Non li sento quasi più più abbaiare i cani: solo quando sale l’ascensore, o qualche volta sul balcone, immagino quando vien dato loro da mangiare. I suoni che arrivano dall’appartamento accanto, nonostante il rinforzo in cartongesso messo dal padrone di casa, preoccupato per la mia salute mentale, sono altri. Ave Maria piena di grazia il Signore è con te: adesso. Dalla tarda mattinata fino a sera avanzata è tutto un fiorire di giaculatorie, di rosari, di canti, di omelie, di discorsi alla radio nei quali si spiega questo e quello, con la voce inconfondibile di chi parla a nome della sacra Romana Chiesa. Immagino che il cattolicesimo sia molte cose diverse. Per qualcuno può essere addirittura gioia di vivere, apertura, amicizia, una somma di cose positive. Ma ciò con cui entro in contatto ogni giorno, attraverso i suoni che mi arrivano attraverso la parete, è follia pura. Un sistema ossessivo-compulsivo, regressivo, soffocante, escogitato, immagino, per allontanare la paura della morte - e che, come tutto ciò che nasce dalla paura, non fa che annichilire. Immaginatevi un essere consumato dalla vita, dalle ossa fragili, dalla voce debole, ormai confinato nella propria abitazione, terribilmente solo. Che dirgli? Come aprirlo ancora una volta alla vita? Non lo so. So che proporgli quel sistema rituale cui costantemente assisto vuol dire spingerlo verso la follia, consumare quotidianamente la sua umanità, farne un essere evanescente, drogato di avemarie e padrenostri.
Qualcuno prima o poi dovrà cominciare a parlare di quello che la Chiesa cattolica fa ai nostri vecchi, e non solo ai nostri bambini.