“Chiediamo al Signore di toccare il cuore di coloro che si illudono che questa sia la via per risolvere i problemi locali o internazionali”, ha detto oggi papa Ratzinger commentando le stragi in India e in Nigeria. Ora, se il papa lo chiede, vuol dire che è possibile. Che si può fare. Che Dio può toccare il cuore degli uomini affinché facciano il bene invece che il male. Che li illumini. Vuol dire che ciò non va contro il libero arbitrio dell’uomo. Ma perché, allora, Auschwitz? Se Dio può toccare il cuore degli uomini, ascoltando le preghiere, perché non ha ascoltato le preghiere delle vittime del nazismo, perché non ha illuminato Hitler? Si risponde: Dio non avrebbe potuto, perché se lo avesse fatto non avrebbe rispettato il libero arbitrio dell’uomo. Ma il papa prega Dio di toccare i cuori degli uomini, e questo vuol dire che lui stesso, che è il capo della Chiesa, sa che un intervento di Dio nella storia, sia pure nella forma leggera della illuminazione dei cuori, non è in contrasto con i principi della fede cristiana e cattolica. Resta l’altra risposta alla domanda sul perché di Auschwitz, quella che fa ricorso al mistero imperscrutabile della volontà di Dio. Ma, se tale volontà è imperscrutabile, che senso ha pregare? Chi può escludere che le vittime innocenti in India e in Nigeria non rientrino nell’imperscrutabile piano di Dio? In ogni caso pregare - almeno nel senso di chiedere - è inutile.

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