Lessi anni fa un libro che rifletteva sulla rete ed il Talmud. Diceva, l’autore, che la rete ha questo di straordinario: che nulla si perde mai, che ciò che sembrava perso si ritrova, a volte inaspettatamente. Una sorta di magazzino senza fondo, senza perdite, senza oblio. Un deposito costantemente crescente, nel quale si ammassa la saggezza delle generazioni, un po’ come avviene nel Talmud, nel quale una domanda trova risposte successive, che si stratificano. Insomma, una immortalità mediatica, una permamenza granitica che sembra sconfessare il sabbe anicca buddhistico. Ma quel tale peccava di ottimismo. Molto si recupera, è vero. Ma molto si perde. Esiste una morte telematica, che si affianca a quella fisica, e si chiama “scadenza dei termini contrattuali”. Chi oggi volesse leggere il sito di Uahlim, al secolo Emilio Revil, uno di quei frequentatori febbrili della rete, a volte sopra le righe, per i quali si usa spesso (e spesso ingiustamente) il termine troll, si troverebbe di fronte a questo avviso: Scadenza termini contrattuali. I servizi del dominio sono stati sospesi. Si prega di provvedere al rinnovo al più presto. Difficile che Revil possa provvedere al rinnovo. E’ morto, suicida, lo scorso febbraio. Restano, è vero, molte altre cose, come la sua pagina su Wikipedia, e questo dovrebbe far riflettere sulla opportunità di acquistare domini; ma si tratta, con ogni probabilità, solo di una scadenza differita.
Pare che Revil si fosse convertito al buddhismo, negli ultimi tempi. Chissà se esiste un equivalente internettiano di quel rinnovo di ciò che è stato sospeso dalla morte che è la rinascita.