“Ormai sembrava che tutto non avesse più un senso, che non potessero resistere un minuto di più, ma è proprio nei momenti di buio più profondo che per la famiglia Diurno il sole è tornato a scaldare i loro cuori.” Così la giornalista commossa annuncia dagli schermi di Teleradioerre il piccolo miracolo. Prima c’era il buio, ora c’è la luce. Prima il pianto, ora il sorriso. Il buio è quello del crollo di via delle Frasche, una delle tragedie recenti della nostra città. La luce è quella della televisione – della trasmissione Il treno dei desideri, per la precisione. Trasmissione che realizzerà il sogno di allargare la casa della famiglia Diurno, in modo da star comodi. Tutto gratis, gli operai della trasmissione finiscono i lavori in tempi rapidissimi, ed anche l’autorizzazione del Comune – che tardava, al punto da togliere speranza e sorriso alla famiglia Diurno – è concessa senza indugi. Alla televisione, si sa, non è possibile dire di no.

Completamente gratis, a dire il vero, non è, la casa allargata. In cambio la famiglia Diurno dovrà dare qualcosa. Dovrà dare spettacolo di sé.
Non dubito un solo istante che la realizzazione di un desiderio abbia donato alla famiglia autentica gioia ed autentica commozione. Ora, quella gioia e quella commozione dovranno essere comunicate a milioni di persone, dovranno essere una gioia ed una commozione convincenti, contagiosi. Spettacolari. La macchina dello spettacolo verrà incontro per rendere tutto più facile. Si realizzerà una ricostruzione della tragedia. Si insisterà sulla sofferenza, per preparare gli animi al lieto fine.
E’ un affare? Può essere di sì, può essere di no. Forse si poteva aspettare che il Comune rilasciasse il permesso. Forse si poteva protestare perché il Comune non rilasciava il permesso. Forse si poteva parlare di diritto, invece di chiedere un favore alla televisione. Forse si poteva far da sé, senza chiedere l’aiuto della nuova Provvidenza televisiva – la Provvidenza, si sa, finisce sempre per chiedere sacrifici. Forse. O forse andare in televisione e mettere in scena il proprio dolore privato non è affatto un sacrificio. Forse siamo giunti al punto, invece, che ciò è gradevole ed eccitante. Forse è questa la vera gioia, è questo il vero sogno. Non avere una casa più grande, ma poter andare in televisione a mettere in scena il proprio dolore, a dar spettacolo di sé.
Più scuro della mezzanotte non può essere, dice un proverbio foggiano. Un proverbio ingenuamente ottimistico. Quando una tragedia diventa spettacolo, quando il dolore viene portato in uno studio televisivo, quando un dono viene ostentato, quando la gratitudine del ricevente è esposta a milioni di sguardi, quando nessuno nota, se non altro, il cattivo gusto di tutto ciò – allora si può dire davvero che è più scuro della mezzanotte.