minimo karma    retomar o pedaço que falta

Diario antitaliano, Televisione

Ho dato uno sguardo, lunedì sera, al Festival di Sanremo. Chiambretti scherzava con Del Noce, in prima fila nel pubblico. Voleva, non so bene perché, il suo cellulare. “Dammelo”, ha detto. E poi malizioso ha aggiunto: “Il cellulare, eh”. Disgustato, ho lasciato perdere. La vita è troppo breve per sprecarla così.
Oggi, durante una conferenza stampa, Pippo Baudo ha commentato gli scarsi ascolti del Festival. La qualità non paga, ha detto. Può essere che non abbia torto. Di questi tempi, una trasmissione che si limiti ai doppi sensi può già considerarsi televisione di qualità.

Pubblicato il 28-02- 2008 12:54 am | Commenta questo post (0) |
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Cinema

Non ho letto Caos calmo di Veronesi, e perciò non sono in grado di dire se il film di Grimaldi (e Moretti) sia migliore o peggiore del libro. Come che sia, quello di Grimaldi è un film che vale il prezzo del biglietto. Non è, come qualcuno si è affrettato a dire, un film sull’Italia di oggi ed i suoi problemi. Se basta qualche cenno alle fusioni tra holding ed ai loro costi umani per fare un film impegnato, allora anche Centovetrine è una soap-opera impegnata. In realtà la vicenda della fusione fra holding televisive resta sullo sfondo. In primo piano è la storia privata di una persona alle prese con una perdita. Cosa vuol dire elaborare un lutto? Riprendere la propria vita, acquistare nuovamente quella capacità di “amare e lavorare” in cui per Freud consiste la salute psichica? Oppure è possibile un’altra via? Il dolore - il dolore profondo, improvviso, non razionalizzabile - non porta oltre, molto al di la del positivo stare in società? Non c’è una relazione tra il dolore e la libertà? (more…)

Pubblicato il 25-02- 2008 11:02 am | Commenti (12) |
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Mercanzia, Segnalazioni, Libri, Anarchismo

Semina la vita intorno a te. Osserva che ingannare, mentire, intrigare, fare il furbo significa avvilirti, farti piccino, riconoscerti debole precocemente, fare come lo schiavo dell’harem che si sente inferiore al suo padrone. Fallo, se vuoi, ma sappi fin d’ora che l’umanità ti considererà piccolo, meschino, debole, e ti tratterà di conseguenza. Non percependo la tua forza, ti tratterà come un essere che merita compassione – null’altro che compassione. Non prendertela con l’umanità, se sei tu stesso a paralizzare la tua forza d’azione.
Sii forte, invece. E ogni volta che vedrai una ingiustizia o l’avrai commessa – una iniquità nella vita, una menzogna nella scienza, o una sofferenza imposta dall’altro – rivoltati contro l’iniquità, la menzogna e l’ingiustizia. Lotta! Più sarà intensa la lotta e più sarà intensa la vita. E allora avrai vissuto, e per un’ora di questa vita non darai anni di vegetazione nella putredine d’un pantano.
Lotta per permettere a tutti di vivere questa vita ricca e straripante, e sarai certo di trovare in questa lotta delle gioie così grandi, che non ne troverai di simili in nessun’altra attività.
Questo è tutto ciò che può dirti la scienza morale. A te scegliere.

Trovando non del tutto affidabile l’edizione curata da Ursula Bedogni per Nuovi Equilibri, mi sono permesso di fare una nuova traduzione de La morale anarchica di Petr Kropotkin, con un saggio introduttivo. E’ pubblicata in formato elettronico dalle edizioni dsmgtlfpqxz e può essere scaricata liberamente. Chi desiderasse la versione cartacea può acquistarla nel sito Lulu.com al costo di cinque euro e ottantuno centesimi.

Pubblicato il 23-02- 2008 11:48 pm | Commenta questo post (0) |
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Oware

Se mi sapessi, più io non sarei.
Svanirei nella luce del tuo sguardo
perduti il nome, il volto, le parole
per dirti “sono qui”, per dirti “guardami”.

Guardami allora: ma ignorami lasciami
essere più lontano della stella
più fredda del più antico dei ricordi
del più riposto e sacro dei dolori.

Guardami. Sono qui. Ho un volto, un nome,
ho tutte le parole che ci servono
per conversare seduti a un caffé

per maledire le sudice mani
dell’ultimo politico cafone
per dirci che verrà, verrà quel giorno
in cui saremo liberi e felici.

Guardami. Sono qui. Tieni per buoni
le mie parole il mio nome il mio volto
fingi di non vedere le aperture
le crepe le fessure le storture
la pioggia di parole il buio il vuoto.

Non indagare, sii pietosa e buona
almeno per un poco, per un poco.

Pubblicato il 22-02- 2008 12:44 am | Commenti (1) |
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Cose così

Qualche minuto fa su RaiUno hanno messo sul rogo un Giordano Bruno ben strano: prima di tirare le cuoia urlando di dolore, gli hanno fatto tenere una sorta di comizio, nel quale ha rivelato che la sua riflessione filosofica non è in contrasto con la rivelazione cristiana e che, addirittura, lui crede nella libertà di parola.
Pareva Walter Veltroni.

Pubblicato il 18-02- 2008 11:44 pm | Commenti (1) |
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Cinema

Rosso Malpelo di Pasquale Scimeca vuole essere un film impegnato, di denuncia. Scimeca (di cui mi piacque molto Placido Rizzotto) intende suscitare indignazione e sdegno per lo sfruttamento del lavoro dei bambini, che è stato della Sicilia descritta da Verga ed è, oggi, di troppi altri luoghi: e per raggiungere lo scopo ricorre al dialetto siciliano, ad un protagonista non professionista, a dialoghi che si soffermano con insistenza sulla fatica di vivere, sulla sofferenza del lavoro che aliena e opprime. Ma non riesce nell’intento, Scimeca. C’è qualcosa che interviene, e fa fallire il colpo. C’è la bellezza: troppa bellezza. C’è la bellezza dei luoghi (il film è girato a Sperlinga, a Piazza Armerina ed alla miniera di Fioristella); c’è la bellezza delle donne (la madre, la sorella di Rosso Malpelo, la madre di Ranocchio…); c’è una leggerezza che rende più accettabile il travaglio nella miniera, ingentilisce il tugurio, ammorbidisce il fatalismo tragico dei dialoghi. E’ questa bellezza, questa leggerezza che alla fine prevale su tutto - che riscatta, salva, rassicura. Lo spettatore esce dalla sala non indignato per l’infanzia negata, in Sicilia e nel mondo, ma semplicemente con l’impressione di aver visto un film bello. Tragicamente bello.

Pubblicato il 9:36 pm | Commenta questo post (0) |
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Oware

Qohelet, 1, 1-11. Testo ebraico, traslitterazione (semplificata) e traduzione.

א דִּבְרֵי קֹהֶלֶת בֶּן-דָּוִד, מֶלֶךְ בִּירוּשָׁלִָם.
ב הֲבֵל הֲבָלִים אָמַר קֹהֶלֶת, הֲבֵל הֲבָלִים הַכֹּל הָבֶל.
ג מַה-יִּתְרוֹן, לָאָדָם: בְּכָל-עֲמָלוֹ–שֶׁיַּעֲמֹל, תַּחַת הַשָּׁמֶשׁ.
ד דּוֹר הֹלֵךְ וְדוֹר בָּא, וְהָאָרֶץ לְעוֹלָם עֹמָדֶת.
ה וְזָרַח הַשֶּׁמֶשׁ, וּבָא הַשָּׁמֶשׁ; וְאֶל-מְקוֹמוֹ–שׁוֹאֵף זוֹרֵחַ הוּא, שָׁם.
ו הוֹלֵךְ, אֶל-דָּרוֹם, וְסוֹבֵב, אֶל-צָפוֹן; סוֹבֵב סֹבֵב הוֹלֵךְ הָרוּחַ, וְעַל-סְבִיבֹתָיו שָׁב הָרוּחַ.
ז כָּל-הַנְּחָלִים הֹלְכִים אֶל-הַיָּם, וְהַיָּם אֵינֶנּוּ מָלֵא; אֶל-מְקוֹם, שֶׁהַנְּחָלִים הֹלְכִים–שָׁם הֵם שָׁבִים, לָלָכֶת.
ח כָּל-הַדְּבָרִים יְגֵעִים, לֹא-יוּכַל אִישׁ לְדַבֵּר; לֹא-תִשְׂבַּע עַיִן לִרְאוֹת, וְלֹא-תִמָּלֵא אֹזֶן מִשְּׁמֹעַ.
ט מַה-שֶּׁהָיָה, הוּא שֶׁיִּהְיֶה, וּמַה-שֶּׁנַּעֲשָׂה, הוּא שֶׁיֵּעָשֶׂה; וְאֵין כָּל-חָדָשׁ, תַּחַת הַשָּׁמֶשׁ.
י יֵשׁ דָּבָר שֶׁיֹּאמַר רְאֵה-זֶה, חָדָשׁ הוּא: כְּבָר הָיָה לְעֹלָמִים, אֲשֶׁר הָיָה מִלְּפָנֵנוּ.
יא אֵין זִכְרוֹן, לָרִאשֹׁנִים; וְגַם לָאַחֲרֹנִים שֶׁיִּהְיוּ, לֹא-יִהְיֶה לָהֶם זִכָּרוֹן–עִם שֶׁיִּהְיוּ, לָאַחֲרֹנָה.

1. Divrè Qohèlet ben-David, mèlek b-Irushalaim.
2. Hàvel havalim amar Qohèlet hàvel havalim hakol hàvel.
3. Ma-itron la-adam be-kol ‘amalò sheia’amol tàhat ha-shamesh?
4. Dor holek ve-dor ba, ve-haaretz le’holam ‘omadet.
5. Ve-zarah ha-shèmesh u-va ha-smàmesh ve-el meqomo shoef zoreah u sham.
6. Holek el-darom ve-sovev el-tzafon sovev sovev holek ha-ruah ve’al sevivotav shav ha-ruah.
7. Kol hannehalim holekim el-haiam, ve-haiam einennu malè el-meqom shehannehalim holekim-sham hem shavim lalaket.
8. Kol haddevarim ieghe’im lo-iukal ish ledabber lo-tisba’ ‘ain lireot ve-lo timmalè ozen mishemoah.
9. Ma-shehaiah hu sheihieh umah-shenna’asah u sheie’asè ve-en kol-hadash tàhat ha-shàmesh.
10. Iesh dabar she-iomar ree-ze hadash hu kevar haiah le’olamim asher haiah millefanenu.
11. En zikeron larishonim ve-gam laaheronim sheihiuh lo-ihieh lahem zikkaron-’im she-ihiuh laaharonah.

 

(more…)

Pubblicato il 12:09 pm | Commenta questo post (0) |
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Nonviolenze

Michele Boato, Maria G. Di Rienzo e Mao Valpiana hanno scritto un appello intitolato Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza? , con il quale presentano la proposta di liste civiche nonviolente, ecologiste e femministe alle prossime elezioni. Peppe Sini mi ha scritto per chiedermi il mio parere. Quella che segue è la mia risposta. (more…)

Pubblicato il 15-02- 2008 7:39 pm | Commenti (1) |
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Diario, Libri

Levi, Cristo si è fermato a Eboli; Pratolini, Il quartiere; Th. Mann, L’eletto (questi tre libri li ho letti quando avevo tredici-quattordici anni; quello di Mann lo imparai quasi a memoria: fu all’inizio di uno strano disturbo della lettura, che mi costringeva a ripetere all’infinito le cose già lette, senza riuscire a procedere, e che mi impedì per molti anni di leggere romanzi - stranamente, non avevo problemi a leggere saggi); Ph. Cornu, Dizionario del Buddhismo; De Molinos, Guida spirituale; Emerson, Gli uomini rappresentativi; E. Riverso, Iran (grazie a Ludò); M. Mannoia, Zingari, che strano popolo! Storia e problemi di una minoranza esclusa; A. Santino Spinelli, Baro romano drom; Hinduismo, a cura di G. Filoramo; Augias, I segreti di Roma;Chiesa e religiosità popolare a Peschici, a cura di T. Rauzino (grazie a Terry); Kalila e Dimna.

Pubblicato il 11-02- 2008 10:04 pm | Commenta questo post (0) |
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Cinema

Anna e Mara, due donne che si amano, vanno in vacanza in Tunisia. Ne tornano con un ragazzino marocchino, nascosto nel bagagliaio e determinato a cercare fortuna in Italia. Anna, che è proprietaria dell’azienda di scarpe in cui Mara lavora come operaia, si offre di aiutare il giovane Anis, facendolo assumere nel magazzino dell’azienda e dandogli ospitalità nella casa in cui vive con Mara. Quest’ultima è infastidita dalla presenza dell’intruso, ma ben presto finirà per solidarizzare con lui. La coabitazione mostrerà i rapporti di potere che sono dietro l’amore e la benevolenza.
Riparo di Marco Simon Puccioni (con Maria De Medeiros e una intensa Antonia Liskova) è un film semplice, essenziale, qua e là con qualche cedimento nel ritmo, ma che ha il coraggio di affrontare due temi difficili - quello dell’amore omosessuale e quello dell’immigrazione clandestina - senza banalizzazioni né fughe nella retorica. E non è poco.

Pubblicato il 6:58 pm | Commenta questo post (0) |
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Chiesa

- Il papa dice che non tutti andremo in Paradiso.
- E ti credo. Te ce lo vedi Giuliano Ferrara coi mutandoni azzurri e le alucce gialle che canta in eterno le lodi del Signore? Non è cattivo il papa. E’ decenza.
- A dire il vero per decenza nemmeno il papa mi vedo coi mutandoni e le alucce.
- Però il papa c’ha i mocassini rossi di Prada.
- Ah.
- Eh.
- Dice pure che in quaresima non dobbiamo guardare la televisione.
- E c’ha ragione di nuovo. Sai quante frescacce eviti se non guardi la televisione?
- Sì, ma se non guardo la televisione non sento nemmeno che dice il papa.
- Appunto.

Pubblicato il 07-02- 2008 7:24 pm | Commenti (1) |
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Diario

Ho giocato con mio nipote a Demon Star, lui diceva “fatevi sotto, fascisti” e io cantavo la canzone di guerra “Addio a Lugano”, ne abbiamo fatti fuori un bel po’, finché è arrivato uno più grande più fascista degli altri che ha fatto fuori noi e amen. Faccio due passi, ho detto a mio nipote, poi ci prendiamo la rivincita. Fuori c’è il sole, una gran bella giornata di sole, ma io ho la sciarpa, è da sabato che sono a letto con la febbre alta, quasi ho nostalgia delle cose di fuori - e nausea, certo, di quelle di dentro - e così cammino verso il centro, penso di comprare un libro, ho voglia di qualcosa di buono, ma dopo un po’ comincio ad avere freddo e tossisco e quando tossisco mi fa male ovunque - è così l’influenza di quest’anno, dicono - : in libreria nulla di degno, il solito ecocidio, tonnellate di carta imbrattata per scrivere chiacchiere. Voglio le coperte, ficcarmi di nuovo sotto le coperte e chiudere gli occhi. Incrocio una ragazza. Siamo usciti una sera, tanti anni fa. Ciao, le dico. Come va?, azzardo. Bene, dice. Vado a prendere il treno. La guardo andare incontro al suo treno. Io scappo. Ho caldo, ora. E mi sento solo. Braccato. (more…)

Pubblicato il 06-02- 2008 5:54 pm | Commenti (1) |
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Alterius spectare laborem

Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtude e canoscenza… ed è con queste e in queste parole che invito il popolo ITALIANO a ricordare i propri fasti, e a suggellare la propria grandezza, sbattendo fuori questa gente di merda dalla nostra NAZIONE.
Gente senza Dio, ignorante della grandezza del nostro popolo in grado solo di distruggere quanto è stato creato da millenni di storia, cultura, arte, letteratura, questi ANIMALI vanno squoiati e bruciati con la loro violenza, bestialità e ignoranza!!!!!!!!!! (more…)

Pubblicato il 05-02- 2008 12:41 pm | Commenti (2) |
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Oware

Trionfi sullo stelo, perso amore,
fuoco di tulipano in mezzo al campo
devastato, vittoria del mattino
certezza dell’incerto - dell’incerto.
Ti guardo, tulipano in mezzo al campo.
Non è mio il tuo fuoco, né l’amore.
Non appartieni, e questo è il tuo segreto.
Ondeggi nella brezza del mattino
ed il tuo fuoco predica, predice:
presto l’intero campo fiorirà
e potrò dire ancora amore mio.

 

Pubblicato il 03-02- 2008 10:48 am | Commenti (2) |
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Oware

Cristo sale, s’acquieta, s’abbandona,
dove il mio-me dà fine alla sua fuga:
e depone lo scettro e la corona
e muore come l’ultimo dei cani.
Il mio-me lo circonda compiaciuto
vita che sopravvive al Dio che muore.
Ma presto quella colpa lo travolge
torna alla fuga, s’agita, si sforma,
commuore come l’ultimo dei cani.
Resta l’essere limpido, mondato,
di là dall’occhio, di là dalla voce.

Pubblicato il 10:44 am | Commenta questo post (0) |
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