minimo karma    retomar o pedaço que falta

Nonviolenze, Sinistra, Alterius spectare laborem


Questa mattina l’autista dell’autobus era nervoso. Prima della partenza si alza di scatto e va verso il fondo dell’autobus, che è occupato da una famiglia rom. Quasi sempre il fondo degli autobus è occupato da persone rom o extracomunitarie. E’ una sorta di segregazione spontanea, pacifica. Urla loro addosso che se vogliono viaggiare devono pagare il biglietto. Regolare. Una donna protesta, lui insiste, poi torna al suo posto e parte. Dopo due minuti la discussione riprende. Ferma l’autobus, torna a urlare, minaccia di chiamare i carabinieri. Quando la donna gli dice che è un bastardo minaccia di picchiarla.
Nella parte anteriore dell’autobus i passeggeri commentano. Non se ne può più di questi zingari, è sempre la stessa storia… Nessuno nota che è insolito che sia l’autista, e non il controllore, a verificare il possesso del biglietto. E nessuno nota l’indebita generalizzazione, per cui il comportamento di una sola famiglia diventa cifra di una intera etnia. Eppure l’autobus a quell’ora è occupato quasi interamente da docenti.
Walter Veltroni, l’uomo che si candida a guidare questo paese nei prossimi anni, ha fatto di meglio. Commentando un episodio di cronaca, -> ha detto: “Prima dell’ingresso della Romania nell’Unione europea, Roma era la città più sicura del mondo”. Singolare dichiarazione. Non è frequente che un uomo politico importante di un paese sostenga che gli uomini di un altro paese sono dei delinquenti. In Italia ci sono 556 mila romeni. I casi di cronaca che riguardano i romeni, e che finiscono sempre in prima pagina, sono poche decine. Anche qui abbiamo una indebita generalizzazione . Chi compie un reato non è più portatore di una colpa individuale. Getta un’ombra su tutta la sua etnia, autorizza a insultare pubblicamente un intero paese. Nel caso specifico, a denunciare il crimine ed a consentire l’arresto del colpevole è stata una donna nomade rumena, vale a dire una donna della stessa etnia del colpevole. Ma questo è un particolare di poco conto. Quel che conta è che un nomade rumeno ha fatto una brutta cosa. Preso dall’indignazione del giusto, Veltroni giunge a minacciare la Romania. Se vogliono stare in Europa, devono smetterla di mandarci i romeni. Di mandarci i delinquenti, cioè. (more…)

Pubblicato il 31-10- 2007 10:19 pm | Commenti (13) |
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Note di apprendistato

“Tutte le anime sono impegnate a versare il loro sangue.”

Farid Ad-Din ‘Attar, Manteqo-t Tayr (La lingua degli uccelli), ventinovesimo saggio.

Pubblicato il 7:26 am | Commenta questo post (0) |
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Segnalazioni, Chiesa

Mentre scoppiano le polemiche sulle -> tesi di Sergio Luzzatto sulla falsità delle stimmate di Padre Pio, gli amici dell’UAAR riprendono nel loro sito il mio articolo su ->Padre Pio e l’eccidio di san Giovanni Rotondo, pubblicato sull’ultimo numero di Tophet. Questo naturalmente non esime gli amici foggiani dall’acquisto dell’umile foglietto libertario.

Pubblicato il 24-10- 2007 10:13 pm | Commenti (3) |
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Note di apprendistato, Diario

Il bambino si nasconde. La madre è davanti alla vetrina di un negozio. Il bimbo si affaccia, la guarda, torna a nascondersi. Si riaffaccia, constata che la madre non s’è accorta del suo nascondimento ed esce dal nascondiglio, triste. Io sono l’unico testimone di questa scena. Io so quello che la madre del bimbo mai saprà. Io posso immaginare quello che il bimbo prova. Ora sa che può scomparire senza che nessuno se ne accorga. Sa che lo sguardo della madre non è un sostegno stabile, un abbraccio, un cortile nel quale giocare al sicuro. Uscendo dal suo nascondiglio, in qualche modo è uscito dall’infanzia. Ha fatto un primo passo verso l’età adulta - verso il deserto, la solitudine, l’azzardo dell’età adulta. Io assisto a tutto questo, muto. La scena è troppo rapida perché possa dire qualcosa al bambino, o anche solo per fargli un sorriso. Per fargli capire che qualcuno l’ha visto, anche se non sua madre. Il bambino esce rapidamente dal mio campo visivo e si affretta verso il suo destino. Io procedo, pensando a lui. Forse tornando a casa lui farà i capricci, e la madre lo punirà, e dirà che è un bambino incomprensibile. O forse resterà in silenzio, pensoso.
Direi solo metà della verità se non ti dicessi anche il significato che quella scena ha avuto per me. Perché anch’io sono stato un bambino, e tante volte mi sono nascosto, e tante volte l’ho fatto senza che alcuno sguardo mi cercasse. Entrando così nella mia vita, quel bambino ha lanciato una rete, ha pescato dentro di me, ha buttato nel secchio una serpentaglia dolorosamente guizzante.
Ho pensato più volte che gran parte dell’assurdo della vita dipende da questo. Il gesto del bambino aveva un suo senso. Era uno scherzo per la madre. La madre non l’ha visto, ed il gesto ha perso il suo senso. Anzi, ne ha acquisito un altro. Con ogni azione avviamo una catena terribile di eventi, una incontrollabile cascata di fatti. Viviamo stocasticamente. Entrando nella mia storia - nella storia di questa giornata - quell’evento s’è rivestito di un altro senso ancora. Tolto dal suo contesto, dall’unico contesto nel quale avrebbe un senso vero e proprio, un fatto sprigiona sensi: esplode, raccoglie altri frammenti di senso, si lega con essi in trame bizzarre. Quelle trame bizzarre di cui è fatta la nostra vita.

Pubblicato il 22-10- 2007 8:19 pm | Commenti (3) |
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Note di apprendistato, Buddhadhamma

Il bodhisattva Ruciraketu, Pinnacolo di Bellezza, si addormentò, e sognò, e nel sogno vide un grande tamburo d’oro, e tutt’intorno migliaia e migliaia di buddha seduti sotto magnifici alberi, su preziosi troni, e dietro di loro, intorno a loro miriadi di discepoli, un mare umano disciplinato e attento e commosso: ed il tamburo risuonò, e dal tamburo vennero fuori parole, ed erano parole di confessione e di speranza, parole che oltrepassavano le migliaia di Buddha e l’infinità dei loro discepoli per cadere come pioggia di petali, per sfiorare come carezza di donna, per rallegrare come riso di bambino le sterminate moltitudini di esseri sofferenti - uomini e donne, cani e topi, serpenti ed aquile. Dicevano:

Possano i condannati a morte dal re, i banditi o i malfattori
gli sfortunati, coloro che patiscono centinaia di sofferenze
e gli esseri caduti in disgrazia,
liberarsi da tutti questi assilli
e da centinaia di paure e di sventure. (more…)

Pubblicato il 14-10- 2007 11:00 am | Commenti (2) |
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Diario, Scuola

Entro in seconda. E’ una bella classe, la mia seconda, o almeno così sembra. Quando entro tre o quattro ragazzine sono affacciate alla finestra. Dico loro di andare a posto. I. mi chiede di restare lì per un po’, perché le fa male la testa. Le dico che va bene.
Dopo cinque minuti si apre la porta. Entra una collega infuriata. Qualcuno, da giù, ha visto la mia alunna affacciata alla finestra ed è corsa a riferirle questa cosa così vergognosa. Aggredisce verbalmente la ragazzina, spiegandomi che lei non è una come le altre, ma una dritta, alla quale non bisogna dare nessuna libertà. Io lo so che è una dritta: proprio per questo le do libertà.
Alla fine la collega se ne va - soddisfatta, immagino, per la lezione che ha dato alla alunna dritta ed al giovane collega. Io resto a riflettere. Per un po’ non riesco a far nulla. Guardo i miei alunni con un profondo senso di compassione. Mi chiedo in quale altro posto il semplice affacciarsi alla finestra può suscitare reazioni simili. In quale posto occorre un permesso speciale per affacciarsi alla finestra. Me ne viene in mente uno: il manicomio, l’istituzione totale studiata da Goffman. Mi chiedo quanto manicomio c’è nel luogo in cui lavoro ogni giorno. Quanta follia camuffata da buon senso. Quanta insensata negazione della libertà.
Questo penso, per qualche minuto. Poi inizio la lezione. Argomento del giorno sono le relazioni interpersonali.

Pubblicato il 10-10- 2007 4:12 pm | Commenti (4) |
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Segnalazioni

Mentre, lontano, tra le dolci colline d’Italia, un poeta diventa eterno, perchè scrive il verso per cui sarà ricordato per sempre, sotto le stellate notti d’oriente, nel reale alcazar, nelle scarne stanze dei poeti, dietro i banchi consumati miniaturisti, una danzatrice, un poeta, un maestro miniaturista, diventano eterni perchè per un attimo una storia eterna li attravrsa: e sperano, nel misticismo profondo dell’esperienza religiosa orientale, di dissolvere la loro immagine in quella storia, e di essere dimenticati per sempre.

Nel nostro Taccuino Farsi Ludò ragiona di Immagine e simbolo tra Oriente ed Occidente -come solo lei sa fare.

Pubblicato il 09-10- 2007 4:35 pm | Commenta questo post (0) |
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Tophet

E’ uscito il numero 3 del foglio libertario Tophet. Visioni dal fondo, diretto da me. L’articolo di apertura è dedicato a “Padre Pio e l’eccidio di San Giovanni Rotondo”. Chi è interessato può trovarlo a cinquanta centesimi nelle edicole di Foggia, in particolare all’edicola Montanari (di fronte alla Libreria Dante).

Pubblicato il 07-10- 2007 8:46 am | Commenta questo post (0) |
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Diario antitaliano, Luoghi

Lambita dal mare, accarezzata dalla brezza e dal sole, circondata dagli ulivi e protetta dallo sguardo buono del Gargano, Manfredonia viveva in un dolce anfratto della storia: con passi leggeri la sua gente la misurava da un capo all’alto, tutto ammirando, di tutto godendo. Solo uno era il cruccio: mancava il sigillo del progresso, il segno dell’avanzamento umano: il dono dell’industria. E l’ebbero, gli stupefatti manfredoniani, la loro bella industria. E non una fabbrichetta qualsiasi, una industria da nulla. No, una gran bella industria. Un petrolchimico, addirittura. Ebbero l’Enichem. (more…)

Pubblicato il 05-10- 2007 5:27 pm | Commenti (6) |
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