minimo karma    retomar o pedaço que falta

Diario

Sto qui, vedi? Ho davanti, sotto di me il ventre aperto della città, e guardo il corso misurato dai passi lenti della gente, li vedo tenersi per mano, ragazzi e adulti, e sembrano felici, ma io so, io vedo non visto che su di loro passano i pipistrelli, ed alzo lo sguardo alla luna ed al blu, e riguardo giù, e mi pare che il mondo si allarghi a dismisura e poi di nuovo si restinga, come una fisarmonica terribile, e questo, vedi, mi spaventa, e non so se è più grande la paura di essere risucchiato in alto o di cadere in basso, di allargarmi o di restringermi.
Diresti, guardandomi, che penso. No, non penso. Guardo. Guardo fuori e guardo dentro. Se una traccia di pensiero c’è, è il tentativo di dare un ordine alle cose che passano: di costringerle in un canone estetico, di far sì che da quel caos venga fuori qualcosa di bello, di convincermi in qualche modo di poterlo padroneggiare e spremerne un’emozione: o una speranza.
Non mi riesce.
Mi manchi così tanto. No, non credere che stia parlando di te. Non sto parlando di te.

Pubblicato il 31-08- 2009 9:00 pm | Commenti (1) |
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Diario antitaliano

Inutile, questa volta Michele Serra arranca. Massima solidarietà. Come fare satira preventiva in un paese in cui il figlio di un ministro, bocciato ripetutamente agli esami di stato nonostante l’occhio benigno di ispettori pronti a smascherare il complotto professorale contro l’eroico epigono di Alberto da Giussano, mette su in rete un gioco del tipo “Rimbalza il clandestino”? Che vuoi immaginare di più assurdo, di più idiotamente crudele? Cosa vuoi distorcere, se la realtà è già una atroce caricatura? Anticipare la realtà con la satira - fare satira preventiva - è in Italia ormai un gioco impossibile. E’ la realtà che anticipa la satira.
Il fascismo non sarebbe durato granché, diceva Marcello Bernardi, se gli italiani avessero avuto il senso dell’umorismo. Il problema è che esiste quel fenomeno che si chiama assuefazione. Si ride di ciò che è eccezionale, strano, diverso. Ridere della normalità, è difficile. Se qualcuno vi riuscisse, in Italia rischierebbe di crepare dal ridere. Oggi, per dirne una, il padre del genio - protagonista di surreali cerimonie neo-pagane sulle rive del Po - ha dichiarato che la Lega è “l’unico partito che veramente ha radici cristiane”, mentre il sindaco di Scafati annuncia la consegna a Calderoli del premio “Giovanni Paolo II”.
Quando l’assurdo ti si mostra come tale, oltre le nebbie dell’assuefazione, ti accordi che l’umorismo non basta più. Nel tempo della barbarie ricorsa, una risata non seppellisce nessuno, si confonde nel chiasso, nella baldoria dell’ubriachezza generale. Non bastano né la penna né la piuma. Occorre il rasoio.

Pubblicato il 30-08- 2009 10:04 pm | Commenti (1) |
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Tophet

Solo qualche giorno fa i giornalisti registravano l’unanime soddisfazione delle cittadinanza foggiana per le pattuglie appiedate di soldati e poliziotti - a dire il vero più ridicoli che temibili - che da un po’ girano in lungo e in largo, con il passo placido dello struscio meridionale, la città: ma ecco che dei giovinastri si mettono a far rissa proprio in pieno centro, si gettano addosso un colombo morto, uno estrae un coltello ed ammazza. Diciannove anni l’accoltellatore, diciassette la vittima. Inutili le pattuglie. L’insicurezza, l’ansia, la paura tornano, più dense che mai: perché non si tratta, ora, di quelli lì, di quelli extra. Non si vive più, se bisogna aver paura anche dei propri figli. Ristoratrici giungono, però, le parole del parroco, doverosamente chiamato in causa dai giornalisti - ché si sa che i parroci sono quelli che sanno, quelli che conoscono le famiglie, quelli che attestano la partecipazione o meno alla buona società. Non è dei miei, avverte il parroco. “Non frequentava la chiesa e della sua famiglia si sa ben poco”. Brutta faccenda. Da notare che il parroco dice “si sa ben poco”, e non “so ben poco”. Se il tuo parroco non ti conosce, magari perché sei non credente o non praticante, la tua famiglia è senz’altro poco nota, poiché la conoscenza del parroco è tutt’uno con la conoscenza sociale. Quando ti entra in casa, col pretesto di benedire la casa, e ti fa domande a raffica, il parroco agisce come un pubblico ufficiale che raccoglie informazioni da mettere a disposizione della società. Chi se ne sottrae, diventa per ciò stesso oscuro. Nel caso dell’accoltellatore, c’è di più: “anche perchè - dice tra i denti - sono tante le voci che si rincorrono, come quella che siano di etnia rom e che il ragazzo fosse orfano di padre”. Siano benedette le voci. Oltre che sconosciuto alla Chiesa, ossia alla società, questo malnato è anche rom. Non è dei nostri: e noi chissà che pensavamo.
Quando due ragazzi si accoltellano in pieno centro storico ti prende un senso di impotenza. Ti chiedi che fare, e le risposte sono tutte terribilmente complesse, richiedono tutte un partire da molto lontano, uno operare diverso, paziente. Difficile. Se uno dei due è un rom, l’impotenza scompare. Tutto si fa chiaro. Basta sgomberare il campo rom più vicino.

Pubblicato il 28-08- 2009 9:32 am | Commenti (2) |
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Diario antitaliano, Alterius spectare laborem

In un robusto, vivace romanzo oggi dimenticato (Ο Χριστός ξανασταυρώνεται, 1954), Nikos Kazantzakis mette in scena la vita d’un villaggio greco, vivo e torbido delle passioni della gola e del basso ventre, nel quale s’accende, tragicamente, la luce dello spirito, e si ripete il dramma del Vangelo. Cenciosi, affamati, ridotti allo stremo, giungono un giorno nella piazza del villaggio, guidati dal prete Fozio, i profughi d’un vicino villaggio distrutto dai turchi: chiedono ospitalità, aiuto, carità. Padre Grigori, il paffuto prete di Likovrissi - così si chiama il villaggio - si trova a passare un brutto quarto d’ora. Come custode del benessere e del quieto vivere del paese, non può accogliere la richiesta di quei pezzenti; e tuttavia è un prete, ha sulle spalle il carico del Vangelo e dell’amore del prossimo eccetera. Tenta di cavarsela ricordandosi di Giobbe e dei suoi amici:

    “Tutto quel che avviene nel mondo avviene col volere di Dio”, disse con voce vigorosa. “Egli guarda la terra dall’alto, tiene una bilancia e pesa. Lascia che Likovrissi goda i suoi beni e immerge il vostro paese nel lutto. Dio sa quali peccati avete commessi!” (1).

Ma non basta, evidentemente. L’ascetico pastore dei profughi ha fascino, sa parlare, sa smuovere i cuori. La fortuna però soccorre padre Grigori. Una fanciulla profuga, stremata dalla fame e dalla stanchezza, muore lì nella piazza. Il prete riceve un’illuminazione: è colera, grida. (more…)

Pubblicato il 26-08- 2009 12:12 pm | Commenti (1) |
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Kulturmarket

Lessi anni fa un libro che rifletteva sulla rete ed il Talmud. Diceva, l’autore, che la rete ha questo di straordinario: che nulla si perde mai, che ciò che sembrava perso si ritrova, a volte inaspettatamente. Una sorta di magazzino senza fondo, senza perdite, senza oblio. Un deposito costantemente crescente, nel quale si ammassa la saggezza delle generazioni, un po’ come avviene nel Talmud, nel quale una domanda trova risposte successive, che si stratificano. Insomma, una immortalità mediatica, una permamenza granitica che sembra sconfessare il sabbe anicca buddhistico. Ma quel tale peccava di ottimismo. Molto si recupera, è vero. Ma molto si perde. Esiste una morte telematica, che si affianca a quella fisica, e si chiama “scadenza dei termini contrattuali”. Chi oggi volesse leggere il sito di Uahlim, al secolo Emilio Revil, uno di quei frequentatori febbrili della rete, a volte sopra le righe, per i quali si usa spesso (e spesso ingiustamente) il termine troll, si troverebbe di fronte a questo avviso: Scadenza termini contrattuali. I servizi del dominio sono stati sospesi. Si prega di provvedere al rinnovo al più presto. Difficile che Revil possa provvedere al rinnovo. E’ morto, suicida, lo scorso febbraio. Restano, è vero, molte altre cose, come la sua pagina su Wikipedia, e questo dovrebbe far riflettere sulla opportunità di acquistare domini; ma si tratta, con ogni probabilità, solo di una scadenza differita.
Pare che Revil si fosse convertito al buddhismo, negli ultimi tempi. Chissà se esiste un equivalente internettiano di quel rinnovo di ciò che è stato sospeso dalla morte che è la rinascita.

Pubblicato il 17-08- 2009 11:18 am | Commenta questo post (0) |
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Laicità, Chiesa

Non mi dispiace quello che ha dichiarato il cardinale Bagnasco all’omelia di San Lorenzo: che la verità morale non dipende dall’opinione pubblica, come se “ciò che è morale o immorale dipendesse, in fondo, dai numeri”. Io vivo in un paese in cui (come in tanti altri) è considerato normale ed etico mangiare carne, ad esempio, mentre per me è un atto immondo; in cui ancora ci si scandalizza se qualcuno si abbandona a qualche libertà sessuale, magari in età senile, e lo si taccia di immoralità, mentre per me la sessualità - tolti i casi di violenza - nulla ha a che fare con la morale; in cui molti, ancora (anche se fortunatamente sempre meno) mettono su famiglia, mentre per me la famiglia è una struttura intrinsecamente immorale, perché fondata sulla menzogna e sull’inganno. Eccetera. Dunque anch’io dubito che la cosiddetta opinione pubblica abbia in mano le chiavi della verità, o di ciò che io considero essere la verità. E qui è la differenza tra me ed il cardinale Bagnasco. Il quale, nel giorno di San Lorenzo, evoca il gesto di quel santo che si lascia uccidere per non consegnare all’imperatore Valeriano i beni della Chiesa. Si tratta, come si vede, della versione cristiana e cattolica della storia di Antigone, così cara ai teorici della disobbedienza civile. Il principio in entrambi i casi è lo stesso: c’è una verità del potere e c’è una verità assoluta; Antigone e San Lorenzo stanno dalla parte della verità assoluta, alla quale sacrificano la propria vita. Eppure è lecito porsi qualche domanda. (more…)

Pubblicato il 11-08- 2009 10:48 am | Commenti (2) |
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Diario

Salgo le scale arrivo alla porta cerco la toppa, quando già la chiave è dentro alzo gli occhi per vedere se sopra la porta c’è il mantra om mani padme hum, per vedere se quella è la mia porta, e non quella di qualcun altro. Una volta Freud si ritrovò al piano di sopra. Il suo inconscio, pensò, voleva così compensare qualche umiliazione che aveva subito di recente. Io non vado oltre, non mi fermo prima: trovo la mia porta. Sarà che tutto sommato la vita mi paga il giusto. Né a credito, né a debito. Eppure un attimo prima di girare la chiave nella toppa temo d’aver sbagliato.
Accanto al mio palazzo ne cresce un altro. Tra i due, un metro di nulla che si arrampica fino al quarto piano, e lì trova pace in una tettoia di plexiglas. Il mio pianerottolo è libero, la finesta s’apre sui tre archi oltre i quali la città s’avvia al camposanto, ed illumina il mio piano e quello di sotto. I primi due piani, invece, prendono qualche luce dal portone in anticorodal. L’unico buio è il terzo piano, che non riceve luce né dall’alto né dal basso. Qui sono, penso. Sono al terzo piano della vita. Non ho più la luce della giovinezza, non ho ancora la luce della vecchiaia. Sto nella zona d’ombra della maturità.
Ma va bene. Ripeto: non sono a credito, né a debito. Devo solo fare un po’ attenzione a dove metto i piedi.

Pubblicato il 06-08- 2009 1:41 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario

Ho fatto i capelli bianchi, dice. Sono diventato vecchio, tra un poco muoio. E’ un bel problema, dice.
Ma no, dico. Qui c’è l’aria buona, camperà cent’anni.
Sorride e va a godersi lo spettacolo usato della valle e delle montagne intorno.
Lo guardo. E’ un bel problema, penso.

Pubblicato il 01-08- 2009 10:07 pm | Commenti (2) |
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Diario

Semplificare. Riflettere. Cercare. (Dice: il tuo rigore apparente, la tua struttura apparente, la tua disciplina apparente, la tua calma apparente.)

Pubblicato il 9:33 am | Commenta questo post (0) |
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