Non li sento quasi più più abbaiare i cani: solo quando sale l’ascensore, o qualche volta sul balcone, immagino quando vien dato loro da mangiare. I suoni che arrivano dall’appartamento accanto, nonostante il rinforzo in cartongesso messo dal padrone di casa, preoccupato per la mia salute mentale, sono altri. Ave Maria piena di grazia il Signore è con te: adesso. Dalla tarda mattinata fino a sera avanzata è tutto un fiorire di giaculatorie, di rosari, di canti, di omelie, di discorsi alla radio nei quali si spiega questo e quello, con la voce inconfondibile di chi parla a nome della sacra Romana Chiesa. Immagino che il cattolicesimo sia molte cose diverse. Per qualcuno può essere addirittura gioia di vivere, apertura, amicizia, una somma di cose positive. Ma ciò con cui entro in contatto ogni giorno, attraverso i suoni che mi arrivano attraverso la parete, è follia pura. Un sistema ossessivo-compulsivo, regressivo, soffocante, escogitato, immagino, per allontanare la paura della morte - e che, come tutto ciò che nasce dalla paura, non fa che annichilire. Immaginatevi un essere consumato dalla vita, dalle ossa fragili, dalla voce debole, ormai confinato nella propria abitazione, terribilmente solo. Che dirgli? Come aprirlo ancora una volta alla vita? Non lo so. So che proporgli quel sistema rituale cui costantemente assisto vuol dire spingerlo verso la follia, consumare quotidianamente la sua umanità, farne un essere evanescente, drogato di avemarie e padrenostri.
Qualcuno prima o poi dovrà cominciare a parlare di quello che la Chiesa cattolica fa ai nostri vecchi, e non solo ai nostri bambini.







Nicodemo che era vecchio va da Cristo di notte e rimane di stucco che gli viene detto che doveva rinascere, che mica poteva rientrare nel grembo di sua madre.
Ho visto tanti vecchi in parrocchia e c’era sì la bigotta che baciava tutte le statue, ma anche tanta gente che aveva ancora qualcosa da esprimere.
Purtroppo ci sono parrocchie e parrocchie. Purtroppo, anche quando ci sono le parrocchie fatte a parrocchie, sono l’unica opportunità di socializzazione in un quartiere che tende ad isolarti ed a farti rinchiudere in casa.
Ma se sono vecchio ed esco per la Messa, e incontro gente e magari mi rendo utile, quella è la dimensione comunitaria senza della quale non si vive e non si spera.
Sono contrario alla Messa in televisione e a quei banditi di Radio Maria.
Con la badante farò Lodi, Vespri e Compieta. Sempre che non si formalizzi per qualche pacca sul sedere.
Comment by Pierangelo — 13-09- 2009 @ 11:58 pm
Il punto, Pierangelo, è proprio l’aspetto mediatico, diciamo così, del cattolicesimo. Per quello che ne so, la mia vicina non va mai in chiesa; esce solo per far fare i loro bisogni ai cani. Per il resto, vive il suo essere cattolica ascoltando la radio. Quello che mi chiedo, è perché una radio cattolica - ma può essere che si tratti anche di una rete televisiva: io ascolto solo la voce - debba essere così deprimente.
Comment by antonio vigilante — 14-09- 2009 @ 7:35 am
per esempio, perchè i parroci devono parlare tutti con la voce cantilenata, lamentosa e flebile come se fossero perennemente sul punto di esalare l’ultimo respiro, nell’atmosfera buia e rarefatta delle chiese, con qualche tremolio di candela, certo più vivo e gagliardo delle loro voci,come se la vita facesse a tutti loro un po’ senso, ecco, come se lì, dentro quel buio e odore di incenso e umidità, vi fosse uno comodo scivolo verso la morte? E quando la cantilena ritmica e monotona delle voci ha quei momenti di abbassamento tonale-non solo nelle preghiere,si cantilena, anche nei dialoghi, nelle chiacchiere, nei saluti, nelle prediche-quando la cantilena scende verso il basso, e tu hai la sensazione che il parroco stia per svenire,ogni 5 o 6 sintagmi regolarmente il parroco sta per svenire, poi ripiglia fiato, poi risviene, così, è necessaria questa litania da moribondi per essere in odore di santità? (Con tutto il rispetto.Non voglio ferire nessuno, si parla di aspetto mediatico, come dice antonio, in questo contesto, non di sentimento religioso.)
POi meglio ancora se si cammina un po’ curvi, capo chino, mani in mano, atteggiamento di perenne rinuncia, e salmodiando con gli occhi bassi,la voce sottile come un filo di fumo, e sospirando (ah, i sospiri dei preti), sospirando a più non posso, e intorno il passo felpato delle monache, che anch’esse devono rigorosamente non più che mormorare, ed essere sul punto di accasciarsi, sempre.
E’ consentito uno sprazzo di vigore solo all’inizio delle preghiere, e sembra una cosa così poco sentita, quando la “Aa” dell’Ave Maria subisce una modulazione lungo varie ottave, quasi a prendere la rincorsa e a subito precipitare la voce nel baratro del mormorio, della ritmica indolenza, del buio attorno. Ma che male c’è ad essere vivi?
Comment by ludò — 14-09- 2009 @ 7:23 pm
Pensa a quanta solitudine, e paura, si nascondono nell’appartamento accanto al tuo; ultimi compagni di un’esistenza - una volta giovane, ricca di energie e di speranze, di amicizie e di amore - che si spenge lentamente, nello scorrere delle ore tutte uguali, a pochi metri da te, a pochi metri da me, caro Antonio.
Comment by Guido — 15-09- 2009 @ 1:13 pm