minimo karma    retomar o pedaço que falta

Note di apprendistato

Mangiare, bere conta. Il vigore del corpo, non avere male, non sentirsi deboli. E poi il riconoscimento. Gli animali pensano alla riproduzione, si tengono in vita per perpetuare la specie, la loro stessa vita conta meno del suo fine. L’uomo - l’uomo attuale, che forse è diverso da quello di un tempo - esiste invece per rappresentare sé stesso, ed ottenere dagli altri il riconoscimento di questa sua impresa. Appena raggiunta l’età in cui si sa dire sì o no, indossa freneticamente una maschera dopo l’altra, studiando con cura assoluta quella più efficace, quella che lo porterà in modo più sicuro al riconoscimento. E vengono fuori i teneri e le tenere, i cinici, i rassicuranti, gli idealisti, i tenebrosi: tutti guardandosi costantemente allo specchio, misurando le reazioni, perfezionando costantemente la parte.
Felicità è mangiare, bere ed essere riconosciuti. Il potere ed il denaro contano solo come strumenti per il riconoscimento. Prendete la persona più felice e sicura di sé del mondo, e toglietele il riconoscimento. Fate in modo che per un mese tutte parlino male di lei, facciano mostra di disprezzarla. La troverete | | depressa, sull’orlo del suicidio. Con gli anni, quando il corpo s’infiacchisce e la bellezza viene svilita dal tempo, strumenti del riconoscimento diventano più ancora il denaro, i possessi, i titoli. Seduto nella sua poltrona, il sessantenne traccia mentalmente la mappa delle sue case, delle sue terre, dei suoi conti in banca; o: delle sue pubblicazioni. Ciò gli dà sicurezza e confidenza, anche se l’inquietudine della morte lo insidia. (Lucrezio: denique avarities et honorum caeca cupido, quae miseros homines cogunt transcendere fines, etc.)
Poi accade l’alba. Una mattina, in una stazione di montagna. L’aria è tersa, il silenzio assoluto. C’è quel che c’è, e ci sei tu. Non hai fame né sete né bisogno di riconoscimento. L’alba è, la natura è, la stazione è, il castello di fronte alla stazione è. E tu sei.
L’alba cede al giorno, ma: e lo stupore alla stupidità. Il dies si fa deus, dio della pancia, e della gola, e dello specchio.

Pubblicato il 27-04- 2009 11:07 am | Commenti (2) |
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Taccuino, Nonviolenze

Rifiuto del mondo, gnosticismo, altro: nazismo, marxismo. Ideologie dell’uccidere (vedi Voegelin). E la nonviolenza?

Pubblicato il 25-04- 2009 3:44 pm | Commenta questo post (0) |
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Scuola

Intervenendo ad un meeting di insegnanti di religione cattolica, il ministro Gelmini ha affermato non solo la pari dignità dell’insegnamento della religione cattolica, ma anche la sua superiorità. “L’ora di religione ha una valenza educativa maggiore di altre discipline”, ha detto. Questa frase si può interpretare - credo legittimamente - come espressione di fondamentalismo religioso, propria di chi pensa la formazione come un itinerarium mentis in Deum, o qualcosa del genere. Ma forse il ministro non intendeva dire questo. Forse voleva dire che, mentre nelle altre ore si fa prevalentemente istruzione, durante l’ora di religione si fa educazione. Nelle altre ore si parla di storia, di letteratura, di filosofia; nell’ora di religione si parla apertamente di valori, di scelte, di bene e di male, di progetti di vita. In favore di questa interpretazione c’è il fatto che, nel corso dello stesso intervento, lo stesso ministro ha rimarcato il suo tentativo “di restituire alla scuola il suo ruolo educativo”. Ma anche questa interpretazione è tutt’altro che rassicurante.
La scorsa settimana ho seguito l’intervento di Michele Corsi (che è preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Macerata) ad un convegno su Aldo Moro. Tra le altre cose, Corsi ha deplorato il fatto che i docenti, diventando sempre più professionisti della formazione culturale, perdano di vista le competenze educative. Alla fine del convegno ho fatto un intervento, osservando che il problema non è tanto che i docenti facciano istruzione più che educazione, ma che non sappiano più educare istruendo. Istruire vuol dire anche educare - se illustrando un sonetto di Petrarca sono in grado di far brillare il valore della bellezza, se approfondendo il sistema di Spinoza so far emergere il valore della verità che mosse quell’uomo straordinario, se raccontando le fasi di una rivoluzione so far cogliere il valore della giustizia che spinge all’azione, io non sto facendo solo istruzione: sto educando. Se non ho equivocato le sue parole, Corsi ha risposto che educazione ed istruzione sono due cose diverse, appartengono a campi semantici differenti. Una cosa difficilmente contestabile. Con il mio intervento, non volevo evidentemente dire che educazione ed istruzione sono la stessa cosa (se così fosse, i genitori dovrebbero anche essere docenti), ma che a scuola non si può educare se non attraverso l’istruzione. La ragione della crisi della scuola non è nel fatto che i docenti rinunciano ad educare, ma piuttosto nel fatto che non sono più in grado di trasmettere i valori culturali. Crisi che è parte più generale della crisi della cultura in un’epoca in cui l’arte, la letteratura, la musica diventano merce. In un tale contesto, pretendere di educare senza istruzione vuol dire fare del moralismo spicciolo, gettare addosso agli studenti miseri luoghi comuni su quello che si dovrebbe essere, proporsi e imporsi come improbabili modelli, percorrere la via breve della rettorica piuttosto che quella lunga e difficile della persuasione.
Temo che sia questa la via del ministro Gelmini.

* Ora su Fuoriregistro.

Pubblicato il 12:19 pm | Commenti (1) |
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Kulturmarket

Tra i vantaggi del vivere nella nostra epoca, c’è quello di poter operare il bene senza troppe inquiteudini, senza grandi sacrifici, senza macerarsi nell’impresa di distinguere il bene dal male. Il bene è diventato facile, accessibile, alla mano. Per fare del bene, ad esempio, ad una donna basta sciacquarsi la passera ogni mattina. In questo modo non solo si impegna per la sua igiene personale, contribuendo per questa via a quella impresa collettiva di pulizia-sterilizzazione del mondo che è parte del grandioso progetto capitalistico-consumistico; sciacquandosi la passera contribuisce addirittura ai diritti delle donne in Afghanistan. Acquistando un certo prodotto per l’igiene intima, la donna italiana potrà “fornire un sostegno concreto nella sfera della salute e dell’igiene femminile a donne che vivono in un ambito di estrema povertà e mancanza di igiene”. La confezione chiarisce il concetto con lo slogan Nel mio intimo c’è la Vita!, e l’immagine di una ragazza afghana con il velo di un rosa gentile - risultato anch’esso dell’opera di pulizia-sterilizzazione consumistica, estesa questa volta ad un paese riottoso a certe delicatezze occidentali. Lo slogan è degno di nota per due cose: l’uso della parola intimo e l’uso della parola Vita.
Intimo, in quel contesto, indica da una parte la passera; dall’altra, la coscienza, l’interiorità morale e personale, il luogo della sinderesi. Nell’epoca felice in cui siamo, intimo fisico ed intimo psicologico coincidono - almeno per le donne. La parola Vita, con la maiuscola, ha un senso anche più singolare. Se dovessi scrivere di getto le prime parole che mi vengono in mente quando sento la parola vita, scriverei: ferocia, mangiare, parto, sesso, nascere, morire. Cose belle e cose brutte. Il bene e il male (e: né bene né male). La Vita che sta nell’imtimo della donna che si sciacqua la passera evidentemente non è questa. E’ una Vita anch’essa pulita e sterilizzata. E’ una Vita rosa, delicata. Significa: democrazia, igiene, diritti umani. E’ una parola che racchiude il progetto capitalistico-consumistico, con buona pace dei naturalisti. La sua variante cattolica include anche l’esorcizzazione della morte nella forma estrema e dolorosa (per chi la subisce, sia chiaro) del dovere di vivere ad ogni costo, in ogni condizione - poiché la sterilizzazione del mondo non può ammettere che qualcuno ceda alla morte, che è stata sconfitta sul piano eterno dal Cristo e sul piano storico dal consumismo-capitalismo; né che qualcuno possa ritenersi in diritto di porsi a parte dal grande progetto storico, e di sottrarsi ai poteri che ne garantiscono il sicuro, grandioso avanzamento.

Pubblicato il 9:19 am | Commenta questo post (0) |
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Diario antitaliano

Son cent’anni che è nato Montanelli. Altri ricorderanno la grandezza dell’uomo e del giornalista, il naso turato la schiena dritta eccetera. Qui piace ricordare le sue valorose imprese in Africa. Dove il nostro prese moglie: che è sempre una impresa rischiosa, un vero e proprio azzardo, che fa uomini. A rendere appena meno eroica la sua impresa, due circostanze sulle quali non adeguatamente si soffermano i commossi elogiatori. La prima è che la moglie fu acquistata per circa cinquecento lire. E va bene, considerato il tempo e il luogo, si tratta tutto sommato di una somma onesta. La seconda è che la moglie aveva dodici anni. Non una donna, ma una bambina. Ora, da noi chi fa l’amore con una bambina di dodici anni è chiamato pedofilo. Se quella bambina se l’è comprata, è anche peggio che pedofilo.
Ma, sia chiaro, quelli erano altri tempi. E Montanelli è il grande uomo, il giornalista del naso turato e della schiena dritta. Eccetera.

Pubblicato il 23-04- 2009 1:57 pm | Commenti (2) |
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Note di apprendistato

[10 giugno 1978]
Primo quadrimestre
Alunno dotato di una pronta e vivace intelligenza, molto serio e silenzioso prende però parte attiva alla vita della classe e riesce bene in tutte le attività scolastiche nonostante i primi tre mesi di assenza. Costante nel rendimento predilige le attività matematiche e la recitazione.

Secondo quadrimestre
Alunno molto intelligente e maturo, sempre serio e silenzioso partecipa con interesse e piacere alla vita della classe. Legge abbastanza scorrevolmente, scrive con facilità ma un po’ disordinatamente, riesce bene nell’afferrare i concetti matematici; si è distinto nella recitazione e nel disegno.

Ultimo banco, la maestra legge Zanna bianca, io la seguo innamorato, ma ho da far pipì, e mi vergogno da morire a chiedere di uscire. Sono arrivato in quella classe quando i giochi erano fatti, e non sono mai riuscito ad integrarmi. Così almeno mi sembra, ma può essere che sia una immagine di me che ho costruito a posteriori. La maestra mi assicura che partecipavo addirittura con piacere alla vita della classe, benché silenzioso. Amo molto la maestra, non ho mai sentito prima di allora qualcuno leggere qualcosa agli altri, e quando legge Zanna bianca è troppo bello, e vorrei che lo leggesse solo per me, solo io e lei nell’aula e le avventure di quel lupo. Quando lei va via io ne soffro molto. L’anno dopo tornerò a trovarci. Siamo nel cortile, quando arriva. Io sto in disparte, vorrei che venisse da me, che parlasse con me, ma lei mi saluta appena - sono uno tra i tanti. Così almeno ricordo. Ed anche questo può essere un ricordo a posteriori. Ma la sofferenza era vera, e la sento ancora. (more…)

Pubblicato il 20-04- 2009 8:59 pm | Commenti (1) |
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Nonviolenze, Educazione, Preprint



Pubblicato il 19-04- 2009 1:52 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario

Ieri mi sono arrivati i mobili dell’Ikea. Poiché abito in un attico, e l’ascensore è piccolo, e la piazza è chiusa al traffico, la cosa non è stata facile. In particolare i due malcapitati - un uomo italiano ed un ragazzo albanese - si son dovuti caricare sulle spalle i pezzi pesantissimi dell’armadio: per cinque piani. Quando li ho visti, ansimanti, ho provato mal di schiena al solo pensiero. Quello era solo una minima parte della loro giornata lavorativa. Per otto ore, quell’italiano e quell’albanese si caricano sulle spalle i mobili dell’Ikea ed entrano nelle case della gente con la faccia non troppo affranta. Grazie a loro, le case si riempiono, cambiano volto, diventano più belle (moderatamente più belle, ovviamente, ché stiamo parlando dell’Ikea). A sera, quei due possono bersi una birra con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono. Niente di decisivo; ma qualcosa di buono senza dubbio.
Io facevo il docente. Ad essere sinceri, il mio lavoro consisteva nell’annoiare dei ragazzini con cose che interessavano loro quanto interessa a me l’andamento attuale del campionato di calcio. E tuttavia, a sera, potevo consolarmi in qualche modo con la retorica del docente. Dirmi: eh, dai, è solo un’impressione, in fondo qualcosa resta, qualcosa trasmetti, eccetera. Adesso non insegno più. Ora studio. Leggo e scrivo. Un libro su Gandhi, un articolo sull’ijime, magari qualcosa sull’utopia nel seicento francese. Poiché lo scrittore tende al solipsismo, cerco di far leggere le cose che scrivo alle persone che mi vogliono bene. Con esiti disastrosi. C’è chi, dice, tiene i miei libri sul comodino da anni, ma non riesce a leggerli perché troppo difficili, c’è chi finge di aver letto e commenta con un drastico “interessante”, c’è chi mi evita per non dover ammettere di non aver letto.
In buona sostanza, le cose che scrivo non interessano nemmeno alle persone che più mi sono vicine. Dico questo senza alcuna intenzione censoria verso chi mi vuole bene. Il problema è che le cose che scrivo sono realmente non interessanti, perché non hanno alcun contatto con la vita, con la quotidianità della gente.
Bisognerebbe scrivere cercando di far splendere, in ciò che si scrive, la verità - o qualcosa del genere. Io scrivo cercando di far splendere me stesso. Voglio che mi si apprezzi per la mia originalità, per la mia intelligenza, per la mia cultura. Tutte cose che andrebbero messe - quando ci sono davvero - al servizio della verità, e non del proprio narcisismo.
C’è chi si spezza la schiena per otto ore. Io per otto ore metto in scena me stesso nelle cose che scrivo. Per questo, anche se nessuno legge quello che scrivo, il fatto che io scriva viene apprezzato. Se faccio leggere il curriculum a qualcuno, si congratula per i libri pubblicati.
E’ come se mettessi nel mio curriculum che mi piace giocare con le biglie sul balcone di casa, e qualcuno si compiacesse di questo.

Pubblicato il 15-04- 2009 3:42 pm | Commenti (4) |
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Buddhadhamma

Lahuko vata me kāyo, phuṭṭho ca pītisukhena vipulena;
Tūlamiva eritaṃ mālutena, pilavatīva me kāyo’’ti.

How light my body!
Touched by abundant
rapture & bliss,
— like a cotton tuft
borne on the breeze —
it seems to be floating
— my body!

[Trad. Thanissaro Bhikku.]

Pubblicato il 13-04- 2009 4:13 pm | Commenti (1) |
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Buddhadhamma, Educazione, Preprint



Pubblicato il 3:05 pm | Commenti (3) |
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Nonviolenze, Segnalazioni

Nel numero di marzo della rivista Azione Nonviolenta c’è un mio articolo intitolato Vita civile italiana del Novecento nel carteggio Capitini-Dolci. Se vi interessa, potete leggerlo qui (vi segnalo anche l’articolo di Giorgio Nebbia sui paradossi del PIL).

Pubblicato il 12-04- 2009 11:47 am | Commenta questo post (0) |
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Diario antitaliano, Scuola

Noi abbiamo cominciato a dare alcune risposte a quell’emergenza educativa che aveva evocato il Santo Padre, innanzitutto restituendo alla scuola la funzione di formare le giovani generazioni; e allora abbiamo riaffermato il valore della disciplina, il valore del rigore, reintroducendo il voto in condotta, il grembiule, lo studio della Costituzione; abbiamo cominciato a fare chiarezza, partendo dalla scuola elementare, con un solo maestro, un solo voto, un solo libro: perché? Un solo maestro, perché serve una guida, un punto di riferimento; un solo voto, perché dobbiamo avere il coraggio della chiarezza, della parità nelle opportunità ma non negli esiti; perché dobbiamo, con un solo libro, sostenere le famiglie e aiutarle a risparmiare.

Dal discorso di Maristella Gelmini al congresso di fondazione del Popolo della Libertà. Grazie a Federico Spanò per la trascrizione.

Pubblicato il 04-04- 2009 4:20 pm | Commenti (1) |
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