Salvatore Giannella, Voglia di cambiare
Non c’è italiano che, dopo aver passato un periodo anche breve in qualche paese europeo, non torni a casa carico di meraviglia, magnificando questo e quello e trattenendo a stento il disgusto per la nostra inciviltà. Il giornalista Salvatore Giannella ha cercato di dare consistenza oggettiva a queste impressioni, girando in lungo e in largo l’Europa alla ricerca delle buone prassi degli altri. Ne è venuto fuori Voglia di cambiare. Seguiamo l’esempio degli altri paesi europei (Chiarelettere, Milano 2008, pp. 223), un libro che parte da una statistica su “fiducia nel futuro e felicità” che vede, manco a dirlo, all’ultimo posto gli italiani ed ai primi danesi e finlandesi, prosegue con l’analisi dei modelli virtuosi degli altri paesi europei e culmina nella proposta di importarli, “perché quel che c’è di buono in Europa può aiutare a indicare strade per un’Italia più efficiente, più fiduciosa nella politica e nelle istituzioni, meno pessimista e disincantata” (p. 8 ).
Scopriamo così che gli svedesi hanno metodi efficientissimi per combattere gli incidenti e le morti sul lavoro, che i politici danesi frequentano corsi di specializzazione all’Università, che la Germania è all’avanguardia nell’utilizzo dell’energia solare, che gli inglesi sperimentano case sostenibili, che gli spagnoli hanno treni sempre perfettamente in orario, che i finlandesi hanno il tasso più basso al mondo di mortalità infantile e rarissimi infanticidi: e così via. Ce n’è abbastanza per sentirsi depressi, pensando all’immondizia che sommerge una delle nostre più belle città, al malgoverno, alla corruzione, alle falle nel sistema sanitario e più in generale alle imperfezioni dello stato assistenziale.
Ma sono davvero importabili, le buone prassi europee? In alcuni casi senz’altro. Si può fare anche in Italia, ad esempio, una legge che preveda sei mesi di prigione per chi viene trovato alla guida con un tasso di alcool nel sangue – sempre che i produttori di vino non abbiano nulla da ridire. Più difficile è l’importazione, quando (e c’è da sospettare che accada spesso) quelle prassi sono in contrasto con il Volksgeist italiano.
Faccio qualche esempio.
In Finlandia Giannella non trova una auto blu, nessuna scorta ad un ricevimento cui partecipa, tra l’altro, la presidentessa della Repubblica. In Italia non avviene così, certo. In Italia la presenza del politico è annunciata da una corte di guardie del corpo, che gli creano intorno un’area impenetrabile, costituendo una barriera di separazione tra la sfera sacrale nella quale si muove il politico e quella dei comuni cittadini. Questa sacralità, intangibilità del politico resiste all’ondata dell’antipolitica. Nelle chiacchiere da bar si stigmatizza l’auto blu e la scorta, ma in fondo questa pompa che accompagna il politico è profondamente legata alla realtà antropologica di un popolo che è molto sensibile ai simboli del potere, li desidera, li esibisce. L’Italia (segnatamente quella del Sud) è il paese dei matrimoni sfarzosi, un rito cui si sottopongono anche le famiglie più povere, e che si risolve in un assurdo spreco di denaro e di risorse. Più della metà del cibo offerto durante un ricevimento di matrimonio viene buttato via. Cibo acquistato spesso contraendo mutui e facendo sacrifici enormi. Perché? Perché distruggere beni è un modo per ostentare forza, benessere, potere. Anche quando non si possiede nessuna di queste cose. Un popolo del genere non prenderebbe sul serio nessun politico che a sua volta non ostentasse il suo potere.
In Spagna i treni arrivano con puntualità implacabile. In Italia no. Ma la puntualità è forse un valore, in Italia, al di fuori delle stazioni? No. Andate ad un qualsiasi appuntamento pubblico, ad una conferenza ad esempio. Provate ad arrivare puntuali. Sarete soli. Gli altri arriveranno con calma, dopo un quarto d’ora. E ci vorrà un altro quarto d’ora, prima che cominci. Noi italiani ce la prendiamo comoda, abbiamo un ritmo di vita incompatibile con la precisione, con gli orari fissi, con la rigida scansione degli appuntamenti.
Gli studenti italiani, dicono i dati Ocse, sono i meno preparati d’Europa. Dato da cui si potrebbe dedurre, e spesso si deduce, che la nostra scuola è la peggiore. Una deduzione frettolosa, tuttavia, perché non tiene conto dei tanti altri fattori che incidono sulla formazione. L’Osce considera il PIL, come se un buon livello di istruzione fosse la conseguenza naturale ed immediata di un alto livello economico. Le cose non stanno così, soprattutto quando quello sviluppo è recente e non ha toccato tutte le fasce della popolazione. Un fattore decisivo è la storia del popolo. E’ realmente possibile confrontare il sistema scolastico di un paese, come la Germania, che legge la Bibbia fin dal 1455 con quello di un un popolo in cui la traduzione della Bibbia era ancora nell’Ottocento nell’Indice dei libri proibiti? La lettura di libri e di giornali in Italia è quella che ci si può aspettare in un paese il cui popolo è stato tenuto per secoli nell’ignoranza più nera. I risultati conseguiti dal sistema scolastico in Italia sono quelli che ci si può attendere in un paese che aveva ancora negli anni quaranta del secolo scorso situazioni come quelle descritte e denunciate da Carlo Levi in Cristo si è fermato ad Eboli. Cambiare sistema scolastico servirebbe a poco. Occorrerebbe cambiare il passato, che è impossibile; o l’identità individuale e collettiva, la trama sociale, le istituzioni, le credenze, le aspirazioni di un popolo - cosa che è possibile, ma non è la rapida e facile conseguenza di una decisione politica, richiede molto tempo e il verificarsi di molte circostanze favorevoli.
C’è un dato che Giannella non considera, e che è invece del massimo interesse. E’ il dato che riguarda i suicidi. E’ evidente che la qualità dei servizi nei paesi nordici è più alta che nei paesi mediterranei e soprattutto in Italia. La gente vive in città più pulite, più vivibili, con servizi che funzionano, con politici che sono al servizio dei cittadini. E tuttavia la gente non sembra felice - almeno se vogliamo considerare il numero di suicidi come un indice di infelicità. Un indice che sconfessa clamorosamente la statistica dalla quale prende avvio il discorso di Giannella. Dopo l’Estonia, la Finlandia è il paese europeo col più alto numero di suicidi (un tema affrontato anche, con ironia, dallo scrittore Arto Paasilinna nel romanzo Piccoli suicidi tra amici). E’ difficile comprendere cosa spinge un uomo al suicidio. Nel caso dei finlandesi, pare che molto c’entri il clima, la mancanza di luce durante i mesi invernali. Ma non è, probabilmente, una spiegazione sufficiente. Il suicidio nasce, come insegna Durkheim, da problemi nel rapporto tra l’individuo e il sistema sociale. Il meno che si può dire è che in Finlandia e negli altri paesi nordici (ma anche la Francia ha un 12% di persone affette da depressione) la società non riesce a rimediare alle difficoltà create dall’ambiente. Nella peggiore delle ipotesi, è questa insufficienza della società la reale causa dei suicidi. In Italia, al contrario, si può supporre che non sia la presenza di un clima piacevole e rendere scarsi i suicidi, ma piuttosto la presenza di una solidarietà sociale più estesa, di una rete a maglie più strette, di una maggiore presenza dell’altro. Possiamo immaginare due sistemi sociali e politici. Nel primo, il sistema politico funziona, e il suo funzionamento implica anche un efficiente servizio sociale. L’individuo sa di poter contare sullo stato. La madre che va al lavoro può contare sull’assistenza pubblica. E’ ciò che Giannella trova in Finlandia, appunto, e che lo induce a parlare della “fortuna dei bambini” in quel paese. Il sistema politico colma le falle del sistema sociale. Ma se c’è bisogno dell’intervento dell’assistenza pubblica, è perché nel quartiere, nel condominio, tra i parenti non c’è nessuno disposto a tenere i bambini della donna che va al lavoro. I problemi vengono risolti non dalla rete sociale, ma dallo stato. Abbiamo tre elementi, l’individuo, la società e lo stato. Il primo e il terzo sono ben sviluppati, il secondo è debole. Il risultato è che l’individuo, benché soccorso dallo stato, resta umanamente solo. Il bambino felice diventa un adulto suicida. Nel secondo sistema, al contrario, lo stato funziona male, i servizi sono inefficienti, ma la rete sociale è presente e funziona bene. L’individuo è soccorso da altri individui, non solo al cospetto dello stato. La donna che va al lavoro lascia i figli ai parenti o alle amiche. In alcune società, questa rete sociale riesce a fare del tutto a meno dello stato. In un campo rom, la vita comunitaria viene gestita interamente grazie alla collaborazione ed al sostegno reciproco, i bambini vengono curati collettivamente, consentendo alle madri di avere del tempo a disposizione per sé, senza essere schiave della propria maternità. In Italia lo stato c’è, ma non ha ancora il compito di risolvere tutti i problemi. La gente si aiuta da sé, è ancora autonoma dal sistema politico ed assistenziale (benché vi siano non pochi casi in cui l’assenza dello stato significa degrado ed abbandono totale).
Può essere che non sia un buon affare cambiare, se per cambiare si intende barattare questa ricchezza sociale con un sistema politico asetticamente efficiente.


“Gli studenti europei, dicono i dati Ocse, sono i meno preparati d’Europa”… correggi!
Comment by Italiani? — 22-06- 2008 @ 12:13 pm
Eseguito!
Comment by antonio vigilante — 22-06- 2008 @ 12:19 pm
grazie. di cuore.
Comment by scolorina — 22-06- 2008 @ 1:05 pm
Fai una osservazione interessantissima nel sottolineare come, in molti paesi nordici, lo Stato tenti di colmare alcune carenze che sono, in realtà, proprie del tessuto sociale. Ricordo purtroppo con molta vaghezza la notizia di una moderna città del nord Europa, nella quale ebbe anni fa a verificarsi un talmente vertiginoso numero di suicidi, che furono chiamati sociologi e psicologi da ogni dove, per tentare di capire le ragioni di questa tragedia. I sociologi andarono, trascorsero alcuni giorni nella città, e notarono infine: “in questa città non ci sono le piazze. Avete progettato e costruito una città nuova, ma avete dimenticato di metterci le piazze”. L’osservazione dei sociologi si rivelò esatta. La modifica della facies urbanistica della città, che ora suggeriva e permetteva una vita insieme alla collettività, fu immediatamente seguita da un calo drastico del numero dei suicidi. Mi dispiace molto non ricordarne il nome.
Non sono invece d’accordo sul giudizio dato dall’ocse sugli studenti italiani. Quantitativamente, noi abbiamo problemi gravissimi, nel numero, troppo grande, dei ragazzi che abbandonano la scuola. NOn bisogna dimenticare, però, che la berlusconiana “scuola delle tre i” è, in molti paesi stranieri, una realtà tragicamente compiuta: e molti degli studenti modello, tutti diplomati, tutti bravi, ecc, sono bravi dentro quel tipo di scuole. Nonostante i berlusconici sforzi, la scuola italiana mi sembra ancora molto migliore di molte scuole europee e soprattutto americane, produttrici di “cultura aziendale”. Come sottolinei, bisogna vedere con che parametri l’Ocse dà queste valutazioni. Credo che la cultura veramente critica sia insuscettibile di elaborazioni statstiche quantitative e, come osservi, comparative.
Comment by ludò — 22-06- 2008 @ 2:44 pm
di gran lunga migliore…
Comment by scolorina — 22-06- 2008 @ 3:15 pm
Questo post è molto interessante e lo condivido, il vero problema di noi italiani è ammettere che gran parte dell’Europa, non solo è ancora avanti a noi ma in questi anni è andata ancora più avanti. Ma noi italiani “vediamo la realtà”? Quanti commentatori politici tendono a dire “tutto il mondo è paese”?. Abbiamo la cultura degli alibi e non vogliamo sentirci inferiori agli altri. Qualche perplessità sul tema del suicidio tema a volte inesplicabile, diceva Ennio Flaiano davanti all’ “esistenzialismo”:”Quando un uomo mangia, beve, dorme, sta bene in salute, sta al riparo dalle intemperie alla fine….soffre”.
Comment by leo Rotundo — 22-06- 2008 @ 7:11 pm
Esitavo a comprendere la impropria correzione; comunque: Boccaccio: “Il cavaliere, il qual per avventura era molto migliore intenditore che novellatore, inteso il motto, e quello in festa e in gabbo preso, mise mano in altre novelle..” ( Decamerone VI 1);
Pietro Bembo, Prose della volgar lingua “….che tu diventerai molto migliore e più costumato e più da bene…”
Antonio Fogazzaro, Piccolo mondo antico “….lo avverta che l’aria di Lugano è molto migliore di quella di Oria…”.
Più in generale, sulle origini della erronea e non del tutto sradicata convinzione popolare circa l’esistenza di questo divieto -dalle migliori grammatiche italiane e dai dizionari naturalmente smentito- vedasi, solo in rete:
http://www.mauriziopistone.it/testi/discussioni/manzoni_molto_meglio.html e il linguista Giorgio de Rienzo, anche in http://www.corriere.it/Rubriche/Scioglilingua/2006/19maggio
Tra le molte non semplici regole grammatcali della nostra bella lingua, alcune, esatte, sono poco conosciute; altre, erronee e di creazione popolare, smentite dalle grammatiche, sono tuttavia da alcuni ritenute esistenti. Così per l’espressione “molto migliore” che ha suscitato l’inesatta correzione. Succede nelle lingue più vive e belle e sono lieta di avere avuto qui l’opportunità di chiarirlo.
Un caro saluto.
ludò
Comment by ludò — 22-06- 2008 @ 7:58 pm
Niente di che. E’ un problema mio. Libera di scegliere un’alternativa. E l’ho fatto… a prescindere.
Un carissimo saluto.
Comment by scolorina — 22-06- 2008 @ 8:15 pm
….molto migliore di molte…
Comment by stona! — 23-06- 2008 @ 12:40 am
Ascolta, non vorrei continuare su un blog una diatriba che mi sembra personale, oltre che insistente. Capisco che devo esserti antipatica per qualche motivo e me ne dispiace.
Non capisco l’animo di chi si inserisce insistentemente in una discussione per correggere gli altrui errori di grammatica: se lo si vuol fare, però, allora, almeno la correzione deve essere esatta, altrimenti si rischia di fare veramente brutte figure.
Ora, certe regole hanno una spiegazione logica. Come ti spiega anche il sito dell’Accademia della Crusca, che trovi linkato più giù, ma anche quello di una semplice scuola (http://www.scuolapalazzomalvisi.com/SOS/SOS131.htm) -ché la questione è invero troppo elementare per doversi scomodare un’ Accademia - non vi è dubbio alcuno circa la correttezza dell’espressione “molto migliore”: tali dubbi nascono infatti in soggetti con gravi incertezze grammaticali, i quali incorrono nell’errore che così viene spiegato:
le forme “migliore” e “ottimo” hanno di per sé, rispettivamente, valore comparativo e superlativo. Per questo, com’è noto, applicare ad esse la comune regola di formazione di comparativi e superlativi, facendole precedere ad esempio dal termine “più” , porterebbe ad una scorretta ripetizione del medesimo concetto. Taluni, appresa questa semplice regola alle elementari, non ne afferrano il significato logico e commettono l’errore - invero molto ingenuo- di credere che non si debba anteporre al termine “migliore” la parola “più”, non in quanto quest’ultima contiene in sé il concetto del paragone, ma in quanto quantificatore, in quanto parola che indica un quid pluris. E quindi si convincono da soli che non si dica nemmeno ” molto migliore”. (Taluni di questi, poi, entrano nei blog per salire in cattedra a sproposito e, una infinitesima quantità di questi ultimi, quando si accorge di aver sbagliato, insiste). La ratio della regola che non hai ben compreso è evitare di far precedere un comparativo da altro comparativo, non da altro quantificatore. (Spero tu non ti scateni ora a correggere anche l’Accedamia della Crusca, però.) Adesso, non mi avventuro a spiegare che dopo avere scritto “molto migliore”, posso scrivere quello che ritengo più opportuno, se non incorro in errori, perché credo che tu voglia semplicemente fare polemiche. Però, mi chiedo sinceramente le ragioni del tuo malanimo- che comunque mi dispiace- e spero di cuore tu abbia domani qualcosa di più bello e allegro da fare che cercare disperatamente errori di grammatica nei miei commenti.
Comment by ludò — 23-06- 2008 @ 3:43 am
No, niente querelle e niente malessere e neppure antipatia (chi ti dice ciò?). E’ un problema mio. Solo mio. Tu sei brava Ludò. Tu sei preparata e non credo che sbagli mai!
La prima cosa bella della giornata? Incontrarti su questo blog e risponderti. Un “abbraccissimo”.
Comment by i superlativi della giornata — 23-06- 2008 @ 7:48 am
Mi sembra opportuno darti una spiegazione. Proponendoti “…di gran lunga migliore” era per darti un’alternativa al termine che tu correttamente hai usato. Ma vedi? Noi, non “vogliamo cambiare”, perché siamo troppo radicati alle nostre sacrosante certezze. Per cui questo libro “voglia di cambiare” è una bella …”utopia”.
Le “nuove proposte” anche se legittime sono rifiutate, perché abbiamo la “presunzione” di seguire un modello “nostro”, corretto ma fondato sulla superbia di conoscere e sapere le “cose”.
Morale della questione?
Ti auguro una buona giornata, che ti ponga all’ascolto dell’altro che potrebbe essere la “verità” nascosto da una “parvenza” di menzogna.
Un carissimo abbraccio: il primo dei migliori… ti questo tuo giorno.
Comment by Voglia di cambiare? — 23-06- 2008 @ 8:24 am
Mi permetto di darti una alternativa a questo blog: http://fuffaggregator.splinder.com
Sono sicuro che accetterai la nuova proposta abbandonando la tua presunzione di avere qualcosa da dire nei commenti di questo blog.
Comment by antonio vigilante — 23-06- 2008 @ 8:33 am
ecco: non sono stato compreso.
Comment by Voglia di cambiare? Non c'è! — 23-06- 2008 @ 8:38 am
Io vengo sui blog per comunicare e per conoscere. Anche dalle persone letterate e inconsciamente proterve come te, laddove l’ostentazione non voluta di ampollosità letterarie, potrebbe nascondere un’insicurezza di fondo, si possono trarre lezioni di conoscenza e di vita. Grazie. Ma ti ricordo Montanelli: “il bello dello scrivere è la semplicità”. La frase deve essere fluida: soggetto, verbo e predicato. “L’erba è verde”. non c’è bisogno di dire altro. Un buon pezzo, per essere tale, deve essere compreso da tutti. Un buon giornalista, quando scrive, deve sempre fare la sacrosanta prova del cretino: se un articolo è compreso da un cretino medio, è un buon articolo, altrimenti…gettalo nel cesso ancor prima di leggerlo.Infine, con affetto ricorda la regola aurea dei lirici greci, Saffo in testa: mega biblion, mega Kakon. Come diceva Montanelli: “anche quando scriviamo, noi siamo i migliori giudici di noi stessi”. Scrivere, dice un mio amico giornalista, è come fare l’amore. Tu sai quando hai dato il massimo e quando hai solo costruito una bella composizione.
Comunque, credo di avere la capacità di scelta e di discernimento anche rispetto al blog. Non voglio avventurarmi nelle cose facili, ho bisogno di stimoli, non di riempire pseudovuoti. Quindi rimango qui. “Vivere - diceva Boris Pasternak - è guardare sempre avanti, mirare alla perfezione, anche senza raggiungerla, ma senza mai fermarsi.”
Krasatà spasiot sviet, “la bellezza salverà il mondo”. La bellezza fisica… ma soprattutto la bellezza interiore. Chi L’ha detto?
Grazie Vigilante!
Comment by Praskovia — 23-06- 2008 @ 12:44 pm
Grazie per la gradita recensione al mio libro “Voglia di cambiare”, caro Vigilante. Una sola precisazione: tu scrivi “c’è un solo dato che Giannella non considera e riguarda i suicidi in Finlandia…”. Invece ne parlo, a pag. 114. Testualmente: “Vado a trovare Anni Mikinen, 41 anni, una delle prime Health Visitor di Helsinki, a sua volta madre di cinque bellissimi figli. «Forniamo un servizio utilissimo. Ci siamo quando la famiglia è sola ad affrontare i compiti della crescita e dell’educazione dei figli; quando il rapporto bambino-genitori diventa problematico; o quando (accade a una donna su cinque) la mamma cade in depressione con possibili e drammatiche conseguenze sul bambino.» Qui era alto il numero dei suicidi (1520 nel 1990, per uno su quattro la vittima era donna) ma anche su questo fronte, dominato da depressionie alcolismo, i Centri salute finlandesi registrano forti progressi: nel 2005
si sono tolti la vita 994 finlandesi e il numero tende ad abbassarsi ancora grazie al soccorso che aiuta molte persone a risalire la china e a ritrovare il gusto di vivere.
Molto rari, poi, gli infanticidi: una buona notizia specie per chi, arrivando dall’Italia, sa che nell’ospedale-carcere di Castiglione delle Stiviere (Mantova) sono ricoverate molte madri che hanno ucciso i figli nei primi mesi e anni di vita…”.
Questo per amore della verità. Una stretta di mano, con stima
Salvatore Giannella, autore del libro “Voglia di cambiare” (Ed. Chiarelettere, www.chiarelettere.it)
Comment by salvatore giannella — 19-02- 2009 @ 10:36 pm
Trovo molto interessante il libro ,molto interessanti i vari commenti..un conto e’ osservare le cose dall’esterno , un conto e’ viverle in prima persona.
Io vivo in Inghilterra da piu’ di otto anni , qui il governo sostiene le famiglie e tutti coloro che hanno bisogno, sia con soldi che attraverso strutture sociali.
Credo che sia giusto cosi’ , in Italia le persone devono arrangiarsi ,chi perde il lavoro non ha preticamente alcun aiuto ..
Per non parlare del fatto che quando i genitori perdono il lavoro o sono in difficolta’ , spesso gli assistenti sociali affidano i loro figli ad altre famiglie o li fanno stare in strutture sociali adatte.. cioe’ anziche’ risolvere i problemi ,li aggravano..
I carcerati che hanno famiglia , invece vengono aiutati, sempre dagli assistenti sociali a trovare un lavoro , e se’ la famiglia ha bisogno intervengono pure trovandogli una casa..
Quindi?
Se’ tanto mi da tanto , in Italia per essere aiutato devo diventare un criminale ..questo e’ il messaggio che arriva..o no?
Io sono una persona semplice , mi piace leggere e trovo questo blog molto bello..sto’ imparando molte cose..grazie Antonio!
PS sono daccordo con Praskovia ” Un buon pezzo, per essere tale, deve essere compreso da tutti. Un buon giornalista, quando scrive, deve sempre fare la sacrosanta prova del cretino: se un articolo è compreso da un cretino medio, è un buon articolo, altrimenti…gettalo nel cesso ancor prima di leggerlo.”
Per comprendere alcuni termini , devo andare a guardare sul dizionario..che e’ una cosa che mi piace,mi fa bene..mia nonna diceva”si impara fino alla bara” ma a volte comprendere il senso degli articoli , e’ veramente difficile.
Evidentemente sono un cretino medio
Comment by marco guccio — 16-08- 2010 @ 10:44 pm