Alemanno ha annunciato che tra i primi atti come sindaco di Roma ci sarà la visita al marito di Giovanna Reggiani. Fa bene. Farebbe bene anche a far visita a Mailat, il romeno che l’ha uccisa. Perché senza quell’omicidio, e senza la canea mediatica che ne è seguita, Alemanno non sarebbe diventato sindaco di Roma e la destra, probabilmente, non avrebbe vinto le elezioni. Farebbe bene a ringraziare anche il suo predecessore, quel Walter Veltroni che, all’indomani dell’omicidio, ha invocato leggi straordinarie sulla sicurezza, prontamente accontentato dall’osceno”pacchetto sicurezza”. Accade un fatto di cronaca come tanti. Le televisioni montano il caso, creano il mostro, indirizzano l’indignazione popolare contro un’etnia. Meccanismo collaudato, va avanti così da anni. La destra gongola: tutto lo spettacolo è a suo uso e beneficio. E la sinistra che fa? Invita a calmare i toni? A ragionare? Ricorda che la responsabilità morale e penale resta ancora individuale, e non etnica? No. Cavalca l’onda dell’indignazione popolare. O almeno ci prova. Maldestramente, perché in queste cose la destra è molto più abile. E’ il suo mestiere. E’ qui che s’è deciso il gioco. Se il problema numero uno è la sicurezza, allora nessuno può affrontarlo meglio della destra. Naturalmente il problema numero uno non è la sicurezza. Ma è ben noto il teorema di Thomas: se gli uomini definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze. Come dire: se la gente si convince che le cose vanno un un certo modo, le cose finiranno per andare in quel modo - anche se quella convinzione è errata. La televisione trasmette alla gente una visione paranoica della realtà. La gente se ne convince, vive costantemente con la paura di essere violentata, derubata, uccisa. Per questa via, il paese diviene realmente come i giornalisti vorrebbero che fosse. E’ quello che succede con i reality show. Hanno la pretesa di portare la realtà sullo schermo, ma non sono realtà, perché tutto ciò che è sullo schermo è finzione; tuttavia allo spettatore ciò che è sullo schermo si impone come iper-realtà, ed allora accade che la realtà imita la finzione - che i ragazzini si comportano come i concorrenti del Grande Fratello.
Poco prima del ballottaggio, Rutelli ha protestato con Alemanno: “dipingi la nostra città cupa, nera, come se fosse il Bronx”. Aveva ragione, ma era troppo tardi. Ogni giorno le televisioni e i giornali dipingono non solo Roma, ma l’intero paese come cupo, nero. Come se fosse un immenso Bronx. Una visione paranoica. Il vecchio caro metodo della Chiesa cattolica: ti spavento a morte, e poi ti salvo. Un sistema difficile da contrastare, perché dipingere scenari foschi è molto più facile ed efficace che dipingere paesaggi ameni. La paranoia suscita emozioni, passioni forti. La rabbia, l’indignazione, un violento desiderio di giustizia. La sinistra avrebbe dovuto contrastare questo gioco pericoloso, questo meccanismo perverso. Ristabilire la realtà, oltre la paranoia. La politica, oggi, non è più una faccenda di ideologie, ma di costruzione sociale della realtà. La destra ha uno strumento formidabile per farlo: le televisioni. Non - o almeno: non solo - perché le televisioni sono nelle mani della destra, ma soprattutto perché la televisione sembra essere, in sé, un medium che deforma la realtà in senso peggiorativo, paranoico. La sinistra non ha uno strumento paragonabile. Finché non ne trova uno, è destinata alla sconfitta - si tratti della sconfitta di una vera sinistra o della vittoria di una destra camuffata da sinistra.