano accusato di aver ucciso una bambina irachena di 14 anni dopo che i suoi commilitoni avevano finito di stuprarla a turno, e di aver sterminato suo padre, sua madre e la sua sorellina.

Pubblicato il 05-08- 2007 10:58 am | Commenti (2) |
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Laicità

Nel Millenovecentottantanove avevo diciotto anni, una carta verde che mi permetteva di prendere il treno a metà prezzo ed una giacca imbottita con la quale da qualche mese avevo sostituito il solito giubbino di jeans. Così conciato, mi sistemavo in fondo all’aula ed ascoltavo, tra le altre, le lezioni di storia romana di -> Vito Antonio Sirago (nella foto), voltandomi di tanto in tanto per sorridere ad una ragazzina che non mi dispiaceva ed alla quale non dispiacevo. Era bello ascoltare Sirago. Vita e cultura, esperienza ed erudizione si mescolavano allegramente; ti raccontava la storia romana raccontandoti la tua stessa vita - ed era la vita di un vecchio (aveva allora quasi settant’anni) che aveva insegnato in varie Università europee, che aveva viaggiato e visto molte cose.
In una di queste lezioni si parlò di Costantino e della esenzione fiscale da lui concessa alla Chiesa. Come mai?, ci chiese. La Chiesa era già allora ricchissima, concederle l’esenzione fiscale significava privarsi di entrate molto consistenti. Come si spiega un gesto così autolesionistico? La spiegazione di Sirago era che, concedendo l’esenzione fiscale alla Chiesa, l’Imperatore conquistava uno strumento per combattere l’evasione fiscale. Detto in breve: la Chiesa, che non pagava le tasse, avrebbe però convinto i cristiani a pagare le tasse. La spiegazione non mi convinse molto. Considerai soprattutto il fatto che la Chiesa già da secoli spremeva a sangue i suoi adepti (Anania e Zaffira, eccetera); era improbabile che, dopo averli depredati, li invitasse a dare soldi anche allo Stato. (more…)

Pubblicato il 02-08- 2007 4:09 pm | Commenti (2) |
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Diario antitaliano

Bisogna dare più soldi ai parlamentari perché possano stare a Roma con le famiglie, invece di fare festini a base di sesso e droga, -> dice il segretario dell’Udc Cesa intervenendo sulla -> faccenda dell’onorevole Cosimo Mele.
Diresti che questa gente ha perso il contatto con il cosiddetto Paese reale. Qui si fa fatica ad arrivare alla fine del mese, ci sono uomini che lavorano al nord lasciando la moglie ed i figli in qualche paesino o cittadina del sud, ci sono operai che si spezzano la schiena per otto ore al giorno per guadagnare tre soldi, e questo se ne viene cercando di suscitare compassione per il povero parlamentare, costretto dalla solitudine a fare festini a base di sesso e droga.
Ma è davvero così, il cosiddetto Paese reale? C’è davvero uno scollamento tra questa gente e gli italiani? Credo che sia lecito dubitarne. C’è sempre una qualche corrispondenza tra un paese e la sua classe politica. Un popolo non ha solo i politici che merita: ha i politici di cui ha bisogno, quelli che si armonizzano con la struttura morale, sociale, economica della nazione. (more…)

Pubblicato il 01-08- 2007 9:24 am | Commenti (6) |
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