Mangiare, bere conta. Il vigore del corpo, non avere male, non sentirsi deboli. E poi il riconoscimento. Gli animali pensano alla riproduzione, si tengono in vita per perpetuare la specie, la loro stessa vita conta meno del suo fine. L’uomo - l’uomo attuale, che forse è diverso da quello di un tempo - esiste invece per rappresentare sé stesso, ed ottenere dagli altri il riconoscimento di questa sua impresa. Appena raggiunta l’età in cui si sa dire sì o no, indossa freneticamente una maschera dopo l’altra, studiando con cura assoluta quella più efficace, quella che lo porterà in modo più sicuro al riconoscimento. E vengono fuori i teneri e le tenere, i cinici, i rassicuranti, gli idealisti, i tenebrosi: tutti guardandosi costantemente allo specchio, misurando le reazioni, perfezionando costantemente la parte.
Felicità è mangiare, bere ed essere riconosciuti. Il potere ed il denaro contano solo come strumenti per il riconoscimento. Prendete la persona più felice e sicura di sé del mondo, e toglietele il riconoscimento. Fate in modo che per un mese tutte parlino male di lei, facciano mostra di disprezzarla. La troverete | | depressa, sull’orlo del suicidio. Con gli anni, quando il corpo s’infiacchisce e la bellezza viene svilita dal tempo, strumenti del riconoscimento diventano più ancora il denaro, i possessi, i titoli. Seduto nella sua poltrona, il sessantenne traccia mentalmente la mappa delle sue case, delle sue terre, dei suoi conti in banca; o: delle sue pubblicazioni. Ciò gli dà sicurezza e confidenza, anche se l’inquietudine della morte lo insidia. (Lucrezio: denique avarities et honorum caeca cupido, quae miseros homines cogunt transcendere fines, etc.)
Poi accade l’alba. Una mattina, in una stazione di montagna. L’aria è tersa, il silenzio assoluto. C’è quel che c’è, e ci sei tu. Non hai fame né sete né bisogno di riconoscimento. L’alba è, la natura è, la stazione è, il castello di fronte alla stazione è. E tu sei.
L’alba cede al giorno, ma: e lo stupore alla stupidità. Il dies si fa deus, dio della pancia, e della gola, e dello specchio.






