“Non ho scelto io il finale. Dove tu hai messo un punto di colpo, io stavo domandandomi come sarebbe stato iniziare una vita con te. Era difficile immaginare come sarebbe stata una vita con qualcuno. Non m’ingannavo. Non su di me, che sono un cane sciolto.
Dopo che hai visto uno che conoscevi morto in una cassa, poi ci metti degli anni per ricordarlo da vivo. Prima hai perso ogni ricordo di lui. I tratti. I gesti. Il suono della voce, il sorriso, il corso delle vene nelle mani. C’è soltanto quel morto in una bara.
Al posto di te, delle sere e delle colline, vedo sempre quel morto duro infilarsi tra le colline. Siamo gialli lì dentro. Poi cenere in un sacchetto.
Forse diventi ateo così. Quando vedi sparire uno e metti le dita e tocchi il vuoto che lascia”.
Marìa Carrazoni, Sicilia, Untitl.Ed, 2006, p. 38.






