Siamo buoni quando siamo feriti. Quando la vita, colpendoci, ci ha gettati all’angolo, ci ha sottratti violentemente al conflitto universale, al comune azzannarsi. Siamo buoni, e contempliamo atterriti lo spettacolo che si svolge accanto a noi, cercando di parare i colpi che ancora potrebbero arrivarci. E’ una bontà inutile, perché non ha la forza per cambiare nulla, di quel distruggersi reciproco che è la vita sociale. Appena la forza torna, usciamo dal nostro angolo: ma allora la bontà è solo un ricordo.
Allora, e, siamo più feroci di prima.







La bontà è il contrario della malvagità? Ed è possibile uscire dai soliti dualismi e cominciare a pensare che non esistono gli individui ma gli esseri umani che sono uguali, nelle loro differenze, per la loro origine? E chi non è stato ferito? E chi non è stato qualche volta nell’angolo? Vogliamo essere seri? Spazzare via i soliti sofismi? Vogliamo parlare veramente di sensibilità, di consapevolezza, di solidarietà, di attenzione? Bene e male; bontà e cattiveria: se nomini una trascini l’altro/a. Siamo tutti un po’ bianchi e un po’ neri, dicono. Ecco, questa non è consapevolezza o realismo ma malafede. Nel momento in cui la vedi veramente, la cosa cambia e non esiste più il compiacimento. Deve poter cominciare qualcos’altro.
Comment by porucista — 06-07- 2009 @ 7:16 pm
Non mi convince. “Siamo buoni quando siamo feriti”. Quando siamo feriti… siamo “semplicemente” inermi. Certamente, se inermi, non facciamo del male a nessuno (come potremmo? Occorre energia, forza per fare/pensare male di chiunque, perfino di se stessi). Basta questo per potersi dire “buoni”? Non so. Ho sempre associato la bontà ad uno stato… attivo dell’individuo, che – se in questa condizione - agisce, consapevolmente e volontariamente, pensando/facendo del bene all’altro (o a sé).
L’inerzia… beh, è più una non - malvagità (o una non-bontà, a ben vedere: questione di punti di vista), che non una bontà vera e propria, a mio parere. Altrimenti sarebbe (forse) troppo “facile” da raggiungere questa condizione.
Quanto al “dopo”, alla forza che torna… La trovo una visione pessimistica che non condivido pienamente. Personalmente propendo più per un semplice “ritorno di energia” che ciascuno decide poi di usare come meglio crede. Per distruggere… o per amare/curare (bontà utile). Libero arbitrio. Bontà o malvagità. Più facilmente un po’ di entrambe per ciascuno di noi, in misura diversa. A seconda delle situazioni, a seconda delle persone che incontriamo e… della condizione psico-fisica del momento. Senza troppi schemi. Senza troppe regole.
Comment by GioiaMia — 14-07- 2009 @ 7:38 pm