minimo karma    retomar o pedaço que falta

Diario antitaliano

Un poliziotto in borghese irrompe in una sala ricevimenti dove un tale sta festeggiando il suo compleanno. Lo aggredisce, lo sbatte contro un muro, gli pianta la pistola alla tempia e lo costringe a dargli le informazioni che gli servovo. Qualche scena dopo. Due poliziotti all’uscita dal tribunale aggrediscono un altro tale che ha testimoniato contro un loro collega, intimandogli di cambiare versione. Qualche scena dopo. Due poliziotti, un ragazzo e una ragazza, stanno spiando il tizio del tribunale che è in un ristorante a pranzo con la moglie e i figlioletti. Uno dei due poliziotti esprime qualche dubbio: il tizio gli sembra innocente. La poliziotta reagisce indignata. Quando sei nei guai non ti fa comodo sapere che c’è qualcuno che ti copre le spalle?, dice. Scena successiva. Il poliziotto dell’irruzione nella sala ricevimenti aggredisce un sospettato in commissariato. (more…)

Pubblicato il 28-08- 2008 10:52 am | Commenti (6) |
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Foto, Luoghi

Il prato di Staffoli. La foto è di Ludò.

Pubblicato il 26-08- 2008 9:01 pm | Commenti (2) |
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Diario antitaliano, Scuola

Un vecchio apologo di Moni Ovadia parla di un uomo che, preso da una irrefrenabile ossessione identitaria, fa la guerra al mondo intero: agli stranieri, ai meridionali, a quelli della sua stessa città, fino ad abbarbicarsi a sé stesso, chiudendosi in una stanza. Ma la caparbia ossessione non è appagata. Anche in sé l’uomo scopre una identità e una differenza, un nord e un sud, un bianco e un nero. E’ insidiato anche nella sua stanza, anche nel suo stesso io.
L’apologo tratteggia con efficacia la situazione dell’Italia attuale. Abbiamo fatto e facciamo la guerra al povero con un accanimento di cui ci vergogneremo molto, appena risvegliati (la speranza in un risveglio non è del tutto giustificata: ma cosa saremmo senza speranza?). Abbiamo riversato e riversiamo le nostre frustrazioni sullo straniero, sul clandestino, sul debole, sullo sfruttato. Ma non basta. La frustrazione è grande, esige sfoghi molteplici. I soldati sono nelle strade, il diverso è braccato, ma non basta. Anzi: se lo si prendesse, il diverso, e lo si sbranasse - come molti auspicano -, sarebbe un bel problema. Che diventeremmo, senza un diverso da braccare? E allora è bene trovare un diverso diverso, per così dire; un diverso che sia più difficile da braccare, da stanare, da sbranare. Un diverso che non si possa semplicemente mandar via, e che tuttavia valga ad assorbire le nostre frustrazioni, a fare da capro espiatorio dei nostri fallimenti. (more…)

Pubblicato il 24-08- 2008 10:10 am | Commenti (2) |
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Diario antitaliano

“Credo molto nei rapporti interistituzionali e sono certo che se si fa sistema i risultati si ottengono”. Non lascia spazio a libere interpretazioni la dichiarazione resa dal neoprefetto di Foggia Antonio Nunziante, nel giorno del suo insediamento. […] Stamani ha incontrato il vescovo di Foggia Mons. Domenico D’Ambrosio, poi, a piedi, ha raggiunto Palazzo di Città dove ad attenderlo c’era il sindaco Ciliberti.

Teleradioerre.

Pubblicato il 20-08- 2008 2:18 pm | Commenti (2) |
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Diario antitaliano, Scuola

Una lettrice allarmata scrive all’Espresso (numero in edicola):

Tra un mese iniziano le squole (almeno una volta mi si permetta la “q” per riassumere il bacino di ignoranza che in quegli ambienti regna sovrano!)…

Continua lamentando il fatto che gli insegnanti dei loro figli non si accontentano di una qualsiasi delle tante edizioni della Commedia e dei Promessi Sposi che loro hanno in casa, ma vogliono quella edizione particolare scelta da loro. Stefania Rossini risponde sparando a zero sulle case editrici che fanno nuove edizioni solo per far soldi e sui professori che “non si sottraggono alle visite e alle insistenze degli editori un po’ per pigrizia, un po’ per qualche sconticino e qualche volume in regalo”. E conclude: (more…)

Pubblicato il 18-08- 2008 9:12 pm | Commenti (2) |
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Scuola

Una decina d’anni fa lavoravo come pedagogista in una cooperativa sociale. Non era un gran lavoro: consisteva nel seguire per qualche tempo uno dei bimbetti, farne un profilo e buttare giù un piano di intervento educativo da mandare al Comune. Quest’ultimo aspetto, mi sembrava di capire, era quello principale del mio lavoro: scrivere carte per il Comune. Non mi è mai riuscita granché bene, questa faccenda di scrivere carte: per questo, anche, facevo quel lavoro con qualche disagio.
La cooperativa sperimentava l’autogestione pedagogica di Georges Lapassade, che allora aveva già più di settant’anni e di tanto in tanto si faceva vedere per accertarsi che tutto andasse bene, accampandosi come una specie di clochard. Lapassade era allora, per me, il pedagogista libertario, il teorico dell’autogestione, il critico della pedagogia burocratica. Ma Lapassade si è occupato molto anche, tra l’altro, del fenomeni della dissociazione e della trance nelle diverse culture, giungendo a riscoprire anche il tarantismo pugliese. Non a caso oggi Gianni De Martino lo ricorda come “il professore della trance”. Lo ricorda, perché Lapassade è scomparso lo scorso 30 luglio. (more…)

Pubblicato il 2:55 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario, Libri

Amoz Oz, Conoscere una donna (”In fondo hai avuto una grazia particolare: ti è stata data la possibilità di sentire come in un batter d’occhi, negli attimi che precedono l’alba, che esiste una combinazione”, p. 93); Murakami, L’uccello che girava le viti del mondo (”La mia persona in fin dei conti non era altro che un’entità creata altrove. Ogni cosa proveniva da un altro posto e andava a finire in un altro posto. Io mi limitavo a essere una semplice via di transito per la mia persona”, p. 348); Arturo Paoli: La forza della leggerezza, Il sacerdote e la donna, Camminando si apre cammino (grazie a Pina); Henry Corbin, L’immaginazione creatrice. Le radici del Sufismo; Lafcadio Hearn, Spigolature nei campi di Buddho; a-Husayn ibn Mansur al-Hallaj, Il Cristo dell’Islam. Scritti mistici; Wright C. Mills, L’immaginazione sociologica; Luigina Mortari, Cultura della ricerca e pedagogia; Georges Lapassade, L’analisi istituzionale; Paul Feyerabend, Contro il metodo; Cheng Man Ch’ing, Tredici saggi sul T’ai Chi Ch’uan.

Pubblicato il 17-08- 2008 8:47 pm | Commenta questo post (0) |
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Catalogo delle idiozie

Le prime medaglie d’oro olimpiche assegnate ad atleti del nord hanno certamente motivazioni di vario tipo. Nessuno, pero’, sembra avere il coraggio di dire la cosa piu’ ovvia ed evidente, e cioe’ che esse dimostrano la superiorita’ etnica dei padani anche in questo campo. Non si deve certo trarre da questa realta’ alcuna conseguenza di tipo razzista, ma nessuno e’ parimenti legittimato a ignorarla, come stanno facendo i commentatori della Rai pagati da noi.

Adnkronos

Pubblicato il 16-08- 2008 5:33 pm | Commenti (6) |
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Foto, Luoghi



Pubblicato il 14-08- 2008 10:54 pm | Commenti (2) |
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Foto, Luoghi



Pubblicato il 10:45 pm | Commenti (2) |
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Foto



Pubblicato il 10:16 pm | Commenti (1) |
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Kulturmarket

Prendete la voce arringatrice di Benito Mussolini e miscelatela con quella tragicomicamente narrante di Fantozzi: ecco a voi Filippo Tommaso Marinetti che declama la Definizione del Futurismo.

Pubblicato il 10-08- 2008 1:19 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato, Scuola

[…] Autorità viene da augeo, accresco. Il rapporto tra educazione e crescita può essere inteso in tre modi. Nel primo caso, c’è uno che è cresciuto ed a cui gli altri, che non sono cresciuti, che sono meno di lui, tributano rispetto. Nel secondo caso, c’è uno che è cresciuto più degli altri e che usa il suo potere per far crescere gli altri, che sono meno di lui. Nel terzo caso, c’è uno che sta crescendo, e che sceglie di crescere insieme agli altri. Il primo è l’educatore autoritario nel senso tradizionale. E’ un narcisista, ha bisogno di riconoscimento. E non fa crescere: schiaccia, piuttosto. Siamo tutti d’accordo che l’autorità, intesa in questo senso, è una cosa negativa. Nel secondo caso abbiamo uno che usa il suo potere in modo benefico, diciamo così. E’ l’insegnante al tempo stesso autoritario e democratico di cui parla la Santelli, tracciando un profilo del docente ideale che mi sembra quasi perfetto. Mi chiedo però perché parlare di autorità, in questo caso. Forse è più esatto parlare di leadership. Un docente del genere non esercita una autorità democratica (cosa ossimorica), ma una leadership democratica. Nel terzo caso, abbiamo uno che cresce insieme ad altri; fa crescere gli altri solo perché è impegnato lui stesso in un processo di crescita. Mi sembra che questo sia ciò che resta da pensare, nella pedagogia. E’ per questo che - limitandoci alla preparazione culturale - abbiamo dei docenti che non sono intellettuali. Il docente autoritario o autorevole è comunque uno che trasmette le conoscenze che possiede. Conoscenze che, nella migliore delle ipotesi, sono aggiornate, ma che nascono altrove. Il docente è uno che guida i suoi studenti sulla strada che altri hanno tracciato. Il docente cui penso io è al contrario uno che, insieme ad altri, cerca di aprirsi una via, seguendo delle tracce. Mi sembra che questa terza figura corrisponda meglio al clima culturale del cosiddetto postmoderno. Il docente moderno incarna una tradizione culturale e intellettuale, è il possessore di un sapere certo, collaudato. (more…)

Pubblicato il 09-08- 2008 9:36 pm | Commenti (1) |
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Mercanzia, Segnalazioni

Eppure un libro interessante, importante per certi versi, inedito nel panorama contemporaneo nella misura in cui sa equilibrare forza, aggressività, dolcezza, spessore umano.

Una seconda recensione di Alessandro Canzian - che ringrazio davvero per l’attenzione - su Whipart.

Pubblicato il 07-08- 2008 8:59 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario antitaliano

A Rimini in questore rimanda a casa le prostitute con un foglio di via, in base a due sentenze della Cassazione (una del ‘96, l’altra addirittura del ‘56) che dicono che le prostitute sono “soggetti pericolosi”.
Non era un soggetto pericoloso, invece, Marco Rubino. Trentaquattrenne di Pavia, sposato, dipendente dell’azienda dei trasporti. Incensurato. Dopo aver bevuto e preso cocaina, si apparta con una prostituta. Le dà cinquanta euro, ma non riesce a far l’amore con lei. Pretende i soldi indietro, lei non è d’accordo. Lui la strangola. La ragazza si chiamava Caterina Stevens, aveva 24 anni, era nigeriana e non riusciva a denunciare i suoi sfruttatori perché temeva ritorsioni.
Non era un soggetto pericoloso Pietro Santonastaso, trent’anni, panettiere di S. Maria a Vico. Nell’agosto del ‘95 uccide con quattordici coltellate una ragazza nigeriana di appena vent’anni. Non è dato conoscerne il nome: per i giornali è solo la “prostituta nigeriana uccisa”. L’indomani Santonastaso telefona alla redazione de “Il Mattino” per vantarsi dell’omicidio. “Le nere mi fanno schifo”, dice. (more…)

Pubblicato il 9:11 am | Commenti (1) |
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