minimo karma    retomar o pedaço que falta

Diario antitaliano, Nonviolenze

Dieci anni fa - il 30 dicembre del 1997 - si è spento Danilo Dolci. “Si è spento” è un’espressione bellissima per dire la morte di un uomo. Vuol dire che ogni uomo è una luce, che può brillare in modo più o meno intenso, ma che non si spegne mai del tutto - se non, appunto (e forse), con la morte. A giudicare dal modo in cui fu accolta la notizia della morte di Danilo Dolci (i telegiornali diedero la notizia sbrigativamente, e nemmeno tutti), si direbbe che la sua non sia stata una gran luce. Ma questo è un paese strano. Un paese che si lascia affascinare dal bagliore di politicanti, nani, ballerine ed intellettuali venduti al potere, e che spesso riserva ai suoi uomini migliori il disprezzo, l’umiliazione, l’oblio. Disprezzo che nel caso di Danilo Dolci si è concretizzato nelle parole di un giudice, che lo definì “individuo con spiccata attitudine a delinquere”, o in quelle di un vescovo per il quale Dolci, con la sua denuncia dei rapporti tra mafia e politica, denigrava la Sicilia. L’umiliazione è stata quella dei processi, della persecuzione poliziesca, del carcere. L’oblio è quello che è caduto negli anni che ci separano dalla sua morte (ma era iniziato molto prima) sulla sua attività politica ed educativa.
Ogni uomo è una luce, dunque. Ma un proverbio dei rom avverte: “Se non vuoi vedere, a che serve una stella?”. Proverbio che, mi sembra, va completato con un altro: “Se l’occhio non s’esercita, non vede”. E’ un proverbio di Danilo Dolci - perché tra le altre cose, Dolci è stato creatore di proverbi, nei quali si condensa la saggezza popolare non meno che nei proverbi consegnati da secoli di esperienza, e che tuttavia sono proverbi nuovi, che segnano un cambiamento, una trasformazione. Occorre l’esercizio per vedere. Senza esercizio e senza visione le stelle brillano inutilmente. (more…)

Pubblicato il 29-12- 2007 12:58 pm | Commenti (2) |
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Foto

Foggia, le favelas di via Ascoli (a ridosso del Palazzo di Giustizia).

Vai qui e qui per vedere le foto nella loro grandezza originale.

Pubblicato il 26-12- 2007 4:46 pm | Commenti (1) |
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Foto

Foggia, Rione Candelaro. (Grazie a Valentina per la collaborazione.)

Vai -> qui per vedere la foto in tutto il suo splendore.

Pubblicato il 24-12- 2007 7:00 pm | Commenti (8) |
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Cose così, Testi, Nonviolenze

Alla vigilia di Natale del 1940 Gandhi scrisse la sua seconda lettera ad Hitler. Una prima lettera, molto stringata e resa essenziale dal timore di dire cose inopportune, l’aveva scritta il 23 luglio 1939. Non giunse a destinazione: il governo indiano la bloccò nel timore che potesse compromettere i rapporti diplomatici con la Germania. Qualche mese dopo, del resto, Gandhi aveva risposto sconsolato ad un lettore che lo incitava a rivolgersi a Hitler: “Può essere insensato il mio appello a Hitler perché adotti la non-violenza. Sta marciando di vittoria in vittoria” (Collected Works of Mahatma Gandhi, vol. 79, p. 11). Anche questa seconda lettera fu bloccata dal governo indiano. Non è da credere, del resto, che le due lettere di Gandhi avrebbero potuto sortire un qualche effetto sul Führer. La speranza di poter cambiare il corso della storia, o anche solo di ottenere una semplice, breve tregua, con un semplice appello umanitario, appare inevitabilmente viziata da ingenuità.
Traduco da:
Collected Works of Mahatma Gandhi, vol. 79, pp. 453-456. (more…)

Pubblicato il 10:08 am | Commenti (7) |
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Diario

Cinque. Più tre. Più quattro. Più sette. Più cinque. Più sei. Più quattro. Più due.
Uguale zero.
(Ho comprato una bussola.)

Pubblicato il 23-12- 2007 12:41 pm | Commenti (1) |
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Foto

Pubblicato il 21-12- 2007 11:48 pm | Commenta questo post (0) |
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Cose così

Cos’è la qualità?, si chiedeva e chiedeva Robert Pirsig, l’autore de Lo zen e l’arte della manutenzione della bicicletta. La sua domanda - ossessiva e imbarazzante - mi è tornata alla mente leggendo il rapporto annuale de Il Sole-24 ore sulla qualità della vita nelle città italiane. Comunque si definisca la qualità, pare certo che il suo contrario è la quantità. Quantificare, misurare, ridurre la qualità a numeri e classifiche è un po’ come chiedere ad un bambino quanto bene ti vuole e costringerlo ad allargare le braccia, un po’ perplesso.
Le classifiche dicono che Foggia è la terzultima città d’Italia riguardo alla qualità della vita. Centunesima. Ai primi posti si collocano, invece, Trento, Bolzano ed Aosta.
Non sarò io a contestare questi dati. A Foggia si vive male, con ogni evidenza. Contesto però che la cosiddetta qualità della vita (espressione che è figlia dei tempi) si possa misurare, e soprattutto che si possa misurare con gli indicatori usati dal Sole-24 ore. (more…)

Pubblicato il 1:10 pm | Commenti (8) |
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Cristianesimo

Mio nipote Pitù va al catechismo. Sei anni. Andrà a dottrina per due o tre anni, poi farà la prima comunione.
Questa mattina l’ho interrogato.
- Cosa si festeggia a Natale?
- E’ nato Gesù.
- Chi è Gesù?
- E’ uno che sta in cielo e guarda chi fa il bravo e il cattivo e poi lo dice a nonno e nonna così portano il carbone a chi ha fatto il cattivo.
- Quindi Gesù è un grande spione?
- Sì. Credo, eh. Non è detto.
Incredibile come a soli sei anni mio nipote abbia afferrato quella che per la maggior parte dei cristiani - papa compreso - è l’essenza stessa del cristianesimo. Con la differenza che mio nipote Pitù qualche dubbio, qualche incertezza ce l’ha.

Pubblicato il 17-12- 2007 9:53 pm | Commenti (2) |
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Scuola

“Per la prima volta nella scuola italiana, così come prevede la Costituzione, sarà premiata l’eccellenza degli studenti tramite gare e competizioni che andranno dal livello cittadino a quello internazionale, un sistema che vuole stimolare le capacità e l’ingegno dei ragazzi italiani”, ->dice il ministro Fioroni. Ed aggiunge: “La valorizzazione dell’eccellenza è uno strumento indispensabile per creare l’effetto-traino per tutti gli studenti, anche per i più difficili perché non è certo livellando tutti verso il basso che si stimola la crescita.”
Sono perplesso.
Leggo e rileggo la Costituzione, ma non trovo il punto esatto in cui si dice che la scuola italiana deve essere fondata sulla competizione. Nell’articolo 34 leggo che la scuola è aperta a tutti, e quella parola - tutti - mi piace, mi sembra contenere un intero programma politico, e morale (tutti è anche una delle parole chiave della filosofia di Capitini). Nello stesso articolo, è vero, si legge che “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”, ma non mi sembra che si voglia stabilire una competizione tra i capaci e meritevoli e gli altri. Si vuol dire, invece, che quella parola, tutti, include anche i poveri, se sono capaci e meritevoli.
Nell’articolo 1 trovo l’importanza del lavoro. Nell’articolo 2 il valore della solidarietà - “i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Nell’articolo 3 mi imbatto nel valore dell’uguaglianza…
Leggo e rileggo, ma questa visione della società (e conseguentemente della scuola) come competizione tra chi è più bravo e chi è meno bravo non la trovo. (more…)

Pubblicato il 4:19 pm | Commenta questo post (0) |
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Cose così

Sul numero del 17 novembre di Io Donna Luisa Muraro ha lanciato la “provocazione” del “razzismo compatibile”. Vale la pena citare per intero il suo ragionamento:

“A cosa serve opporre certe formule ipocrite ai cattivi sentimenti contro gli stranieri?” spiega. “Cattivi sentimenti che di per sé non uccidono; l’eccesso è sempre indotto. Se tu, per esempio, opponi la tua predica ‘corretta’ a chi, non senza qualche ragione, pensa che gli zingari trattino le donne e i bambini in modo indegno, non solo non lo convincerai, ma lo lascerai solo, preda dell’odio e di chi ha interesse a manipolarlo. ‘Razzismo compatibile’ è precisamente questo: non prendere le distanze dai cattivi sentimenti e da chi li prova. Puntare sul fatto che siamo fatti della stessa pasta umana, e partire dai nostri cattivi sentimenti per avvicinarci a loro. Tentare l’operazione alchemica, in altre parole, di trasformare questo piombo in oro. Un linguaggio più franco, più libero, più osé” continua Muraro “permette anche uno scambio con gli ‘altri’, con gli stranieri che a loro volta rischiano di riempirsi di un odio sordo nei nostri riguardi, perché ci dicano liberamente che cosa pensano di noi. Ma esprimerli, i cattivi sentimenti, è il solo modo per potergli dare la misura che oggi manca. Ricordo un’amica tedesca che mi disse: ‘Ho capito che voi, diversamente da noi, non odiate gli ebrei dal fatto che fate battute e ci scherzate sopra’. Ecco: un esempio di misura è questo. Un ‘razzismo’, quello di cui parlo, compatibile con la civiltà e la giustizia.*

Si potrebbe smontare la provocazione di Luisa Muraro pezzo per pezzo, e mostrare che i singoli pezzi sono fragili e l’insieme traballa. Si potrebbe, ad esempio, notare che in Italia il politicamente corretto svanisce quando si tratta di Rom. Ognuno nel nostro paese si sente libero di esprimere opinioni razzistiche quando riguardano i Rom. Può farlo, perché le stesse opinioni sono più o meno autorevolmente sostenute da opinionisti ed altra bella gente. Può farlo, perché una Luisa Muraro su Io Donna dice che gli zingari trattano male le donne e i bambini. Nessuno in Italia è meno solo di chi esprime opinioni razzistiche verso i Rom. In autobus, nella sala d’aspetto del medico, in coda alla Posta basta uscirsene con una tirata contro gli zingari per socializzare in modo rapido ed efficace. E le espressioni colorite non mancano. (more…)

Pubblicato il 15-12- 2007 12:12 am | Commenti (1) |
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Diario, Libri

Vinoba Bhave, Discorsi sulla Bhagavadgita (grazie ad Ida); Stefano Benni, La grammatica di Dio; Leonardo Piasere, I rom d’Europa; Miti e leggende degli zingari, a cura di Erberto Petoia; Marco Revelli, Fuori luogo. Cronache da un campo rom; F. Chiocci, L’uomo che salvò Padre Pio. Vita, avventura e morte di Emanuele Brunatto; S. Mazza, La strategia del caos; Rifkin, La fine del lavoro; Luca Canali, Il tridente latino. Lucrezio, Virgilio, Petronio.

Pubblicato il 14-12- 2007 8:03 pm | Commenta questo post (0) |
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Tophet

E’ uscito il numero quattro di Tophet. A partire da questo numero l’umillimo foglio libertario sarà distribuito gratuitamente. Una manciata di copie la trovate già all’edicola Montanari di Piazza Oberdan. Nei prossimi giorni porterò altre copie alla Libreria della Plebe (via Mario Pagano, presso il laboratorio politico Jacob), all’Università (nell’atrio di Palazzo Ateneo) e da qualche altra parte.

Pubblicato il 13-12- 2007 11:54 pm | Commenti (3) |
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Cose così, Cristianesimo

Uno: l’inferno

Qualche tempo fa Enrico Peyretti - tra i fondatori de “il foglio” (”mensile di alcuni cristiani torinesi”) nel lontano ‘71 - fece parlare di sé per alcune tesi che parvero in qualche modo eretiche. Disse che non tutto è possibile accettere della Bibbia, ma che bisogna rigettare come non ispirati quei passi che mostrano un Dio violento. Intervistato dall’Espresso, presentò anche ->una sua visione dell’inferno:

E l’aldilà? E il giudizio finale? Ecco la risposta: «Dio al momento della morte dei potenti brucerà la loro superbia e i delitti, facendoli ardere come grattacieli polverizzati, e dalle loro ceneri puzzolenti farà uscire piccole anime umiliate e così risanate e salvate».

La tesi della inaccettabilità di alcuni passi della Bibbia parve a Sandro Magister un rinverdire l’eresia di Marcione, mentre per la sua concezione dell’inferno Peyretti si meritò l’accostamento alla dottrina dell’apocatàstasi, condannata dal concilio di Costantinopoli nel 553.
Leggendo la Spe Salvi di Benedetto XVI ho trovato qualcosa che mi ha fatto ripensare a quelle parole di Peyretti. La maggior parte degli uomini, dice, ha un residuo di apertura a Dio che permane pur nell’errore e nel male. Che ne è di queste persone, quando compaiono davanti a Dio? Succede che il male in loro viene bruciato, consumato:

Alcuni teologi recenti sono dell’avviso che il fuoco che brucia e insieme salva sia Cristo stesso, il Giudice e Salvatore. L’incontro con Lui è l’atto decisivo del Giudizio. Davanti al suo sguardo si fonde ogni falsità. E’ l’incontro con Lui che, bruciandoci, ci trasforma e ci libera per farci diventare veramente noi stessi”. (Spe Salvi, § 47).

E’ la versione rivista ed aggiornata del Purgatorio, che non è più il luogo nel quale si sconta una pena che renda degni dell’incontro con Dio, ma è la purificazione che avviene nel momento in cui l’uomo, con le sue macchie e le sue imperfezioni, incontra Dio. Dio è fuoco, tanto per Peyretti quanto per Ratzinger; e l’incontro con Dio purifica e brucia. Ma c’è una differenza importante: Peyretti parla dell’Inferno, Ratzinger del Purgatorio. Per Peyretti ogni uomo può essere purificato nell’incontro con Dio. Il papa, con una espressione che mi sembra piuttosto volgare, sostiene (ovviamente senza citare Peyretti) che questo sarebbe “un colpo di spugna” - per la precisione, dice che la grazia “non è un spugna che cancella tutto così che quanto s’è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore” (ivi, 44). Questa obiezione è tutt’altro che decisiva. Se incontrando Dio l’anima brucia, e brucia tanto più quanto più è imperfetta e colpevole, evidentemente non v’è alcun “colpo di spugna”. Le anime che più hanno errato più soffriranno nell’incontro con Dio (soffriranno, s’intende, un genere si sofferenza che non è priva di letizia, perché pur sempre di incontro con Dio si tratta). Non v’è alcuna negazione nella giustizia, alcuna parità di trattamento, alcun livellamento.
Ma il papa ha un altro argomento in difesa dell’inferno. Esistono individui nei quali c’è molto male, ma resta un residuo di bene, che può essere messo in luce e rinsaldato dall’incontro con Dio. Esistono però anche individui nei quali il bene è stato totalmente vinto dal male. (more…)

Pubblicato il 10-12- 2007 12:57 am | Commenti (2) |
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Tophet

Ho aperto la finestra. Ho visto. Nella piazza si ammassava la gente – non credea che tanti la città ne avesse disfatti – ed alcuni avevano le mani protese e chiedevano, parlavano e chiedevano, ed altri avevano le mani protese e donavano, ridevano e donavano, ed alcuni in un angolo guardavano attenti e non ridevano, ma sputavano e bestemmiavano, e su tutti volteggiavano i corvi, sereni e saggi, e cadeva una pioggia cattiva, e quando la pioggia cessò suonarono le campane e dai containers uscirono quelli che non avevano le mani per chiedere e le bocche per sorridere – o per parlare – e cominciarono a sfilare silenziosi sotto il cielo che si apriva ad illuminare la loro miseria, e…

E’ on-line il ->nuovo sito di Tophet. Visioni dal fondo. Dal prossimo numero (che è in stampa) il foglio sarà distribuito gratuitamente.

Pubblicato il 09-12- 2007 2:12 pm | Commenta questo post (0) |
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Cose così

Guidando ubriaco un uomo italiano a Torino ->ha investito ed ucciso una donna rumena di 37 anni. Pare che dietro l’incidente vi sia il piano di creare una marca di jeans con lo slogan “Orgoglio Italiano”, per far concorrenza alla marca ispirata a Marco Ahmetovic.

Pubblicato il 08-12- 2007 6:36 pm | Commenta questo post (0) |
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