Cristo sale, s’acquieta, s’abbandona,
dove il mio-me dà fine alla sua fuga:
e depone lo scettro e la corona
e muore come l’ultimo dei cani.
Il mio-me lo circonda compiaciuto
vita che sopravvive al Dio che muore.
Ma presto quella colpa lo travolge
torna alla fuga, s’agita, si sforma,
commuore come l’ultimo dei cani.
Resta l’essere limpido, mondato,
di là dall’occhio, di là dalla voce.