Ho giocato con mio nipote a Demon Star, lui diceva “fatevi sotto, fascisti” e io cantavo la canzone di guerra “Addio a Lugano”, ne abbiamo fatti fuori un bel po’, finché è arrivato uno più grande più fascista degli altri che ha fatto fuori noi e amen. Faccio due passi, ho detto a mio nipote, poi ci prendiamo la rivincita. Fuori c’è il sole, una gran bella giornata di sole, ma io ho la sciarpa, è da sabato che sono a letto con la febbre alta, quasi ho nostalgia delle cose di fuori - e nausea, certo, di quelle di dentro - e così cammino verso il centro, penso di comprare un libro, ho voglia di qualcosa di buono, ma dopo un po’ comincio ad avere freddo e tossisco e quando tossisco mi fa male ovunque - è così l’influenza di quest’anno, dicono - : in libreria nulla di degno, il solito ecocidio, tonnellate di carta imbrattata per scrivere chiacchiere. Voglio le coperte, ficcarmi di nuovo sotto le coperte e chiudere gli occhi. Incrocio una ragazza. Siamo usciti una sera, tanti anni fa. Ciao, le dico. Come va?, azzardo. Bene, dice. Vado a prendere il treno. La guardo andare incontro al suo treno. Io scappo. Ho caldo, ora. E mi sento solo. Braccato. (more…)