Tre donne rom, a Lecco, cercano di rubare una bambina dal passeggino della madre. La donna reagisce con un calcio, porta in salvo il bimbo e chiama la Questura, che prontamente individua le tre malnate. Due di loro vengono condannate in tempi rapidissimi a otto mesi e dieci giorni con l’accusa di tentata sottrazione di minore - non, straramente, di sequestro di persona.
E’ il 5 febbraio del 2005.
Come sono andate realmente le cose? Ci sono tre donne, ricostruisce Miguel Martinez, che nel centro di Lecco stanno chiedendo l’elemosina; “in una stradina, si avvicinano a una signora che porta a spasso la sua bambina in giro in un passeggino. Non la sfiorano nemmeno, ma quando le vede, la signora, colta dal panico, fugge, anzi - secondo alcuni giornali ‘reagisce a calci’”. Non è difficile credere a questa versione. Immaginiamo degli italiani al posto del rom. Tentano di rapire un bambino, la madre se ne accorge e li aggredisce: va male. Che fanno? Scappano, si rendono irreperibili. I rom invece no: vanno a mangiare alla mensa della Caritas. Ora, sarà che questi rom sono strani, ma non così strani. Tutta l’accusa è fondata sulla testimonianza della madre. La parola di una donna italiana contro la parola di tre rom rumene. Le quali, però, non parlando italiano, non hanno parola.
Isola delle Femmine, 30 luglio 2007. Un bambino sta giocando sulla spiaggia. Una rom si avvicina, gli parla e lo nasconde sotto la gonna, cercando poi di dileguarsi. Una bagnante vede la scena e urla. La donna viene presa dai carabinieri, che la sottraggono a un probabile linciaggio. La Repubblica intervista i bagnanti: “Non è tollerabile che sulla spiaggia, cioè dove i nostri bambini si dovrebbero diverture, si nascondano pericoli così gravi. Ci sentiamo minacciati. Vogliamo sicurezza, vogliamo poter essere tranquilli almeno quando andiamo al mare”, dice uno di loro.
A Maria Feraru, l’improbabile rapitrice di Isola delle Femmine, va meglio che alle tre donne di Lecco. La donna che con le sue urla aveva dato l’allarme ha uno scatto di onestà ed ammette di aver travisato le cose. “Quando ho visto quella donna zingara davanti al piccolo mi sono impaurita, riconosco di essere condizionata da pregiudizi contro gli zingari”. Dunque: la donna ha visto solo un bimbo più una zingara. Ed ha fatto una operazione mentale semplice semplice. Zingara più bambino uguale rapimento. Due più due fa quattro.
Napoli, 11 maggio 2008. Una ragazzina rom entra in una abitazione e tenta di rapire un bambino. La madre la scopre mentre tenta di fuggire. Il nonno la blocca. Il quartiere tenta di linciarla. Dopo l’episodio di Isola delle Femmine ci si aspetta qualche prudenza da parte dei giornalisti, e invece niente. I giornalisti danno per acquisita la versione della madre della ragazza, intervistano gli abitanti, testimoniano il disagio e l’insofferenza. Alimentano il razzismo.
Contro i rom scatta il pogrom. Che, nella narrazione dei giornalisti, diventa nulla più che la reazione comprensibile di una comunità esasperata. Anche quando compaiono le molotov, anche quando compaiono le spranghe. Gli assalitori si lasciano tranquillamente fotografare. Sono loro gli eroi del momento.
I giornalisti, che non hanno memoria, hanno già dimenticato Livorno.
Livorno, 11 agosto 2007. Quattro bambini rom muoiono nell’incendio della loro baracca. I genitori vengono arrestati. Si scatena la solita canea politica. Storace attacca l’allora ministro Ferrero perché “non spende una sola parola di condanna per un padre e una madre che lasciano bruciare vivi i loro figli in un campo rom”. Già, un padre e una madre che lasciano bruciare i figli. La loro versione è diversa. Dicono che qualcuno ha gettato una bottiglia incendiaria contro la loro baracca. Qualcuno che hanno inseguito. Il procuratore Antonio Giaconi è sicuro invece che le cose non siano andate così. Quelli che si sono allontanati erano i genitori. I quali, quindi, avrebbero dato fuoro alla baracca con i figli dentro e si sarebbero allontanati per godersi lo spettacolo da lontano. Ipotesi assurda se si trattasse di italiani, ma si sa che i rom sono persone strane, che hanno modi singolari di passare il tempo.
A Livorno l’11 agosto del 2007 quattro bambini rom sono stati uccisi nel rogo della loro baracca, causato da un attentato a sfondo razziale. Oggi, a meno di un anno da quell’evento terribile, i mass media, i politici, la brava gente assistono senza un moto di indignazione al lancio di bottiglie molotov contro i campi rom.
L’Italia del 2008 assomiglia sempre più alla Orléans sul finire degli anni Sessanta.
(Vedi anche quel che dice Catalepton.)







e gli zingari rapiscono i bambini
Da che mondo è mondo. O no?
Trackback by [falso idillio] — 14-05- 2008 @ 8:46 pm
Antonio, ti devo ringraziare. Da quando ti seguo ho scoperto di me alcune cose: avevo dei pregiudizi molto netti sui Rom, e grazie a te me ne sono reso conto. Ora, quando li vedo salire sull’autobus che mi porta al lavoro, quando li vedo passeggiare mentre porto il bimbo al parco oppure osservo in lontananza il loro campo facendo attenzione alle cose che descrivevi in quella discussione che avemmo sul blog di sandro, be’ ho capito un bel po’ di cose. E adesso li vedo con occhi diversi. Grazie per avermi aiutato a scoprire cose nuove su di loro. E su di me.
Comment by gianni franchini — 14-05- 2008 @ 9:53 pm
http://petek
Qua e qua.
Trackback by truncated at binary zero — 14-05- 2008 @ 11:03 pm
capri espiatori
Comment by a — 14-05- 2008 @ 11:03 pm
Correggo il link alla Rumeur d’Orléans.
Comment by Catalepton — 15-05- 2008 @ 7:36 pm
Grazie, Antonio; e non per il link. Ma per la voce chiara, decisa e coraggiosa, che mi consola in tanta desolazione.
Oggi Stefano Anastasia e Luigi Manconi, in prima pagina sul manifesto - il manifesto, dico - continuano a parlare di “grave episodio di cronaca” per il presunto rapimento napoletano: e a sentir loro il pogrom non va bene anche perché si sorvola “sugli aurei principi liberali della necessaria offensività del reato e della personale responsabilità penale”.
Quanto sta accadendo mi assale con la sua ineluttabilità (qualcuno scenderebbe in piazza a ribellarsi?). Oggi cercavo di parlare in classe dei nostri e dei loro migranti, ma avevo un groppo in gola. Mi sembrava una fatica inutile cercare di contestare “verità” ormai incontestabili. Forse un piccolo squarcio l’ho aperto; ma piccolo. Farò leggere il tuo articolo: speriamo che aiuti.
Comment by Catalepton — 15-05- 2008 @ 7:57 pm
Italiani
Guardate, non voglio nemmeno entrare nel merito della questione: ci si aspetterebbe un po’ più di prudenza nell’affrontare un argomento così vecchio e così finemente costellato di figure di merda come quello degli zingari ladri d
Trackback by L'altro blog era piu' bello — 20-05- 2008 @ 6:41 pm
questa l’ha postata un mio amico. La trovo bellissima. La conoscerai, ma te la lascio ugualmente.
PRIMA DI TUTTO
e prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a
protestare.
(Bertolt Brecht)
Comment by itienes duende! — 31-05- 2008 @ 11:37 pm
Non era Bertolt Brecht, ma Martin Niemöller:
http://en.wikipedia.org/wiki/First_they_came…
Comment by vic — 11-06- 2008 @ 9:25 am