minimo karma    retomar o pedaço que falta

Diario antitaliano

La homepage di Repubblica.it adesso, 15.41 del 31 marzo:

Yemen, rapiti quattro turisti
“Potrebbero essere italiani”

Segue la notizia degli operai francesi che sequestrano un manager, quindi quella di un accordo tra banche e vescovi per prestiti privilegiati ai poveri. Solo dopo, in corpo minore, il titolo

Ecatombe nel Mediterraneo
oltre 300 migranti dispersi

Impari la lezione chi si riempie la bocca con i diritti umani: quattro turisti rapiti contano più di trecento migranti morti. E amen.

Pubblicato il 31-03- 2009 2:44 pm | Commenti (2) |
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Note di apprendistato, Diario

Sono sulla città da qualche giorno. Dalla finestra dell’attico le vedo volteggiare intorno al campanile del duomo, spingersi in basso verso i tetti e poi risalire, incrociarsi con fantasia ed allegria, quasi mandate da qualcuno ad annunciare la primavera - il tempo del riposo e del sorriso. Eppure quegli esserini leggeri ed allegri stanno facendo qualcosa di terribile. Volando, le rondini fanno strage dei minuscoli insetti che provano anch’essi, inutilmente, di riempire l’aria di allegria e movimento. Ciò che pare bello non lo è. O meglio: è tragicamente bello. E’ una bellezza che non vuole saperne delle nostre distinzioni tra bene e male.
La mia nuova vicina ha dei cani. Non so quanti. Forse sette, ma qualcuno dice sedici. Non l’ho ancora vista. Ho sentito l’abbaiare dei cani ed il loro lezzo, oltre al rumore del televisore tenuto al massimo volume. Ama i suoi cani, dicono, la mia vicina; come spesso accade, li considera i suoi bambini. Qualcuno ritiene che ci sia violenza nel tenere sedici cani in un appartamento, in condizioni facilmente immaginabili. Altri ai quali ho parlato della cosa dicono che ai cani non importa di stare in condizioni precarie, purché stiano con la loro padrona. Non so a chi dar ragione. Devono essere vere entrambe le cose, penso. Tenere sedici cani in un appartamento è al tempo stesso una cosa crudele ed un atto di amore.
Il bene e il male, che noi cerchiamo di distinguere con tanta cura, esistono in natura solo mescolati, intrecciati, connaturati. Tale è l’odio di Dio dell’uomo occidentale, che gli ha assegnato il compito impossibile di distinguere, alla fine dei tempi, i buoni dai cattivi, i puri dagli umpuri, i salvati dai dannati. Probabilmente è lo stratagemma inventato dall’uomo per dimostrare a Dio la sua stessa impotenza.

Pubblicato il 29-03- 2009 8:25 pm | Commenta questo post (0) |
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Recensioni, Educazione

La pubblicazione di un libro di pedagogia intitolato Ripensare l’autorità (1) è un segno dei tempi. Fino a qualche anno fa un titolo del genere sarebbe apparso eccessivo, provocatorio, mentre oggi non è da escludere che contribuisca a far lievitare le vendite del libro. Una campagna mediatica senza precedenti ha convinto l’uomo della strada che la scuola italiana è allo sfascio per mancanza di autorità e di disciplina, che ordinariamente nelle aule scolastiche avvengono atti di violenza, esibizioni più o meno goliardiche riprese con i telefonini e pubblicate su internet, libertà sessuali degne di certe commedie sexy all’italiana degli anni Ottanta. E così l’uomo della strada ed il governo si ritrovano felicemente concordi nel tuonare contro il lassismo e nell’invocare – e decretare – più rigore (così come si trovano d’accordo nell’esigere una certa durezza verso gli stranieri, la cui pericolosità è dimostrata ogni giorno, ed oltre ogni dubbio, dai telegiornali).
Considerato il contesto, è da ritenere dunque che le tesi di questo libro siano tutt’altro che marginali nel dibattito attuale sull’educazione. Segnano una via, indicano una tendenza, esprimono un’esigenza. Non è probabilmente inappropriato, per queste tesi pedagogiche e per le scelte politiche che ad esso sembrano corrispondere, parlare di neo-autoritarismo. Dal vecchio autoritarismo si distingue perché non giustifica l’autorità tout court, non considera l’obbedienza e la gerarchia come cose positive in sé, ma ritiene l’autorità uno strumento necessario per orientare gli educandi e per condurli verso la libertà. Alla base di questa riscoperta dell’autorità c’è una precisa diagnosi dello stato attuale della società. I genitori e gli educatori, si dice, non sono più in grado di assumersi la responsabilità di educare, rinunciano al loro ruolo per preferire quello più comodo di amici dei loro figli e dei loro studenti; il risultato è che abbiamo una generazione senza padri, senza modelli, che per questo è allo sbando. Non avendo modelli positivi, i giovani si abbandonerebbero a quelli negativi, non disponendo di indicazioni etiche chiare, si lascerebbero sedurre dall’irrazionale e dal male. «Oggigiorno, sotto l’aspetto dell’antropologia pedagogica, si assiste a una crisi di riconoscimento da parte degli adulti verso le proprie responsabilità educative e verso le esigenze di crescita delle nuove generazioni», afferma Luigi Pati (p. 27). E Vanna Iori: «I giovani, nel cammino verso l’età adulta, hanno bisogno di punti di riferimento, di valori e di modelli per decidere se scegliere di farli propri, rifiutarli, modificarli. L’attuale assenza di proposte da parte dei genitori che hanno perduto il ruolo di referenti educativi sta producendo effetti di dis-orientamento» (p. 77). (more…)

Pubblicato il 11:31 am | Commenta questo post (0) |
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Diario, Libri

Amos Oz, Fima (”Questo Creatore siede sempre a sonnecchiare su uno sgabellino di vimini - il viso rivolto al sole, gli occhi socchiusi, la testa abbandonata sul petto - sulla porta della sua bottega di mercanzie varie nel quartiere Zikron Moshe”, p. 82) e D’un tratto nel folto del bosco; Panikkar, Il dharma dell’India; Luca Gallo, Problemi e prospettive dell’educazione comparata; Jiddu Krishnamurti, Educare alla vita (”Il giusto tipo di educazione consiste nel comprendere il bambino per come è, senza sovrapporgli l’ideale di come pensiamo che dovrebbe essere”, p. 32. Frase che, da sola, vale più del novanta per cento dei testi di pedagogia che si pubblicano in Italia ogni anno. Il titolo idiota ovviamente è opera dell’editore italiano); Harry Rand, Hundertwasser; Gabriella Falcicchio, I figli della festa. Educazione e liberazione in Aldo Capitini; Aa. Vv, Ripensare l’autorità ( “…l’autorità rientra nel dover essere dell’educazione come ineluttabile legge naturale e si configura quale diritto dell’educando a chiederla e dovere dell’educatore di assicurarla: mentre comanda, l’educatore sa di ubbidire all’adempimento di un dovere e l’educando può verificare nell’esercizio del suo diritto, la volontà di collaborazione alla comune opera educativa”, p. 45).

Tord Gustavsen Trio, Being There; Al Andaluz Project, Deus et Diabolus; Opal, Early Recordings; DeVotchKa, How it Ends; Lars Danielsson & Christopher Dell, Salzau: Music on the Water.

Pubblicato il 28-03- 2009 8:39 pm | Commenti (1) |
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Nonviolenze

La Verità è una linea retta     La Non verità è una linea curva
(Truth is a straight line          Untruth is a curved line.)

Gandhi, Collected Works, vol. 26, p. 413.

La linea retta è una minaccia creata dall’uomo stesso. Vi sono milioni di linee, ma una sola è veramente portatrice di morte: la linea tracciata con la riga. Il pericolo che da essa proviene non è paragonabile a quello delle linee organiche, quelle prodotte per esempio da un serpente. La natura della linea retta è aliena all’uomo, alal vita, all’intero creato.

Friedensreich Hundertwasser, citato in H. Rand, Hundertwasser, Taschen, Koln 2007, p. 37.

Pubblicato il 4:17 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario antitaliano

Devo stare attento. Misurare le parole, riflettere bene prima di agire, leggere e rileggere il Codice penale e sforzarmi di farmi piccolo per entrare nel modello di buon cittadino che quel testo sacrosanto propone e impone a tutti. Devo fare attenzione: smetterla di scaricare musica da Emule, di coltivare cannabis sul balcone di casa, di sfottere il papa, che è pur sempre un capo di stato straniero, e di frequentare loschi figuri di fede anarchica. Devo fare attenzione, perché sono un anarchico, un ateo, un anticlericale in un paese profondamente di destra ed altrettanto profondamente cattolico (vale a dire, irrimediabilmente ipocrita e corrotto). Un paese in cui al processo contro un certo poliziotto che ha ammazzato un poveraccio, dopo aver preso per bene la mira, si convoca il prete, per ottenere un profilo morale dell’imputato. E il prete dice che quel certo poliziotto in realtà è un bravo ragazzo, “un uomo che frequenta la chiesa, il Duomo di Arezzo, a volte anche la mia parrocchia”. Il prete è ancora, in Italia, il garante della moralità individuale. Bisogna tenerselo buono, andare ogni tanto a fargli visita, lasciare magari qualche soldino, perché non si sa mai. Sono tempi duri, questi. Tempi di post-modernità, di seconda modernità, di modernità liquida: chiamatela come volete, il succo è che non ci si capisce nulla, non si sa chi è buono e chi cattivo, di chi ci si può fidare e di chi no, dov’è il bene e dove il male. In questi tempi, come fare a meno del prete?

Pubblicato il 1:54 pm | Commenta questo post (0) |
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Chiesa

Ci è scappato il morto. Anzi due. Due ragazze, schiacciate nella calca dello stadio di Luanda. Si fosse trattato di un concerto, si sarebbe puntato il dito contro gli insensati carnai che sono certi concerti rock. Ma era un carnaio religioso, quello dello stadio di Luanda. Uno dei tanti carnai religiosi voluti dalla Chiesa cattolica a partire dallo sciagurato papato di Giovanni Paolo II. Dopo essere andato a predicare contro l’uso del preservativo in Camerun, un paese in cui solo nel 2008 sono morte di AIDS 49.000 persone, il Moloch con le scarpette rosse di Prada è andato in Angola a riscuotere il suo tributo di sangue.
“Non somiglio a Wojtyla ma ho lo stesso amore nel cuore”, ha dichiarato alla folla.

Pubblicato il 22-03- 2009 9:02 am | Commenti (1) |
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Note di apprendistato

Vivekananda, My Master, in Speeches and Writings of Swami Vivekananda, Natesan & Co., Madras 1899, p. 19.

Pubblicato il 16-03- 2009 10:17 pm | Commenta questo post (0) |
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Mercanzia

Il lavoro di Antonio Vigilante La realtà liberata, con il significativo sottotitolo Escatologia e nonviolenza in Capitini, è a mio avviso da segnalare come il tentativo più riuscito di attingere il pensiero di Capitini nel suo significato unitario, intanto con una esatta collocazione nel suo tempo, ma poi con il coglierne le suggestive anticipazioni e ricadute sulla sensibilità odierna. A Vigilante si deve anche uno studio di presentazione complessiva del pensiero nonviolento, che mostra il profondo legame del pensatore umbro con tutti gli altri esponenti della nonviolenza. Esso, con lo studio di Eligio Resta, di cui parlerò a breve, rappresenta l’analisi filosofica più approfondita del tema.

Mario Martini, Lo stato attuale degli studi capitiniani, in Rivista di Storia della Filosofia, 4/2008, p. 797.

Pubblicato il 15-03- 2009 8:25 pm | Commenti (1) |
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Segnalazioni

Domani a Perugia (sala della Vaccara, Palazzo dei Priori) parteciperò ad un seminario su Aldo Capitini. Il mio intervento, su Compresenza e vacuità. Una lettura buddhista di Capitini, è previsto in tarda mattinata.
Se siste in zona, affacciatevi.

Pubblicato il 13-03- 2009 8:05 am | Commenta questo post (0) |
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Diario antitaliano, Educazione

L’educazione presuppone EDUCATORI in grado di INCARNARE MODELLI di SENSO per una VITA MIGLIORE.
Quelle quattro cazzate di Obama non significano ASSOLUTAMENTE nulla

Il DECLINO della scuola pubblica americana affonda le radici in quel
RELATIVISMO CULTURALE che senza nessun SENSO ne VERITA’ sarà sempre e solo noioso

Inutile che “il negro” si faccia illusioni AUTORITARISTE
Senza insegnanti AUTOREVOLI, cioè “modelli esistenziali positivi” non concluderà mai un’emerito cazzo.
Stanne certo
Il “negro” capisce di psicologia come io di botanica

Intervento di un certo (o una certa) Solania nel ng it.istruzione.scuola.

Pubblicato il 7:59 am | Commenti (1) |
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Diario

Qualche mattina fa, correndo a prendere il treno, l’ho visto, chiuso nel suo cappotto, con la sua borsa piena di fogli e di volantini, con la sua aria straordinariamente mite. Ecco uno che sta dalla parte di Daridranarayana, ho pensato. Questa mattina ha bussato alla mia porta. Qui non siamo credenti, gli ho detto. Non c’entra essere credenti, le religioni creano solo confusioni, ha replicato. Si tratta di fare del bene, se uno vuole. E che potevo dirgli? Mi son tenuto “Il Monitore del Regno della Giustizia”, augurandogli buona giornata.

Pubblicato il 01-03- 2009 11:01 am | Commenta questo post (0) |
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(c) 2003-2009 antonio vigilante
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