minimo karma    retomar o pedaço que falta

Davide

Leggo su Repubblica-Bari:

I medici respingono l´accusa di accanimento terapeutico mossa dallo zio di Davide, che anche nel suo blog rimarcava il calvario dell´inserimento quotidiano di una cannula nelle piccole vene e arterie: “Non inseriamo alcuna cannula - chiariscono - Davide ha un catetere centrale, che utilizziamo anche per trasfusioni e prelievi. Il bambino sta lottando per vivere”.

Non mi sembra di aver mosso alcuna accusa ai medici di Bari. (more…)

Pubblicato il 31-05- 2008 9:44 am | Commenti (7) |
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Segnalazioni

Domani a Manfredonia parteciperò a una Tavola Rotonda sui Rom, organizzata dalla mia scuola e dal Comune. Se tutto va come previsto, dovremmo battere il record di sedie vuote durante un convegno. Se siete in zona, evitate di venirci: con la vostra presenza potreste interrompere la felice uniformità delle poltroncine azzurre. Dopo la Tavola Rotonda c’è uno spettacolo dei Ziganamama e di Natalia Bonanese. Quello vi consiglio di non perderlo.
Tutte le informazioni qui.

Pubblicato il 29-05- 2008 4:25 pm | Commenti (3) |
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Bioetica, Davide

Il dottor Depalo, direttore dell’unità che ha in cura Davide, sprizza ottimismo. Intervistato da Studio Aperto, dice che si tratta solo di attendere che il bimbo cresca, per fargli un bel trapianto di reni. Non è attestato un solo caso di bimbo affetto da sindrome di Potter che sia vissuto fino al trapianto, ma questi sono dettagli, dati di fatto cui non è il caso di dare troppa importanza. Di fatti si muore. Abbiamo bisogno di immergere la nostra vita nella speranza, nel mistero, nella grazia. Nell’imprevisto, nel miracolo. Così tutto diventa più bello, più colorato. Più commovente. Pare già di vederlo, Davide, bello grande, con il suo rene in prestito. Davide che esce con la fidanzatina, Davide che gioca al pallone, Davide che va a trovare il dottor Dipalo e gli dice grazie, grazie di aver sperato.
Lunedì scorso l’ho incontrato di sfuggita, il dottor Dipalo. Ha detto che voleva parlare con me, perché questi sono problemi di cui i medici devono parlare con i filosofi. (more…)

Pubblicato il 8:03 am | Commenti (14) |
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Alterius spectare laborem

Lo aveva detto l’Espresso. Io schiavo in Puglia, aveva titolato. Schiavo. Si erano affrettati, tutti, a minimizzare. Ma sì, sfruttamento, una brutta roba, ma la schiavitù no, la schiavitù è un’altra cosa. Suvvia, siamo civili, noialtri. Esagerazioni giornalistiche. Ora c’è la sentenza del gup Antonio Lovecchio. Dice che le condizioni dei braccianti polacchi in Capitanata erano in tutto simili a quelle “imposte agli schiavi nel diritto romano”. Ne danno notizia la pagina barese della Repubblica e, brevemente, La Gazzetta del Mezzogiorno. Attendo le prese di posizione del cosiddetto mondo politico. Niente. Quelli che fino a qualche settimana fa avevano tante cose interessanti da dire su ogni argomento adesso tacciono. Nulla da dichiarare.
Del resto, la sentenza non dice poi che siamo così cattivi. Ad essere condannati sono stati 17 polacchi. Erano loro che gestivano il sistema. Erano loro che riducevano in schiavitù. Gli italiani non c’entrano. Certo, qualcuno potrebbe chiedere per chi lavoravano, questi schiavi. A chi appartenevano le terre cui erano legati questi schiavi. Se davvero i proprietari terrieri e i gli imprenditori agricoli potevano essere esenti da complicità. Ma questo vuol dire davvero voler pensare male ad ogni costo. Essere anti-italiani. Remare contro. Gli imprenditori agricoli, soprattutto quelli capacissimi di Capitanata, hanno mille cose a cui pensare. Sono persone dinamiche, piene di impegni, con le mani in mille affari. E fatalmente distratte. Non si sono accorti - è umano, comprensibile - di quello che accadeva nelle loro terre. Uno non può badare a tutto.
Guardavano da un’altra parte, gli imprenditori. Come i politici. Buona parte della cosiddetta politica consiste nel costruire un’ altra parte verso cui guardare. E nel darti l’illusione di essere sempre, infallibilmente, dalla parte giusta.

Pubblicato il 28-05- 2008 4:03 pm | Commenti (3) |
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Testi, Buddhadhamma

Per Gabriella

In questo capitolo del Dhammapada l’etica interspecifica è fondata molto semplicemente: gli uomini e gli animali sono sullo stesso piano perché tutti presi nella stessa rete di sofferenza e tutti ugualmente alla ricerca della vita. Le differenze, così care al pensiero occidentale, passano in secondo piano. La ragione di cui l’uomo è dotato non lo rende un essere radicalmente altro dagli animali. Fino a quando non la esercita per liberarsi dalla sofferenza, egli è un essere impigliato nel disagio (dukkha) come tutti gli altri. Come l’uomo, l’animale ha paura del bastone e della violenza. Cerca di tenersi in vita. In questo sforzo c’è un sì alla vita che l’uomo non ha il diritto di negare, se non in caso di assoluta necessità e solo per soddisfare bisogni vitali. La parte riguardante le presunte punizioni, in questa vita o dopo la morte, che colpirebbero chi danneggia creature innocenti, hanno un che di superstizioso che stride con la luminosa razionalità dei primi versi. Essa risponde probabilmente alla necessità di diffondere atteggiamenti di rispetto verso il mondo animale anche presso le persone sensibili più al timore superstizioso che ai discorsi razionali. (more…)

Pubblicato il 26-05- 2008 8:57 am | Commenti (2) |
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Scuola

In uno di quei testi deliziosamente minimalisti che di tanto in tanto pubblica sulla rivista Ellin Selae, il mio amio Arcebuzio Quilmavia fa l’elogio della routine. “Soccombere a causa del proprio lavoro - dice- è la massima delle benedizioni. Si diventa il proprio lavoro. La personalità diventa zero: il sogno di tutti i santi mancati.”* Non concordo. La routine, mi sembra, è una benedizione proprio perché consente di non soccombere al proprio lavoro. Non è una scorciatoia per raggiungere quotidianamente, a piccole dosi, l’annullamento dell’ego; al contrario: la routine è una barriera innalzata intorno all’ego, proprio per impedirgli di soccombere.
Consideriamo il lavoro del docente. Inteso nel senso più pieno, il lavoro del docente è un lavoro difficile - al limite dell’impossibile. Richiede la capacità di stabilire una relazione interumana profonda ed autentica in un’epoca in cui, a causa della perdita di contatto con la verità (qualunque cosa sia), le relazioni interumane diventano fragili, impacciate, false. Gettato nella relazione, il docente per poco più di mille euro al mese dovrebbe esplorarla e al tempo stesso governarla, starci dentro e guardarla da fuori, darle senso e direzione pur lasciandosi guidare da essa - ché una relazione autentica non si lascia mai progettare, ricondurre a un piano razionale. Non dubito che molti possano riuscirci. E so che molti, in effetti, vi riescono. Ma so anche che moltissimi non ce la fanno. E ancora di più sono quelli che non ci provano nemmeno. Ed ecco, allora, la soluzione: la routine. La salvezza dell’ego, la ciambella di salvataggio allungata al docente in preda al terrore. Insegnare diventa cosa facile e tranquilla, così. Si entra in classe, si dice buongiorno, si fa l’appello, si spiega, si interroga. E amen. Anche il linguaggio risente della routine. Le parole, le espressioni sono sempre le stesse. Di tanto in tanto una new entry ministeriale, giusto per essere al passo con i tempi. Poche parole autentiche. Finito il suo lavoro, il docente torna a casa con la sua identità intatta, con il suo ruolo ben saldo, con lo status immacolato. Sa di essersi guadagnato lo stipendio. Nulla di meno, nulla di più. (more…)

Pubblicato il 23-05- 2008 5:15 pm | Commenti (2) |
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Davide

Desidero ringraziare le quattrocentosessanta persone che hanno fino ad ora firmato la petizione per restituire ai genitori di Davide la potestà genitoriale. In particolare ringrazio Mina Welby, che ha espresso anche privatamente la sua vicinanza, e l’Associazione Luca Coscioni, che ha offerto il proprio sostegno per denunciare pubblicamente quanto avvenuto.
Questa mattina si è riunito il comitato etico dell’ospedale Giovanni XIII di Bari, per discutere il caso di Davide. Ai genitori non è stato permesso di partecipare alla riunione; al loro posto ha partecipato il tutore. Il comitato ha ritenuto che nel caso di Davide non si possa parlare di accanimento terapeutico.
Davide è in dialisi. Hanno adoperato, per dializzarlo, l’arteria ombelicale. Poi hanno tentato con quella inguinale. Quando non sarà possibile usare altre arterie - oggi pare che abbiano non pochi problemi - dovranno intervenire sulla giugulare. E quando anche quella sarà inutilizzabile, non ci sarà più nulla da fare.
Questo non è accanimento.
Dalla dottoressa Antonella Triggiani, del Tribunale per i Minori di Bari, nessuna notizia. Può essere che sia troppo impegnata a dettare provvedimenti urgentissimi per prestare attenzione a più di quattrocentocinquanta persone che le fanno notare che forse ha sbagliato.

Pubblicato il 21-05- 2008 2:55 pm | Commenti (6) |
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Sonetti

Il papa dice no al materialismo
che sarebbe che mangi bevi e canti
senza chieder perdono a preti e santi
come ‘na bestia senza catechismo.

E basta, dice, col relativismo
e il laicismo: accogliamo tutti quanti
peccatori impuniti e sacripanti
il sacro e vero cesaro-papismo.

L’uomo biancovestito ci sa fare
non vieta per il gusto di vietare:
ci lascia il reumatismo ed il ciclismo

per non parlare poi del meteorismo.
A ognuno è consentito scorreggiare
soprattutto se sta dietro un altare.

Pubblicato il 18-05- 2008 10:06 am | Commenti (6) |
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Foto

Pubblicato il 17-05- 2008 2:56 pm | Commenti (3) |
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Alterius spectare laborem

Tre donne rom, a Lecco, cercano di rubare una bambina dal passeggino della madre. La donna reagisce con un calcio, porta in salvo il bimbo e chiama la Questura, che prontamente individua le tre malnate. Due di loro vengono condannate in tempi rapidissimi a otto mesi e dieci giorni con l’accusa di tentata sottrazione di minore - non, straramente, di sequestro di persona.
E’ il 5 febbraio del 2005.
Come sono andate realmente le cose? Ci sono tre donne, ricostruisce Miguel Martinez, che nel centro di Lecco stanno chiedendo l’elemosina; “in una stradina, si avvicinano a una signora che porta a spasso la sua bambina in giro in un passeggino. Non la sfiorano nemmeno, ma quando le vede, la signora, colta dal panico, fugge, anzi - secondo alcuni giornali ‘reagisce a calci’”. Non è difficile credere a questa versione. Immaginiamo degli italiani al posto del rom. Tentano di rapire un bambino, la madre se ne accorge e li aggredisce: va male. Che fanno? Scappano, si rendono irreperibili. I rom invece no: vanno a mangiare alla mensa della Caritas. Ora, sarà che questi rom sono strani, ma non così strani. Tutta l’accusa è fondata sulla testimonianza della madre. La parola di una donna italiana contro la parola di tre rom rumene. Le quali, però, non parlando italiano, non hanno parola. (more…)

Pubblicato il 14-05- 2008 7:03 pm | Commenti (9) |
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Segnalazioni, Davide

Davide è mio nipote. Vi sarò molto grato se vorrete firmare la petizione e darle in qualche modo visibilità.

Davide è nato il 28 aprile agli Ospedali Riuniti di Foggia. Subito dopo la nascita è stato trasportato in terapia intensiva neonatale per uno pneumotorace. Nelle ore, nei giorni successivi le notizie si sono susseguite, in un crescendo che ha via via eroso la speranza: Davide forse non ha i reni, Davide certamente non ha i reni, Davide ha la sindrome di Potter. Nome simpatico per una malattia terribile. I bambini affetti da sindrome (o sequenza) di Potter non hanno i reni, hanno i piedi torti, non hanno o hanno poco sviluppati gli ureteri e la vescica, hanno malformazioni al viso (facies di Potter) e, nel 60% dei casi, malformazioni intestinali ed anorettali. Nel caso di Davide, a ciò si aggiunge l’altissima probabilità di danni cerebrali per mancanza di ossigeno durante il parto. La prognosi per la sindrome di Potter è “costantemente infausta” (R. Domini-R. De Castro, Chirurgia delle malformazioni urinarie e genitali, Piccin, Padova 1998, p. 96). Quasi tutti i bambini affetti da questa malattia muoiono subito dopo il parto. Nel caso di Davide, le cose vanno diversamente. Il bambino sopravvive alle prime ore. Nei giorni successivi le sue condizioni polmonari migliorano, fino a non rendere più necessaria la respirazione artificiale. (more…)

Pubblicato il 12-05- 2008 10:04 pm | Commenti (22) |
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Diario, Libri

McCarthy, Non è un paese per vecchi (non è un libro per giovani); Ibn ‘Arabi, L’interprete delle passioni (”Tiene a distanza con il tratto serio, /benché per scherzo faccia l’amorosa; / e c’è la morte, a mezzo / fra quella serietà e quello scherzo”. Una bella edizione di un classico del sufismo, curata da Gianni De Martino e Roberto Rossi Testa. (more…)

Pubblicato il 11-05- 2008 12:41 pm | Commenti (1) |
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Note di apprendistato

Maggio è il mese delle rose e della Madonna; gli altari di Maria sono coperti di fiori. In chiesa, alla sera, si recita il Rosario. Maggio è un mese ricco: ha colori, fiori, profumi, farfalle, frutti, giornate lunghe e piene di sole.

Falla nel cielo, la luna piena pietosamente velata dalle nubi sussurra malefici all’uomo che cammina al bordo della strada, i suoi ricordi in spalla, dolorosamente consapevole del maggio d’un anno non previsto, non immaginato, non voluto. Non sa dove va, a momenti dubita d’esistere, nel primo mattino che teme farsi giorno. Non s’agita, non parla, non respira: nella sua mente il primo degli umani sta, semplicemente, infinitamente paziente, infinitamente attento, infinitamente assente, al di là della vita e della morte. (more…)

Pubblicato il 03-05- 2008 3:27 pm | Commenti (5) |
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