In uno di quei testi deliziosamente minimalisti che di tanto in tanto pubblica sulla rivista Ellin Selae, il mio amio Arcebuzio Quilmavia fa l’elogio della routine. “Soccombere a causa del proprio lavoro - dice- è la massima delle benedizioni. Si diventa il proprio lavoro. La personalità diventa zero: il sogno di tutti i santi mancati.”* Non concordo. La routine, mi sembra, è una benedizione proprio perché consente di non soccombere al proprio lavoro. Non è una scorciatoia per raggiungere quotidianamente, a piccole dosi, l’annullamento dell’ego; al contrario: la routine è una barriera innalzata intorno all’ego, proprio per impedirgli di soccombere.
Consideriamo il lavoro del docente. Inteso nel senso più pieno, il lavoro del docente è un lavoro difficile - al limite dell’impossibile. Richiede la capacità di stabilire una relazione interumana profonda ed autentica in un’epoca in cui, a causa della perdita di contatto con la verità (qualunque cosa sia), le relazioni interumane diventano fragili, impacciate, false. Gettato nella relazione, il docente per poco più di mille euro al mese dovrebbe esplorarla e al tempo stesso governarla, starci dentro e guardarla da fuori, darle senso e direzione pur lasciandosi guidare da essa - ché una relazione autentica non si lascia mai progettare, ricondurre a un piano razionale. Non dubito che molti possano riuscirci. E so che molti, in effetti, vi riescono. Ma so anche che moltissimi non ce la fanno. E ancora di più sono quelli che non ci provano nemmeno. Ed ecco, allora, la soluzione: la routine. La salvezza dell’ego, la ciambella di salvataggio allungata al docente in preda al terrore. Insegnare diventa cosa facile e tranquilla, così. Si entra in classe, si dice buongiorno, si fa l’appello, si spiega, si interroga. E amen. Anche il linguaggio risente della routine. Le parole, le espressioni sono sempre le stesse. Di tanto in tanto una new entry ministeriale, giusto per essere al passo con i tempi. Poche parole autentiche. Finito il suo lavoro, il docente torna a casa con la sua identità intatta, con il suo ruolo ben saldo, con lo status immacolato. Sa di essersi guadagnato lo stipendio. Nulla di meno, nulla di più. (more…)