[…] Il silenzio di Dio. Ho usato questa espressione nel senso in cui viene usata in certa teologia contemporanea: il silenzio di Dio ad Auschwitz. Silenzio nel senso di non intervento. Personalmente, ritengo che questo silenzio sia il punto di partenza per conquistare una posizione religiosa matura. Bonhoeffer parla di stare accanto alla sofferenza di Cristo, vivere con Dio senza Dio, come posizione religiosa nella età adulta del mondo. Io penso che qui ci sia ancora troppa soggettività. Mi sembra che bisognerebbe, al contrario, pensare un Dio che non aiuta l’uomo non perché è debole e impotente, ma perché semplicemente non vuole: perché dell’uomo poco gli importa. Il Dio che si manifesta a Iob e gli mostra il Leviathan come creatura più perfetta dell’uomo. Perché questo Dio? Perché la religione, Enrico, è congedarsi da sé. Distruggere il cogito. Abbandonare l’io. (more…)






