Sul numero di questo mese di A. Rivista Anarchica, Persio Tincani se la prende con padre Livio Fanzaga, il direttore di Radio Maria. Il quale non è riuscito a trattenersi dal commentare e interpretare a modo suo il terremoto in Abruzzo: “Il Signore ha voluto in questa settimana santa che in qualche modo anche loro partecipassero al mistero della sua passione”. Parole, ha commentato Tincani, che “trasudano cattiveria”, che esprimono allo stato puro quello spiacevole fenomeno storico, così profondamente legato alle religioni, che è il fanatismo. E che padre Livio sia un fanatico è ampiamente dimostrato dall’aggressività con cui liquida chiunque non la pensi come lui: che ora è fesso e cretino, ora indemoniato, ora - se è ateo - meritevole di essere sterminato. Verrebbe da dargli ragione; ma, ahimé, così Tincani conclude il suo articolo: “Fanzaga è un imbecille? Non lo so, forse sì, forse è addirittura probabile che lo sia. Ma liquidarlo così, sebbene questa scorciatoia sia molto allettante, non sarebbe una cosa saggia. Fanzaga e i suoi sodali, imbecilli o meno che siano, sono soprattutto persone che odiano il genere umano. Persone cattive che credono in un dio cattivo, e dalle quali è lecito aspettarsi di tutto” (1).
C’è qui una curiosa dimostrazione del carattere mimetico del fanatismo, e forse anche dell’imbecillità: A dice che chi la pensa diversamente da lui è cretino, B dice che A, facendo ciò, è fanatico e imbecille, ma così facendo si comporta come A, e quindi, dissentendo, C dirà che tanto A quanto B sono fanatici e imbecilli, a sua volta diventando fanatico e imbecille…
Per spezzare la catena, dirò che padre Livio non è fanatico né imbecille. O almeno, non solo. O meglio: se lo è, non è solo fanatico e imbecille, e non è il solo fanatico e imbecille in circolazione. E’ in buona compagnia, se non altro. Accanto a lui c’è il buon Gandhi, al quale chiunque si guardarebbe bene dal dare la qualifica di imbecille, e che pure commentò il terribile terremoto del Bihar come un segnale divino. Sappiamo che Gandhi non era fanatico. Perché allora quell’uscita? Perché Gandhi era nonviolento. Perché Gandhi credeva nella possibilità di affermare il bene e la giustizia con la sola forza morale. E perché Gandhi fondava questa convinzione sulla fiducia nella esistenza di un Dio buono che governa l’universo. In altri termini, quella uscita oscurantistica, apparentemente fanatica, è legata a filo doppio alla convinzione su cui si regge il razionalismo di Gandhi. La storia ha un senso perché c’è un Dio buono che regge l’universo; per questo, hanno senso anche i terremoti. Tutto si tiene.
Irrazionalismo e razionalismo si intrecciano in modo bizzarro. Certo, si tratta di un razionalismo ingenuo, tolemaico, pre-copernicano. Ma siamo sicuri di esseri usciti dall’epoca tolemaica? Io direi di no.
Consideriamo la mucca. Nel nostro paese molte persone impiegano una parte più o meno considerevole del proprio tempo a rendere omaggio a idoli che rappresentano diversi personaggi divini, santi madonne e cristi. Se qualcuno si inginocchiasse davanti alla statua di una mucca, o davanti ad una mucca in carne ed ossa, lo prenderemmo per pazzo - in fondo si fa datare la follia di Nietzsche dalla sua difesa, a Torino, di un cavallo frustato dal padrone. Originale, se non proprio pazzo, apparirebbe chi dicesse “scusa” o “grazie” ad una mucca, anche senza prostrarsi. Alla mucca non si deve alcun culto, né occorre scusarsi o ringraziarla. Eppure noi ogni giorno mangiamo la carne della mucca, beviamo il latte della mucca, mangiamo il formaggio e lo yogurt fatto con il latte della mucca. Buona parte della nostra alimentazione quotidiana proviene da quell’animale. Noi la uccidiamo per mangiarla, le sottraiamo i vitelli, le rubiamo il latte. E non ci sentiamo in dovere di scusarci o di ringraziare. Provate a chiedere all’uomo della strada il perché di questa cosa così strana. Vi risponderà con ogni probabilità che la mucca, come ogni altro animale, è stato creata al servizio dell’uomo. Sfruttandola, non facciamo nulla di male. Abbiamo sugli animali diritto di vita e di morte, non dobbiamo dire grazie né chiedere scusa. Se queste cose le dicesse padre Livio, sarebbe facile dargli del fanatico, e anche dell’imbecille. Oggettivamente, credere oggi una cosa del genere vuol dire essere fermi mentalmente al sistema tolemaico, con la terra al centro del mondo e l’uomo posto da Dio al centro della terra. Ma che succederebbe se la gente non avesse una tale credenza implicita? Vedremmo scene commoventi di persone che vanno in pellegrinaggio alle fattorie per rendere grazie alle mucche, o altre strazianti di uomini e donne distrutti dai sensi di colpa, che affollano le sale d’aspetto degli psicoterapeuti. A meno che l’industria dell’olocausto animale non riuscisse - cosa che in parte già sta ottenendo - a rendere viruale il legame tra l’animale ed i suoi prodotti: come se la carne, il latte e il formaggio fossero doni del cielo dell’industria, non il risultano di sofferenze inimmaginabili di milioni di esseri viventi.
Il copernicismo, visione del mondo assolutamente affascinante e certamente plausibile, è di fatto impraticabile. Fuori dalla ristretta cerchia degli intellettuali, che hanno le loro raffinate consolazioni, dubito che abbia mai attecchito. E’ riuscito, al più, a mandare a fondo la mente tolemaica, a renderla implicita, nascosta, e per questo anche più difficile da affrontare, da stanare, da confutare.
L’uomo è il centro del mondo, gli animali sono ben felici di sacrificarsi per lui, non sussiste alcun obbligo di diventare vegetariani, e meno che mai vegani, tutto ha un senso, anche quando pare che non l’abbia. E un Dio buono guida tutti e ci garantisce che le cose andranno bene. Con ogni probabilità, senza questa implicita premessa pre-moderna l’intero sistema industriale capitalistico - l’industria alimentare, quella del divertimento, quella religiosa - crollerebbe su sé stesso.

(1) P. Tincani, Una visione fanatica del mondo, in A. Rivista Anarchica, n. 345, giugno 2009, pp. 19-21.

Nell’immagine: Mucca-gelato. Una statua in una piazza di Budapest.