minimo karma    retomar o pedaço que falta

Diario antitaliano, Chiesa

“Per noi - diceva un ispirato cardinale Sepe ai preti napoletani lo scorso marzo - la scelta dei poveri non è ideologica, ma nasce dal Vangelo. Anche nelle nostre città, come nel mondo intero, sono molte e drammatiche le situazioni di ingiustizia e di povertà. Sono ancora tanti quelli che soffrono di solitudine e di vuoto esistenziale, perché abbandonati e disprezzati dalla cosiddetta civiltà del benessere; sono questi i più poveri tra i poveri, che hanno bisogno non solo del sostegno economico, ma anche di quella profonda vicinanza spirituale, umana e psicologica, che è propria del nostro ministero”. (more…)

Pubblicato il 30-07- 2008 2:33 pm | Commenti (4) |
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Foto, Luoghi




Pubblicato il 29-07- 2008 10:05 pm | Commenti (3) |
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Diario antitaliano

La home di Repubblica.

Pubblicato il 25-07- 2008 3:56 pm | Commenti (2) |
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Mercanzia

Che cosa vuol dire che le cose e le parole sono aperte? Vuol dire che non sono cose. E’ la fine del mondo, la sconfitta delle parole. La cosa sta al di là del mondo e al di là delle parole. Mondo e parola cadono, cedono alla provocazione che l’apertura delle cose rappresenta.

Nei prossimi giorni uscirà presso le Edizioni del Rosone di Foggia, nella collana gli apolidi, il mio secondo libro di poesia: Rima Rerum. Poiché, come chi legge questo blog saprà, non credo nel diritto d’autore, il libro è rilasciato con licenza copyleft. Il lettore può riprodurre e distribuire l’opera, purché non lo faccia a scopo di lucro, non la alteri e la attribuisca al suo autore. Per favorire la diffusione dell’opera, ho creato un sito nel quale è possibile scaricare il libro e, se lo si desidera, lasciare un commento. Chi vorrà, potrà richiedere il volume in libreria o acquistarlo nel sito delle Edizioni del Rosone al costo di cinque euro. Non prima di due settimane, però.

Pubblicato il 24-07- 2008 6:08 pm | Commenti (13) |
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Herdelezi

L’amore è la penultima stazione.

Pubblicato il 23-07- 2008 3:57 pm | Commenti (6) |
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Note di apprendistato

Ma quando piove posso vederlo?, chiede.
Quando piove. Le nuvole pesanti lasciano cadere acqua e metallo, sputi e proiettili, il vento sferza un uomo che si affanna col suo ombrello inutile, prendendo a calci un teschio che un bimbo ha dissotterrato. Tra le nuvole si affaccia, guarda il mondo sferzato dalla pioggia sfigurato dal vento consumato dal tempo, guarda il mondo che è e non è, che perde perde perde e tuttavia gioca, gioca sempre.
Un corvo viene a posarsi sulla spalla dell’uomo, allunga il becco e gli cava un occhio. L’uomo insegue il corvo - ridammi l’occhio, troia, grida. Ridammi l’occhio, ridammi l’occhio. Ridammi quel che ho visto, ridammi la mia vista, rendimi a me quel che ero, puttana. Rendimi, rendimi. Ridammi, ridammi.
Il corvo va a posarsi sulla spalla del bambino. L’uomo inciampa nel teschio, scivola ai piedi del bambino. Che ride e dice: signore, lei è cieco. Io sono il piccolo cavaliere, ricorda? Ci siamo incontrati tanto tempo fa. Allora lei era molto diverso - non che tremasse meno di ora, mentre le cucivo l’occhio che ora questo corvo le ha cavato. Ah, la ricordo bene la sua paura. Lei non fa che tremare, lei non ha fatto che tremare. Per favore, la smetta. Non è un bello spettacolo, mi creda. Su, si alzi e cominci a guardare il mondo. Non vede come è bella la pioggia, come è leggero l’orgasmo delle cose che sono e non sono, quanto è dolce l’agonia delle cose che sono e non sono? Se ne vada, quella è la strada. E non si volti.
No, amore, non puoi vederlo. Si bagnerebbe, se si affacciasse alle nuvole.

Pubblicato il 22-07- 2008 9:30 pm | Commenti (2) |
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Diario, Davide

Davide è morto questa mattina alle cinque. Non ci saranno funerali religiosi.
Diverse persone hanno espresso il desiderio di manifestare la propria solidarietà. Chi vuole, può farlo sostenendo l’associazione Agebeo, che ha messo gratuitamente a disposizione dei genitori di Davide una casa a Bari e li ha generosamente aiutati anche sul piano umano e psicologico.

Pubblicato il 18-07- 2008 8:34 am | Commenti (21) |
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Mercanzia

Pubblicato il 17-07- 2008 4:19 pm | Commenti (1) |
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Cose così

Disperavo, dopo essere arrivato penultimo al concorso poetico E… state in poesia di Celle San Vito, di poter ricevere un qualsiasi premio, nella vita. E invece Mina Welby, bontà sua, mi ha dato il premio Brillante Weblog , assegnato ai siti ed ai blog che risaltano per la loro brillantezza sia per quanto riguarda i temi, che per il design. Nel ringraziare Mina, mi sottopongo al compito ingrato di segnalate altri sette blog brillanti. Eccoli:

Amarantide | Ortica | Meditazioni Pietroburghesi | Scuola Libera | Con passo di donna leggero | Mondo buddhista | Voci di popolo

Pubblicato il 10:18 am | Commenti (11) |
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Diario antitaliano

Sentenza shock, titolano i giornali. Ma davvero? E per chi? Per quelli, forse, che si sono creati il mito della magistratura che combatte i cattivi e fa trionfare la giustizia. Una favola bella, alla quale è forte la tentazione di credere. I cattivi li conosciamo: ma da qualche parte devono esistere i buoni. Ce lo hanno insegnato i libri che abbiamo letto, le storie che abbiamo ascoltato dai nonni, i cartoni animati che abbiamo visto da piccoli. Il cattivo prima o poi si imbatte nell’eroe buono, e quest’ultimo finisce per vincere. Non occorre molto, in Italia, per identificare il cattivo nel politico. E poiché spesso i magistrati attaccano i politici, i buoni saranno loro. La tentazione è forte, ho detto; ma abbandonarsi a una fede è sempre un salto nel vuoto. Devi chiudere gli occhi di fronte a questo e a quest’altro, mutilare l’esperienza, in qualche caso mettere anche a tacere la coscienza, per affidarti solo alla volontà di credere. (more…)

Pubblicato il 15-07- 2008 11:00 am | Commenti (3) |
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Nonviolenze

[…] Il terremoto di cui ti dicevo è quello del Bihar, del 1934. Gandhi lo commentò come segue: “Io condivido col mondo intero, civilizzato e non civilizzato, la convinzione che le calamità giungono sugli uomini come punizione per i loro peccati. Quando questa convinzione giunge dal cuore, la gente prega, si pente e si purifica (…) Queste calamità non sono un mero capriccio di Dio o della Natura. Essi obbediscono a leggi fisse con la stessa sicurezza con cui i pianeti si muovono in obbedienza alle leggi che governano il loro movimento. Noi non conosciamo le leggi che governano questi eventi, e quindi li chiamiamo calamità o disgrazie” (Bihar and Untouchability, in Harijan, 2 febbraio 1934 = CWMG, edizione elettronica, vol. 63, p. 82). Tagore reagì con sdegno ad una tale interpretazione (ne parla anche Amartya Sen ne L’altra India).
E’ una sciocchezza, indubbiamente, come se ne trovano tante in Gandhi e in tanti altri. Studiando Gandhi, tuttavia, mi sono convinto che si tratta di una sciocchezza strettamente legata al suo pensiero religioso. Se l’universo ha al fondo il Bene, ha una base morale, allora bisogna che anche il male nelle sue forme più vistose abbia una ragione. (more…)

Pubblicato il 14-07- 2008 10:07 pm | Commenti (5) |
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Note di apprendistato

Come stai? Basterebbe questa sola domanda, ripetuta mille volte dalle persone che più ci vogliono bene, per gettarci nella disperazione - e non perché ci tocca constatare quasi sempre che lo sbrigativo e rassicurante “bene” con cui rispondiamo è insincero, ma soprattutto perché ci ricorda il nostro fragilissimo equilibrio, lo stare costantemente in bilico tra il bene e il male, tra la gioia e i dolore, la nostra incapacità ontologica di essere, di dimorare in uno stato qualsiasi; il fatto che noi stessi ci accadiamo, per così dire, ed in questo accaderci siamo ostaggi di noi stessi e degli altri, vittime delle circostanze esteriori e di ogni genere di capriccio interiore, preda degli umori e della fame del corpo, sbattuti dal vento delle passioni, umiliati dai ricordi e dai desideri.

Pubblicato il 13-07- 2008 8:10 pm | Commenti (2) |
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Note di apprendistato

Questo-ente-qui. Lo scarafaggio mezzo schiacciato. La lumaca con il guscio ammaccato. La farfalla imprigionata. Il bambino malato, che guarda gli altri giocare. Il vecchio che arranca su per la salita del paese. Questo-ente-qui, questo ente in difficoltà: scoria della vita, da smaltire attraverso la distrazione e la dimenticanza. Prakriti ha mille botole, è sua l’arte della sparizione. E sparire tocca a ognuno, diventare l’ente sfinito, cadere nella bocca di Prakriti, tacere. Così va, così gira. No. Il primo di tutti i nostri cedimenti avviene nel momento in cui pensiamo che così va, così gira. E’ allora che Prakriti comincia ad ucciderci, a trasformarci nell’ente in difficoltà, a portarci in prossimità della botola - non prima di aver buttato giù le persone che amiamo. No. No. Così non gira. Così non va. La prima delle nostre follie è nella rassegnazione alla scomparsa, nell’accettazione dell’assenza, nella complicità con la bocca di Prakriti. Chiudi gli occhi, butti giù le parole e avverti i denti sulla pelle, nella carne, nelle ossa. Natura, tempo, ciclo. Ciclo. Andrà, continuerà: ha dalla sua la forza; ma tu dì no, ostinati nel tuo no. Quando ti avrà consumato, quando sarai l’ente fragile che conta i nervi e le ossa, allora di te non resterà che una sola cosa: no. No. Poi sparirai nella botola. E verranno altri a dire no. No. No. E il no diventerà corale, potente, ed aprirà il tempo della nuova affermazione.
O no.

Pubblicato il 12-07- 2008 8:51 pm | Commenti (10) |
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Diario, Libri

Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata (”Non era il mondo la grande menzogna salutare: lo era la sua volontà di renderlo bello e giusto, di vivere una vita già avulsa in un mondo già-avulso da quello dove tutti gli altri sembravano esistere”, p. 99. Che è ciò che io chiamo forzatura della verità); Philip Roth, Everyman; Alice Miller, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé; Gabriella Falcicchio, Dinamiche multiculturali. Il caso Canada; Maria Zambrano, Persona e democrazia. La storia sacrificale; Tucci, Storia della filosofia indiana; Louis Fischer, La vita di Gandhi; M. P. Smith, Educare per la libertà. Il metodo anarchico; Samkaracarya, Aparokshanubhuti; Senso della politica e fatica di pensare, a cura di Antonio Erbetta; Pedagogie personalistiche e/o pedagogie della persona, a cura di Giuseppe Flores d’Arcais, Mario Untersteiner, I Sofisti (bella edizione - ed economica - della Bruno Mondadori); Beck-Beck, Il normale caos dell’amore.

Pubblicato il 08-07- 2008 9:24 pm | Commenti (4) |
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Note di apprendistato

Cosa dio ha fatto per noi, disse. Dopo ch’ebbero suonato la chitarra per un bel po’, per disporsi come si deve, lo dissero. Centrandosi, lo dissero. Cosa dio ha fatto per me, cosa dio ha fatto per noi. La luce entra nel salotto cavando dal buio un uomo, una donna. Lui le dice qualcosa, lei sorride. Non c’è nobiltà nel loro volto. Pensa ai soldi, lei. Pensa a lei che è soddisfatta per lui e per il soldi, lui. Dio ha fatto per noi. Qui invece, in cucina, c’è una donna che guarda il figlio che fa colazione. Cosa dio ha fatto per me. Quest’uomo solo non ha nessuno da guardare, ma si sente contento così. Sta sul divano e legge un libro, pensando a cosa mangiare a cena. Cosa dio ha fatto per me.
הלּלו . הלּלויהּ.
Cosa dio ha fatto per me. Un colpo secco, il cranio s’è aperto, ha infilato un braccio, giù nella testa, giù nella gola, giù fino al cuore - dio ha fatto per me - giù fino al cuore pulsante ha allungato il braccio lo ha tirato via strappando le vene i nervi i tendini, via da me nel vuoto che sta tra me e il il non me, nell’aperto nulla che mormora sussurra sta.
הלּלו השתן. הלּלו.

Pubblicato il 05-07- 2008 9:26 am | Commenti (6) |
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