minimo karma    retomar o pedaço que falta

Kulturmarket

    Lo stile è il solito: ironico, provocatorio e, un pizzico porno. Ma se il personaggio è Quentin Tarantino allora ci si può meravigliare un po’ meno. Di certo non passa inosservata la giacca rossa con le donne nude stilizzate che compaiono sui risvolti. Il regista l’ha indossata nel corso della serata di presentazione del film "Whip It" a Los Angeles.

La porno giacca di Quentin, Repubblica.

Ora il semplice corpo nudo, peraltro stilizzato, è diventato porno. (Più probabile che Repubblica debba rivedere i criteri di selezione della manovalanza.)

Pubblicato il 30-09- 2009 9:36 am | Commenta questo post (0) |
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Diario

Non sono d’accordo, infatti. Con questo sistema si passa tutta la vita a cercare di piacere all’altro (mentre ti scrivo sto cercando di convincere su facebook una mia ex alunna a studiare meno).
Per gran parte della nostra vita cerchiamo di ottenere il riconoscimento degli altri; per questo siamo disposti anche a cose umilianti: e questo ci rende spesso terribilmente infelici. Nella vita non è importante fare sempre meglio. L’ideologia del “sempre meglio” ha creato una civiltà mondiale dello spreco e della distruzione. Stiamo crepando di competizione, e tu mi vieni a parlare di “un incentivo potente a fare sempre meglio?” La scuola dovrebeb insegnare ad accettarsi, a fare ciò che piace, ad entrare in contatto profondo con la vita. Sogno una scuola in cui venti bimbi guardano un fiore cercando di toccare il segreto della sua bellezza, invece di azzuffarsi l’un l’altro per primeggiare, istigati dal maestro. (more…)

Pubblicato il 29-09- 2009 7:26 pm | Commenti (6) |
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Diario

18:03Antonio
io non credo che dio, se esistesse, punirebbe qualcuno perché non ha creduto in lui

18:03Antonio
sarebbe un dio estremamente narcisista
voglio dire: a lui che gliene importa se io credo o no nella sua esistenza?
mica gli cambia la vita (more…)

Pubblicato il 28-09- 2009 6:25 pm | Commenta questo post (0) |
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Diario, Libri

John Updike, Corri, coniglio (”Con le donne, seguiti ad avere scontri perché vogliono cose diverse. O cedono, come una pianta, o scorticano come una pietra. In tutto il verde mondo nulla è piacevole quanto l’indole buona d’una donna”); Ditte e Giovanni Bandini, Quando Buddha non era ancora il Buddha (”Lo potrei uccidere senza pensarci su e con il sangue che sghorgherebbe dalla sua gola potrei medicare le zampe di questo verme da letame che ora è mio marito”) e Luis Sepùlveda, Cronache dal cono sud (grazie a Ida); Maurizio Parodi, La scuola che fa male; Aa. V., Prima educare. Nella scuola e nella società; Jiddu Krishnamurti, Questa luce in se stessi; Edward W. Said, Orientalismo; Antonin Artaud, Al paese dei Tarahumara e altri scritti (”Se soltanto si potesse assaporare il proprio nulla, ci si potesse riposare nel proprio nulla, e questo nulla non fosse una sorta d’essere, ma non fosse proprio del tutto la morte); Aung San Suu Kyi, Liberi dalla paura e Lettere dalla mia Birmania; Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena (Dello stesso parere era il dottor King, uno dei responsabili delle strategie demografiche americane: “Tentate la pianificazione familiare [nel Terzo Mondo], ma se non funziona lasciate morire i poveri, perchè costituiscono una minaccia ecologica”! Già negli anni cinquanta un autore americano, William Vogt, affermava la necessità di un a drastica diminuzione della popolazione: “Una guerra batteriologica su grande scala sarebbe un mezzo efficace, se condotta energicamente, per restituire alla terra le sue foreste e i suoi pascoli.”); Jou Tsung Hwa, Il Tao del Tao Te Ching; Gershom Scholem, Walter Benjamin.

Pubblicato il 25-09- 2009 3:18 pm | Commenti (1) |
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Note di apprendistato, Buddhadhamma

    Io credo che tu troppo nettamente distingua ciò che è religione e ciò che non lo è. In ciò a cui diamo o un tempo davamo il nome di Dio, o nell’esperienza religiosa, c’è anche molto altro, e questo molto altro non sono tutte incrostazioni di autoaffermazione - e lo sai perfettamente anche tu: c’è l’amore, innanzitutto, ogni genere di amore (come dice Bergman); ci sono la pienezza e la lode, la gratitudine per i passeri arruffati che ti si posano sul davanzale; c’è l’esperienza di essere parte del tutto, non veramente distinto dagli altri esseri e dalle altre cose - eppure diverso; c’è la compassione, come naturale conseguenza del vivere e soffrire quello che vivono e soffrono le altre parti del tutto.
    C’è tutto questo, e anche la mancanza: l’irraggiungibile lontananza di ciò che suscita amore in noi, la tensione, la nostalgia, il bisogno senza oggetto. C’è la forza imperiosa che ci aggioga al difficile … (more…)

Pubblicato il 22-09- 2009 7:41 pm | Commenti (2) |
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Quartine

Non so nulla di limiti e distanze.
Ho addosso secoli di voci e canti
e profumi di donne e d’animali
e carezze di fiori sulla guancia.

Pubblicato il 20-09- 2009 9:00 pm | Commenti (1) |
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Note di apprendistato, Cristianesimo

Conoscerai quella poesia (Der Olbaum-Garten, nelle Neue Gedichte) nella quale Rilke raffigura un Cristo - o meglio: uno Jeshu - abbandonato nel giardino degli ulivi, col viso tra le mani impolverate, incapace di trovare ancora Dio.

Ich find Dich nicht mehr. Nicht in mir, nein.
Nich in der andern. Nicht in diesem Stein.
Ich find Dich nich mehr. Ich bin allein.

    Io non ti trovo più. Non in me, no.
    Non negli altri. Non in questa pietra.
    Io non ti trovo più. Io sono solo.

Dopo queste parole, continua Rilke, non viene l’angelo, come si racconta: ma giunge la notte, una notte come le altre, una delle notti che giungono sugli uomini. Chi prega così, dice, non lo visitano gli angeli:

Die Sich-Verlierenden lasst alles los,
und sie sind preisgegeben von der Vatern
ung ausgeschlossen aus der Mutter Schooss.

    Quelli che da sé si perdono, tutti li lasciano soli,
    e sono abbandonati dai padri
    ed esclusi dal grembo delle madri.
(more…)

Pubblicato il 19-09- 2009 3:36 pm | Commenti (3) |
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Note di apprendistato

Ci si preoccupa di non essere all’altezza. Di non essere alla profondità, quasi mai.

Pubblicato il 2:45 pm | Commenta questo post (0) |
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Kulturmarket

    Jo jo, dimme tutto quello che tu vo’
    quando passo ogni giorno e ogni mattino
    ti guardo e sono pronto a fare
    tutto quello che tu vo’
    jo jo,
    jo jo.

Poesia giovanile dedicata da Emilio Fede alla nonna di Noemi Letizia, fortunatamente ritrovata tra le sue carte.

Pubblicato il 2:28 pm | Commenta questo post (0) |
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Kulturmarket

Google traduce il francese autogestion con self-management. In italiano. Ah, Lapassade.

Pubblicato il 10:33 am | Commenti (1) |
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Note di apprendistato

Via Tiro a segno, Foggia. Oggi.

Pubblicato il 18-09- 2009 7:05 pm | Commenta questo post (0) |
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Note di apprendistato

    E’ strano come sia difficile parlarne, senza suscitare compassione, o ricevere consigli, o indispettire. E’ davvero una cosa oscena, l’infelicità. E l’infelice è un traditore, uno che vuole essere infelice, quasi per fare un dispetto. In linea di massima, ha ragione Lisi, evidentemente sono infelice perché non so dare. Ma le cose forse non sono così semplici. Io do a scuola, ad esempio. Ed a scuola sono felice. Tranne i momenti di depressione più cupa, il lavoro riesce a mettermi di buon umore, ed a darmi serenità. Ma la vita non è solo lavoro. Ci sono le altre situazioni, ci sono i momenti in cui la solitudine si dilata fin quasi a deformare le mura della casa, e crea uno spazio vuoto, che presto si riempie di pensieri e ricordi. E sono pensieri e ricordi infelici. E’ tutta una vita, quella che si rappresenta in quello spazio vuoto. Tutta una vita sbagliata. (more…)

Pubblicato il 4:02 pm | Commenta questo post (0) |
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Scuola, Kulturmarket

    Questa idea di un sistema formativo sempre meno pubblico mette i brividi e accomuna tutta l’intera filiera produttiva cognitiva. Maestri, insegnanti, studenti, ricercatori, precari.

Comunicato del Kollettivo [sic] studentesco.

Pubblicato il 10:05 am | Commenti (1) |
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Educazione

Ieri pomeriggio guardavo distrattamente una trasmissione di non so quale canale Rai: una di quelle trasmissioni nelle quali si analizzano coram populo i sentimenti, le tensioni, i drammi delle famiglie italiane. C’era una adolescente che aveva qualche rancore nei confronti dei genitori. A un certo punto ha detto che il padre la picchiava con la cintura dei pantaloni. La conduttrice ha reagito con leggerezza: sorridendo, ha detto che anche lei da piccola ne ha prese, di botte.
Immaginiamo al posto della ragazzina un qualsiasi soggetto fisicamente o socialmente debole - un portatore di handicap, ad esempio, o un extracomunitario - che dica in televisione di essere stato frustato con una cinghia da un altro soggetto forte - un italiano, ad esempio - presente in studio; immaginiamo che la conduttrice minimizzi, e la rivelazione finisca quasi in risata. Sarebbe una cosa rivoltante, un segno ulteriore di degrado morale e civile, come si dice. Così non è se il soggetto debole è una adolescente ed il soggetto forte è suo padre. La violenza in questo caso è giustificata. Eppure quel soggetto debole come qualsiasi altro ha diritti. Ogni essere umano ha il diritto di essere rispettato nella sua integrità, di non subire umiliazioni e violenze. Cosa ci impedisce di vedere un bambino o un adolescente come un soggetto detentore di diritti? Quella che chiamo la maledizione dell’educazione. (more…)

Pubblicato il 17-09- 2009 9:30 am | Commenti (2) |
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Note di apprendistato, Buddhadhamma

    Mi dici che è incredibile quanto contino in Birmania le superstizioni: mi piacerebbe capire meglio cosa intendi per superstizione – noto che parli di superstizione anche a proposito del Dhammapada, rispetto alle punizioni che attendono il peccatore.
    Forse, e sottolineo forse (prendilo come un appunto per un’ipotesi), dovremmo pensare non che esistano delle “religioni”, ma piuttosto dei “discorsi religiosi”: discorsi, modi di espressione, codici all’interno dei quali gli uomini raccontano a se stessi e agli altri, esprimono, comunicano tra loro e condividono la propria religione.
    Avendo chiaro che il modo in cui ti racconti una cosa è determinante per la cosa stessa, ma non è la cosa stessa, e avendo chiaro anche che la cosa interiore, “quella cosa lì” a cui fa riferimento il discorso religioso è talmente importante, talmente carica dal punto di vista affettivo, da essere inestricabilmente legata in ciascuno a una serie di altre pulsioni, aspettative, desideri, rappresentazioni che confondono terribilmente le acque, tanto che è difficile stabilire il confine. (more…)

Pubblicato il 15-09- 2009 7:32 pm | Commenti (2) |
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