minimo karma    retomar o pedaço que falta

Segnalazioni, Davide

Domani comincia a Firenze presso l’aula magna dell’ospedale “Meyer” il convegno su “Le sfide della neonatologia alla bioetica e alla società: le buone ragioni della Carta di Firenze”, che tante polemiche ha già suscitato presso i soliti benpensanti per l’annunciata presenza di Eduard Verhagen. Venerdì alle 17.30 è previsto un intervento di mia sorella sul caso di Davide.

Pubblicato il 29-10- 2008 9:09 pm | Commenta questo post (0) |
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Segnalazioni

Le foto di Ludò su flick. (Sono anni che ci sfidiamo a chi fa foto più belle. Prendo atto definitivamente che le sue sono molto più belle delle mie.)

Pubblicato il 28-10- 2008 6:55 pm | Commenti (3) |
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Diario, Buddhadhamma

Se all’origine è tanha, da dove bodhicitta? Due elementi: quello irrazionale della brama e quello razionale del karma. Il mondo è le due cose: bene e male. Bodhicitta non è che l’evoluzione - lo sbocciare - dell’elemento morale-spirituale presente attraverso la legge del karma.

Pubblicato il 27-10- 2008 11:23 pm | Commenti (5) |
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Segnalazioni, Chiesa

Dal punto di vista della morale cristiana è ladro tanto chi ruba quanto chi para il sacco. Lei di sacchi ne ha parati uno stock intero in cinque anni. Da cattolico?
Ogni volta diceva una “giaculatoria” per non rischiare di fare “finire una ricca e proficua ‘trasmissione della fede’”?. Quando ha votato il conflitto d’interessi quale giaculatoria ha detto, potrebbe inviarmela? O per la legge sulle tv del padrone, a chi ha chiesto protezione? A santa Chiara? A santa Scura? o a Santa Opaca?

Paolo Farinella, “prete di Genova”, rispondendo su L’Altrapagina a una lettera (sgrammaticata) dell’onorevole Luca Volontè, nella quale il brav’uomo chiede a tutti i parroci italiani di inviargli, “se possibile con sollecitudine, una giaculatoria, di quelle che insegnavano le nonne ai nipotini”.

Pubblicato il 25-10- 2008 6:00 pm | Commenti (2) |
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Diario, Scuola

Entro. Sono tutte alla finestra, urlano qualcosa contro non so chi. Le invito a sedersi, niente. Mi tocca aumentare il tono della voce, per ottenere che si decidano a sedersi. Ma la finestra è una tentazione irresistibile. Di là giungono parole, e occorre rispondere. Qualcuna non resiste e torna alla finestra a urlare i suoi insulti. Mi occorre un po’ per comprendere la situazione. Dall’altra parte del cortile si affaccia la finestra di un’altra prima. E tra le due prime c’è odio. “Ci hanno detto che siamo puttane”, dice un’alunna. “Quando mi dicono che sono una puttana io mi incazzo. Mi basterebbe chiamare due che conosco io, e in questa scuola succede il finimondo”, aggiunge.
L’ora successiva ho lezione nell’altra prima. Ho ancora il quadernetto che ho usato per le verifiche nell’altra classe. Quando lo vedono, ostentano disgusto. Ostentano odio. Hanno solo quattordici anni, e ostentano odio. Sbavano come cani tenuti alla catena, che bramano la libertà di mordere.
Arriva un momento in cui la tentazione di urlare “ma andatevene al diavolo”, di sbattere la porta e uscire per sempre dalla scuola è così forte, che per resisterle devi farti davvero violenza. E star male.

Pubblicato il 24-10- 2008 4:05 pm | Commenti (7) |
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Catalogo delle idiozie

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università , infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città . Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà , ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì.

Qui.

Pubblicato il 23-10- 2008 5:50 pm | Commenti (4) |
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Note di apprendistato, Diario

Cinque catene: il denaro, il potere, il sesso, la paura, il riconoscimento. Due vie per liberarsene: la trascendenza del soggetto (Socrate), l’inconsistenza del soggetto (il Buddha).

Pubblicato il 21-10- 2008 9:38 pm | Commenti (3) |
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Nonviolenze

Quarant’anni fa moriva Aldo Capitini. Di seguito l’articolo con cui lo ricordo nel numero di ottobre della rivista Azione Nonviolenta, dallo stesso Capitini fondata nel 1964.

Capitini è morto da quarant’anni. Io l’ho incontrato quindici anni fa. Studiavo, allora, il pensiero di Giuseppe Rensi, l’inquieto filosofo scettico e pessimista, ateo eppure religioso – anzi: religioso in quanto ateo. Nella mia ricerca quasi da collezionista di qualsiasi materiale che lo riguardasse mi imbattei nel numero di una rivista che conteneva un dossier sugli eretici della cultura italiana del Novecento. E non poteva mancare, accanto a Rensi, Aldo Capitini. Mi sorpresero subito le sue idee, nonostante l’estrema sintesi dell’articolo, ma più ancora a sorprendermi fu il titolo stesso della sua opera principale: La compresenza dei morti e dei viventi. I morti, i viventi. Compresenti. Era una idea forte, provocatoria.
Cercai i suoi libri in biblioteca, cominciai a leggere, e quel certo pessimismo nichilistico di cui allora mi compiacevo cominciò a vacillare. Pagina dopo pagina scoprivo non una filosofia, non una teoria. Qualcosa di radicalmente altro. Si fa un torto a Capitini, e lo si equivoca, se lo si considera (solo) un filosofo. Ogni pagina, ogni singolo periodo dei suoi libri avevano una risonanza particolare dentro di me. Erano come ami gettati nel profondo, capaci di far affiorare pensieri, emozioni, percezioni nuove, vive e guizzanti come pesci appena sottratti al mare. Forse non ne ero ancora del tutto consapevole, ma leggendo i suoi libri sperimentavo la realtà stessa di quella compresenza che tanto filo da torcere ha dato agli interpreti. Capitini era morto. Eppure era vivo. Operava in me come se lo avessi accanto. Attraverso la parola si faceva presente, compresente: era unito a me nell’intimo, ed agiva aperture. Era, è un centro che irradia valori, oltre il limite della morte. Presto ne scaturirono scelte. L’obiezione di coscienza, lo sbattezzo. Al vegetarianesimo ero giunto per conto mio, all’età di sedici anni.
Aldo Capitini ha insegnato una sola cosa: l’apertura. L’attenzione infinita al mondo – all’altro, al non umano, alle piante, perfino alle cose. Tutto scaturisce in lui da questo sguardo appassionato sul mondo, da questo insensato appassionamento per ogni ente. Ho protestato spesso con lui. Chiedi una purezza dello sguardo di cui non sono capace, gli dicevo. Ma poi l’apertura accadeva, non cercata, non presentita; accadeva come accade la gioia di dentro in un giorno di pioggia. Accadeva: per dirla con Blake, le porte della percezione si aprivano e il mondo appariva realmente perfetto. Il mondo aperto al possibile, che Capitini ha mostrato per decenni con la caparbietà, con il candore del profeta, era lì, concreto eppure indicibile, fugacemente festoso, presto sottratto dalla invasività del quotidiano, dalla gabbia ferrea del sistema dei nomi e delle forme. Capitini ha avuto per una vita intera quello sguardo, è vissuto in quella realtà nella quale ognuno è custodito, in cui l’uomo è uno con la terra, in cui la morte è vinta e il tempo si apre. (more…)

Pubblicato il 18-10- 2008 12:00 am | Commenti (1) |
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Diario, Libri

Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby; Carlo Sgorlon, Il calderas; Pavese, Il mestiere di vivere; Bassho, Manoscritto nella bisaccia; Landsberg, Scritti filosofici; Vito Mancuso, Per amore. Rifondazione della fede; Pankaj Mishra, La fine della sofferenza. Il Buddha nel mondo.

Pubblicato il 17-10- 2008 7:08 pm | Commenti (1) |
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Segnalazioni

E’ nato a Foggia il Movimento “Foggia contro le Mafie”, anche per rispondere al demoralizzante silenzio delle istituzioni dopo gli ultimi fatti di sangue. Questo è il blog, nel quale è possibile aderire all’appello “per una comunità diversa e migliore, una Foggia che già esiste, lotta ed è contro le mafie”.
Oltrevia è invece il laboratorio didattico di Gabriella Falcicchio, che insegna Metodologia della ricerca pedagogica all’Università di Bari e con la quale ho il piacere di collaborare. E’ pensato per gli studenti, ma aperto a chiunque voglia partecipare.

Pubblicato il 16-10- 2008 9:07 am | Commenti (1) |
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Mores

Ne trarrà vantaggio la cassa della scuola, gli alunni e anche il bidello, che non dovrebbe affatto vergognarsi di quel nome, bidello, che ha una sua storia, una sua dignità e un’etimologia che deriva dal termine francese di funzionario o da quello tedesco di sergente. Ma che, più che un sergente, è un simpatico zio.”

Ezio Morandini su Il Giornale si oggi, parlando del bidello unico da affiancare al maestro unico.

Si faceva chiamare zio“, ha detto una vittima. “Diceva con quel suo accento siciliano che se avessi parlato mi avrebbe fatto molto male. Sono un mafioso e conosco gente che non ha scrupoli”.

Servizio su un bidello presunto violentatore di ragazzine, su Repubblica di oggi.

Pubblicato il 09-10- 2008 7:47 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario, Foto

Pubblicato il 3:13 pm | Commenti (1) |
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Libri, Alterius spectare laborem

E’ uscito per i tipi delle Edizioni del Rosone il libro di Sara Curci Nero, invisibile, normale. Lavoro migrante e caporalato in Capitanata. Per quel che ne so, si tratta della prima ricerca antropologica sul caporalato in Capitanata. Quella che segue è la mia presentazione, che nel libro non leggerete: ho preferito ritirarla quando erano già pronte le bozze, per far spazio alle parole di qualche politico.

Il terrazzano di Capitanata, scriveva nel 1867 il prefetto Scelsi nella sua Statistica generale, “è in condizione forse peggiore degli animali”. (1) La parola terrazzano indicava il bracciante, di cui Scelsi descriveva e deplorava le condizioni di vita al limite della sopportabilità - un tugurio per abitazione, un tozzo di pane per cibo ed un lavoro troppo massacrante per potersi dedicare a qualsiasi attività compatibile con la cosiddetta dignità umana. Parole non troppo diverse si potrebbero usare per indicare i nuovi terrazzani, i quali vengono da lontano, hanno spesso la pelle di un colore diverso dalla nostra e sono provvidenzialmente evanescenti: clandestini, per essere precisi. Come un tempo i terrazzani, i clandestini vivono oggi in masserie abbandonate spesso senza acqua né luce, lavorano come bestie da soma per una paga che a volte non arriva, in qualche caso muoiono nel tentativo di riscaldarsi o di lavarsi (annegando in qualche vascone per l’irrigazione); come i terrazzani, i clandestini vivono in una condizione di effettiva schiavitù. (more…)

Pubblicato il 07-10- 2008 10:29 am | Commenti (4) |
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Taccuino, Buddhadhamma

Io mi do in balia di tutte le creature. Mi colpiscano pure, mi oltraggino, mi coprano di polvere! Giochino pure col mio corpo, lo deridano, ci si divertano. Io ho dato loro il mio corpo e tutto il resto mi è indifferente […] Io voglio essere un protettore per coloro che non ne hanno, una guida per i viandanti, un battello, un ponte, un passaggio per coloro che vogliono raggiungere l’altra riva, una lampada per chi ha bisogno di lampada, un giaciglio per chi ha bisogno d’un giaciglio, uno schiavo per chi ha bisogno di schiavi, la pietra delle meraviglie, il vaso dell’abbondanza, una formula magica, un’erba che guarisce, l’albero dei desideri, la vacca dell’abbondanza.

Shantideva, Bodhicaryavatara, III, 12-19, trad. R. Gnoli.

Pubblicato il 05-10- 2008 8:33 am | Commenti (1) |
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