Il magnifico rettore dell’università di Foggia, Antonio Muscio, è un uomo di sani princìpi e di fermi valori. Valori d’altri tempi. Dio, Patria, Famiglia. La Famiglia, soprattutto. Potete immaginare lo strazio di quest’uomo al lavoro. Come può un uomo che ha il valore della Famiglia staccarsi dai suoi cari per diverse ore al giorno? Non può, non può. Un uomo di sani princìpi e di fermi valori non si stacca dalla famiglia nemmeno per un momento. La Famiglia se la porta al lavoro - e non sotto forma di fotografie da tenere sulla scrivania. Il rettore Muscio porta con sé al lavoro la moglie. E la figlia. E la cognata della figlia. E il genero. E il nipote. Ora quelli di Repubblica* lo stigmatizzano per questo. Usano per una cosa così tenera l’orrenda parola nepotismo. Come se ci fosse del losco, del marcio nel volere intorno a sé i propri cari.
Il rettore Muscio - uomo di sani princìpi e di fermi valori - ha un solo difetto, in realtà. E’ brutto. Indubbiamente brutto. Irrimedibilmente brutto. Quasi più brutto del senatore Morra. E che sarà mai?, dici. Il punto è che uno che è brutto dovrebbe avere qualche decenza, soprattutto se è persona di sani princìpi e di fermi valori. No, non proprio nascondersi: ma non farsi ritrarre, almeno. Evitare di immortalare la propria bruttezza, di perpetuare lo scempio, di tramandare l’offesa. E invece il rettore Muscio si mette in posa con le gambe accavallate e si fa ritrarre da un pittore. Ma non finisce qui. Tu puoi essere brutto ma avere senso estetico. Puoi metterti in posa davanti ad un pittore raffinato e sensibile, capace di ritrarre la tua bellezza interiore, di fissare sulla tela i tuoi sani princìpi e i tuoi fermi valori. E invece no. Il rettore Muscio è un uomo indiscutibilmente brutto che si fa ritrarre da un pittore indiscutibilmente scadente. Uno che mette sulla tela, con iperrealistica impietosità, ogni particolare della sua bruttezza. Uno che ne esplora la superficie, alimentando l’infondato sospetto che oltre, sotto, al di là di quella superficie non vi sia nulla che valga la pena di portare alla luce.
Un uomo brutto che con i soldi (tanti, pare) della collettività si faceva ritrarre da un pittore scadente. Così i posteri, guardando il quadro, giudicheranno forse il rettore Muscio. C’è da sperare che qualcuno voglia ricordare ai futuri perplessi che quell’uomo brutto privo di senso estetico era tuttavia uno che amava la Famiglia - un uomo di sani princìpi e di fermi valori in un’epoca di disgregazione sociale e di crisi morale.

* L’articolo non è in rete. Ne parla Teleradioerre.