Uno.
Due.
Tre.
Quattro.
Cinque.
Sei.
Sette.
Otto.
Nove.
Dieci.
Undici.
Dodici.
Tredici.
Quattordici.
Quindici.
Sedici.
Diciassette.
Diciotto.
Diciannove.
Venti.
Ventuno.
Ventidue.
Ventitre.
Ventiquattro.
Venticinque.
Ventisei.
Ventisette.
Ventotto.
Ventinove.
Trenta.
Trentuno.
Trentadue.
Trentatre.
Trentaquattro.
Trentacinque.
Trentasei.
Trentasette.
Trentotto.
Trentanove.
Quaranta.
Quarantuno.
Quarantadue.
Quarantatre.
Quarantaquattro.
Quarantacinque.
Quarantasei.
Quarantasette.
Quarantotto.
Quarantanove.
Cinquanta.
Cinquantuno.
Cinquantadue.
Cinquantatre.
Cinquantaquattro.
Cinquantacinque.
Cinquantasei.
Cinquantasette.
Cinquantotto.
Cinquantanove.
Sessanta.
Sessantuno.
Sessantadue.
Sessantatre.
Sessantaquattro.
Sessantacinque.
Sessantasei.
Sessantasette.
Sessantotto.
Sessantanove.
Settanta.
Settantuno.
Settantadue.
Settantatre.
Settantaquattro.
Settantacinque.
Settantasei.
Settantasette.
Settantotto.
Settantanove.
Ottanta.
Ottantuno.
Ottantadue.
Ottantatre.
Ecco, abbiamo finito. Una bella fatica leggere tutti questi numeri; anche per me è stato seccante scriverli. Immagina ora che ognuno di questi numeri sia una persona. Non una persona viva, che parla e cammina. Una persona morta, dilaniata, straziata. Immagina ottantatre cadaveri in fila, ottantatre volti fissi sul vuoto, ottantatre storie spezzate. Ottantatre: due meno dei morti della stage di Bologna, ma molti più di quelli - diciassette - di piazza Fontana. Anche questi sono vittime del terrorismo, ma di un terrorismo di altro genere. Sono le vittime civili di un bombardamento americano sul Pakistan. Bombe su gente che seguiva un funerale.
Dire che verranno presto dimenticati non è esatto. Si dimentica chi è esistito. Ma questi morti non sono mai esistiti. Compiono appena in un trafiletto: la dimensione della notizia, il suo “confezionamento” è tale da spegnere sul nascere qualsiasi moto d’indignazione.
Questi morti sconosciuti, inesistenti, virtuali rappresentano la periferia dell’umano, una sotto-umanità massacrabile per i superiori interessi della democrazia mondiale. La quale, in questo suo agire sacrificale, non si dimostra differente dal terrorismo, dalla dittatura, dal dominio della violenza.
La democrazia vera è attenzione a tutti. E’ quel sistema politico in cui nessuno è massacrabile, in cui una bomba che cade sui civili uccidendone ottantatre diventa uno scandalo mondiale, prende la prima pagina di tutti i giornali, costringe i politici alle dimissioni. Nulla di tutto ciò è accaduto ed accadrà.
Proviamo a fare un esercizio religioso e politico. Prendi un rosario, buddhista, musulmano o cristiano che sia. Comincia a sgranarlo. Lascia stare le preghiere, i mantra, i nomi di Dio. Per ogni grano, prova a immaginare il volto e la storia di uno di questi massacrati. Immedesimati, fatti prossimo. Continua fino ad ottantatre. E poi prosegui: sta’ tranquillo, il numero dei massacrati dal terrorismo democratico è tale da coprire i grani di qualsiasi rosario. Non so se per questa pratica otterrai il dovuto riconoscimento del tuo Dio o ti avvicinerai al nibbana; certo giungerai ad una comprensione più profonda e viva della democrazia autentica.
E dunque:
Uno.
Due.
Tre…






