minimo karma    retomar o pedaço que falta

Note di apprendistato, Diario, Amore

Ti amo, dice. E’ figlio, come tanti, della maledizione dell’educazione. Per anni gli hanno detto che non era come doveva essere; per anni si è sentito ogni giorno cattivo, sbagliato, colpevole; per anni ha cercato di mettere sé stesso nello stampo che gli veniva offerto, di assumere le espressioni del viso che gli venivano suggerite, di compiere gli atti necessari; per anni ha messo a tacere, represso, perseguitato sé stesso. Ora se ne sta lì con la sua preghiera. Perché il suo ti amo questo vuol dire: liberami, tu che mi sei ora accanto, liberami dalla maledizione dell’educazione, guardami bene, guardami ovunque, sopra e sotto, fuori e dentro, e dimmi che mi vuoi, guarda bene i miei fiori e le mie spine, toccami, accarezzami, graffiami, mordimi, assaggiami e dimmi che va bene, che si può fare, che è finita la maledizione, che posso uscire allo scoperto. Dimmi che posso uscire allo scoperto, ti prego. Dimmi che è finita. Dimmelo.
Dimmi che posso uscire allo scoperto.
Ti amo, dice. E prova ad uscire allo scoperto, ed ecco che le sue spine sembrano fiori, il dentro è bello come il fuori, la maledizione sembra finita. Il mondo si presenta finalmente amico. La guerra - la guerra di tutti contro di lui, e di lui contro sé stesso - è finita.
Ma il destino lo aspetta al varco. L’inciampo accade. Le spine tornano spine, il dentro si separa dal fuori, e torna a nascondersi, a soffrire lontano dagli sguardi. Ancora una volta si sente cattivo, sbagliato, colpevole. Ancora più colpevole, perché si accorge che in quella preghiera, in quel ti amo, c’era una ingiustizia radicale: perché lui, figlio dell’educazione, aveva forse la forza per uscire allo scoperto, per mettersi fiore e spine nelle mani di qualcuno, ma la forza per accogliere a sua volta, per dire di sì al dentro ed al fuori, per toccare accarezzare graffiare mordere guardare e dire sì, quella forza grande che sola dà il diritto di essere amati - quella forza non era con lui.

Pubblicato il 27-06- 2009 9:39 pm | Commenta questo post (0) |
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Alterius spectare laborem

Uno.
Due.
Tre.
Quattro.
Cinque.
Sei.
Sette.
Otto.
Nove.
Dieci.
Undici.
Dodici. (more…)

Pubblicato il 24-06- 2009 5:01 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato

“La gran fatica dell’esistenza non è forse insomma nient’altro che questo gran darsi da fare per restare ragionevoli venti, quarant’anni, o più, per non essere semplicemente, profondamente se stessi, cioè immondi, atroci, assurdi. L’incubo di dover sempre presentare come un piccolo ideale universale, un superuomo da mane a sera, il sottouomo zoppicante che ci hanno dato”.
Céline, Viaggio al termine della notte, trad E. Ferrero.
Ancora troppo ottimista, Louis-Ferdinand. Benché zoppicante, tocchi un sottouomo, solido nella sua atroce immondizia. E invece no: nemmeno il fondo sporco, nemmeno un pavimento lordo di sputi e merde di topo. Niente. Non un sottouomo che ci è stato dato, ma un caotico accadere. Mettere un ordine in questo caos, tentare di dar forma all’informe, aderire al nome, all’identità, al destino, presentarsi all’altro e dirsi, ecco la fatica. Stare nel recino del bene, quando dentro il caos si ribella, ti urta, ti sforma; addomesticare l’accadere che sei; farsi riconoscibili.
Essere stati educati è la maledizione.

Pubblicato il 22-06- 2009 9:57 am | Commenta questo post (0) |
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Chiesa, Kulturmarket

Sul numero di questo mese di A. Rivista Anarchica, Persio Tincani se la prende con padre Livio Fanzaga, il direttore di Radio Maria. Il quale non è riuscito a trattenersi dal commentare e interpretare a modo suo il terremoto in Abruzzo: “Il Signore ha voluto in questa settimana santa che in qualche modo anche loro partecipassero al mistero della sua passione”. Parole, ha commentato Tincani, che “trasudano cattiveria”, che esprimono allo stato puro quello spiacevole fenomeno storico, così profondamente legato alle religioni, che è il fanatismo. E che padre Livio sia un fanatico è ampiamente dimostrato dall’aggressività con cui liquida chiunque non la pensi come lui: che ora è fesso e cretino, ora indemoniato, ora - se è ateo - meritevole di essere sterminato. Verrebbe da dargli ragione; ma, ahimé, così Tincani conclude il suo articolo: “Fanzaga è un imbecille? Non lo so, forse sì, forse è addirittura probabile che lo sia. Ma liquidarlo così, sebbene questa scorciatoia sia molto allettante, non sarebbe una cosa saggia. Fanzaga e i suoi sodali, imbecilli o meno che siano, sono soprattutto persone che odiano il genere umano. Persone cattive che credono in un dio cattivo, e dalle quali è lecito aspettarsi di tutto” (1). (more…)

Pubblicato il 19-06- 2009 3:11 pm | Commenti (7) |
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Note di apprendistato, Diario

A un certo punto della sua vita scrisse un articolo intitolato “Una raggiunta felicità di esistere”. Credo che avesse sui trentasette anni, l’età che ho io ora. E potrei anch’io. Diceva, lui, di fonti e monti, di antiche rovine e nuove gentilezze. Direi, io: delle rondini che volano fin sotto il mio naso, della luna-pozzo-varco, del ritrarsi leggero delle cose al tramonto, dell’amare ed essere amato. L’ennui n’est plus mon amour. Ma non era felice quando lo incontrai. Non me ne meravigliai, s’intende: due o tre volte nella vita capita di incontrare una persona felice. Fragili o impettiti, si sta dietro le sbarre - di odio, di ambizione, di invidia, di tristezza, di angoscia. E: religione, politica, sapere. Io anche, così le sbarre si raddoppiamo, ma non fino al punto di sopprimere il sorriso, che viene come la pioggia sulla terra riarsa di agosto. La sua era la gabbia d’un vecchio cieco, e coincideva col confine - ampio, angusto - del suo io di intellettuale fin troppo riverito, che misura ogni giorno la sua fama, la sua influenza, quel che resterà ai posteri. Aspirava non alla lapide, ma all’enciclopedia. E da questa aspirazione veniva un fuoco che non t’aspettavi, in un uomo della sua età; un fuoco che lo bruciava, lo devastava, lo abbatteva.
L’ennui n’est plus. Ma covo anch’io un fuoco che mi brucerà.

Pubblicato il 13-06- 2009 5:44 pm | Commenta questo post (0) |
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Nonviolenze

Nel numero di maggio di Azione Nonviolenta c’è un mio articolo dal titolo Tra fede ed ateismo, la libera ricerca religiosa. Si tratta di un estratto di una mia relazione su Compresenza e vacuità. Una lettura buddhista di Capitini, presentata a Perugia ad un convegno su Capitini, e che sarà pubblicata integralmente negli Atti. E’ possibile leggerlo qui.

Pubblicato il 12-06- 2009 7:36 am | Commenti (1) |
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